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Donne menzionate nella Bibbia - Lettere MOGLIE di N - MOGLIE di u

Moglie di Noè (אִשְׁתְּךָ, ishtchà, “moglie di te”)
“Io [Dio] stabilirò il mio patto con te [Noè]; tu entrerai nell'arca: tu e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te”. - Gn 6:18; cfr. 7:1;7:7,13-16.
   La moglie di Noè è senza dubbio una delle donne più importanti non solo nella storia della Bibbia, ma anche nella nostra storia personale. Dopo Eva, è la donna che ha rivestito più importanza per la nostra stessa esistenza: senza di lei non saremmo al mondo. Eppure, non abbiamo alcuna traccia del suo nome. Lei è semplicemente nominata come moglie di Noè tutte e cinque le volte che compare nella Bibbia (Gn 6:18;7:7,13;8:16,18). Che tipo era? Com’era il suo mondo?   Il suo mondo era diverso dal nostro sotto molti aspetti. Le malattie erano meno diffuse dopo “appena” 1.600 circa anni circa dalla caduta (Gn 3). Oggi ci troviamo a circa 6.000 dall’inizio del deterioramento umano; ad oggi si sono verificate, ad esempio, più mutazioni di virus e batteri. A quanto pare, l'uomo medio ai tempi della “signora Noè” diventava padre dopo aver vissuto un centinaio di anni; in effetti, egli viveva più di 900 anni. Quanto tempo le donne come la moglie di Noè dovevano attendere per essere in grado di procreare?
   I reperti fossili mostrano che gli animali e le piante erano più grandi rispetto a quelli dello stesso tipo che vivono oggi. È per questo che i giganti figurano nelle storie per bambini? Di certo non c’erano problemi razziali, perché le razze umane ancora non si erano formate.
   In molti modi, tuttavia, il mondo della moglie di Noè era simile al nostro. L’esplosione demografica avveniva. Varie stime sono state fatte dalla genealogia che appare al cap. 5 di Gn. Un calcolo prudenziale (basato su quattro bambini per famiglia in 18 generazioni dalla creazione al diluvio) dà una popolazione di circa un miliardo di persone al tempo della moglie di Noè. Ciò è pari alla popolazione mondiale durante la prima metà del 19° secolo. Oggi la popolazione mondiale è circa cinque/sei, forse sette, volte più grande.
  Nonostante la gente s’immagini grugniti animaleschi emessi da uomini delle caverne, l’umanità aveva già sviluppato molte abilità (Gn 4). La prima città era già stata costruita da Caino, figlio di Adamo. Con la settima generazione, c‘era la pastorizia (Gn 30:35,36), c’erano gli strumenti musicali (Gn 4:21;31:27), la metallurgia (Gn 4:22) e perfino la poesia (Gn 4:23,24), anche se questa rifletteva la violenza del tempo. Queste persone con abilità erano discese da Adamo, che era stato capace di dare un nome a tutti gli animali (Gn 2:19,20), e ciò prima ancora che sua moglie fosse stata creata per aiutarlo. Ciò avveniva prima che la sua mente fosse rovinata dal peccato. I nostri intelletti sono oggi senza dubbio molto offuscati dalle devastazioni del peccato. Contrariamente al parere di cosiddetti studiosi che sembrano saper tutto, secondo i quali quelli che vivevano tanto tempo fa erano dei trogloditi, la moglie di Noè era ben lontana dall’essere una selvaggia primitiva.
   Una delle più notevoli somiglianze tra il mondo prediluviano e il nostro è il peccato (Gn 6:5,11-13). Ciò che ci accomuna con quel mondo è anche la fatica di mantenersi separati dagli empi, specialmente nel matrimonio (Gn 6:1,2), e anche la schiavitù al peccato (Gn 6:5) e la violenza diffusa (Gn 6:11,12). Anche il mondo della moglie di Noè era tenuto d’occhio da Dio (Gn 6:5,6), proprio come il nostro. - Sl 94:9.  
   Il mondo della moglie di Noè era sotto il giudizio di Dio. Il marito le aveva detto che Dio aveva deciso per distruggere l’umanità con l'acqua a causa del suo peccato (Gn 6:13,17). Dio aveva anche dato indicazioni specifiche a Noè per la costruzione di un’arca (che ben poco assomiglia alle illustrazioni che se ne fanno) per conservare in vita la sua famiglia e gli animali. - Gn 6:14-16.
