“Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo” (Gn 2:21,22). Leggendo la Bibbia letteralmente, e per di più basandosi sulla traduzione, si prendono spesso cantonate. È il caso di questo passo della Bibbia.
A quanto pare, c’è ancora gente che crede che gli uomini avrebbero una costola in meno rispetto alle donne. In realtà, sia uomini che donne hanno esattamente lo stesso numero di costole. Eppure, in passato questa credenza fu considerata dal popolino una vera e propria tesi scientifica: lo testimoniano i testi, al tempo molto diffusi, in cui tale tesi era accettata e consolidata. Si ripeté insomma l’errore dei tempi di Galileo: si leggeva la Bibbia letteralmente e guai a mettere in dubbio tale lettura. La religione, ovviamente, ne era responsabile. Eppure, già Origène, nel terzo secolo, spiegava che il racconto della creazione di Eva non doveva essere preso alla lettera (cfr. Contra Celsum). Il teologo cattolico Tommaso De Vio, nel 15°/16° secolo, sosteneva che il racconto della creazione di Eva doveva essere interpretato come una parabola.
Com’è oggi la situazione? Ormai anche i semplici sanno che l’anatomia umana presenta lo stesso numero di costole sia nel maschio che nella femmina: 24 ossa arcuate (le costole, appunto), lunghe e sottili, che racchiudono la cavità toracica che protegge cuore e polmoni, disposte in 12 coppie. E dunque? Mentre i teologi spiegano che il racconto biblico è solo simbolico, il popolo ritiene che il racconto biblico sia ridicolo e che non valga la pena di credere alla Bibbia. D’altra parte, c’è chi ancora cerca di arrampicarsi sui vetri per difendere la lettura letterale della Scrittura. In un’opera religiosa si legge: “È interessante notare che quando si asporta una costola, questa ricresce, fintantoché il periostio (la membrana di tessuto connettivo che avvolge l’osso) è presente. La Bibbia non dice se Geova Dio seguì questo procedimento o no; comunque, essendo il Creatore dell’uomo, Dio conosceva senz’altro questa insolita proprietà dell’osso della costola” (Perspicacia nello studio delle Scritture, Vol. 1, pag. 592). Fa sorridere la gentile concessione fatta al Creatore: “Dio conosceva senz’altro questa insolita proprietà dell’osso della costola” (Ibidem). Che la cosa sia presa letteralmente, lo conferma un’altra dichiarazione: “Ciò non modificò le cellule riproduttive di Adamo così da influire sulla struttura ossea dei suoi figli, maschi o femmine”. – Ibidem.
Ma Dio utilizzò o no una costola di Adamo per creare Eva? Il fatto è che ciò non sta scritto da alcuna parte. Non lo dice la Bibbia? No. Lo dicono le traduzioni. La Scrittura dice che Dio יִּקַּח אַחַת מִצַּלְעֹתָיו(yqàch achàt mitzaleòtav ), “prese una da tzèla (צלע) di lui” (Gn 2:21). Si tratta ora di capire cosa sia questa tzèla (צלע). La seconda volta che il nome tzèla (צלע) compare nella Bibbia è al versetto successivo (Gn 2:22): וַיִּבֶן יְהוָה אֱלֹהִים ׀ אֶת־הַצֵּלָע אֲשֶׁר־לָקַח מִנ־הָאָדָם לְאִשָּׁה (vayvèn yhvh elohìm et-hatzèla ashèr-laqàch min-haadàm leishà), “e costruì Yhvh Dio la tzèlache prese dall’uomo come donna”. Ci domandiamo ancora cosa sia questa tzèla (צלע).
La terza volta questa parola compare in Es 25:12: “Fonderai per essa [l’arca del patto] quattro anelli d'oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato [צַלְעֹו (tzalòt); plurale di צלע (tzèla)] e due anelli dall'altro lato [צַלְעֹו (tzalòt); plurale di צלע (tzèla)]”. Qui, come si nota, il senso di “costola” è impossibile; il traduttore opta per “lato”. Così anche al successivo v. 14. Lo stesso significato si ha in Es 26:20: “Farai venti assi per il secondo lato [צלע (tzèla)] del tabernacolo, dal lato nord”. Però, qui si ha una cosa curiosa nella traduzione: la parola “lato” compare due volte, ma solo la prima traduce צלע (tzèla); ciò che è reso “dal lato nord” è nel testo לִפְאַת צָפֹון (lifeàt tzafòn), “per tratto di nord”. Ora, in Es 26:35 si ha, stando alla traduzione: “Il candelabro di fronte alla tavola dal lato [צלע (tzèla)] meridionale del tabernacolo; metterai la tavola dal lato [צלע (tzèla)] di settentrione”. Esaminando bene le dislocazioni di queste componenti del Tabernacolo, si nota che la parola צלע (tzèla) non significa propriamente “lato”, ma “metà”; per cui si ha: “Il candelabro di fronte alla tavola nella metà [צלע (tzèla)] meridionale del tabernacolo; metterai la tavola nella metà [צלע (tzèla)] di settentrione”.
