Maaca concubina di Caleb (מַעֲכָה, Maachàh; “opprimente”)
“Maaca, concubina di Caleb, partorì Seber e Tirana. Partorì anche Saaf, padre di Madmanna, Seva, padre di Macbena e padre di Ghibea”. - 1Cron 2:48,49.
Maaca figlia di Abisalom (מַעֲכָה, Maachàh; “opprimente”)
“Il diciottesimo anno del regno di Geroboamo, figlio di Nebat, Abiiam cominciò a regnare sopra Giuda. Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figlia di Abisalom”. - 1Re 15:1,2.
Il figlio di Maaca, il re Abiiam è detto anche Abia. In 1Re 14:31 appare il nome “Abiiam” nel Testo Masoretico e nella Vulgata, ma più di dieci manoscritti ebraici hanno “Abia”, cui s’aggiunge l’edizione Bomberg (1524–1525) della Tanàch (Bibbia ebraica), curata da Jacob ben Hayim.
Non ci si faccia poi ingannare da 1Re 15:9,10: “Il ventesimo anno del regno di Geroboamo, re d'Israele, Asa cominciò a regnare sopra Giuda. Regnò quarantun anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figlia d'Abisalom”. Non c’è contraddizione per il fatto che prima Maaca è detta madre di Abiiam e poi madre di Asa. Si noti che Maaca è detta anche figlia di Abisalom. Occorre fare chiarezza. Intanto, Abisalom è un altro nome di Absalom: “[Roboamo, v. 1] prese Maaca, figlia di Absalom, la quale gli partorì Abiia” (2Cron 11:20). Dai dati biblici incrociati, sappiamo che Abisalom/Absalom era nonno e non padre di Maaca. Sia il termine ebraico אב(av) che il termine greco πατήρ (patèr), “padre”, possono assumere significati diversi: non solo quello di genitore o progenitore (Pr 23:22; Zac 13:3; Lc 1:67), ma anche quello di antenato. - Gn 28:13; Gv 8:53.
Detta all’occidentale: Abisalom/Absalom era nonno di Maaca; Abiiam/Abia era figlio di Maaca; Roboamo era il marito di Maaca; Asa era nipote di Maaca (1Re 15:9,10), essendo lei sua nonna. - 2Cron 11:20-22; 1Re 15:1,2,9,10; si veda anche la voce Nonna – definizione.
Per complicare di più le cose, facciamo notare che Maaca è chiamata anche Micaia in 2Cron 13:2.
Il re Asa rimosse sua nonna Maaca dalla posizione di regina madre: “Il re Asa destituì pure dalla dignità di regina sua madre Maaca, perché lei aveva eretto un'immagine ad Astarte; e Asa abbatté l'immagine, la fece a pezzi e la bruciò”. - 2Cron 15:16.
Maaca, in qualità di regina madre, ebbe una grande influenza in Israele.
Maaca moglie di Davide (מַעֲכָה, Maachàh; “opprimente”)
“Il terzo [figlio di Davide] fu Absalom, figlio di Maaca, figlia di Talmai, re di Ghesur”. - 2Sam 3:3.
Maaca fu la madre del terzo figlio di Davide, mentre Davide era il re di Giuda, prima che salisse al trono d'Israele. La sua relazione con Davide potrebbe essere stata un’alleanza politica, in quanto il padre di lei era un re. Lei crebbe in una famiglia reale, sia con i benefici che con rischi che ciò comportava. A quel tempo le principesse erano di solito date in matrimonio da un re più forte ad un re più debole. Ciò significherebbe che Ghesur era un regno più potente. Maaca probabilmente arrivò a Ebron e poi a Gerusalemme accompagnata da un ampio seguito di cortigiani, artigiani, architetti e servi. Costoro avrebbero costruito e arredato il palazzo riservato a Maaca. La Bibbia identifica tre dei figli di Maaca: Absalom (2Sam 3:3), “Canan, figlio di Maaca” (1Cron 11:43) e Tamar (2Sam 13:1). Entrambi i figli maschi di Maaca e di Davide ebbero esperienze turbolente derivanti dal peccato del loro padre (2Sam 12:10). Quando Absalom fu costretto ad andarsene per aver ucciso un suo fratellastro (2Sam 13:28,29), cercò rifugio in Ghesur, nella sua terra. - 2Sam 13:37,38.
