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Donne menzionate nella Bibbia - Lettere MARIA MAD - MARTA

Maria Maddalena (Μαρία ἡ Μαγδαληνὴ, Marìa e Magdalenè, “Maria la magadanese”; per l’etimologia di “Maria” vedere Maria – forme ed etimologia del nome)
C'erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo; tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo”. - Mt 27:55,56.
   Per ciò che riguarda il nome Maria, si veda alle altre voci Maria. In quanto all’epiteto “Maddalena”, questo significa “di Magdala”. Magdala era una piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade (detto anche Lago di Genezaret o Mar di Galilea). Questa piccola città è menzionata in Mt 15:39: “Gesù, dopo aver congedato la folla, salì nella barca e andò al paese di Magadan”; qui il greco dei più antichi manoscritti ha Μαγαδάν (Magadàn), mentre i meno antichi hanno Μαγδαλάν (Madgdalàn), da cui il nostro “Magdala”. Questa Maria, quindi, era soprannominata “la magadanese” o ‘quella di Magdala’; Luca si riferisce a lei come “Maria, detta Maddalena”. – Lc 8:2.
   Per i semplici, il popolo, “Maria Maddalena” è sinonimo di prostituta. E dire che “Maddalena” non era neppure il suo nome! Lei era Maria, ed era magadanese perché veniva da Magdala, ma se fosse venuta da Gerusalemme sarebbe stata Maria gerosolimitana.
   In più, da nessuna parte è detto che lei fosse stata una prostituta. L’ignoranza popolare confonde Maria di Magdala con l’anonima peccatrice di Lc 7:36-50. Recentemente il pessimo libro intitolato Il codice Da Vinci scritto da tale Dan Brown ha avuto un successo popolare, essendo diffuso in decine di milioni di copie. Il popolo assetato di pettegolezzi piccanti lo ha divorato. Da parte nostra, uno che confonde “Da Vinci” con un cognome si squalifica già da sé. Comunque, il romanzo (e, come tale, inventato) ha suggestionato tanti sprovveduti che vi hanno visto una storia altra; molti vi hanno perfino prestato fede come la versione vera della storia di Maria di Magdala. La cosa paradossale è che gente che non ha di solito alcun interesse per la storia autentica narrata nella Scrittura, si riferisca a tale furbesca invenzione come a documentazione storica, mentre non si tratta d’altro che mistificazione storica a scopo di lucro.
   Lungi dall'essere una donna immorale, la Maria Maddalena della Bibbia era una discepola forte e coraggiosa di Yeshùa. La sua storia con Yeshùa era iniziata con l’avvenimento narrato in Lc 8:1-3: “Egli [Yeshùa] se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. Con lui vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, l'amministratore di Erode; Susanna e molte altre che assistevano Gesù e i dodici con i loro beni”. Questa donna aveva seguito fedelmente Yeshùa “dalla Galilea per assisterlo” insieme agli apostoli. Alla morte di Yeshùa la troviamo tra le “molte donne che guardavano da lontano”, guardando il loro maestro agonizzante sul palo su era stato inchiodato (Mt 27:55,56). Lei, Maria di Magdala, rimase lì con le altre donne, mentre “tutti i discepoli l'abbandonarono e fuggirono”. – Mt 26:56.
   Dopo la morte di Yeshùa lei fu tra le donne che “stavano a guardare il luogo dov'era stato messo” (Mr 15:47). Quell’anno il giorno della morte di Yeshùa, il 14 di nissàn, cadeva di mercoledì. Il giorno seguente, giovedì 15 nissàn,era quello che gli ebrei chiamavano un grande sabato, un giorno di festa (Es 23:15): “Quel sabato era un gran giorno” (Gv 9:31), per cui quelle donne si astennero da qualsiasi lavoro come tutti i giudei. “Passato il sabato [il gran “sabato” di giovedì 15 nissàn], Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù” (Mr 16:1), “poi, tornarono indietro e prepararono aromi e profumi” (Lc 23:56a), prima del tramonto del sole: era venerdì 16 di nissàn. “Durante il sabato [il sabato settimanale, 17 nissàn] si riposarono, secondo il comandamento” (Lc 23:56b). “Il primo giorno della settimana [domenica 18 nissàn], la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati” (Lc 24:1). La versione mattaica conferma: Dopo il sabato, verso l'alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l'altra Maria andarono a vedere il sepolcro”. - Mt 28:1.
