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Donne menzionate nella Bibbia - Lettere LIL-LO

 

Lilit (לִּילִית, lilìt, “demone femminile della notte”)
 “Le bestie del deserto vi incontreranno i cani selvatici, le capre selvatiche vi chiameranno le compagne; là Lilit farà la sua abitazione, e vi troverà il suo luogo di riposo”. - Is 34:14.
   La parola lilìt, di genere femminile (e che in tutta la Bibbia si trova solo qui), è semplicemente traslitterata dall’ebraico da NR, è tradotta “caprimulgo” da TNM, “uccello della notte” da Did e “civetta” da CEI e da ND. La traduzione “civetta” di CEI e di ND non è buona, giacché questo uccello lo troviamo già in NR al v. 1: “La civetta e il corvo vi abiteranno”, dove neppure appare come buona traduzione dell’ebraico קִפֹּוד (qipùd), “riccio”, “porcospino” per TNM. Il caprimulgo è un uccello che al tramonto vola su greggi di capre per catturarne gli insetti parassiti; la civetta è pure un uccello notturno ed è un predatore rapace. Il contesto di Is 34:14 spiega bene la scelta dei traduttori di identificare lilìt con un uccello notturno: vi si parla di “bestie del deserto”, di “cani selvatici” e di “capre selvatiche”. La scelta di NR di non tradurre ma di traslitterare semplicemente ci mette però sull’avviso: se l’identificazione di lilìt con un uccello notturno è così ovvia, perché questa versione non l’adotta? Alcuni ritengono che si tratti di un demone femminile, altri ritengono invece che sia il nome di un tipo di uccello.
   La LXXgreca traduce l’ebraico לִּילִית (lilìt) con la parola greca ὀνοκενταύρος (onokentàuros) usata al plurale: “onocentauri”. L’onocentauro è un centauro che anziché avere la forma umana (dalla testa all’ombelico) poggiata su un cavallo, l’ha posta su un asino, come si deduce dal èprefisso ono-, derivato dal greco ὄνος (ònos), “asino”. Il v. 14 completo di Is 34 nel greco della LXX  è: συναντήσουσιν δαιμόνια ὀνοκενταύροις καὶ βοήσουσιν ἕτερος πρὸς τὸν ἕτερον: ἐκεῖ ἀναπαύσονται ὀνοκένταυροι, εὗρον γὰρ αὑτοῖς ἀνάπαυσιν (süvantèsusis daimonìa onokentàurois kài boèsusin èteros pros ton èteron: ekèi anapàusontai onokèntauroi, èuron gar autòis anàpausin), “si riuniscono demoni a onocentauri e si chiamano l’un l’altro: lì si riposano gli onocentauri, hanno trovato infatti per loro riposo”. La scelta della parola ὀνοκενταύρος (onokentàuros) pare dettata dalla mancanza di una parola più adatta, dato che appena poco prima questa parola era già stata usata. Inoltre, in questa versione greca mancano del tutto le bestie del deserto”, “i cani selvatici” e “le capre selvatiche”. Diciamo pure che la traduzione di questo versetto presso la LXXè alquanto confuso.
   La Vulgatalatina traduce così il passo in questione: occurrent daemonia onocentauris et pilosus clamabit alter ad alterum ibi cubavit lamia et invenit sibi requiem, “s’incontreranno demoni e onocentauri e quelli pelosi si chiameranno l’un l’altro dove la lamia stazionerà e troverà per sé riposo”. La lamia, nell'antichità greca, era una figura mitologica in parte umana e in parte animalesca; era una rapitrice di bambini, un fantasma seduttore che adescava giovani maschi per poi nutrirsi del loro sangue e della loro carne. Va osservato che questo vampiro è associato al vampiro Strix della leggenda romana (cfr. Orazio, De Arte Poetica liber, 340). Quest’ultimo probabilmente è passato nel 5° secolo alla Vulgata della Chiesa Cattolica, che ha tradotto la parola con “lamia”. – Cfr. M. Summers, Vampire: His Kith and Kin, Kessinger Publishing, 2003, pag. 356; Parallel Latin Vulgate Bible and Douay-Rheims Bible and King James Bible; The Complete Saying of Jesus Christ.
