La creazione: problemi definiti
La parte ormai acquisita riguarda l'ordine della creazione e l’interpretazione dei giorni creativi.
Tendenze concordistiche. All'inizio del secolo scorso (20°) e ancora oggi alcuni esegeti fondamentalisti cercarono di accordare la Bibbia con le varie epoche geologiche e con l'idea cosmologica in voga al tempo dello scrittore biblico. Il vocabolo "giorno" s’intese non come un vero giorno di 24 ore, bensì come un periodo: “Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che Dio il Signore fece la terra e i cieli” (Gn 2:4); “Dal giorno che furono sulla terra, fino ad oggi” (Es 10:6). È evidente che in questi due passi citati il “giorno” non equivale affatto ad un periodo di 24 ore. Nel tentativo di armonizzare Gn con i dati scientifici si vide la luce iniziale del “Sia luce!” di 1:3 come corrispondente alla nebulosa originaria del Laplace emanante una luce rossastra prima ancora che esistessero gli astri. La creazione degli astri al quarto giorno (o periodo) corrisponderebbe alla loro visibilità dalla terra dopo che gli strati di vapore, precipitati su di essa in forma di pioggia, li resero visibili.
Ora però tutto ciò è messo in discussione dagli scienziati che al posto della nebulosa iniziale del Laplace, propendono per l'esplosione iniziale di un primitivo nucleo durissimo che spiegherebbe meglio la continua espansione dell'universo. Fu l'ipotesi dell'astronomo belga G. Lamaitre (cfr. G. Lamaitre, L'espansione dell'universo, apparso postumo in Trevue del Questions Scientifiques, 1967 e in traduzione italiana in Il Fuoco, 1967, n. 5). Si tratta della teoria del Big Bang, ormai già messa in discussione.
Lo sforzo umano di far concordare la Bibbia (o meglio, la propria interpretazione della Bibbia) con la scienza attuale (che domani forse sarà sorpassata) è evidente in quella teoria dei Testimoni di Geova che richiama il noto cane che si morde la coda. Il ragionamento è questo: i giorni creativi durano migliaia di anni, e dato che il settimo giorno dura 7000 anni, anche gli altri sei durano settemila anni. “Il settimo ‘giorno’ è un periodo che abbraccia migliaia di anni, e possiamo logicamente trarre la stessa conclusione per quanto riguarda i primi sei ‘giorni’” (Esiste un creatore che si interessa di noi?, pag. 92, § 3). Sulla durata del settimo giorno: “Se applichiamo la dichiarazione biblica che presso Geova Dio ‘mille anni sono come un giorno’, ciò significa che i seimila anni dell’esistenza dell’uomo sono alla vista di Dio come sei giorni. (Sal. 90:2; 2 Piet. 3:8) Il regno di mille anni avvenire del suo Figlio sarebbe dunque un settimo ‘giorno’ dopo quei sei. Corrisponderebbe perfettamente al modello profetico di un periodo sabatico di riposo dopo i sei periodi di fatica e lavoro. Quindi, mentre ci avviciniamo al termine dei seimila anni dell’esistenza umana durante questo decennio, c’è la rallegrante speranza che un grande sabato di riposo o liberazione è davvero vicino” (Svegliatevi! del 22 aprile 1972, pag. 28). Secondo la loro cronologia biblica i primi 6000 anni di questo settimo giorno dovevano finire nel 1975 con il simultaneo inizio del periodo di 1000 anni del Regno, che avrebbe così chiuso i settemila anni. Oggi, a distanza di più di 30 anni da quel mancato evento, si cerca di scaricare la responsabilità dell’errore su altri (che sono poi sempre loro): “Gli Studenti Biblici, noti dal 1931 come testimoni di Geova, si aspettavano anche di vedere l’adempimento di meravigliose profezie bibliche nel 1925. Ipotizzarono che in quel tempo sarebbe iniziata la risurrezione terrena, grazie alla quale sarebbero tornati in vita fedeli uomini dell’antichità, come Abraamo, Davide e Daniele. Più di recente, molti Testimoni congetturarono che gli avvenimenti legati all’inizio del Regno Millenario di Cristo avrebbero potuto cominciare ad adempiersi nel 1975. Le loro aspettative si basavano sulla constatazione che in quell’anno sarebbe iniziato il settimo millennio della storia umana” (Svegliatevi! del 22 giugno 1995, pag. 9). Ecco l’orgoglio umano che non riconosce mai i propri errori: non fu la Società di Brooklyn a sbagliare, ma “molti Testimoni che congetturarono”! Legalmente, per così dire, si tratterebbe di complicità e di concorso in reato, dato che quelle errate vedute di “molti Testimoni” che “congetturarono” furono pubblicate negli scritti ufficiali editati dalla Società stessa. In verità, legalmente (nel codice dell’onestà intellettuale), si tratta di falsa testimonianza per addossare ad altri i propri errori.