   “Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro” (Gv 20:1). Tutto ciò che lei trovò fu una tomba vuota. Allarmata, Maria di Magdala si precipitò a informare Pietro e Giovanni, i quali corsero subito alla tomba (Gv 20:2-4). Raggiunta a sua volta di nuovo la tomba, quando Pietro e Giovanni se n’erano ormai andati via, Maria “se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l'altro ai piedi, lì dov'era stato il corpo di Gesù”. Fu allora che “si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù”. Frastornata, pensò che fosse l’ortolano e gli disse: “Signore, se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai deposto, e io lo prenderò”. Possiamo immaginare lo stato emotivo di quella donna quando udì la voce di Yeshùa? Lui le diceva: “Maria!”. “Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!’ che vuol dire: ‘Maestro!’”. Impulsivamente, lo abbracciò. Yeshùa le disse allora: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre”. Pochi comprendono cosa intendesse dire Yeshùa; molti travisano, come la pubblicazione religiosa che tenta questa spiegazione: “Quello non era il momento di dare sfogo a espressioni di affetto terreno” (Perspicacia nello studio delle Scritture Vol. 2, pag. 218). Il resuscitato Yeshùa, per prima cosa, doveva salire al Padre quale prima offerta (Lv 23:10,11; Eb 10:10;7:19;9:24). Sarebbe poi tornato subito sulla terra per rimanervi altri giorni prima di risalire al cielo per esservi trattenuto in attesa di tornare di nuovo sulla terra con il suo corpo glorioso nel tempo della fine (At 1:9-11). - Gv 20:11-18.
   Maria Maddalena fu una discepola di Yeshùa forte, fedele e coraggiosa. Quando tutti gli altri discepoli, apostoli compresi, erano scappati, lei era lì accanto al suo maestro. Dopo la resurrezione di Yeshùa, quando “un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra”, perfino le guardie romane rabbrividirono: “Per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte”, ma lei, la coraggiosa Maria di Magdala era lì senza timore. Il suo coraggio lo aveva già mostrato andando di notte alla tomba di quello che era considerato un criminale condannato e giustiziato, una tomba sorvegliata dai temibili soldati romani, mano armata del potere imperiale. Eppure ci andò, alla tomba del suo Signore. - Mt 28:1,2,4.
   Questa Maria fu la prima persona cui Yeshùa risorto apparve: “Apparve prima a Maria Maddalena”. - Mr 16:9.
Maria madre di Gesù = Miryàm madre di Yeshùa (Μαριάμ, Mariàm; per l’etimologia vedere Maria – forme ed etimologia del nome)
Tutti e quattro i Vangeli e il libro di At offrono di Maria, la madre di Yeshùa, alcune informazioni. Di questa donna la Bibbia dice che passò dalla fede al dubbio per poi tornare di nuovo alla fede. Troppo spesso le persone religiose ignorano i fatti storici della vita di Maria. Mentre non dobbiamo sottovalutare la sua una figura riducendola ad una statuetta in un presepe natalizio, neppure dobbiamo esaltarla per un suo presunto valore di una inesistente funzione di mediatrice tra i credenti e il cristo (funzione che la Bibbia mai le attribuisce).
   Per un esame approfondito rimandiamo al nostro studio La madre di Yeshùa nella sezione Yeshùa. Qui diamo altre informazioni.
  Il vangelo di Luca (Lc) al suo inizio apre una finestra nella vita di Maria. “Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. L'angelo, entrato da lei, disse: ‘Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te’. Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. L'angelo le disse: ‘Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine’. Maria disse all'angelo: ‘Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?’ L'angelo le rispose: ‘Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace’. Maria disse: ‘Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola’. E l'angelo la lasciò”. - Lc 1:26-37.