A giudicare dai figli, Maaca doveva essere una donna bella. Sia Absalom che Tamar, suoi figli, erano belli. - 2Sam 14:25-27;13:1.
Maaca moglie di Ieiel (מַעֲכָה, Maachàh; “opprimente”)
“Il padre di Gabaon abitava a Gabaon, e sua moglie si chiamava Maaca”. - 1Cron 8:29.
Maaca moglie di Machir (מַעֲכָה, Maachàh; “opprimente”)
“Maaca, moglie di Machir”. – 1Cron 7:16.
Maalat figlia di Ismaele (מָחֲלַת, Machalàt, “lira[?]”)
“[Esaù] andò da Ismaele, e prese per moglie, oltre quelle che aveva già, Maalat, figlia d'Ismaele, figlio d'Abraamo, sorella di Nebaiot”. – Gn 28:9.
Alcuni pensano che questa donna (Maalat) sia la stessa di Gn 36:3: “Basmat, figlia d'Ismaele, sorella di Nebaiot”; ciò sulla base del Pentateuco Samaritano che in tutto il cap. 36 di Gn conserva מָחֲלַת (Machalàt). D’altra parte, Gn 26:24 parla di “Basmat, figlia di Elon, l'Ittita” e non figlia di Ismaele. Probabilmente c’è una confusione con Ada di Gn 36:2: “Esaù prese le sue mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l'Ittita; Oolibama, figlia di Ana”.Se il copista invece non fece confusione, occorre pensare ad una corruzione negli elenchi.
La parola (non come nome proprio, ma come semplice vocabolo) מָחֲלַת (machalàt) si trova nel titolo del Sl 53 che NR traduce “per flauto” e che TNM mantiene traslitterando letteralmente: “Su Maalat”, proponendo in una nota in calce: “Probabilmente un termine musicale, forse di natura tecnica”. Nel titolo del Sl 88 ritroviamo l’espressione עַל־מָחֲלַת (al-machalàt), “su maalat”, che NR – contraddicendo se stessa – traduce stavolta con “da cantarsi mestamente”, mentre TNM rimane sul prudenziale “su Maalat”.
Maalat moglie di Roboamo (מָחֲלַת, Machalàt, “lira[?]”)
“Roboamo prese in moglie Maalat, figlia di Ierimot, figlio di Davide e di Abiail, figlia di Eliab, figlio d'Isai. Ella gli partorì questi figli: Ieus, Semaria e Zaam”. - 2Cron 11:18,19.
La parola (non come nome proprio, ma come semplice vocabolo) מָחֲלַת (machalàt) si trova nel titolo del Sl 53 che NR traduce “per flauto” e che TNM mantiene traducendo letteralmente: “Su Maalat”, proponendo in una nota in calce: “Probabilmente un termine musicale, forse di natura tecnica”. Nel titolo del Sl 88 ritroviamo l’espressione עַל־מָחֲלַת (al-machalàt), “su maalat”, che NR – contraddicendo se stessa – traduce stavolta con “da cantarsi mestamente”, mentre TNM rimane sul prudenziale “su Maalat”.
Madianite (נְשֵׁי מִדְיָן, neshè Midyàn, “donne di Madian”)
“I figli d'Israele presero prigioniere le donne di Madian e i loro bambini, predarono tutto il loro bestiame, tutte le loro greggi, e ogni loro bene”. - Nm 31:9.
In un primo momento questo versetto sembra molto in sintonia con una società guerriera. Che piaccia o no, le popolazioni di allora facevano guerre in continuazione, facevano prigionieri e li riducevano a schiavi. Tuttavia, questa volta gli israeliti fecero un errore nel prendere dei prigionieri. Dio stesso aveva ordinato questo attacco per distruggere i madianiti, “essi marciarono dunque contro Madian, come il Signore aveva ordinato a Mosè” (Nm 31:7). La ragione era che i madianiti avevano utilizzato le loro donne per condurre gli israeliti all’idolatria. Mosè rimase sconcertato quando seppe che avevano tenuto in vita proprio le donne: “Mosè si adirò contro i comandanti dell'esercito . . . Mosè disse loro: ‘Avete lasciato la vita a tutte le donne? Ecco, sono esse che . . . trascinarono i figli d'Israele all'infedeltà verso il Signore . . . Ora dunque uccidete ogni maschio tra i bambini, e uccidete ogni donna che ha avuto rapporti sessuali con un uomo; ma tutte le fanciulle che non hanno avuto rapporti sessuali con uomini, lasciatele in vita per voi”. - Nm 31:14-18.
