Aselelponi (הַצְלֶלְפֹּונִי, Hatselelponì, “l'ombra gira verso di me”)
“La loro sorella si chiamava Aselelponi”. – 1Cron 4:3.
Questa donna era della tribù di Giuda e nipote di Etam (1Cron 4:1,3). Fonti rabbiniche affermano che Aselelponi era la madre di Sansone, ma questa idea non ha appoggi biblici. - Midràsh, Numeri Rabàh Naso 10 e Bava Batra 91a.
Pur non sapendo altro di lei, possiamo dedurre che era una donna importante: fu inserita nell’albo genealogico della tribù di Giuda.
Asenat (אָסְנַת, Asènat, “appartenente alla dea Neith”)
“Il faraone chiamò Giuseppe Safnat-Paneac e gli diede per moglie Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On”. - Gn 41:45.
Figlia di Potifera, sacerdote egiziano di On, Asenat fu data in moglie a Giuseppe dal faraone; fu poi madre di Manasse e di Efraim (Gn 41:45,50-52;46:20). È interessante notare che Giuseppe conquistò più potere proprio attraverso il suo matrimonio con questa donna pagana, figlia di un sacerdote egizio.
Gn 46:20 riporta: “A Giuseppe, nel paese d'Egitto, nacquero Manasse ed Efraim, i quali Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On, gli partorì” (Gn 46:20). Le dodici tribù d’Israele ebbero come capostipiti i dodici figli di Giacobbe (Gn 29:32–30:24;35:16-18), detto anche Israele (Gn 32:22-28). Il posto di Giuseppe fu preso però dai suoi due figli Manasse ed Efraim. Ciò non portò le tribù a essere 13: i leviti (tribù di Levi, terzo figlio di Giacobbe-Israele - Gn 35:23,26) non ebbero nessuna porzione terriera; la “tribù di Levi” (Nn 1:49) doveva prestare servizio presso il santuario (Es 13:1,2; Nm 3:6-13,41; Dt 10:8,9;18:1); quindi in Israele esistevano dodici tribù non levitiche. - Gs 3:12,13; Gdc 19:29; 1Re 11:30-32; At 26:7.
Si noti che due delle tribù di Israele furono fondate da figli nati da una donna pagana.
Astarte (אֲשֵׁרָה, Ashràh, “Astarte”)
“Tolse dalla casa del Signore l'idolo d'Astarte, che trasportò fuori da Gerusalemme verso il torrente Chidron; lo bruciò presso il torrente Chidron, lo ridusse in cenere, e ne gettò la cenere sulle tombe della gente del popolo”. – 2Re 23:6.
Ashràh אֲשֵׁרָה)) nella mitologia semitica era una dea-madre. Questa dea appare in un certo numero di fonti antiche, tra cui scritti accadici in cui il nome è Ashratum o Ashratu e scritti ittiti in cui il nome è Asherdu o Ashertu o Aserdu o Asertu. Asràh è generalmente considerata identica alla dea ugaritica Athirat (più esattamente trascritto come A IRAT t). Nei testi ugaritici anteriori al 1200 a. E. V., Athirat è chiamata ym t rt, un yammit t IRAT, “Athirat del mare” o, come più spesso tradotto, “lei che cammina sul mare”, nome riferito da vari traduttori e commentatori alla radice ugaritica affine a r t e collegabile alla radice ebraica sr con lo stesso significato. Potrebbe essere stata identificata con la Via Lattea. In questi testi, Athirat è la consorte del dio el. È anche chiamata elàt, “dea”, la forma femminile di el. È pure chiamata “santità”. In Egitto compare una dea dal nome semitico qudshu (“santità”). Alcuni ritengono che sia Athirat o Ashratu sotto il suo nome ugaritico qodesh (“santo”).
La dea “Regina del cielo”, menzionata in Ger 7:18 (cfr. 44:17), cui la Bibbia si oppone con veemenza, è collegata ad Ashràh o Astarte. Ashràh – in violazione ai comandi divini – sembrerebbe che fosse venerata nell’antica Israele come la moglie di El, Dio. – Cfr. W. G. Dever, Dio ha una moglie?, Eerdmans, 2005.