Rivediamo i passi sostituendo alla traduzione “lato” la parola “metà”: “Due anelli sulle metà [צַלְעֹו (tzalòt); plurale di צלע (tzèla)] la prima e due anelli sulle metà [צַלְעֹו (tzalòt); plurale di צלע (tzèla)] la seconda” (Es 25:12); questa è una traduzione letterale; vi si parla dei quattro anelli da collocare ai quattro piedi dell’arca; la traduzione rispetta il plurale del testo biblico, che traducendo con “lato” scompare. “Farai venti assi per la seconda metà [צלע (tzèla)] del tabernacolo, dal lato nord” (Es 26:20); qui non c’è incongruenza nella traduzione: “dal lato nord” rimane come “lato”. “Il candelabro di fronte alla tavola nella metà [צלע (tzèla)] meridionale del tabernacolo; metterai la tavola nella metà [צלע (tzèla)] settentrionale”; qui si tratta del locale chiamato Santo: non si tratta di “lato” nord e sud, ma di “metà meridionale” e di “metà settentrionale”.
In 1Re 6:15 si legge: “Ne rivestì le pareti interne di tavole di cedro . . . e coprì il pavimento della casa con tavole di cipresso”. Qui la parola “tavole”, scelta dal traduttore, è nel testo ebraico צַלְעֹו (tzalòt), che come abbiamo visto è il plurale di צלע (tzèla). Il Dizionario di ebraico e aramaico (Società biblica britannica e forestiera) annota circa questo passo: “Senso inc.[erto]” (pag. 353); il che significa che “tavole” è traduzione non sicura. Ora, se applichiamo il senso di “metà” alla parola צלע (tzèla) – proprio come fatto sinora -, si comprende come le pareti e il pavimento del Tempio fossero ricoperte da tronchi di cedri e cipressi tagliati a metà.
Vediamo ora 1Re 6:34 in alcune traduzioni: “I due battenti di una porta giravano su perni, e i due battenti dell’altra porta giravano su perni” (TNM); “Ciascun battente [constava] di due pezzi pieghevoli” (ND); “Ciascun battente si componeva di due pezzi mobili” (NR). Queste traduzioni appaiono l’una un po’ confusa (TNM) e le altre due sbrigative (ND, VR). Non ci rimane che vedere il testo originale:
וּשְׁתֵּי דַלְתֹות עֲצֵי בְרֹושִׁים שְׁנֵי צְלָעִים הַדֶּלֶת הָאַחַת גְּלִילִים וּשְׁנֵי קְלָעִים הַדֶּלֶת הַשֵּׁנִית גְּלִילִים
ushtèy daletòt atzèy vroshìm shnèy tzelàym hadèlet haachàt ghelylìm ushnèy qelaiìm hadèlet hashnìt ghelylìm
e due porte di legno di cipresso due metà la porta la prima girevoli e due perni la porta la seconda girevoli
Qui si parla della “porta del tempio” (1Re 6:33). La porta era una, ma divisa in due metà (שְׁנֵי צְלָעִים, shnèy tzelàym). Tzelàym (צְלָעִים) è il duale di צלע(tzèla). Ciascuna di queste due metà era a sua volta divisa in due battenti. Per aver un’idea visiva ecco una riproduzione schematica:
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In pratica, ciascuna metà era composta da due ante che girando su perni si aprivano. Nel testo ciascuna metà è chiamata “porta”. Se si preferisce, si può usare la parola “entrata” (come fa Did) o la parola “ingresso” (come fa TNM) per descrivere la porta completa; e usare poi la parola “porta” per ciascuna delle due metà. Ciò è anche più conforme al testo che in 1Re 6:33 ha פֶתַח (pètach), “apertura”. Comunque, si noti come l’espressione “due metà” (שְׁנֵי צְלָעִים, shnèy tzelàym) sia scomparsa dalle traduzioni. Essa viene sostituita da “pezzi” o da “battenti”. La traduzione che più si avvicina al testo biblico ci sembra quella di Con: “Due battenti di legno di cipresso; le due imposte di una porta giravano, le due imposte della seconda porta giravano”, ma anche qui delle “due metà” (שְׁנֵי צְלָעִים, shnèy tzelàym) non rimane traccia.