In sostanza, Dio li aveva mandati ad eliminare una fonte di tentazione. Ma gli israeliti si portarono in casa proprio quella tentazione. – Cfr. Ger 48:10.
A quanto pare, questi guerrieri non si resero neppure conto di cosa avevano fatto. Infatti, non si preoccuparono di nascondere o minimizzare le loro azioni: “Condussero i prigionieri, la preda e le spoglie a Mosè, al sacerdote Eleazar e alla comunità dei figli d'Israele” (Nm 31:12). Forse avevano agito in buona fede sulla base della consuetudine precedente prevista in Dt 20:13,14: “Quando il Signore, il tuo Dio, l'avrà data [la città nemica] nelle tue mani, ne passerai a fil di spada tutti gli uomini; ma le donne, i bambini, il bestiame e tutto ciò che sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda”.
Madre che tiene in braccio il suo bimbo (אִמֹּו, imò, “madre di lui”)
“Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l'anima mia”. – Sl 131:2.
Il libro biblico dei Salmi, scritto in versi, è il libro di preghiere degli ebrei, preghiere che scandiscono la vita quotidiana del credente. Il Sl 131 è una preghiera di fiducia in Dio. Molto bella e tenera l’immagine del credente che si sente fiducioso in Dio proprio come un bimbo lo è tra le braccia della madre. Notevole questa immagine femminile di Dio paragonato ad una mamma.
“Signore, il mio cuore non ha pretese,
non è superbo il mio sguardo,
non desidero cose grandi
superiori alle mie forze:
io resto tranquillo e sereno.
Come un bimbo in braccio a sua madre
È quieto il mio cuore dentro di me.
Israele, confida nel Signore
Da ora e per sempre!”.
- Sl 131, PdS.
Madre – definizione (ebraico: אֵם, em; greco: μήτηρ, mèter)
In ebraico la parola em (אֵם) non è esattamente una parola onomatopeica ovvero una parola che riproduce il suono dell’oggetto richiamato, come – ad esempio - la parola baqbùq (בקבוק), “caraffa”, che imita il suono del liquido che scende. Tuttavia, em è una parola imitativa, uno dei primi suoni che il bambino emette, proprio come in italiano lo è “mamma”. Nell’ebraico moderno la parola per “mamma” è ìma (אמא).
L’appellativo “madre” era riservato alla madre naturale; così, se il padre era poligamo, i figli chiamavano “madre” la loro vera madre e non le altre mogli del padre. I figli usavano anche l’espressione “figli di mia madre” per riferirsi ai fratelli veri, distinguendoli dai fratellastri, come in Gdc 8:19: “Miei fratelli, figli di mia madre”. - Gn 43:29.
Essere madre era perle israelite una massima aspirazione e la piena realizzazione femminile di una donna. Dio aveva promesso che Israele sarebbe stata numerosa (Gn 18:18;22:18; Es 19:5,6), e ciò motivava anche le donne, oltre alla loro naturale propensione. Di conseguenza, una delle più grandi sventure che potessero capitare al una ebrea era di essere sterile. - Gn 30:1.
Le mamme ebree si prendevano molta cura dei figli, e ciò fa parte dell’indole di tutte le donne di tutti i tempi. Si scorge l’ansia materna colma di tenerezza dietro la vicenda di Iochebed, la mamma di Mosè (Es 6:20), che – per sottrarre il figlio dall’uccisione che il faraone egizio aveva ordinato di ogni neonato maschio ebreo (Es 1:15,16) – riuscì a fare il possibile nell’impossibile: salvarlo. “Era un bambino molto bello, e per tre mesi lo tenne nascosto. Ma poi, non potendo più tenerlo nascosto, prese un cesto di vimini, lo rese impermeabile con catrame e pece, vi mise dentro il bambino e lo pose tra le canne in riva al Nilo. Intanto la sorella del bambino stava ad una certa distanza per vedere cosa gli sarebbe accaduto”. – Es 2:2-4, PdS.