Tracce di questa dea pagana rimangono ancora oggi. Rimangono nel Cadiscismo (chiamato anche Natib Qadish, espressione ugaritica che significa "la via sacra"), una moderna religione pagana che si propone come continuazione degli antichi culti cananei. Le divinità venerate dai cadisciti includono Athirat, la “Regina dei Cieli”, identificata con la divinità mesopotamica Ishtar o con la semitica Ashràh. Tracce di questa dea pagana rimangono anche nel culto cattolico reso alla “Madonna”, pure chiamata “Regina dei Cieli”. Tracce rimangono anche nell’islam: nel calendario islamico c’è, infatti, il Giorno dell’Ashura, che cade il decimo giorno di muharram.
Ora si noti il passo di 2Re 23:6 tradotto da TNM: “Fece portare il palo sacro”. Qui, l’”idolo di Astarte” diventa “il palo sacro”, e così anche in CEI. La versione Did rende la parola con “bosco”; NR con “Ascerah”. L’ebraico ha Ashràh (אֲשֵׁרָה), “Astarte”. La dea Astarte aveva come simbolo il tronco di un albero privato dei suoi rami e rozzamente modellato ad immagine, piantato nel terreno. A questi idoli fa riferimento Dio quando dà istruzioni agli ebrei prima che entrino nella Terra Promessa: “Guardati dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per andare, perché non diventino, in mezzo a te, una trappola; ma demolite i loro altari, frantumate le loro colonne, abbattete i loro idoli [ashràyu (אֲשֵׁרָיו), qui al plurale]; tu non adorerai altro dio” (Es 34:12,13; cfr. anche Gdc 6:5, in cui la parola è al singolare). Da un esame dei testi biblici risulta che quando il nome femminile ashràh אֲשֵׁרָה)) compare al plurale femminile אֲשֵׁרֹות (ashròt) o al plurale maschile אֲשֵׁרִים (ashrìm) indica proprio questi pali, gli idoli di Astarte (cfr. Van der Toorn, Becking, van der Horst, Dizionario di divinità e demoni nella Bibbia, Eedermans, 1999). Quest’uso diverso che la Bibbia fa della parola al singolare e al plurale (maschile e femminile) ha confuso i traduttori della Bibbia, creando le attuali incongruenze.
Gli ebrei fecero sempre fatica a disfarsi di questi idoli: “I figli d'Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, il loro Dio, e servirono gli idoli di Baal e di Astarte [אֲשֵׁרֹות (ashròt)]” (Gdc 3:7). Figurine di Ashràh sono sorprendentemente comuni nella documentazione archeologica in Palestina: fatto che indica la popolarità del culto di Astarte fin dai primi tempi dell'esilio babilonese (cfr. W. Dever, Arcaeology anf Folk Religion in Ancient Israel, Eerdmans). L'archeologo William Dever ha commentato: "Non sappiamo per certo cosa la fede nel Dio Eterno abbia significato per l'israelita medio. Anche se il testo biblico ci dice che la maggior parte Israeliti adoravano solo il Signore, noi sappiamo che questo non è sempre vero . . . Le scoperte degli ultimi quindici anni ci hanno dato una grande quantità di informazioni circa il culto degli antichi israeliti. Sembra che dobbiamo prendere il culto della dea Astarte più sul serio che mai”. – Cfr. T. Thompson, Gerusalemme nella storia antica e nella tradizione, T. & T. Clark Ltd., edizione illustrata del 1° aprile 2004.