Il passo in cui finalmente s’inizia a intravedere il significato di “metà” relativo alla parola צלע (tzèla) è 1Re 6:8 in cui si legge: “L'ingresso del piano di mezzo si trovava sul lato destro della casa”. Qui TNM, che va sempre un po’ a modo suo, ha “l’ingresso della camera laterale più in basso”, salvo mettere nella nota in calce: “’Più in basso’, TLXX; MSyVg, ‘di mezzo’”. La Bibbia dice: פֶּתַח הַצֵּלָע (pètach hatzèla), “apertura la metà”. Se usiamo la versione di NR sostituendo a “metà” a “mezzo”, abbiamo: “L’ingresso della metà del piano si trovava sul lato destro della casa”. La traduzione di NR è certamente sbagliata: non si trattava di un “piano di mezzo” ovvero di un piano sopra un altro e sotto un altro. Ciò è chiaro dalla fine per v. 8: “Per una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo, e dal piano di mezzo al terzo”. Si tratta quindi di un piano inferiore da cui si accedeva al secondo (il vero piano di mezzo) e da questo al terzo: “Si saliva dal piano inferiore al piano superiore passando per quello di mezzo” (Ez 41:7). Si noti anche, al di là della confusione che fa la traduzione, come si abbiamo tre frasi tradotte in modo esattamente simile: “L'ingresso del piano di mezzo [1] si trovava sul lato destro della casa; per una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo [2], e dal piano di mezzo [3] al terzo”. L’ebraico ha תִּיכֹנָה (tyconàh), “di mezzo”, nei secondi due casi, mentre ha הַצֵּלָע (hatzèla), “la metà”, nel primo caso.
Vediamo ora la sezione di Ez 41:5-11, in cui la parola צלע (tzèla) compare diverse volte. Va detto che questa sezione appare confusa, tanto che Con ritiene, nella traduzione, di dover spostare tra loro alcuni versetti. Comunque, abbiamo evidenziato in carattere rossola parola צלע (tzèla). Nell’interlineare appare la traduzione letterale. Per renderla più comprensibile e per avere un raffronto abbiamo messo anche la versione di ND, questa in carattere blu (le parole in corsivo che vi appaiono sono del traduttore, che evidenzia così le parole aggiunte al testo biblico nella sua traduzione; le parole in grassetto blu sono da noi evidenziate per mostrare come il traduttore ha scelto di tradurre צלע, tzèla). Infine, in carattere fucsia abbiamo messo la nostra traduzione in italiano, ricavata da quella letterale, e in grassetto la spiegazione.
5
וַיָּמָד קִיר־הַבַּיִת שֵׁשׁ אַמֹּות וְרֹחַב הַצֵּלָע אַרְבַּע אַמֹּות סָבִיב ׀ סָבִיב לַבַּיִת סָבִיב
e misurò muro della casa sei cubiti e larghezza della metà quattro cubiti attorno attorno alla casa intorno
Quindi misurò il muro del tempio: sei cubiti; mentre la larghezza di ogni camera laterale tutt'intorno al tempio era di quattro cubiti.
Misurò il muro della Casa (sei cubiti) e la larghezza (quattro cubiti) della metà tutt’intorno, attorno alla casa.
Tutt’intorno al Tempio c’era una zona la cui lunghezza era data – partendo dal muro del Tempio verso l’esterno - da: 6 cubiti di muro (v. 5) + 4 cubiti di larghezza delle celle laterali (v. 5) + 5 cubiti di spazio esterno accanto alle celle laterali (vv. 9,11) + 5 cubiti della larghezza del muro esterno (v. 9) = 20 cubiti. La metà di 20 è 10, per cui il v. 9 intende dire che questa metà era costituita dal muro (6 cubiti) e dalla larghezza delle celle (4 cubiti).