   Questa è una delle storie più famose del cosiddetto Nuovo Testamento. L’angelo Gabriele (trasformato chissà perché in arcangelo dai cattolici) visita Maria e la fa un annuncio. La scena ci dà delle informazioni su Maria. In primo luogo si apprende che Maria ha il favore di Dio e che il Signore era già con lei. Maria era una donna di fede prima ancora che l’angelo Gabriele venisse da lei. Essendo donna di fede, lei non domanda come sia possibile, ma solo “come accadrà”. Non ha infatti dubbi che Dio possa fare quello che decide. Pur domandando ragguagli, alla fine dichiara decisa: "Sono la serva del Signore".
   Poco dopo, questa ragazza ebrea di nome Maria, già incinta, si reca a visitare la sua parente Elisabetta (Lc 1:39,40). Da costei ispirata (v. 41) riceve una lode: “Benedetta sei tu fra le donne” (v. 42), cui si aggiunge un’altra lode che riconosce la grande fede di Maria: “Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento” (v. 45). Al che, Maria esulta in quello che è chiamato il suo Magnificat. – Lc 1:46-55.
   In Mt 1:18-25 si spiega come Giuseppe, suo promesso sposo, comprese e accettò la situazione di Maria. Il brano si conclude con l’annotazione che Giuseppe “prese con sé sua moglie; e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù”. Sperando di non urtare la sensibilità di credenti cattolici che in buona fede accettano la tradizione senza indagare la Sacra Scrittura, dobbiamo dire che il “finché” usato dall’evangelista Matteo significa quello che è: Giuseppe non ebbe rapporti con Maria finché lei non partorì. I rapporti sessuali tra coniugi sono un diritto dei coniugi (sia del marito che della moglie): negare la sessualità al proprio coniuge sarebbe stata una cosa profondamente sbagliata. L’apostolo Paolo si rese conto che questo problema poteva costituire un ostacolo nella vita coniugale e lo trattò in 1Cor 7:2-6, esortando i coniugi con questa raccomandazione: “Non privatevi l'uno dell'altro” (v. 5). Per Paolo non far sesso tra coniugi era peccaminoso. Dio stabilì sin dall’inizio che l’uomo e la donna erano fatti per essere “una sola carne” (Gn 2:24). Maria non avrebbe potuto rimanere sempre vergine (e poi perché mai avrebbe dovuto?) essendo una donna sposata secondo la norma divina. Maria ebbe altri figli, maschi e femmine. – Mt 13:55,56; si veda anche in nostro studio La Madonna non fu sempre vergine nella sezione Discussioni.
   Dopo tutte le vicende della nascita di Yeshùa e della visita dei maghi e dei pastori, “Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo”. – Lc 2:19.
   Per comprendere cosa pensasse Maria di suo figlio Yeshùa quando questi fu ormai adulto, non abbiamo bisogno di proiettare l’idealizzazione religiosa in un’immagine ecclesiastica da “sacra famiglia”. I Vangeli sono espliciti nel dirci che Maria condivideva lo scetticismo degli altri suoi figli: “Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Una folla gli stava seduta intorno, quando gli fu detto: ‘Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano’. Egli rispose loro: ‘Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?’ Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre’” (Mr 3:31-35). Qui Yeshùa viene cercato dai suoi familiari perché secondo loro sta facendo una figuraccia in pubblico, creando imbarazzo. Altrove, in un’occasione simile, è detto che “i suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderlo, perché dicevano: ‘È fuori di sé’” (Mr 3:21). Yeshùa non era conforme alla sua famiglia; aveva ideali diversi dalla sua famiglia. Egli sostenne i suoi compagni di fede dicendo che erano la sua vera famiglia. Yeshùa, pur essendo sempre rispettoso, non ha mai venerato sua madre: egli venerava suo Padre in cielo, dichiarando che la sua famiglia spirituale aveva la precedenza sulla sua famiglia carnale. In Mt 10:35,36 Yeshùa profetizza le divisioni familiari causate dalla fede: “Sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua”. Yeshùa fece questa previsione sperimentando il dissenso nella sua stessa famiglia, perché “neppure i suoi fratelli credevano in lui”. - Gv 7:5; si veda anche il nostro studio I fratelli e le sorelle di Yeshùa nella sezione Yeshùa.