   Lilìt, in ebraico לִּילִית e in arabo ليليث, appare per la prima volta in Mesopotamia come un demone femminile associato al vento. Fu creduta portatrice di malattia e morte. Intorno al 4000 a. E. V. presso i sumeri faceva parte della categoria dei venti e delle tempeste associati a demoni e spiriti. Il suo nome era Lilitu, come appare in iscrizioni cuneiformi. Molti studiosi ritengono che il passaggio fonetico a Lilìt avvenne intorno al 700 a. E. V.. Un’altra etimologia fa derivare la parola ebraica dalla parola, sempre ebraica, לילה (làyla), “notte”. Un’altra etimologia la fa derivare dal sumerico lil (“aria”), e in particolare da nin-lil, la signora della notte, la dea del vento del sud, la luna, moglie di Enlil. Lo studioso Schrader, su quest’onda, suggerisce che Lilìt sia una divinità della notte, conosciuta dagli ebrei esuli in Babilonia.- Jahrbuch für Protestantische Theologie, 1. 128.
   Nella tradizione ebraica non biblica si usa un amuleto che viene messo attorno al collo dei neonati maschi per proteggerli da Lilìt fino alla circoncisione. Vi è anche una tradizione ebraica secondo cui si deve aspettare un po’ prima che i capelli di un bambino vengano tagliati, in modo da ingannare Lilìt facendole pensare che il bambino sia una bambina, così che la vita del bimbo possa essere risparmiata. Sebbene si tratti ovviamente solo di superstizioni, queste pratiche avvalorano la tesi secondo cui esisteva una Lilìt ebraica e che quindi non si tratti d’invenzioni di autori medioevali successivi.  
   Per quanto riguarda la presenza di Lilìt nei Rotoli del Mar Morto, il primo e irrefutabile riferimento a Lilìt si verifica in 4Q510, frammento 1: "E io, l'istruttore, proclamo il Suo Splendore Glorioso, in modo da spaventare e terrorizzare tutti gli spiriti degli Angeli Distruttori, spiriti dei bastardi, demoni, Lilith e abitanti del deserto”. Affine a Is 34:14, questo testo liturgico mette in guardia contro la presenza malevola e soprannaturale di vari demoni e di Lilìt. Questo testo qumranico serviva da esorcismo (4Q560) e come canto esorcistico per disperdere i demoni (11Q11), tanto che è composto da incantesimi. Tra parentesi, questo testo ci presenta una comunità profondamente coinvolta nella demonologia. Un altro testo scoperto a Qumràn, tradizionalmente associato al libro biblico di Proverbi, si colloca nella tradizione di Lilìt descrivendo la donna seducente, la “seduttrice” (4Q184). Tale poema è antico (risale al primo secolo a. E. V., ma plausibilmente è molto più vecchio) e descrive una donna pericolosa, mettendo in guardia chi volesse avere incontri con lei. Abitualmente, la donna raffigurata in questo testo è equiparata alla donna di Pr 2:18,19: "La sua casa si accascia a morte, e il suo corso conduce alla tonalità. Tutti coloro che vanno a lei non può tornare e ritrovare i sentieri della vita". Tuttavia, ciò di cui in quest’abituale associazione non si tiene molto in considerazione è la descrizione aggiuntiva che il testo qumranico fa della seduttrice, vale a dire le sue ali: "Una moltitudine di peccati è nelle sue ali” (4Q184). La donna di cui si parla in Pr è senza dubbio una prostituta, un tipo di donna presente nella società ebraica e che costituiva una minaccia alla purezza dell’ebreo. La seduttrice del testo di Qumràn, al contrario, non avrebbe potuto rappresentare una minaccia sociale perché lì prostitute non ce n’erano: le restrizioni che questa particolare comunità ascetica e monastica s’imponeva non lo permettevano. Invece, il testo di Qumràn utilizza l'immagine di Pr per spiegarne una molto più grande: la minaccia soprannaturale, la minaccia della demoniaca Lilìt.