Non è solo simbolica l’espressione di Sl 8:2 che di Dio dice: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza”.Oggi, nella società occidentale, ci stupiremmo di sentire un lattante che parla, ma ai tempi biblici le mamme allattavano per due, tre o più anni.
L’autorità materna era un fatto, e doveva essere sempre rispettata (cfr. Dt 21:18-21). Si pensi a Sara, moglie di Abraamo. Costui aveva avuto un figlio da Agar, la schiava egiziana di Sara (Gn 16:1-3). Ma quando Agar si era montata troppo la testa e suo figlio iniziava a molestare Isacco (Gn 21:8,9), il figlio di Sara e Abraamo (Gn 21:3), Sara fu categorica con il marito, “allora disse ad Abraamo: ‘Caccia via questa serva e suo figlio’” (Gn 21:10). “La cosa dispiacque moltissimo ad Abraamo a motivo di suo figlio” (Gn 21:11). Ora si noti il v. 12: “Ma Dio disse ad Abraamo: ‘Non addolorarti per il ragazzo, né per la tua serva; acconsenti a tutto quello che Sara ti dirà’”.
Si pensi al re Salomone, uno dei più grandi re d’Israele, “più saggio di ogni altro uomo”, la cui saggezza “superò la saggezza di tutti gli orientali e tutta la saggezza degli Egiziani” (1Re 4:30). Ebbene, quando sua madre Betsabea una volta entrò da lui, “il re si alzò per andarle incontro, le si inchinò, poi si risedette sul trono, e fece mettere un altro trono per sua madre”. – 1Re 2:2:19.
Si pensi allo stesso Yeshùa che rispettava la madre e il padre adottivo, e “stava loro sottomesso”. – Lc 2:51.
Ecco alcuni comandi biblici che riguardano il rispetto dovuto alla madre:
“Onora tuo padre e tua madre”. – Es 20:12; cfr. Dt 5:16.
“Chi percuote suo padre o sua madre deve essere messo a morte”. - Es 21:15.
“Chi maledice suo padre o sua madre dev'essere messo a morte”. - Es 21:17.
“Non disprezzare tua madre quando sarà vecchia”. - Pr 23:22.
“Maledetto chi disprezza suo padre o sua madre!”. - Dt 27:16.
La buona madre è lodata in Pr 31: “Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue serve” (v. 15); “Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana” (v. 21); “I suoi figli si alzano e la proclamano beata, e suo marito la loda” (v. 28). Lei è anche una donna accorta e sa il fatto suo: “Il cuore di suo marito confida in lei, ed egli non mancherà mai di provviste” (v. 11); “Lavora gioiosa con le proprie mani” (v. 13); “Posa gli occhi sopra un campo, e l'acquista” (v. 16); “Sente che il suo lavoro rende bene” (v. 18); “Suo marito è rispettato alle porte della città” (v. 23); “Forza e dignità sono il suo manto, e lei non teme l'avvenire” (v. 25); “Sorveglia l'andamento della sua casa” (v. 27). Tutta questa saggezza l’ha di suo in quanto donna, e la può insegnare anche ad un re: tutte le massime riportate sopra sono sì “parole del re Lemuel”, ma sono “massime che sua madre gli insegnò”. - Pr 31:1.
Paolo prende a prestito la cura e la tenerezza materna di una nutrice per indicare i sentimenti e l’atteggiamento verso i discepoli di Yeshùa: “Come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini” (1Ts 2:7). Il testo biblico è più evocativo: ὡς ἐὰν τροφὸς θάλπῃ τὰ ἑαυτῆς τέκνα (os eàn trofòs thàlte ta eautès tèkna), “come se una nutrice riscaldasse i suoi figli”.
L’uso figurativo della parola “madre” è usato anche da Debora, che di sé meritatamente dice: “I capi mancavano in Israele; mancavano, finché non venni io, Debora, finché non venni io, come una madre in Israele”. - Gdc 5:7.