   “Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena. Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava [= Giovanni], disse a sua madre: ‘Donna, ecco tuo figlio!’ Poi disse al discepolo: ‘Ecco tua madre!’ E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua” (Gv 19:25-27 ). Tra gli ultimi pensieri di Yeshùa prima che morisse, ci fu la sua preoccupazione per sua madre. Egli l’affidò alla cura del suo discepolo prediletto, Giovanni.
 Nella Bibbia, Miryàm non si trova mai tra le donne che seguivano Yeshùa e si prendevano cura di lui. Dalla sua fede iniziale, Maria era passata attraverso i dubbi circa suo figlio, ritenendolo a volte perfino pazzo, per poi riconoscerne il ruolo di messia. Anche i suoi altri figli alla fine ebbero fede in lui. Ciò è quanto doppiamo dedurre dall’ultimo accenno che la Bibbia fa a Maria: “Tutti questi [i discepoli di Yeshùa] perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui”. – At 1:14.
Maria madre di Giacomo e di Giuseppe (Μαρία, Maria; per l’etimologia vedere Maria – forme ed etimologia del nome)
C'erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo; tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo”. - Mt 27:55,56.
   Mentre “tutti i discepoli [maschi] l'abbandonarono e fuggirono” (Mt 26:56), le donne seguirono Yeshùa fino alla sua morte, e tra queste “Maria madre di Giacomo e di Giuseppe”.
Maria madre di Giovanni (Μαρία, Marìa; per l’etimologia vedere Maria – forme ed etimologia del nome)
Pietro dunque, consapevole della situazione, andò a casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove molti fratelli erano riuniti in preghiera. Dopo aver bussato alla porta d'ingresso, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era e, riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse dentro ad annunciare che Pietro stava davanti alla porta. Quelli le dissero: ‘Tu sei pazza!’ Ma ella insisteva che la cosa stava così. Ed essi dicevano: ‘È il suo angelo’. Pietro intanto continuava a bussare e, quand'ebbero aperto, lo videro e rimasero stupiti. Ma egli, con la mano, fece loro cenno di tacere e raccontò in che modo il Signore lo aveva fatto uscire dal carcere. Poi disse: ‘Fate sapere queste cose a Giacomo e ai fratelli’. Quindi uscì e se ne andò in un altro luogo”. - At 12:12-17.
   Questa Maria era anche zia di Barnaba (Col 4:10). A casa sua “molti fratelli erano riuniti in preghiera”. Di suo figlio Marco sappiamo che era molto legato all’apostolo Pietro, che lo chiama “Marco, mio figlio”, ovviamente in senso spirituale (1Pt 5:13). Dato che in casa di Maria “molti fratelli erano riuniti”, casa sua doveva essere grande, denotando una buona situazione finanziaria, confermata anche dal fatto che aveva almeno una serva (Rode). Si noti che il testo dice che Pietro “andò a casa di Maria”: non dice a casa del marito di lei, ma proprio “di Maria”; forse era vedova oppure era lei il personaggio più importante della famiglia.
Maria madre di Iose (Μαρία, Marìa; per l’etimologia vedere Maria – forme ed etimologia del nome)
Maria Maddalena e Maria, madre di Iose, stavano a guardare il luogo dov'era stato messo”. - Mr 15:47.
   La lezione Ἰωσῆς (Iosès), “Iose”, si rinviene nei manoscritti ABCDcSyh,p; mentre la lezione Ἰωσὴφ (Iosèf), “Giuseppe”, si trova nei manoscritti אD*WVgSys. Qui si trova uno dei problemi che hanno appassionato gli esegeti: è quello detto delle “Tre Marie”. Si può identificare meglio questa “Maria, madre di Iose”? Rimandiamo alla voce extra, alla fine dell’elenco, Le Tre Marie.
Maria sorella di Aaronne e di Mosè (מִרְיָם, Miryàm; per l’etimologia vedere Maria – forme ed etimologia del nome)
Maria, la profetessa, sorella d'Aaronne, prese in mano il timpano e tutte le donne uscirono dietro a lei, con timpani e danze. E Maria rispondeva: ‘Cantate al Signore, perché è sommamente glorioso: ha precipitato in mare cavallo e cavaliere”. - Es 15:20,21.
   Maria (in ebraico Miryàm) era sorella di Mosè e di Aaronne. - Nm 26:59.