   La moglie di Noè non ebbe certo problemi insormontabili: era ben consapevole che il suo Dio aveva creato la sua antenata Eva con capacità tali da essere un supporto per Adamo. Quegli eventi della creazione ed i dettagli del suo albero genealogico probabilmente erano registrati su tavolette che furono poi imbarcate nell’arca. Come Dio comunicava con Eva, così la moglie di Noè aveva il suo rapporto personale con il suo Creatore. Lei soddisfece pienamente il suo ruolo femminile. Nessuna donna, senza la fede, avrebbe potuto fare quello che lei ha fatto.
   Cosa fondamentale per fede, la moglie di Noè seppe fissare il suo sguardo sul mondo a venire dopo il diluvio. Lei aveva vissuto e cresciuto la sua famiglia per più della metà della sua vita in un mondo che conosceva e che era destinato alla distruzione. Dovette educare i suoi tre figli Sem, Cam e Iafet perché vivessero in modo diverso dai loro compagni e perché si preparassero al mondo futuro. Lei non poteva permettersi di legarsi troppo al mondo che la circondava. Certamente dovette favorire una vita familiare molto stretta. Dovevano rimanere tutti vicini per stare sempre più lontani dalle credenze e dalle pratiche delle persone attorno a loro. Dovevano anche preparasi al momento in cui non ci sarebbe stato nessun altro al mondo se non loro. Durante i lunghi anni di lavoro e di attesa lei dovette avere fede e perseveranza, senza scoraggiarsi.
   Questa donna ebbe coraggio e determinazione. Queste erano qualità che indubbiamente possedeva, dato che riuscì a sostenere la sua posizione solitaria nel far fronte alla distruzione del mondo. Le ci volle forza spirituale per sopportare l'ostilità e il ridicolo. La sua sensibilità femminile fu probabilmente scossa dalle grida disperate che si levarono durante gli annegamenti. Grande pazienza e sopportazione dovette avere per rimanere chiusa con sette altri, insieme a moltissimi animali, per più di un anno. Solo il suo coraggio non comune poté permetterle di affrontare il panorama terrificante che le si presentò dalle montagne dell’Ararat, dove l'arca si arenò: un mondo totalmente trasformato, con i segni della morte e della distruzione.
   Di questa donna non sappiamo neppure il nome. Lei fu una delle donne più grandi che siano mai vissute. Non importa che il suo nome non sia stato registrato. Lei ha influenzato la storia del mondo per sempre.
   “Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: ‘Dov'è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione’. Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua; e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì; mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi”. – 2Pt 3:3-7.
Moglie di Odiia (אִשְׁתֹּו, ishtò, “moglie di lui”)
“I figli della moglie di Odiia, sorella di Naam, furono: il padre di Cheila, il Garmeo, ed Estemoa, il Maacateo.” – 1Cron 4:19.
   Odiia, cognato di tale Naam, compare nella genealogia di Giuda. - 1Cron 4:1.
Moglie di Pilato (γυνὴ, günè, “donna”)
“Mentre egli sedeva in tribunale, la moglie gli mandò a dire: ‘Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno per causa sua’”. – Mt 27:19.
   Pilato, procuratore romano della Giudea (Lc 3:1), siede in tribunale e sta giudicando Yeshùa. Pilato era il rappresentante dell’imperatore, era perciò la massima autorità di quella provincia romana; poteva applicare la pena di morte. Il Sinedrio, l’alta corte ebraica che aveva sede a Gerusalemme, aveva già condannato Yeshùa, ma l’ultima parola spettava al procuratore: era Pilato che doveva ratificare o respingere quella decisione (cfr. Mt 26:65, 66; Gv 18:31). Pilato non aveva una buona relazione con i giudei. - Cfr. Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche XVIII, 55-59, 60-62; Filone, De legatione ad Caium, XXXVIII, 299-305.
   “Ogni festa di Pasqua il governatore era solito liberare un carcerato, quello che la folla voleva. Avevano allora un noto carcerato, di nome Barabba. Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: ‘Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù detto Cristo?’ Perché egli sapeva che glielo avevano consegnato per invidia” (Mt 27:15-18). Fu a questo punto che “la moglie gli mandò a dire: ‘Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno per causa sua’”.