   Vediamo ora la presenza di Lilìt nel Talmùd. Anche se i riferimenti talmudici a Lilìt sono sporadici, tali passaggi forniscono la miglior immagine del demone femminile trovata finora nella letteratura giudaica. Vi si trova una eco delle origini mesopotamiche di Lilìt e una prefigurazione del suo futuro come enigma esegetico della Genesi. Ci sono allusioni talmudiche a Lilìt che illustrano le sue ali e i suoi capelli lunghi, proprio come nell’Epopea di Gilgamesh, il poema epico babilonese scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla e che è ben più antico della Bibbia. Vediamo queste citazioni talmudiche. "Rab Judah citando Samuele dice: Se un aborto ha somiglianza con Lilith, sua madre è impura a causa della nascita, perché è un bambino, ma ha le ali" (Niddah 24b). "[Esposizione delle maledizioni della femminilità] In un Baraitha è insegnato: Le crescono lunghi capelli, è divenuta una Lilith, beve acqua come una bestia e funge da cuscino a suo marito" (Erubin 100b). Un passo del Talmùd, in merito Lilìt, tratta della sua carnalità pericolosa, cui si allude parlando della seduttrice, ma che è estesa senza metafore all'idea del demone femminile che assume la forma di una donna per stare sessualmente con gli uomini durante il sonno: "R. Hanina ha detto: . . . Chiunque dorma in una casa da solo è preso da Lilith" (Shabbath 151b). Tuttavia, la concezione più innovativa di Lilìt offerta dal Talmùd appare in Erubin, ed è più che probabile che inavvertitamente sia stata responsabile del mito di Lilìt nei secoli successivi: "R. Jeremiah b. Eleazar ha inoltre dichiarato: In tutti questi anni [i 130 anni dopo la cacciata dal giardino dell'Eden] durante i quali Adamo era sotto la maledizione, generò fantasmi, demoni maschi e demoni femmina [demoni della notte], perché è detto nella Scrittura: ‘E Adamo visse centotrent’anni e generò un figlio a sua immagine e somiglianza’ [il riferimento è a Gn 5:3], da cui ne consegue che fino a quel momento egli non generò a sua immagine” (Erubin 18b). Un riferimento a Lilìt si trova anche nello Zohàr (זהר, “splendore”), il Libro dello Splendore, il testo più importante della corrente cabalistica: “Lei vaga di notte in notte, assilla i figli degli uomini e ne provoca la contaminazione”. - Zohàr 19b. 
   Il significato preciso di לִּילִית (lilìt) non è chiaro e, anche se nel contesto isaiano il termine si riferisce certamente a qualche tipo di animale selvatico o uccello, la parola sembra essere correlata a לַיְלָה (làyla, "notte") e alla Lilìt della demonologia babilonese.
   È il caso ora di vedere bene il passo biblico di Is 34:14 e capirne il senso nel suo contesto. Ecco il passo nell’originale ebraico con la sua traduzione letterale:
 
וּפָגְשׁוּ צִיִּים אֶת־אִיִּים וְשָׂעִיר עַל־רֵעֵהוּ יִקְרָא אַכְ־שָׁם הִרְגִּיעָה לִּילִית וּמָצְאָה לָהּ מָנֹוחַ׃
ufaghèshu tsyìm et-iyìm vesaìr al-reehù yqrà ach-shàm hirghiyàh lilìt umatsàh lah manoàch
e si incontreranno bestie di deserto con sciacalli e capra con-compagna di essa chiama certo-là sosterà Lilìt e troverà per essa riposo
 
   Questo brano s’innesta nella profezia isaiana contro Edom. Il nome “Edom”, che significa “rosso”, fu il soprannome dato a Esaù, fratello gemello di Giacobbe (Gn 36:1), perché aveva venduto la primogenitura per una “minestra rossa” fatta di lenticchie (Gn 25:30-34). Costui andò a stabilirsi in un territorio chiamato Seir, e il “paese di Seir” iniziò a essere chiamato “campagna di Edom”, ovvero di Esaù (Gn 32:3). Qui dominavano i corei (Gn 14:6;36:20-30); i figli di Esaù (Edom) scacciarono tali sceicchi e occuparono la regione (Dt 2:12). Pur continuando ad usare il nome di Seir, quella regione divenne nota come Edom (Nm 24:18). La profezia di Isaia contro Edom fu quindi conto quella regione ovvero contro gli edomiti. Gli edomiti (discendenti di Esaù), pur essendo basilarmente semiti, erano imparentati con i camiti (Gn 36:2,3). Gli edomiti avevano preso il loro territorio con il beneplacito divino (Dt 2:1-8). Tuttavia, si mostrarono implacabili e spietati contro Israele, ciò che fece profetizzare già da Gioele e Amos la condanna di Dio. - Am 1:6,11,12; 9:11,12; Gle 3:19. 