   Spesso la lode viene trascurata. La lode però è molto importante. Quando Dio benedice la nostra vita dobbiamo essere pronti a lodarlo. Anche le nostre preghiere dovrebbero sempre iniziare con la lode. Così facevano e così fanno gli ebrei. Così fece l’ebreo Yeshùa quando insegnò a pregare (Mt 6:9). Maria, Miryàm, prese il suo tamburello davanti a Dio ed esortò i figli di Israele a lodare Dio con lei. Avevano ancora un deserto da attraversare prima di raggiungere la Terra Promessa. Ciò ci dice che non dobbiamo aspettare l’adempimento della promessa prima di iniziare a lodare Dio. Siamo in grado di glorificare il Signore ad ogni passo del cammino. La lode a Dio non è solo dovuta (Sl 22:3;33:1;34:1), ma ci ricorda che egli agisce nella nostra vita e ci edifica, costruendo la nostra fede in modo che possiamo lodarlo ancora di più.
   “Maria e Aaronne parlarono contro Mosè a causa della moglie cusita che aveva presa; poiché aveva sposato una Cusita. E dissero: ‘Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?’ E il Signore lo udì. Or Mosè era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra” (Nm 12:1-3). Maria e Aaronne, fratelli di Mosè, qui fecero un errore, un errore che troppi fanno ancora oggi nelle comunità dei credenti.
   Stando ai semplici fatti, loro avevano ragione. I madianti erano nemici di Israele. Dio aveva espressamente detto “a Mosè: ‘Trattate i Madianiti come nemici e uccideteli’” (Nm 25:16,17). Mosè aveva sposato una cusita. Alcune tribù cusite vivevano tra i madianiti nel territorio a oriente del Sinày. Inoltre, sebbene la parola כוּשָׁן (chushàn), “Cus”, venga tradotta da alcuni con “Etiopia”, nella Bibbia rimane Cus, la terra dei cusiti, e questa è abbinata a Madian nel classico parallelismo ebraico: “Vedo le tende d'Etiopia [l’ebraico ha כוּשָׁן (chushàn), “Cus”,] sotto il dolore, i padiglioni del paese di Madian sono sconvolti” (Ab 3:7). Che la moglie presa da Mosè fosse madianita non ci sono dubbi. Durante la sua fuga dall’Egitto, prima di ricevere l’incarico divino di liberare Israele dalla schiavitù egiziana, egli era fuggito a Madian e vi aveva preso moglie, e questa si chiamava Sefora (Es 2:16-22;18:2-4). Mosè non era un bigamo. La moglie di cui si parla in Nm 12:1-3 è sempre lei. Sefora era stata mandata via da Mosè, ma poi, dopo che Mosè era uscito dall’Egitto con Israele al seguito, suo padre la riportò da Mosè: “Ietro, sacerdote di Madian, suocero di Mosè, udì tutto quello che Dio aveva fatto in favore di Mosè e d'Israele suo popolo: come il Signore aveva fatto uscire Israele dall'Egitto. Ietro, suocero di Mosè, aveva preso Sefora, moglie di Mosè, dopo che era stata rimandata, e i due figli di Sefora . . . Ietro, suocero di Mosè, andò da Mosè, con i figli e la moglie di lui, nel deserto dove egli era accampato, al monte di Dio, e fece dire a Mosè: ‘Io, Ietro, tuo suocero, vengo da te con tua moglie e i suoi due figli con lei’” (Es 18:1-6). Si noti che Ietro, suocero di Mosè, era “sacerdote di Madian”. Mosè era sposato non solo ad una madianita, ma ad una madianita il cui padre era sacerdote di una di quelle altre fedi in odio a Israele.
   Pur avendo dalla loro la verità, Miryàm e Aaronne non dicevano tutta la verità. Infatti, ciò che tradisce le vere intenzioni nell’accusarlo sono le parole dette subito dopo: “Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?” Questa si chiama gelosia. Nonostante le straordinarie manifestazioni della potenza di Dio, costoro rivelarono alcuni atteggiamenti negativi. Fa parte della natura umana, tanto che Paolo poi dovrà dire: “Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo” (Flp 2:14,15). Dio vedeva che Mosè era mite, e gli dava il suo favore. L’obiettivo di Maria e di Aaronne era quello di elevare se stessi. Fu questo il loro errore.
