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Donne menzionate nella Bibbia - Lettere EU-EV

Eunice (Εὐνίκη, Eunìke, “buona vittoria”)
Ricordo infatti la fede sincera che è in te [Timoteo], la quale abitò prima in tua nonna Loide e in tua madre Eunice”.- 2Tm 1:5.
   Eunice era una giudea credente, figlia di Loide. Era moglie di un greco non credente ed era madre di Timoteo (At 16:1). Probabilmente Paolo aveva incontrato Eunice a Listra (Asia Minore, attuale Turchia) nel suo primo viaggio missionario; lei e la madre Loide erano diventate allora credenti in Yeshùa (At 14:4-18). La fede di Eunice, dice Paolo, era ἀνυποκρίτου πίστεως (anüpokrìtu pìsteos), “[da] fede non finta” (2Tm 1:5). Nonostante avesse un marito pagano, Eunice seppe insegnare a Timoteo “fin da bambino” le “sacre Scritture” (2Tm 3:15).
Eva (חַוָּה, Chavàh, “vivente”)
L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché è stata la madre di tutti i viventi”. - Gn 3:20.
   Eva fu la prima donna e fu creata direttamente da Dio. Fu anche l’ultima opera creativa di Dio, con cui fu coronato il creato. Si veda al riguardo il nostro studio La creazione della donna nella sezione Donna. Adamo, il primo uomo, l’accolse così: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo” (Gn 2:23). Il nome “donna”, in ebraico אִשָּׁה (ishàh), è il femminile di אִישׁ (ish), “uomo”, per cui significa “uomo femmina”; come dire “uoma”, se ci è concesso. La benedizione di Dio riguardò tutti e due, così come la loro costituzione a dominatori della terra: “Dio li benedisse; e Dio disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate’” (Gn 1:28). Non doveva esserci una supremazia maschile: tutti e due erano alla pari.
   Paolo dice: “La donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1Tm 2:14). Gn 3:1-6 narra di come “il serpente sedusse Eva con la sua astuzia” (2Cor 11:3). “La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Gn 3:6). In lei accadde quello che Giacomo descrive così bene: “Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte”. – Gc 1:14,15.
   La vergogna fu il primo effetto della trasgressione di Eva e di Adamo: “L’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il Signore fra gli alberi del giardino” (Gn 3:8). Seguì la menzogna con il tentativo di addossare ad altri la colpa: “Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato” (Gn 3:13). Le conseguenze per lei sono quelle che tuttora le donne di tutto il mondo sperimentano: “Con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te” (Gn 3:16). Si noti che ciò non fu una maledizione di Dio, ma una conseguenza del peccato.
   Il primo figlio di Eva (che fu anche il primo essere umano ad essere partorito) fu Caino (Gn 4:1). Eva ebbe poi altri figli e figlie. Con l’ultimo figlio, Set, finisce la storia di Eva narrata nella Bibbia. - Gn 4:25.
   Contro la presunta sensatezza di molti critici che asseriscono che Eva fosse solo un personaggio immaginario, ci sono le parole di Yeshùa stesso che si riferì a lei come ad una persona storica. - Mt 19:3-6; per ciò che riguarda Paolo si veda 2Cor 11:3 e 1Tm 2:12-14.
   Diversi commentatori si basano su Gn 2:21,22 (“Con la costola che aveva tolta all'uomo, [Dio] formò una donna”) per sostenere l’inferiorità femminile. Niente di più falso. Tra l’altro, la traduzione “costola” – universalmente accettata – è errata. Si veda al riguardo il nostro studio Eva da una costola di Adamo? nella sezione Donna. Le parole di Adamo: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne” (Gn 2:23), ben lungi dall'essere una dichiarazione di superiorità, celebrano l'unione con la donna in assoluta parità. Contrariamente alla prassi umana che impone alla donna di lasciare casa e affetti per seguire l’uomo, il pensiero di Dio era l’opposto: “L'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie”. – Gn 2:24.
   Alcune sette religiose “cristiane” asseriscono che Eva fosse sola quando prese del frutto proibito. Ciò è falso. La Bibbia dice molto chiaramente: “[Eva] prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Gn 3:6). La traduzione “ne diede poi anche a suo marito quando fu con lei” (TNM) è una mistificazione. La Scrittura dice:
 
וַתִּקַּח מִפִּרְיֹו וַתֹּאכַל וַתִּתֵּן גַּמ־לְאִישָׁהּ עִמָּהּ וַיֹּאכַל
vatiqàch mipirèyo vatochàl vatitèn gam-leyshàh imàh vayochàl
e mangiò e diede anche-a [marito] di lei con lei e mangiò
 