Un altro uso figurativo di “madre” è quello che paragona la figura materna alla madre-terra (Gn 2:7). Giobbe dice: “Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra”. - Gb 1:21.
La città santa, Gerusalemme, è paragonata ad una madre i cui figli sono i gerosolimitani: “La Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre” (Gal 4:26). - Ez 23:4.
Come una madre indegna, “Babilonia la grande”, “la grande città che domina sui re della terra” (Riv 17:18), è “la madre delle prostitute e delle abominazioni della terra”. - Riv 17:5.
La parola ebraica “madre” (אֵם, em) può assumere anche il significato di “nonna”, come spiegato alla voce Nonna – definizione.
Madre dei figli di Zebedeo (μήτηρ, mèter, “madre”)
“La madre dei figli di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi per fargli una richiesta. Ed egli le domandò: ‘Che vuoi?’ Ella gli disse: ‘Di' che questi miei due figli siedano l'uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra, nel tuo regno’. Gesù rispose: ‘Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?’ Essi gli dissero: ‘Sì, lo possiamo’. Egli disse loro: ‘’Voi certo berrete il mio calice; ma quanto al sedersi alla mia destra e alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma sarà dato a quelli per cui è stato preparato dal Padre mio’”. - Mt 20:20-23.
Questa madre si avvicinò a Yeshùa con una richiesta. Come anche qui appare, Yeshùa trattava le donne in modo paritario, tanto che a questa donna era permesso un tale approccio. La risposta molto confidenziale di Yeshùa (“Che vuoi?”) si spiega con il grado di parentela che aveva con lei. Suo marito Zebedeo era il padre di Giacomo e Giovanni, apostoli di Yeshùa (Mt 4:21,22;10:2;26:37; Mr 3:17;10:35; Lc 5:10; Gv 21:2), per i quali lei fa la richiesta. Il nome di questa donna era Salome ed era sorella di Miryàm madre di Yeshùa. Ciò lo deduciamo incrociando alcuni passi biblici. In Gv 19:25 è detto che “presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorelladi sua madre”. Di questa donna, detta sorella della madre di Yeshùa (ovvero zia di Yeshùa), in Mr 15:40 abbiamo l’identità: “Tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo il minore e di Iose, e Salome”. Da Mt 27:56 otteniamo su di lei altre informazioni: “Tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo”. Da questi dati incrociati risulta che la sorella di Miryàm madre di Yeshùa si chiamava Salome ed era la madre dei figli di Zebedeo, ovvero di Giacomo e di Giovanni (Mt 4:21). Da tutto ciò risulta che Giacomo e Giovanni erano cugini di Yeshùa. Questa parentela spiega bene l’amore di Yeshùa per Giovanni, “il discepolo che egli amava”. - Gv 19:26.
Data questa parentela, si comprende bene la richiesta dei due fratelli al loro cugino Yeshùa: “Concedici di sedere uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra nella tua gloria” (Mr 10:37). E si comprende anche l’intervento della zia di Yeshùa presso il nipote a favore dei suoi due figli e cugini di Yeshùa (Mt 20:20). Si comprende pure la risposta confidenziale di Yeshùa alla zia: “Che vuoi?” (v. 21). E infine si comprende l’affidamento, da parte di Yeshùa, di sua madre a Giovanni: era suo cugino, e lei sua zia. – Gv 19:26,27; si veda anche la voce in elenco Sorella di maria madre di Gesù.
Spesso in questa storia si è vista una richiesta fuori luogo, una richiesta che avrebbe a che fare con la tracotanza e l'arroganza. Yeshùa, però, non riprese questa madre. Invece, domanda se i due possono bere il calice che lui stava per bere. Loro risposero che potevano farlo. Al che Yeshùa, confermando che lo faranno, spiega che solo il Padre può decidere della loro posizione nel Regno. Neppure in ciò Yeshùa rettifica né tantomeno rimprovera questa madre per la sua richiesta. In verità, la fede di questa donna era così forte che poi seguì Yeshùa anche al Golgota: “C'erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo; tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo”. - Mt 27:55,56.