Alcuni detrattori della Bibbia hanno preso la testimonianza delle numerose statuine della dèa Astarte, ritrovate e risalenti al Regno di Israele e a quello di Giuda, come prova non solo della popolarità di Ashràh tra gli israeliti, ma per mettere in dubbio il monoteismo biblico. Costoro sostengono che diversi traduttori biblici abbiano cercato di mascherare la dea Ashràh (אשרה) nelle loro traduzioni. Citano, ad esempio, Dt 16:21: “Non ti devi piantare nessuna sorta di albero come palo sacro presso l’altare di Geova tuo Dio che ti farai” (TNM). Il testo biblico qui vieta di mettere אֲשֵׁרָה (asheràh) accanto all’altare di Dio. La loro tesi è che questo camuffamento vuol evitare quella che secondo loro è una verità, ovvero che la dea pagana Astarte sarebbe stata considerata la moglie di Dio. Questa è una tesi semplicemente assurda. Non conosciamo le motivazioni del traduttore, ma se fossero quelle addotte sarebbero davvero sciocche e inutili, giacché il comandamento citato vieta di collocate אֲשֵׁרָה (asheràh) accanto all’altare di Dio. Anche se da questo passo si dovesse dedurre che, dato il divieto, gli israeliti fossero soliti piantare l’idolo di Ashràh, si noti che viene loro vietato di piantarlo a fianco dell’altare di Dio e non accanto all’idolo di Yhvh, inesistente e mai è esistito. Più che camuffamento, a noi sembra cattiva comprensione dell’uso biblico del vocabolo אֲשֵׁרָה (asheràh), come abbiamo evidenziato più sopra. Il monoteismo biblico non è messo mai in discussione. Piuttosto lo è la fedeltà degli antichi ebrei a quel monoteismo. La maggior parte dei riferimenti della quarantina di volte che Ashràh compare nella Bibbia si trovano in Dt, e sempre in un contesto ostile alla dea pagana.
Uno dei titoli più antichi di Dio è El shadày (אֵל שַׁדַּי), nome con cui Dio fu conosciuto dai patriarchi (Es 6:3). La traduzione consueta che si fa di tale titolo è “Dio onnipotente”. Siamo davvero così sicuri che questa traduzione, data per scontata, sia quella giusta? Il Dizionario di ebraico e aramaico biblici (di P. Reymond, Società Biblica Britannica e Forestiera, Roma) non ne dà una traduzione, ma lo classifica semplicemente come un termine di teologia biblica. In ebraico שַׁד (shad) significa “mammella”. Recentemente si è collegato shadày con la radice semitica tdy che significa “petto”. Si noti l’immagine che ne deriva: petto-mammella. Nel linguaggio concreto ebraico, questo attributo femminile viene fatto proprio da Dio. Ciò spiegherebbe anche perché Israele sia stata così sensibile al culto della dea cananea della fertilità Ashràh, dea rappresentata con le mammelle.
Astoret (עַשְׁתָּרֹת, Ashtoròt, “Astarte”)
“Così i figli d'Israele tolsero via gli idoli di Baal e di Astarte, e servirono il Signore soltanto”. – 1Sam 7:4.
Il nome “Astoret” non si trova in genere nelle traduzioni della Bibbia, ma ciò non significa che non ci sia. Nel passo citato sopra, nel testo ebraico compare. E così in diversi passi biblici. Abbiamo quindi inserito questa voce, anche se non compare in NR, versione cui facciamo riferimento per i nomi di questo elenco. Tuttavia, migliore sorte non l’avremmo con altre traduzioni. Ecco, infatti, come lo stesso passo viene reso da altri traduttori: “Gli Israeliti eliminarono i Baal e le Astàrti” (CEI); “Tolsero via i Baali e Astarot” (Did); “Tolsero via i Baal e le Ashtaroth” (ND). Una volta tanto, però, TNM ci stupisce favorevolmente: “Tolsero i Baal e le immagini di Astoret”. Questa era la dea della luna dei fenici (che erano cananei) e rappresentava il principio passivo in natura, la loro principale divinità femminile, spesso associata a Baal, il sole-dio, loro principale divinità maschile, di cui era ritenuta moglie. Equivale ad Astarte. Dea della fecondità, era rappresentata nuda e con i seni e la vulva messi ben in evidenza. Doveva essere collegata anche alla guerra, almeno per i filistei, come si deduce da 1Sam 31:10: “[I filistei] collocarono le armi di lui [del re Saul] nel tempio di Astarte [“Astoret” (TNM); ebraico: עַשְׁתָּרֹות (Ashtoròt)]”.
Il culto di Astoret era antico. In Canaan era già presente ai tempi di Abraamo (circa 2000 anni a. E. V.), come si deduce dal riferimento biblico ad una città che portava il suo nome: “Chedorlaomer e i re che erano con lui vennero e sconfissero i Refaim ad Asterot-Carnaim” (Gn 14:5). La parola ebraica קַרְנַיִם (qarnàym) è al numero duale e significa “due corni”: chiaro riferimento ai due corni della luna crescente, che era il simbolo della dea Astoret o Astarte. Un’altra città che recava il nome di questa dea la troviamo in Dt 1:4: “Og, re di Basan, che abitava in Astarot” (Cfr. Gs 9:10;12:4). Questa città è menzionata in iscrizioni assire e nelle tavolette di Tell el-Amarna.