   Le traduzioni di questo brano di Nm 12 sono sbagliate in alcuni punti. La Bibbia con dice che parlarono “contro Mosè” (NR, TNM), ma dice che parlarono בְּמֹשֶׁה (bemoshèh), “con Mosè”, sebbene i toni fossero certamente contro. Inoltre - aspetto molto interessante – la traduzione “parlarono” (“parlavano”, TNM) è errata: la Bibbia dice תְּדַבֵּר (tedabèr), “parlò”, terza persona singolare femminile. Ciò comporta che fu Miryàm a prendere l’iniziativa e a istigare Aaronne. Ciò spiega anche perché poi fu lei ad essere principalmente punita.
   “Il Signore disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria: ‘Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno’. Uscirono tutti e tre. Il Signore scese in una colonna di nuvola, si fermò all'ingresso della tenda, chiamò Aaronne e Maria; tutti e due si fecero avanti. Il Signore disse: ‘Ascoltate ora le mie parole; se vi è tra di voi qualche profeta, io, il Signore, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. Non così con il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi; egli vede la sembianza del Signore. Perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?’ L'ira del Signore si accese contro di loro, ed egli se ne andò” (Nm 12:4-9). Dio conosce sempre le nostre motivazioni. Quando noi siamo tentati di criticare un altro fedele, dobbiamo ricordare che tutti i figli di Dio sono persone speciali per lui. In realtà, oggi, possiamo essere ancora più vicini a Dio di quanto Mosè sia stato, lui con cui Dio parlava “a tu per tu”. Il nostro Dio, lo stesso Dio di Mosè, ora vive nei discepoli di Yeshùa, perché essi sono il suo tempio. “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3:16). Come si può allora non aver timore di parlare contro un altro o un’altra dei servi di Dio, che è suo figlio o sua figlia? Dovremmo sempre rammentarci l’ammonimento di Rm 14:2: “Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi”.
   “La nuvola si ritirò di sopra alla tenda; ed ecco Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, e vide che era lebbrosa” (Nm 12:10). Qualcuno fa notare che qui non si dice che Dio punì Maria, anzi che Dio se n’era semplicemente andato. La punizione divina, invece, appare chiara. Chi avesse ancora dubbi legga Dt 24:8,9: “State in guardia contro il flagello della lebbra, per osservare diligentemente e fare tutto quello che i sacerdoti levitici vi insegneranno; avrete cura di fare come io ho ordinato loro. Ricòrdati di quello che il Signore, il tuo Dio, fece a Maria, durante il viaggio, dopo che usciste dall'Egitto”.
   “Aaronne disse a Mosè: ‘Ti prego, mio signore, non farci portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli. Ti prego, che lei non sia come il bimbo nato morto, la cui carne è già mezzo consumata quando esce dal seno materno!’ Mosè gridò al Signore, dicendo: ‘Guariscila, o Dio, te ne prego!’ Il Signore rispose a Mosè: ‘Se suo padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe la vergogna per sette giorni? Stia dunque isolata fuori dell'accampamento sette giorni; poi, vi sarà di nuovo ammessa’. Maria dunque fu isolata fuori dell'accampamento sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa nell'accampamento”. - Nm 12:11-15.
   Dio non respinge Miryàm completamente. Egli non l’abbandonò. Era pur sempre “Maria, la profetessa” (Es 15:20). La sua punizione durò solo sette giorni. Quanta considerazione per lei c’è nella frase finale! “Il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa nell'accampamento”.