   L’odio degli edomiti per il popolo di Dio fu tale che incitarono i demolitori di Gerusalemme (Sl 137:7), goderono per la fine del Regno di Giuda e perfino consegnarono i giudei fuggiaschi ai babilonesi per farli uccidere. In combutta poi con popoli vicini, saccheggiarono il territorio giudaico (Lam 4:21, 22; Ez 25:12-14;35:1-15;36:3-5; Abd 1-16). Questo dunque il contesto in cui Isaia profetizza la condanna di Edom da parte di Dio. - Is 34:5-8.
   Edom doveva diventare disabitato per sempre, come Sodoma e Gomorra (Ger 49:7-22; Is 34:9-15). Ciò accadde sotto il re babilonese Nabonedo, che stroncò le mire ambiziose degli edomiti. – Cfr. Palestine Exploration Quarterly, Londra, 1976, pag. 39.
   Ciò che produsse la campagna militare di Nabonedo contro Edom lo sappiamo da uno scritto biblico di un secolo dopo: “Ho fatto dei suoi monti una desolazione e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto” (Mal 1:3). “Se Edom dice: ‘Noi siamo stati annientati, ma torneremo e ricostruiremo i luoghi ridotti in rovine’, così parla il Signore degli eserciti: ‘Essi costruiranno, ma io distruggerò. Saranno chiamati Territorio dell'empietà, Popolo contro il quale il Signore è sdegnato per sempre’” (Mal 1:4). Gli edomiti cessarono di esistere come popolo dopo la distruzione romana di Gerusalemme nel 70 della nostra èra (Cfr. Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, XIII, 257, 258 [ix, 1]; XV, 253, 254 [vii, 9]). Era stato detto: La casa d'Esaù [sarà] come paglia . . . non rimarrà più nulla della casa di Esaù [= Edom]”. – Abd 10,18.
   Tornando a Lilìt, di cosa si trattava? Era il demone femminile che nell’antico sumero e accadico era chiamato Lilitu? Era forse “lo Strix, il gufo selvatico”, come sostiene The Interpreter’s Dictionary of the Bible (a cura di G. A. Buttrick, 1962, Vol. 2, pag. 252)? Oppure era un altro uccello, il caprimulgo, come sostenne G. R. Driver, facendo derivare la parola da una radice ebraica che tratteggia “ogni specie di movimento a spirale o di oggetto a spirale”, un “avvolgersi attorno” (articolo presente in Palestine Exploration Quarterly, London, 1959, pagg. 55 e 56)? Se si fosse trattato di un uccello, perché non lo troviamo altrove nella Bibbia, che pure parla di gufi, civette e altri uccelli (Lv 11:13, 16; Dt 14:15,16; Sl 102:6; Is 13:21;34:11)? La radice supposta da G. R. Driver descrive bene le movenze della Lilitu, la “signora dell’aria” mesopotamica.
   L'accadico Līlītu e l’ebraico לילית (lilìt) sono aggettivi femminili che derivano dalla radice linguistica proto-semitica (= "notte"); l'aggiunta della t finale porta al significato di "della notte" ovvero "notturna". Ciò spiega bene un "essere femminile della notte". – Cfr. Archibald Henry Sayce, Hibbert Lectures on Babylonian Religion, 1887; C. Fossey, La Magie Assyrienne, The American Journal of Semitic Languages and Literatures, Vol. 19, Numero 3 (aprile 1903), pagg. 184-187.
   Significa questo che la Bibbia sostiene la reale presenza di un demone femminile? Non esattamente. La Scrittura vieta di occuparsi di demonismo e di assumere un atteggiamento apotropaico (Dt 18:10,11; cfr. At 19:19; Ef 6:12). Nella profezia contro Edom la Bibbia utilizza un’immagine che era simbolo di distruzione: Lilìt. Gli ebrei capivano. È come se oggi un credente dicesse: ‘Per fortuna è successo’: si dovrebbe capire che si tratta di un modo di dire per indicare un caso favorevole, non dell’azione di una forza soprannaturale proveniente da una inesistente dea bendata.