1Re 18:19 menziona “quattrocento profeti di Astarte che mangiano alla mensa di Izebel”. Il culto di Astoret era caratterizzato da orge sessuali nei templi a lei dedicati, dove prestavano anche servizio prostituti e prostitute sacri.
La parola “Astoret”, עַשְׁתֹּרֶת (Ashtòret), compare per la prima volta nella Bibbia in 1Re 11:5: “Salomone seguì Astarte, divinità dei Sidoni”. Ciò influì sul popolo, tanto che “i figli d'Israele . . . si sono prostrati davanti ad Astarte, divinità dei Sidoni” (1Re 11:33). Qui il nome della dea appare al singolare, come in 2Re 23:13: “Il re [Giosia] profanò gli alti luoghi che erano di fronte a Gerusalemme, a destra del monte della perdizione, e che Salomone re d'Israele aveva eretti in onore di Astarte, l'abominevole divinità dei Sidoni”. A parte questi passi, il nome si verifica spesso al plurale. Un esame dei testi biblici rivela che quando il nome femminile עַשְׁתֹּרֶת (Ashtòret) compare al plurale femminile עַשְׁתָּרֹות (ashtaròt) indica proprio gli idoli di Astoret. - Cfr. Gdc 2:13;10:6; 1Sam 7:3,4.
Atalia (עֲתַלְיָה, Atalìa, “Yàh [è] esaltato”)
“L'anno dodicesimo di Ioram, figlio di Acab, re d'Israele, Acazia, figlio di Ieoram, re di Giuda, cominciò a regnare. Aveva ventidue anni quando cominciò a regnare, e regnò un anno a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia, nipote di Omri, re d'Israele”. - 2Re 8:25,26.
Atalìa fu regina del Regno di Giuda durante il regno del re Ieoram, e più tardi divenne unica vera sovrana di Giuda, per sei anni. Atalia era la figlia del re Acab e della regina Izebel, nonché nipote di Omri (2Re 8:18,26). Il suo matrimonio con Ieoram sigillò un trattato tra i regni divisi di Israele e di Giuda (2Re 8:25-27; 2Cron 18:1). Suo marito, il re Ieoram, era discendente del re Davide, e promosse attivamente il culto del Dio d’Israele, ma tollerò il culto che Atalìa rendeva a Baal. - 1Re 12:26-29; 16:33; 2Re 3:2,3.
Come sua madre Izebel, Atalìa fece pressione su suo marito Ieoram per fare del male durante gli otto anni del suo regno (1Re 21:25; 2Cron 21:4-6). Dopo la morte di Ieoram, il loro figlio Acazia divenne re di Giuda e Atalìa divenne regina madre. Usò il suo potere in quel ruolo per stabilire il culto di Baal in Giuda. Quando il malvagio figlio di Atalìa, Acazia, morì dopo un anno di regno, lei fece uccidere tutti gli altri eredi al trono, ma le sfuggì il piccolo Ioas, che era stato nascosto. Atalìa si autoproclamò quindi regina e regnò per sei anni (2Cron 22:11,12). I suoi figli saccheggiarono il Tempio e offrirono al dio pagano Baal gli oggetti sacri (2Cron 24:7). Quando il piccolo Ioas fu proclamato re di Giuda, lei si precipitò per fermare questa ribellione, ma fu catturata e giustiziata (2Re 11:1-20; 2Cron 22:1–23:21). Trovò così adempimento ciò che era stato predetto in 2Re 10:10,11; 1Re 21:20-24.