   Purtroppo, capita di leggere e di ascoltare commenti che sostengono che Maria sarebbe stata punita per aver usurpato l'autorità maschile. Fanno cadere le braccia commenti come questo: “Per Miriam fu particolarmente sbagliato farlo a motivo del ruolo di sottomissione all’uomo assegnato da Dio alla donna” (Perspicacia nello studio delle Scritture Vol. 2, pag. 292). Leggendo la storia biblica, questi commenti sono semplicemente fuori luogo. Prima di tutto, la Bibbia ci dice che Dio parlò per mezzo di Mosè, di Aronne e di Miryàm (se ne noti la parità). Non solo lo dicono lei e suo fratello Aaronne, ma lo ricorda Dio stesso a Israele in Mic 6:4: “Sono io infatti che ti ho condotto fuori dal paese d'Egitto, ti ho liberato dalla casa di schiavitù, ho mandato davanti a te Mosè, Aaronne e Maria”. Non si può accusare di mancanza di sottomissione una donna cui questa sottomissione non fu mai richiesta. In secondo luogo, Dio non punì Miryàm perché come donna assunse l'autorità, ma perché sia lei che un uomo (Aaronne) avevano parlato contro la scelta particolare che Dio aveva fatto scegliendo Mosè. Si noti bene il rimprovero divino che fu mosso loro: “Perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?” In terzo luogo, infine, Dio non si limitò a punire la donna, ma punì sia l'uomo e che la donna; così infatti prega Aaronne: “Ti prego, mio signore, non farci portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli”. Chi insiste sulla tesi che Dio avrebbe punito Miryàm per non aver mantenuto il “ruolo di sottomissione all’uomo assegnato da Dio alla donna” (Ibidem) mostra di non saper cogliere il punto, ovvero che lei e Aronne giudicarono criticamente uno dei profeti di Dio.
   Il già citato Dt 24:8,9 (“State in guardia contro il flagello della lebbra, per osservare diligentemente e fare tutto quello che i sacerdoti levitici vi insegneranno; avrete cura di fare come io ho ordinato loro. Ricòrdati di quello che il Signore, il tuo Dio, fece a Maria, durante il viaggio, dopo che usciste dall'Egitto”) può essere letto in due modi, secondo il punto di vista di chi legge. Si può notarvi che Miryàm ebbe la lebbra perché aveva criticato Mosè, oppure vi si può notare che Dio è misericordioso e riaccolse Miryàm dopo soli sette giorni.
   “Or tutta la comunità dei figli d'Israele arrivò al deserto di Sin il primo mese, e il popolo si fermò a Cades. Là morì e fu sepolta Maria”. - Nm 20:1.
   Miryàm era stata sposata? Durante la sua esistenza era divenuta una madre? La Bibbia non ce lo dice. Ma la Bibbia ci narra della vita di una donna di valore che, pur commettendo errori (esattamente come tutti gli uomini e le donne), visse di fede e con spirito di servizio. Così come tante persone amate da Dio.
Marta (Μάρθα, Màrtha, “amarezza”)
Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua”. – Lc 10:38.
   L'etimologia di questo nome pare controversa. Si tratta di uno dei nomi femminili più antichi che sono ancora in uso. Alcuni lo vorrebbero far derivare dal nome del dio Marte, ma è una fantasia. È attestato l'uso del nome nel mondo romano (latino Martha) e nel mondo greco (greco Μαρθα, Màrtha). Tuttavia, il nome era già molto diffuso in ambienti orientali almeno dal 5° secolo a. E. V.. Alcuni lo fanno derivare dal siriano antico. Più certamente deriva dall'aramaico Marta (מרתא). Il nome è attestato, prima che nei Vangeli, già in antiche iscrizioni e in antichi testi come nome proprio di donne. Pur riconoscendone l’origine orientale, alcuni lo fanno derivare dalla parola aramaica tamàr (תמר) che significa "palma", ma in questo caso avrebbe l’identico significato del nome “Tamara”. Probabile anche la sua derivazione dall'ebraico mar (מר), cioè "signore" e quindi significherebbe "signora, padrona". Anche la tesi che possa essere una corruzione o una antica forma dialettale di Miryàm, il nome aramaico di Maria, sembra abbastanza plausibile. In alcune regioni storiche di Israele, infatti, i due nomi vengono usati come sinonimi. In ebraico “amarezza” si dice מָרָה (maràh) e la sua forma costrutta è מָרַּת (maràt).