L'esegesi naturale del testo biblico ci induce a intendere il giorno nel senso di vero giorno, le acque superiori come vera acqua e non come vapore, gli astri come veramente creati al quarto giorno e non solo resi visibili. Vegetali e animali sono contemporanei secondo la scienza, e non distanziati come dice Genesi da un “giorno" (o epoca) intermedia. Occorre quindi ricercare altre soluzioni diverse da quella concordista.
Espressione didattico-artistica
1. Gli elementi del creato sono elencati secondo l'opinione del tempo. La luce è creata prima del sole, semplicemente perché allora si pensava che essa fosse indipendente dal secondo; non vi è forse luce anche quando non si vede il sole? “Dov’è, ora, la via [che porta] dove risiede la luce?”, “Dov’è, ora, la via per cui si distribuisce la luce”? (Gb 38:19,24, TNM). Dio crea poi il firmamento, concepito allora come qualcosa di solido in forma di cupola, mentre per noi è solo atmosfera e poi vuoto. Per gli ebrei era un'entità resistente perché doveva sostenere l'acqua superiore: “Si faccia una distesa fra le acque e avvenga una divisione fra le acque e le acque” (Gn 1:6, TNM); questa “distesa” è nel testo ebraico רָקִיעַ(raqìa), una specie di strato solido (cfr. Ez 1:22 e sgg.). In Gn 1:11 si legge: “La terra faccia germogliare erba, vegetazione che faccia seme” (TNM). A leggere così, nel testo italiano tradotto, parrebbe a prima vista che si tratti di un tutt’uno: l’erba ovvero la vegetazione che fa seme. Non è così. Perché mai si dovrebbe, in tal caso, specificare “che faccia seme”? La verità è che nel pensiero dello scrittore ebreo l'erbetta creduta senza seme è distinta dai cereali con seme perché la prima, spuntando per conto suo appena piove, sembrava non aver seme, mentre in realtà pur essa lo ha. Si tratta di una divisione secondo le apparenze, in quanto l'erba non veniva seminata dall'uomo, ma sembrava spuntare in modo spontaneo nella steppa con le prime piogge. Il testo ebraico ha:
וַיֹּאמֶר אֱלֹהִים תַּדְשֵׁא הָאָרֶץ דֶּשֶׁא עֵשֶׂב מַזְרִיעַ זֶרַע
vayòmer elohìm tadshè haàtetz dèshe èshev mazrìa zèra
e disse Dio verdeggi la terra vegetazione erba seminante seme
Il tutto è chiaro al v. 12: “E la terra produceva [1] erba, [2] vegetazione che faceva seme secondo la sua specie e [3] alberi che portavano frutto”. - TNM.
2. La successione. La successione degli esseri poggia su due princìpi: il logico procedimento del lavoro umano e la ripartizione artistica delle opere in due grandi classi: a) l'ambiente; b) il suo popolamento.
Il primo principio regola le opere dei primi tre giorni. Dio prima fa la luce necessaria per agire; poi divide l'acqua e prepara la terra per l'uomo. Il secondo principio regola le opere degli ultimi tre giorni nei quali si popola l'ambiente prima preparato: a) la luce è ornata di sole, di astri, di luna; b) il cielo e l'acqua da uccelli e pesci; c) la terra da animali e da uomini.