   Il sogno fatto da questa donna era indubbiamente di origine divina: il suo scopo era quello di avvertire Pilato che quello che stava trattando era un caso tremendamente importante.
   La Bibbia non dice altro di questa donna. L’assurda religiosità umana creò poi una tradizione “cristiana”, dandole perfino un nome (che la Bibbia non menziona): Procula, Procla, Prokla, Perpetua o Claudia Procula a seconda delle traduzioni; il nome più usato è Claudia Procula. Costei fu addirittura riconosciuta santa nella tradizione orientale. Esistono perfino delle presunte Lettere di Procula, scoperte in un monastero belga a Bruges e conservate negli archivi del Vaticano. A tanto arriva la l’ignoranza ella religiosità.
Moglie di Potifar (אֵשֶׁת, èshet, “moglie di”)
“La moglie del padrone di Giuseppe gli mise gli occhi addosso e gli disse: ‘Unisciti a me!’”. – Gn 39:7.
   Questa donna era la moglie di Potifar, impiegato della corte egiziana, capo della guardia del corpo del faraone. Costui aveva acquistato Giuseppe, figlio di Giacobbe (Gn 35:24), dai mercanti madianiti cui i suoi fratelli l’avevano venduto (Gn 37:28; 39:1). Potifar gli affidò poi la sovrintendenza della sua casa. – Gn 30:4.
   La Bibbia annota che Potifar “non s'occupava più di nulla, tranne del cibo che mangiava” e che “Giuseppe era avvenente e di bell'aspetto” (Gn 39:6). Così, l’infedele moglie di Potifar “gli mise gli occhi addosso” offrendogli un’avventura sessuale. “Benché lei gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì a unirsi né a stare con lei. Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro; lì non c'era nessuno della gente di casa; allora lei lo afferrò per la veste e gli disse: ‘Unisciti a me!’”. - Gn 39:10,11.
   Non c’è donna più vendicativa di una donna rifiutata. “Quando lei vide che egli le aveva lasciato la veste in mano e che era fuggito, chiamò la gente di casa sua e disse: ‘Vedete, ci ha portato un Ebreo perché questi si prendesse gioco di noi; egli è venuto da me per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce. E com'egli ha udito che io alzavo la voce e gridavo, mi ha lasciato qui la sua veste ed è fuggito’. E si tenne accanto la veste di lui finché il suo padrone non tornò a casa. Allora gli parlò in questa maniera: ‘Quel servo ebreo che hai condotto in casa è venuto da me per prendersi gioco di me. Ma appena io ho alzato la voce e ho gridato, egli mi ha lasciato qui la sua veste ed è fuggito’. Quando il padrone di Giuseppe udì le parole di sua moglie che gli diceva: ‘Il tuo servo mi ha fatto questo!’ si accese d'ira. Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, nel luogo dove si tenevano chiusi i carcerati del re”. - Gn 39:13-20.
   Questa era una donna viziata e, a quanto pare, viziosa. Come egiziana godeva di molta libertà più di ogni altra donna del tempo, per cui si potrebbe dedurre che fosse felice. Ma questa conclusione si dimostra infondata perché la situazione reale era diversa. Si dice che le circostanze non fanno una persona, ma rivelano che tipo di persona sia. Questa massima calza a pennello alla moglie di Potifar.            
   La moglie di Potifar, che a prima vista sembra possedere tutto ciò che una donna potrebbe desiderare, era vuota interiormente, non aveva uno scopo per vivere. Aveva del tempo libero e non sapeva come occuparlo, era sposata a un uomo che si era dedicato completamente al lavoro e che ora “non s'occupava più di nulla, tranne del cibo che mangiava”. Queste circostanze non suonerebbero nuove a molte donne di oggi. La Bibbia non ci dice se lei avesse dei bambini, ma se ce ne fossero stati ci verrebbe da immaginare che probabilmente sarebbero stati affidati alle cure di una governante. Forse era offesa per il fatto che il marito non le dava le attenzioni che avrebbe desiderato. Con una vita vuota si cerca uno scopo, un animo vuoto cerca soddisfazione.