   Marta abitava a Betania, un villaggio che distava circa tre chilometri da Gerusalemme (Gv 11:18). Aveva una sorella di nome Maria (Lc 10:39) e un fratello che si chiamava Lazzaro (Gv 11:1). Dall’annotazione biblica che Yeshùa fu ospitato “in casa sua”, alcuni deducono che Marta fosse vedova. L’ipotesi – incrociando i dati di Mr 14:3, di Gv 12:1-3 e di Mt 26:6 - avanzata dai soliti commentatori fantasiosi che Marta fosse la moglie o la vedova o la figlia di Simone il lebbroso non ha alcun serio appoggio biblico.
 Comunque, i tre fratelli erano amici di Yeshùa: “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro” (Gv 11:5). Quando Yeshùa fu entrato in casa di Marta, Maria “sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: ‘Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’. Ma il Signore le rispose: ‘Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta’”. – Lc 10:39-42.
   Da questo passo appare che Marta era una donna ansiosa, dallo spirito vivace, preoccupata di essere utile e di offrire le cose migliori al Maestro. Lei si mette in contrasto con la compostezza tranquilla di Maria, che era più interessata ad avvalersi della possibilità di sedersi ai piedi di Yeshùa e apprendere da lui.
   Marta e Maria rappresentano due ordini diversi del carattere umano. Una è impegnata, preoccupata, distratta; l'altra è concentrata, attenta, desiderosa di imparare. Il mondo di Marta era quello delle ansietà quotidiane; il mondo di Maria era quello dell’interiorità: il suo primo pensiero fu rivolto a Yeshùa. Per Marta era tutto un susseguirsi di attività, per Maria si trattava piuttosto dello scorrimento nella spiritualità (si veda al riguardo il nostro studio Yeshùa e le donne - Le due sorelle, nella sezione Yeshùa). Marta, se è concesso un paragone, assomigliava di più all’impulsivo Pietro, Maria a Giovanni. Pietro era passionale, invadente e vivace; Giovanni era riverente ed era un ascoltatore malinconico.
   Yeshùa, da parte sua, mise in rilievo il primato della spiritualità. Seppe anche indirizzare meglio l’interesse di Marta affettuosamente; si noti la sua tenerezza nel rivolgersi a lei: “Marta, Marta . . .”. Chissà se Marta in quel momento realizzò che tutto quel suo daffare avrebbe potuto limitarsi ad un semplice buon pasto per stare di più insieme a Yeshùa. L’apostolo Paolo esprimerà questa stessa attitudine esortando: Possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni”. – 1Cor 7:35.
   Non sarebbe però giusto concludere che Marta si mettesse così tanto in apprensione perché fosse insensibile alla spiritualità. In genere, i difetti sono qualità troppo esagerate. Marta era certo una donna sensibile, la sua era però una ipersensibilità che la faceva essere ansiosa. Questo aspetto del suo carattere si nota nel suo modo di reagire quando suo fratello Lazzaro venne a mancare. “Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro . . . Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. Marta dunque disse a Gesù: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà’. Gesù le disse: ‘Tuo fratello risusciterà’. Marta gli disse: ‘Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno’. Gesù le disse: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?’ Ella gli disse: ‘Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo’”. – Gv 11:17-27.
   “Sì, Signore, io credo”. Queste sono parole di una donna di fede. Tuttavia, Marta era anche donna abituata alla concretezza della vita; la conosceva, lei che lottava sempre con la durezza della vita, la realtà delle cose. Non si trattava di dubbio sulle capacità di Yeshùa, infatti lei gli dice: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”, e aggiunge: “Anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà”. Ma una risurrezione immediata non sarebbe stata troppo irrealistica? Quando Yeshùa poi “disse: ‘Togliete la pietra!’ Marta, la sorella del morto, gli disse: ‘Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno’” (Gv 11:39). Ritorna qui il realismo di Marta. Possiamo immaginare il gioioso stupore di Marta quando “il morto uscì”? - Gv 11:44.
   Dopo questi fatti ritroviamo Marta con i suoi fratelli Lazzaro e Maria in casa di Simone il lebbroso, dove questi offrì una cena a Yeshùa (Gv 12:1-3). Sorridiamo con simpatia, leggendo che “Marta serviva” (Gv 12:2). Le caratteristiche delle persone non cambiano. Dopo questa cena, nulla più si sa di Marta. Ma una certezza l’abbiamo, ed è quella che lei stessa aveva: “Risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno”.