C’è una questione che riguarda la parentela di Atalìa che va esaminata e risolta. In base a 2Re 8:18,26 Atalìa era “figlia di Acab”. Tuttavia vi sono diversi passi biblici che hanno indotto alcuni studiosi a ritenere che non fosse figlia di Acab ma sua sorella. Esaminiamo. 2Re 8:26 afferma: “Atalia, nipote di Omri”, ma il passo parallelo di 2Cron 22:2 afferma: “Atalia, figlia di Omri”. L’ebraico ha qui בַּת (bat), che senza ombra di dubbio significa “figlia”. Ma, come abbiamo già spiegato per il termine “figlio” (si veda alla voce ALAI), il vocabolo ebraico בַּת (bat), “figlia”, ha nella Scrittura spesso un senso più ampio. Può riferirsi anche ad altre donne che non sono dirette discendenti. A volte il termine può riferirsi a una sorella (Gn 34:8,17), altre a una figlia adottiva (Est 2:7, 5), altre a una nuora (Gdc 12:9; Rut 1:11-13), altre a una nipote (1Re 15:2,10), altre a una discendente non diretta (Gn 27:46; Lc 1:5; 13:16). Ciò spiega perché diverse versioni moderne traducono “Atalia, nipote di Omri”. - 2Re 8:26.
2Re 8:27 dice che Acazia, figlio di Atalìa, “era imparentato [חֲתַן (chatàn)] con la casa di Acab”. Alcuni studiosi pensano che il termine ebraico חֲתַן (chatàn) faccia riferimento ad Acab come suo zio. In tal caso Atalìa sarebbe stata la sorella di Acab e non sua moglie. Vero è che in Gdc 15:6 (“Sansone, il genero del Timneo”), חֲתַן (chatàn) significa proprio “genero”, ma non è sempre così. In Ger 7:34 significa “sposo”. Comunque, il verbo חתן (chatàn) significa “contrarre alleanze mediante matrimoni”. Ad esempio, “Giosafat . . . contrasse parentela [יִּתְחַתֵּן (ytchatèn)] con Acab” (2Cron 18:1), non sappiamo come. Ma Acazia “era [già] imparentato [חֲתַן (chatàn)] con la casa di Acab”. Se Atalia era la figlia e non la sorella di Acab, la frase diventa chiara.
La conferma che Atalìa era figlia di Acab ci viene da 2Re 8:18 e dal suo parallelo in 2Cron 21:6. Ciò risolvere la questione in favore del suo rapporto di figlia, con una sola eccezione: la versione siriaca di 2Cron 21:6 dice "sorella di Acab" invece di figlia.Ma è solo una versione, non è la Bibbia.
Atara (עֲטָרָה, Ataràh, “corona”)
“Ierameel ebbe un'altra moglie, di nome Atara, che fu madre di Onam”. - 1Cron 2:26.
Azuba madre di Giosafat (עֲזוּבָה, Asuvàh, “abbandonata”)
“Giosafat aveva trentacinque anni quando cominciò a regnare, e regnò venticinque anni a Gerusalemme. Il nome di sua madre era Azuba, figlia di Sili”. - 1Re 22:42.
Il passo parallelo di 2Cron 20:31 conferma: “Giosafat regnò sopra Giuda. Aveva trentacinque anni quando cominciò a regnare, e regnò venticinque anni a Gerusalemme; il nome di sua madre era Azuba, figlia di Sili”.
Azuba moglie di Caleb (עֲזוּבָה, Asuvàh, “abbandonata”)
“Caleb, figlio di Chesron, ebbe dei figli da Azuba sua moglie, e da Ieriot. Questi sono i figli che ebbe da Azuba: Ieser, Sobab e Ardon. Azuba morì e Caleb sposò Efrat, che gli partorì Cur”. - 1Cron 2:18,19.
Azuba, moglie di Caleb, ebbe dei figli, ma morì presto. Va corretta la traduzione di NR: la Bibbia non dice “Questi sono i figli che ebbe da Azuba”, ma dice “questi [furono] i figliuoli di quella [בָנֶיהָ (vaneyàh), “figli di lei”]” (Did). Non cambia molto, comunque; “lei” è Azuba, ma il fatto che si dica “di lei” dopo aver detto “figli da Azuba sua moglie, e da Ieriot”, fa pensare che Ieriot fosse una concubina o forse una serva di Azuba, da cui Caleb ebbe alcuni figli poi attribuiti legalmente ad “Azuba sua moglie”. Ciò è conforme alla prassi ebraica: una cosa simile avvenne con Abraamo, sua moglie Sara e la serva di lei Agar. - Gn 16:3,15,16.