 Come si può notare, l’avverbio “quando” è del tutto assente dal testo originale ebraico, come pure il verbo “fu”; con la consueta scorrettezza, queste arbitrarie aggiunte fatte da TNM non vengono poste tra parentesi quadre.
   Con sguardo meravigliato, Eva contemplava la creazione di Dio: intorno a lei tutto era perfetto. Scopriva la natura nel suo splendore. Un matrimonio perfetto. La sua comunione con Dio le suscitava una felicità quotidiana. Possedeva tutto ciò che una donna potrebbe desiderare.
   Poi, un giorno… “’Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?’ La donna rispose al serpente: ‘Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete’. Il serpente disse alla donna: ‘No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male’”. – Gn 3:1-4.
   Fu toccata una corda della psicologia femminile. La donna aspira al meglio e sa trovare il possibile anche nell’impossibile. Perché precludersi una felicità maggiore? Non si rese conto che la sua piena felicità era dipesa fino ad allora solo da Dio e che solo con la fedeltà a Dio l’avrebbe mantenuta.Guardando, vedeva ora le cose diversamente. “La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza” (v. 6). Accadde in lei quello che accade ancora oggi in ogni essere umano: “Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato” (Gc 1:14,15). “Prese del frutto, ne mangiò”. - Gn 3:6.
   “La donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (Gc 1:14), “la donna fu completamente ingannata” (Ibidem, TNM). Il comando di Dio non fu citato con precisione dal maligno: non era vero che Dio avesse proibito di mangiare dei frutti di tutti gli alberi, ed Eva lo sapeva e lo disse. Questo modo di falsare la parola di Dio avrebbe dovuto metterla sull’avviso. Davvero, il maligno “quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Gv 8:44). Eva aveva la piena capacità e possibilità di non cadere nella trappola. Eva avrebbe dovuto rifiutarsi di farsi ingannare da insinuazioni provenienti da un essere che stava mostrando di non saper neppure bene come stavano le cose.
   Si tratta solo storia passata di cui ancora paghiamo le conseguenze? Il fatto è che il malignonon ha cambiato tattica nel corso della storia. Mettendo a confronto le parole di Eva con gli ordini autentici di Dio e con quelle del maligno scopriamo lo schema dell’inganno. 
 
Parole di Dio (Gn 2:16,17)
Parole di Eva (Gn 3:2,3)
Parole del maligno (Gn 3:1,4,5)
Mangia pure da ogni albero del giardino
Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare
“Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?
Ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare
Ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: ‘Non ne mangiate e non lo toccate’
Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male
Nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai
“’Altrimenti morirete’
No, non morirete affatto
 