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Primi tre giorni creativi
(Gn 1:3-13)
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Ultimi tre giorni creativi
(Gn 1:14-31)
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1
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Luce
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“Si faccia
luce”
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4
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Luce adornata
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“Si facciano luminari”
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2
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Acqua
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“Divisione
fra le acque”
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5
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Acqua adornata
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“Brulichino le acque”
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3
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Terra
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“La terra produceva […]”
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6
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Terra adornata
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“Animale domestico e […]”
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(TNM)
La successione qui presentata dalla Scrittura ha il solo scopo di presentare la grandezza dell'uomo, che giunge come re del creato, dopo che tutto è pronto per accoglierlo (Gn 1). Ma l'ordine cambia nel cap. 2, dove l'uomo appare per primo (è primo nel pensiero di Dio) e tutto il resto, vegetazione e animali (almeno alcuni) sono creati dopo di lui e per lui:
“Ora non c’era ancora nessun cespuglio del campo sulla terra e non germogliava ancora nessuna vegetazione del campo, perché Geova Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che coltivasse il suolo. Ma un vapore saliva dalla terra e irrigava l’intera superficie del suolo. E Geova Dio formava l’uomo dalla polvere del suolo e gli soffiava nelle narici l’alito della vita, e l’uomo divenne un’anima vivente. Inoltre, Geova Dio piantò un giardino in Eden, verso oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato. Così Geova Dio fece crescere dal suolo ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo”, “E Geova Dio proseguì, dicendo: ‘Non è bene che l’uomo stia solo. Gli farò un aiuto, come suo complemento’. Ora Geova Dio formava dal suolo ogni bestia selvaggia del campo e ogni creatura volatile dei cieli, e le conduceva all’uomo”, “E Geova Dio edificava dalla costola che aveva preso dall’uomo una donna e la conduceva all’uomo”. - Gn 2:5-9,18,19,22, TNM.
Si noti come in questo secondo racconto della creazione la successione è diversa: non germogliava ancora nessuna vegetazione, perché “non c’era uomo che coltivasse il suolo”; poi Dio crea l’uomo; poi pianta un giardino in Eden; poi fa crescere la vegetazione; poi crea gli animali; poi crea la donna. Qui il messaggio biblico è diverso: l’uomo è il primo pensiero di Dio, tutto il resto segue.
I Testimoni di Geova qualcosa la intuirono, ma la compresero male: “Dopo la creazione di Adamo, e ancora entro il sesto giorno creativo, pare che Geova formasse ulteriori creazioni di animali e uccelli”. - Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, Studio n. 3, pag. 286, § 13.
Della creazione si hanno nella Bibbia altre due presentazioni. In Sl 104 e in Gb 38.
Nel Salmo 118, Dio (rivestito di luce) stende i cieli come una tenda, costruisce la sua casa su travi poste sulle acque, fonda la terra su luoghi stabili perché non vacilli, ricopre quindi tutta la terra di acqua, poi causa un cataclisma che fa emergere i monti, pone un confine al mare, dispone delle sorgenti per abbeverare il bestiame, fa germogliare la terra.
In Gb 38 Dio fonda la terra affondando i suoi piedistalli con incastro e ponendo la pietra angolare, poi barrica le porte del mare che riveste di oscurità; la terra ha delle estremità o ali; il mare ha delle sorgenti; la luce e le tenebre hanno un loro luogo; la neve e la grandine hanno i loro depositi; c’è un canale per l’inondazione; in cielo ci sono delle giare d’acqua.
Si dirà che queste descrizioni erano comprensibili per Giobbe, dato che qui è Dio che parla a Giobbe. Appunto. Se Dio stesso usa questo linguaggio per farsi comprendere da Giobbe significa che quello era il linguaggio biblico comprensibile. Dio non vuole impartire a Giobbe una lezione scientifica di astronomia o di biologia o di storia naturale. Dio vuole impartirgli una lezione ben più importante: quella di stare al suo posto e di guardare con riverenziale stupore e timore alla creazione divina.