   La moglie di Potifar alla fine mostrò i desideri che erano in lei o, se si preferisce, le sue mancanze. Non riuscendo a capire il carattere interiore di Giuseppe, la sua giustizia e la sua serenità, tutto ciò divenne per lei, unitamente alla bellezza fisica del giovane, motivo di attrazione. Giuseppe la intrigava in diversi modi. Tuttavia, non poteva proprio capire che ciò che aveva di speciale quest’uomo era la sua relazione con Dio. Dal suo comportamento è evidente che lei non aveva compreso il legame fra Giuseppe e il suo Dio; infatti, umiliò se stessa e Giuseppe non una volta sola, ma ripetutamente.
   Cercando il corpo di Giuseppe pensava di trovare non solo soddisfazione nel sesso, ma anche quell’appagamento emozionale che le mancava. Non sapeva che il desiderio che provava era prodotto solo dalla passione e che un eccitamento delle emozioni l’avrebbe lacerata, dato che non sarebbe stato radicato nell’amore e nella sicurezza del matrimonio. Il diventare una sola carne, per recare vera gioia duratura deve essere il risultato dell’amore e della decisione di costruire insieme una vita comune. Senza questi requisiti il sesso è solo passione che consuma, che può perfino degradare l’essere umano.
   Non è giusto sorvolare sui problemi della moglie di Potifar: erano seri. Tuttavia, essi non potevano trovare una soluzione nel sesso. La sensualità usata in questa maniera crea più problemi di quelli che si pensa di risolvere. Davvero, “chi commette un adulterio è privo di senno; chi fa questo vuol rovinare se stesso. Troverà ferite e disonore, la sua vergogna non sarà mai cancellata”. - Pr 6:32,33.
   Respinta da Giuseppe, lei divenne una furia e si vendicò pesantemente di lui. MaGiuseppe non fu il perdente, lo fu lei. Di lei non sappiamo nient’altro, ma non ci è difficile immaginare che non mostrò pentimento né chiese mai perdono.Lei avrebbe potuto avere la vittoria su se stessa e sui suoi desideri se li avesse riconosciuti in tempo come peccato. Avrebbe potuto riguadagnare il controllo della sua mente e del suo corpo dopo la prima volta che Giuseppe l’aveva respinta.Avrebbe potuto domandare a Giuseppe del suo Dio, del Dio che guidava la sua vita. Avrebbe potuto riempire le sue ore preziose con vero profitto.
  L’ozio, si dice, è padre dei vizi. Questa donna trascurò uno dei doni più preziosi della vita: il tempo che ci è dato. L’ozio diventa così il terreno che nutre pensieri peccaminosi. Solo dopo aver ceduto ai suoi pensieri non buoni, mise in atto il peccato, poiché le azioni sono il frutto dei pensieri. I pensieri cattivi sono sorgente di cattive azioni.
   La tentazione alla quale cedette la moglie di Potifar non è fuori dal comune: milioni di persone, soprattutto donne, sono oggi tentate nella stessa maniera. La moglie di Potifar non seppe capire se stessa e le sue carenze: le subì semplicemente, permettendo alla prospettiva di chissà quale felicità di trasformarsi in peccato.
   Alla fine, nessuna buona parola può essere detta di lei, se non una parola pietosa, perché ha vissuto senza lasciare alcuna buona impressione dietro di sé.
Moglie di Sem (נְשֵׁי, neshè, “donne”)
Entrerai nell'arca: tu e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te”. - Gn 6:18; cfr. 7:1,7.
   “Noè, Sem, Cam e Iafet, figli di Noè, la moglie di Noè e le tre mogli dei suoi figli entrarono con loro nell'arca” (Gn 7:13). “Le acque salirono quindici cubiti al di sopra delle vette dei monti; le montagne furono coperte. Perì ogni essere vivente che si moveva sulla terra: uccelli, bestiame, animali selvatici, rettili di ogni sorta striscianti sulla terra e tutti gli uomini. Tutto quello che era sulla terra asciutta e aveva alito di vita nelle sue narici, morì. Tutti gli esseri che erano sulla faccia della terra furono sterminati: dall'uomo fino al bestiame, ai rettili, e agli uccelli del cielo; furono sterminati sulla terra; solo Noè scampò con quelli che erano con lui nell'arca”. – Gn 7:20-23.