   Si nota qui che anche Eva deforma un po’ le parole di Dio: lei aggiunge “non lo toccate”, mentre Dio aveva detto solo: “Non ne mangiare”. Inoltre, minimizza la punizione annunciata; lei riporta: “Morirete”, ma Dio aveva detto: “Certamente morirai”. Il maligno iniziava così ad avere successo: Eva si stava prestando alla discussione. Poteva quindi farsi più audace e accusare Dio di abusare del suo potere divino per limitare la felicità umana. Morire? Figurarsi! “No, non morirete affatto”. Anzi! “I vostri occhi si apriranno e sarete come Dio” (v. 5). Eva è condotta astutamente verso una presunta emancipazione e la sicura disobbedienza.
   Quando ebbe inizio il cedimento di Eva? La sua resistenza iniziò a cedere nel momento in cui accettava di discutere col maligno. Da lì all’andare avanti cogliendo il frutto divenuto così tanto attraente, il passo fu breve. “La donna osservò l’albero: i suoi frutti erano certo buoni da mangiare; era una delizia per gli occhi, era affascinante per avere quella conoscenza. Allora prese un frutto e ne mangiò”. – Gn 3:6, PdS.
   Il meccanismo psicologico lo conosciamo molto bene: lo subiamo spesso noi stessi. Cambia l’oggetto del desiderio, ma il processo mentale rimane invariato. È il caso di esaminarlo bene nei suoi passaggi per esserne consapevoli ed evitarne la trappola.  
   Mentre una vocina interiore ci dice senza parole che siamo su un terreno pericoloso, la mente intanto ragiona in fretta:
1.        Vantaggio. Potrebbe derivarne un beneficio. Per Eva si originò dal valutare che l’albero appariva delizioso e i suoi frutti squisiti. I sensi già ne pregustano il piacere. Siamo tentati.
2.         Possibilità. Perché perdere un’occasione per sentirsi più appagati? Per Eva fu l’allentante prospettiva di ottenere la conoscenza che Dio aveva. Perché no? Per noi, nella situazione specifica che ci tenta, si aggiunge un altro incentivo: molti o tutti lo fanno, perché non io non dovrei?
   Il desiderio autoalimentato ha così il sopravvento e si supera il limite. “In realtà ognuno è tentato dal proprio desiderio cattivo, che prima lo attira e poi lo prende in trappola. Questo desiderio fa nascere il peccato”. – Gc 1:1415, PdS.
   Eppure, basterebbe pensare al poi. Perché un poi ci sarà immancabilmente. Per Eva era sicuro e indubitabile: “Certamente morirai”. Per noi non sempre è questione di morte, anche se in fondo lo è. Rifiutando di considerare il poi, la mente vuol vedere solo l’immediato. Ma il poi verrà, eccome.
   Il progresso degenerativo del male è spesso senza controllo. Eva fu presa nella rete al punto da non poterne sfuggire. Mangiò il frutto e, in più, dopo essere stata sedotta, trascinò il marito nella seduzione. Mal comune, mezzo gaudio.
   Dopo la disobbedienza, Eva dovette realizzare, non senza una grande amarezza, fino a che punto era stata ingannata. Fino ad allora lei e suo marito erano stati a loro agio e stavano bene tra di loro. Improvvisamente, si trovarono a disagio. La loro innocenza era sparita e trovavano un impedimento alle loro relazioni libere e chiare fino a quel momento. Presero coscienza della loro nudità, non solo l'uno di fronte all'altro, ma anche davanti a Dio. La loro purezza era scomparsa e la loro relazione intima con Dio interrotta. Al posto di essere simili a Dio, come aveva promesso loro il maligno, ebbero paura di Dio. “S'accorsero che erano nudi . . . e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio”. – Gn 3:7,8.
   Toccò a Dio prendere in mano quella situazione disastrosa. Dio prese l'iniziativa di andarli a cercare: “Dove sei?” (Gn 3:9). Con amore, li chiama e comincia facendo loro una domanda, ma senza accusarli. “Hai forse mangiato del frutto dell'albero, che ti avevo comandato di non mangiare?” (v. 11). Dà loro la possibilità di riconoscere il loro peccato, ma loro se la lasciarono sfuggire. Accampano scuse: l’uomo accusa la donna, la donna accusa il serpente; l’uomo è più meschino, accusando implicitamente Dio stesso e scaricando la colpa su Eva: “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto” (v. 12). – Gn 3:9-13.
   Eva, il capolavoro della creazione di Dio, con la sua disobbedienza compromise non solo la propria felicità, ma anche quella di tutti gli esseri umani che sarebbero da lei discesi.
   E noi? Come affrontiamo oggi le tentazioni? Siamo coscienti che i nostri pensieri e le nostre considerazioni devono essere sempre in armonia con la parola di Dio? La Bibbia è l'autorità della nostra vita? La storia di Eva è fondamentale per conoscere la tattica del tentatore; non dimentichiamo perciò l'importanza di conoscere bene la Sacra Scrittura per apprendere e praticare la parola di Dio, tenendola sempre presente nelle nostre scelte.
Evodia (Εὐοδία, Euodìa, “frafrante”)
Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore. Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita”. - Flp 4:2,3.  
   Evodia e Sintiche sono in disaccordo su qualcosa. Queste due donne avevano collaborato con Paolo. La frase paolina “insieme a me . . . e agli altri miei collaboratori” le inserisce nel gruppo dei suoi “collaboratori”. Il testo greco è più preciso, dicendo letteralmente: “Le quali nella buona notizia faticarono con me, con anche Clemente e i rimanenti collaboratori [συνεργῶν (sünergòn)] di me”. Il termine συνεργός (sünergòs), “compagno/collega”, Paolo lo usa per i suoi colleghi ministri. È interessante notare che Paolo non rimprovera le due donne per il loro dissenso, ma le esorta solo ad essere concordi; neppure le tratta come due donnette stupide che battibeccano su un argomento sciocco, come alcuni commentatori tentano di sostenere. Egli poi non risolve la controversia, ma esorta le due donne a raggiungere un accordo. Spesso, nelle controversie, si cerca qualcuno o ci si aspetta che qualcuno che ha responsabilità nella congregazione risolva la faccenda. Paolo non adotta questo approccio, ma semplicemente si affida a loro per la soluzione, chiedendo a un compagno fedele (se anziano, sorvegliante o diacono non è detto) di assisterle.