   Nella profezia contro Edom, conformemente al realismo ebraico, si parla di monti che “si sciolgono nel loro sangue” (Is 34:3), di cieli che “sono arrotolati come un libro” (v. 4), della spada di Dio “inebriata nel cielo” (v. 5) e “piena di sangue” e “coperta di grasso” (v. 6), di “torrenti di Edom” che “saranno mutati in pece” (v. 9), di fumo che “salirà per sempre” (v. 10). Nessuno pensava a tutto ciò letteralmente. Faceva parte del linguaggio molto concreto degli ebrei che così esprimevano quelle che per noi sarebbero astrazioni e che per loro non avrebbero senso. Così, quando si dice che “la civetta e il corvo vi abiteranno” (v. 11) e “le bestie del deserto vi incontreranno i cani selvatici” (v. 14), era chiarissimo per gli ebrei che si stava parlando di desolazione. L’immagine evocata da Isaia è quella di un centro abitato che è diventato completamente abbandonato e invaso da sterpaglia, infestato da animali selvatici. Noi diremmo: desolato. In questo contesto, dire che “là Lilit farà la sua abitazione” (v. 14) significava dire la desolazione sarebbe stata tale che ormai poteva essere solo abitazione degna dei demoni.
   Lo stesso Isaia utilizza la medesima immagine nella sua profezia contro la Babilonia: “Vi riposeranno le bestie del deserto e le sue case saranno piene di gufi; vi faranno dimora gli struzzi, le capre selvatiche vi balleranno. Gli sciacalli ululeranno nei suoi palazzi, i cani selvatici nelle sue ville deliziose” (Is 13:21,22). Anche qui ci sono dei demoni presenti: quelle che in VR sono chiamate “capre selvatiche”, sono in TNM demoni a forma di capro”; nella Bibbia si tratta di שְׂעִירִים (seiyrìm), “satiri”, gli stessi che in Lv 17:7 NR chiama “idoli a forma di capri” e TNM demoni a forma di capro [שְׂעִירִים (seiyrìm)]”.   
Loide (Λωΐς, Loìs, “piacevole”)
“Ricordo infatti la fede sincera che è in te [Timoteo], la quale abitò prima in tua nonna Loide e in tua madre Eunice”.- 2Tm 1:5.
   Loide era la nonna di Timoteo. Nonna materna o paterna? Stando alla versione siriaca del testo, era nonna materna, perché tale versione dice “madre di tua madre”. La fede di Loide, come quella di sua figlia Eunice, dice Paolo, era ἀνυποκρίτου πίστεως “[da] fede non finta” (2Tm 1:5). Abitava a Listra (At 16:1,2). Sia Loide che sua figlia Eunice avevano insegnato le Sacre Scritture a Timoteo. - 2Tm 1:5, 2Tm 3:15.
Lo-Ruama (לֹא רֻחָמָה, Lo Ruchamàh, “non compiangere”)
“Lei concepì di nuovo e partorì una figlia. Il Signore disse a Osea: ‘Chiamala Lo-Ruama, perché io non avrò più compassione della casa d'Israele in modo da perdonarla’”. – Os 1:6.
   Il simbolismo occidentale è astratto, quello ebraico molto concreto. Qui siamo di fronte a vere azioni che assumono valore simbolico. Quella che partorisce una figlia chiamata Lo-Ruama è Gomer, la moglie adultera del profeta Osea. Fu Dio a ordinargli di sposarla (Os 1:2). Ciò potrebbe lasciare perplesso il moderno lettore occidentale che non conosce la concretezza delle azioni simboliche in uso presso gli ebrei. Il rapporto tra Osea e la moglie adultera Gomer era un parallelo del rapporto tra Dio e Israele (si veda al riguardo la voce Gomer). Il nome che Dio impose alla bambina indicava il rigetto divino di Israele come popolo (Os 1:6-8). Il simbolismo dei nomi traspare in Os 2:1,23. 
   Si noti che poco prima, riguardo alla nascita di un bambino da Gomer, è detto che lei “gli [a Osea] partorì un figlio” (Os 1:3); ora, però, riguardo alla nascita della bimba si dice solo che “lei concepì di nuovo e partorì una figlia” (Os 1:6). Questa affermazione senza un diretto riferimento a Osea fa pensare che questa bambina fosse adulterina.
   L’amore di Dio per Israele, amore che non viene mai meno, è annunciato in Os 2:23: “Avrò compassione di Lo-Ruama”.
   Si veda anche la voce Ruama.