Questo vale per tutti gli altri passi: il messaggio biblico riguarda l’uomo e la sollecitudine di Dio per l’uomo. Poco importa (anzi, nulla importa) l’aspetto scientifico. Ne deriva che per lo scrittore biblico la successione non ha importanza, in quanto è presentata solo in funzione di un’idea teologica che sta in prima linea. Al contrario, molti esegeti moderni - non cogliendo lo spirito del racconto biblico - danno eccessiva importanza alla successione degli atti creativi.
3. Importanza teologica del racconto. Nei racconti mitologici orientali vi è qualcosa di simile, ma con una presentazione politeista: l'acqua primitiva costituita dal dio Apsu e dalla dea Tiamat, i due elementi, maschile fecondatore e femminile fecondato, che univano assieme le loro acque, erano divinizzati e posti in opposizione al dio creatore (Enuma Elish). Ma nella Bibbia – pur essendoci una successione simile nelle opere – Dio parla e tutto si compie senza lotta alcuna; gli stessi grandi cetacei, che presso i popoli erano considerati degli esseri antidivini in lotta con lui, diventano una sua semplice fattura.
a) Al servizio dell'uomo stanno gli astri e gli animali che invece erano oggetti di culto presso gli antichi orientali. Perciò la Bibbia, pur utilizzando le forme espressive del tempo, esalta la grandezza e la potenza unica di Dio che, senza alcun contrasto, crea l'universo cosmico. Ma la concezione biblica del "creare" è diversa dalla nostra: più che creare dal nulla consiste nel modificare delle realtà preesistenti (indicate in Gn 1:1, “La terra informe e vuota”). Prima coperta dall'oceano, diviene il mondo di oggi. Con la sua semplice parola Dio fa venire all'esistenza tutti gli esseri creati, traendoli, spesso, da quanto era già esistente e della cui origine l'autore non parla.
b) La descrizione è espressa didatticamente in modo da preparare il riposo del sabato che sarà ripreso nel decalogo (Es 20:8-10; in Dt 5:12-15, al contrario, raffigura l'uscita dall'Egitto: “Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il Signore, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo”, v. 15).
Sorge un problema: fu la creazione il punto di partenza del sabato, o fu il riposo sabatico il punto di partenza per descrivere la creazione e farne un preannuncio del riposo sabatico? Sembra che il racconto sia espresso in modo tale da preparare il riposo del sabato e non che questo riposo sia tratto dalla creazione:
1 - Il numero sette è un numero scelto ad arte per indicare la conclusione di un'opera. Nel descrivere il risveglio di Utnapishtun dal suo profondo sonno, che la moglie riesce ad ottenere nonostante le difficoltà, si usa il numero sette: “Mentr'egli dormiva, alla parete della sua nave ella cosse i suoi pani e li collocò presso il suo capo il suo primo pane è impastato, il secondo è steso, il terzo è cosparso, il quarto è imbiancato, il quinto è invecchiato, il sesto è rotto: il settimo! appena egli lo toccò, quell'uomo si svegliò di colpo”. - Galbiati-Piazza , Pagine difficili della Bibbia, Massimo, Milano. Ecco la descrizione di un incendio tratto dalla letteratura ugaritica: “Ecco un giorno e un secondo il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo. Un terzo, un quarto giorno il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo.
Un quinto, un sesto giorno, il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo. Ma nel settimo giorno uscì il fuoco dalla casa, la fiamma dal palazzo”. Si tratta di un incendio colossale che per sette giorni divora e poi finalmente viene estinto. Ora non v'è un fuoco che duri così tanto senza consumare ogni cosa. Il numero sette indica il grave pericolo corso che finalmente viene domato.
Un quinto, un sesto giorno, il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo. Ma nel settimo giorno uscì il fuoco dalla casa, la fiamma dal palazzo”. Si tratta di un incendio colossale che per sette giorni divora e poi finalmente viene estinto. Ora non v'è un fuoco che duri così tanto senza consumare ogni cosa. Il numero sette indica il grave pericolo corso che finalmente viene domato.