   “Dio parlò allora a Noè dicendo: ‘Esci dall'arca tu, tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali che sono con te, di ogni specie, volatili, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano disseminarsi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa’. Noè uscì con i suoi figli, con sua moglie e con le mogli dei suoi figli. Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall'arca”. - Gn 8:15-19.
Moglie di un uomo (אִשָּׁה, ishàh, “donna”)
“Un ragazzo però li aveva visti e aveva avvisato Absalom; ma i due partirono di corsa e giunsero a Baurim a casa di un uomo che aveva nel suo cortile una cisterna”. - 2Sam 17:18.
   "I due" sono Gionatan e Aimaas, che segretamente devono passare informazioni al re Davide (v. 17). “Quelli [i due] vi si calarono [nella cisterna]; e la donna di casa prese una coperta, la distese sulla bocca della cisterna e vi sparse su del grano; così nessuno ne seppe nulla. I servi di Absalom vennero in casa di quella donna e chiesero: ‘Dove sono Aimaas e Gionatan?’ La donna rispose loro: ‘Hanno attraversato il ruscello’. Quelli si misero a cercarli; e, non potendoli trovare, tornarono a Gerusalemme. Appena se ne furono andati, i due uscirono dalla cisterna e andarono a informare il re Davide. Gli dissero: ‘Alzatevi e affrettatevi ad attraversare l'acqua; perché ecco qual è il consiglio che Aitofel ha dato a vostro danno”. - 2Sam 17:19-21.
   Qui la moglie di un uomo, “la donna di casa” di cui il testo parla, nascose i due alleati di Davide e sviò i loro inseguitori. Con la sua azione pronta e rapida, questa donna protesse gli uomini di Davide e permise al re stesso di sfuggire un’altra volta al complotto ordito contro di lui.
Moglie di uno dei discepoli dei profeti (אִשָּׁה, ishàh, “donna”)
Una donna, moglie di uno dei discepoli dei profeti, si rivolse a Eliseo, e disse: ‘Mio marito, tuo servo, è morto; e tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Il suo creditore è venuto per prendersi i miei due figli come schiavi’. Eliseo le disse: ‘Che devo fare per te? Dimmi, che cosa hai in casa?’ La donna rispose: ‘La tua serva non ha nulla in casa, tranne un vasetto d'olio’. Allora egli disse: ‘Va' fuori, chiedi in prestito a tutti i tuoi vicini dei vasi vuoti; e non ne chiedere pochi. Poi torna, chiudi la porta dietro di te e i tuoi figli, e versa dell'olio in tutti quei vasi; e, a mano a mano che saranno pieni, falli mettere da parte. La donna se ne andò e si chiuse in casa con i suoi figli; questi le portavano i vasi, e lei vi versava l'olio. Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: ‘Portami ancora un vaso’. Egli le rispose: ‘Non ci sono più vasi’. E l'olio si fermò. Allora lei andò e riferì tutto all'uomo di Dio, che le disse: ‘Va' a vender l'olio, e paga il tuo debito; e di quel che resta sostèntati tu e i tuoi figli’”. - 2Re 4:1-7.
   Il marito di questa donna era stato un servo del Signore durante la sua vita, ma dopo la sua morte la sua famiglia non aveva più un sostentamento. Era un profeta: probabilmente non aveva uno stile di vita stabile con cui potesse guadagnare abbastanza per la sua famiglia. La sua situazione era simile alla situazione delle famiglie di molti missionari dei secoli scorsi. Eliseo alleviò la situazione di quella famiglia.
   Il testo biblico non dice “moglie di uno dei discepoli dei profeti”, come reso da NR, ma “donna dalle [= tra le] mogli dei figli dei profeti”: בְנֵי־הַנְּבִיאִים (benè-haneviìm). “Figli di” indica nella Bibbia una categoria. “Uno dei profumieri” di NR in Nee 3:8è nella Bibbia “un figlio dei profumieri”, בֶּנ־הָרַקָּחִים (ben-haraqachìm); gli “ex esiliati” di TNM in Esd 10:7 sono nella Bibbia “figli dell’esilio”, בְּנֵי הַגֹּולָה (benè hagolàh). Non si trattava quindi né di un discepolo né tantomeno di un figlio carnale dei profeti, ma di un membro della classe dei profeti.