In Genesi 1 il numero sette indica il felice compimento della creazione. Per poter ottenere questo numero sette, si sono raggruppate le varie opere che sono otto in sei giorni, onde farle rientrare nello schema già scelto di 6+1. Si vede da ciò l'intento di voler introdurre tutto nello schema prefissato per sostenere la settimana liturgica. Questo, tra l’altro, denota la grandissima importanza del sabato.
2 - L'artificiosità di tale richiamo al riposo divino appare dal fatto che il riposo divino non cessa mai (non viene pronunciata, infatti, la consueta formula del “fu sera e fu mattina” dopo il settimo giorno), mentre quello dell'uomo ha un termine e la settimana di lavoro riprende. Sarà solo al termine della vita che l'uomo potrà entrare nel riposo di Dio: “Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d'un altro giorno. Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue. Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo”. - Eb 4:8-11.
3 - Si noti attentamente come si dica “e fu sera e fu mattina” per ciascuno dei sei giorni creativi. Si noti anche come nelle descrizioni liturgiche si fa iniziare il giorno con la sera: “Sarà per voi un sabato, giorno di completo riposo […] dalla sera alla sera seguente, celebrerete il vostro sabato” (Lv 23:32). Così ancora i primi discepoli di Yeshùa. Ora, ciò non collima perfettamente con il racconto genesiaco che inizia con la creazione della luce e dovrebbe quindi dire: ‘E fu mattina e fu sera’. Lo spostamento sera-mattina del ritornello mostra che l'intento liturgico è stato aggiunto a quello creativo. Lo sfondo ci costringe pure a intendere i giorni biblici nel senso di giorni di 24 ore anziché di epoche. Prima sorse la settimana umana con il riposo sabatico, poi si cercò di legittimarla con la descrizione della creazione. Tanto più che altrove il riposo sabatico appare giustificato con l'esodo dall'Egitto e non con la creazione divina. - Dt 5:13-15.
La creazione: problemi aperti
1. La Bibbia esclude l'evoluzione oppure no? La Bibbia esclude l'evoluzione casuale, senza scopo finale, senza l'intervento direttivo di una mente ordinatrice divina, perché ciò andrebbe contro il suo insegnamento che fa venire tutto l'universo da Dio. Ma che dire di un’evoluzione teista, finalista, che non farebbe altro che esprimere la successione degli esseri da Dio secondo le leggi da lui create? Molti cattolici non credono che essa sia per forza esclusa dal racconto biblico. La successione delle opere della creazione varia nei vari racconti biblici, per cui non sarebbe quindi in contrasto con un'eventuale successione diversa presentata dalla scienza. Vero, ma improbabile. Va detto che nemmeno la creazione immediata da Dio delle singole specie è asserita dalla Bibbia. Essa anzi mostra un collegamento sempre meno sotto la direzione di Dio a seconda della minore importanza delle singole opere. Gli esseri che i popoli orientali avevano divinizzato, come gli astri e il firmamento, sono fatti sorgere direttamente da Dio. Il verbo barà indica per sé non la creazione dal nulla, ma un'azione che Dio solo può compiere. Si noti il parallelismo tra barà e asà in Gn 2:3;1:26,27:
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2:3
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“Tutta la sua opera che Dio ha creato allo scopo di fare”
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בָּרָא(barà), “creò”
עֲשֹׂות(asòt), “fare”
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1:26,27
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“Dio proseguì, dicendo: ‘Facciamo l’uomo […]’. E Dio creava l’uomo”
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נַעֲשֶׂה(naashè), “facciamo”
יִּבְרָא(ybrà), “creava”
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(TNM)
L'uomo, quale re del creato, viene fatto a sua immagine e dietro uno speciale consiglio divino (Gn 1:26,27). Gli animali, gli uccelli, i pesci (anche i grandi mostri marini) sono fatti da Dio, ma dietro comando dato alla terra o alle acque e, sembra, con la loro collaborazione (v. 24, “produca la terra anime viventi”, TNM). Le piante provengono direttamente e chiaramente dalla terra (v.11; cfr. per le zanzare dalla polvere Es 8:16). La cosiddetta "generazione spontanea", ossia la possibilità che il vivo potesse svilupparsi dalla materia inanimata, nonostante che il fisiologo inglese Harrey aveva già sostenuto il principio: “Omne vivum ex ovo”, fu ammessa fino al 19° secolo. Il grande embriologo Karl Ernst von Baer insegnava già nel 1826 la trasformazione del muco intestinale in vermi sulla base di "osservazioni proprie". Allo stesso tempo Goethe scrisse al principe Carlo Augusto che da trucioli intrisi di orina si svilupperebbero delle pulci entro 24 ore. Questa derivazione degli esseri viventi da materia inorganica è invece dalla Bibbia attribuita a potere divino. Pertanto, in nome del racconto della creazione non possiamo condannare la teoria della evoluzione che sembrerebbe, addirittura, anzi raccomandata, almeno in qualche punto del racconto genesiaco (cap 1: pesci e piante e animali Gn 1:11,20,24). Significa questo che l’evoluzionismo è un fatto e che la Bibbia lo sostiene? Ma no, certo che no. Significa solo che la Bibbia non lo smentisce e che non possiamo argomentare con la Bibbia che la teoria non sia applicabile. Solo questo. In quanto all’evoluzionismo, questo si smentisce da solo. Fa parte della fantascienza, non della scienza. Si veda al riguardo lo studio La teoria dell’evoluzione delle specie, in questa stessa sezione del sito.
Ai collegamenti biblici ora la scienza presenta altri collegamenti che potremmo sostituire ai primi. Soltanto, occorre stare bene attenti a non presentare come certo ciò che è tuttora discutibile. Nessuno nega oggi una certa “evoluzione” (cosa ben diversa dall’accettare la fantasiosa teoria evoluzionista), il problema sta nei limiti entro cui confinarla. Teillard de Chardin la ritiene una norma generale per tutto l'universo, altri la restringono entro certi gradi. Non sta a noi fissarne i limiti con la Bibbia in mano, ma occorre lasciare alla scienza lo studio di questi fenomeni. A noi basta dire che la Bibbia non è contraria, e questo per il semplice fatto che una certa evoluzione (sia pure concepita secondo la mentalità del tempo) l'ammette anch'essa. Tocca alla scienza – se ci riesce – sostituire all'evoluzione popolare quella che scientificamente si possa documentare. Non tocca all'esegeta intralciare, per non incorrere nel medesimo sbaglio dei teologi al tempo di Galileo.
Circa l'evoluzione, negli Stati Uniti si è piuttosto contrari (almeno da parte dei credenti) e molte Università la stanno escludendo del tutto dai loro programmi didattici; in Europa la si ammette con maggiore facilità. Gli esegeti non devono sostituirsi agli scienziati, ma da teologi dovranno introdurre nelle conclusioni scientifiche il lievito biblico della volontà divina.
2. L’voluzione e l'uomo. Anche qui dominano tre soluzioni:
a) L'uomo fu creato direttamente da Dio.
b) L'uomo per il corpo proverrebbe da animali inferiori, ma la sua anima sarebbe creata da Dio.
c) L'uomo nella sua totalità verrebbe indirettamente da Dio, in quanto con il graduale sviluppo del corpo, l'animale avrebbe acquistato l'intelligenza che lo avrebbe trasformato in uomo. Appena il cervello si sarebbe evoluto a sufficienza, sarebbe sorto l'uomo intelligente e cosciente. Anche qui la scienza (la scienza, non la fantascienza) deve poter dire l'ultima parola, non la Bibbia. Secondo Genesi 2:7 lo "spirito" indica l'alito vitale (concesso pure agli animali) che, venendo da Dio, a lui ritorna con la morte (Ec 3:19,20), e "anima" non significa anima in senso filosofico, ma la persona umana fisica intera. Se evoluzione vi fu per l'uomo (tocca agli scienziati provarlo, e tuttora quelli seri hanno provato esattamente il contrario), la Bibbia gli insegnerà comunque che se vuole essere credente deve introdurre il valore divino, per cui l'uomo corrisponde al disegno voluto da Dio e quindi fu creato da lui. Occorre stare bene attenti e non prendere alla lettera un racconto popolare come il capitolo 2 di Genesi, dove l'autore ispirato intende esprimersi in modo semplice e non scientifico per insegnare che tutto quanto esiste proviene da Dio, e che anche l'uomo, nella sua totalità, viene dal Signore. Si veda la differenza tra i capitoli genesiaci 1 e 2, dove il primo capitolo è meno popolare (proviene dai saggi) del secondo, pur essendo ispirati entrambi. Ma esistette un primo uomo chiamato Adamo? Certo che sì. – Lc 3:38; Rm 5:14; 1Cor 15:45; 1Tm 2:13; Gda 14.
3. Poligenismo e monogenismo. Vi è discussione tra gli stessi scienziati e anche tra i teologi. L'ominizzazione sarebbe avvenuta contemporaneamente in più luoghi (si pensa oggi che sia avvenuta in Africa). Adamo ed Eva sarebbero solo dei simboli dell'umanità in genere. Alcuni teologi accolgono questa idea (cfr. De Fraine), altri no, come ad esempio Pio XII nell'enciclica Humani generis (1950 AAS p. 576). È difficile accogliere questa idea di poligenismo per le molte difficoltà teologiche che suscita. Lasciamo che la scienza progredisca; ma che sia vera scienza. Dall'opposizione tra il vecchio ed il nuovo Adamo (in 1Cor 15:45) pare più logica la presenza di due individui iniziali. Dal momento che il nuovo Adamo (Yeshùa) è una persona vera e unica, è logico pensare che tale sia stato pure il primo Adamo. La scienza non ha nulla da opporvi. È così.
4. Eva dalla costola d’Adamo. Forse la spiegazione di tale fatto sta nel simbolismo sumero dove Nin-ti è contemporaneamente dea della costola e della vita. Il racconto biblico vuole dire che Eva è della stesse specie di Adamo; il simbolismo della costola fu tratto dal sumero dove il vocabolo "costa" (til) indica pure "vita", per cui Eva, "madre dei viventi", era bene presentata come lo sviluppo della "costa" (vita) di Adamo. Fuori simbolismo si vorrebbe dire che Eva proviene in qualche modo dalla "vita" di Adamo, simboleggiata dalla sua costola. D’altra parte, nei due racconti della creazione si hanno descrizioni diverse:
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Gn 1:27
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“Dio creava l’uomo a sua immagine,
lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”
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Gn 2:22
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“E Geova Dio edificava dalla costola che aveva preso dall’uomo
una donna”
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(TNM)
5. Miracoli. Non si può discutere con chi confonde problemi scientifici con problemi di fede. La fede è una confessione spirituale, la scienza naturale è una conoscenza scientifica. Questa conoscenza è verificabile da chiunque possegga i metodi adeguati e non ha assolutamente niente a che fare con la fede. Si possono conseguire dei risultati scientifici solo se si usano metodi scientifici. La scienza naturale è una scienza profana. La fede, in questo campo non può svolgere nessuna indagine. Anche uno scienziato che ha fede, come scienziato può dire qualcosa soltanto sull’origine del mondo, ma mai sulla creazione. Se cerca di farlo, egli oltrepassa i limiti della sua competenza e delle sue possibilità di scienziato. E allora la fede (anche la sua propria fede!) dovrebbe richiamarlo all'ordine.
Sul tema della creazione ci sono due altri importanti aspetti da considerare. Il primo riguarda la domanda: La creazione avvenne dal nulla? Il secondo riguarda la domanda: Come mai “la terra era informe e vuota” (Gn 1:2)? Al riguardo si vedano i nostri studi Creazione dal nulla? – Ricerca su Gn 1:1,2 nella sezione Studi e La terra informe e vuota di Gn 1:2, sempre nella sezione Studi.