6
וְהַצְּלָעֹותצֵלָע אֶל־צֵלָע שָׁלֹושׁ וּשְׁלֹשִׁים פְּעָמִים וּבָאֹות בַּקִּיר אֲשֶׁר־לַבַּיִת לַצְּלָעֹות סָבִיב ׀ סָבִיב לִהְיֹות אֲחוּזִים וְלֹא־יִהְיוּ אֲחוּזִים בְּקִיר הַבָּיִת׃
e le metà metà sopra-metà tre e trenta volte e andanti nel muro che-alla casa alle metà attorno attorno essenti
Le camere laterali erano a tre piani, una sopra l'altra, trenta camere per piano; esse si appoggiavano a sporgenze del muro del tempio, fatte tutt'intorno per le camere laterali;
rientranze e non-erano rientranze in muro della casa
così erano attaccate ma non appoggiate sul muro del tempio.
E le metà della metà sopra la metà erano tre, trenta volte, e s’appoggiavano al muro tutt’intorno alle metà della Casa.
“Sopra la metà”: si tratta della metà del v. 5. larga 10 cubiti. “Sopra” questa metà vi erano “le metà delle metà”, larghe quindi 5 cubiti, costituite dalle 30 celle. Al piano inferiore erano larghe, come si è visto, 4 cubiti; ma ai due piani superiori queste celle erano larghe 5 cubiti: il v. 7 spiega che per il fatto che le celle erano addossate a delle rientranze del muro del Tempio (v. 6), le camere superiori erano più larghe per il diminuito spessore del muro. 1Re 6:5,6 spiega: “Egli costruì, a ridosso del muro della casa, tutto intorno, dei piani che circondavano i muri della casa, cioè del luogo santo e del luogo santissimo; e fece delle camere laterali, tutto intorno. Il piano inferiore era largo cinque cubiti; quello di mezzo sei cubiti, e il terzo sette cubiti; perché egli aveva fatto delle sporgenze intorno ai muri esterni della casa, affinché le travi non fossero incastrate nei muri della casa”. Si tenga presente che in 1Re si tratta del Tempio reale costruito da Salomone, mentre quello di Ez 41 è il nuovo Tempio visto in visone; inoltre, il cubito usato nella visione di Ezechiele era più lungo. - Ez 40:5.
7
וְרָחֲבָה וְנָסְבָה לְמַעְלָה לְמַעְלָה לַצְּלָעֹות כִּי מוּסַב־הַבַּיִת לְמַעְלָה לְמַעְלָה סָבִיב ׀ סָבִיב לַבַּיִת עַל־כֵּן רֹחַב־לַבַּיִת לְמָעְלָה וְכֵן הַתַּחְתֹּונָה יַעֲלֶה עַל־הָעֶלְיֹונָה לַתִּיכֹונָה׃
e aprente e girante verso salita verso metà perché passaggio-della casa verso salita verso salita attorno attorno alla casa su-così larghezza-verso casa
L'ampiezza delle camere laterali aumentava man mano che si saliva da un piano all'altro, perché le sporgenze del muro del tempio salivano come gradini tutt'intorno al tempio; perciò l'ampiezza della struttura del tempio aumentava man mano che
verso salita e così l’inferiore saliva verso-la superiore verso mediana
si saliva dal piano inferiore al superiore passando per quello di mezzo.
La larghezza [delle celle] della metà, che s’apriva e girava attorno, aumentava man mano che si saliva perché [v’era] un passaggio nella Casa per salire di sopra, dal piano terreno al terzo attraverso il mediano.
Qui è spiegato come la larghezza delle celle aumentasse man mano che si saliva fino al piano più alto. La “metà” è quella del v. 5.
8
וְרָאִיתִי לַבַּיִת גֹּבַהּ סָבִיב ׀ סָבִיב מִיסָדֹות מוּסְדֹות הַצְּלָעֹות מְלֹו הַקָּנֶה שֵׁשׁ אַמֹּות אַצִּילָה׃
e vidi verso casa altezza attorno attorno fondanti fondamenti le metà pieno la canna sei cubiti basamento
Vidi pure tutt'intorno al tempio un'elevazione; le fondamenta delle camere laterali erano di un'intera canna di sei cubiti.
Vidi tutt’intorno alla Casa un soppalco e il basamento delle fondamenta delle metà [erano] di una canna esatta di sei cubiti.
Si tratta sempre delle “metà” del versetto precedente.
9
רֹחַב הַקִּיר אֲשֶׁר־לַצֵּלָע אֶל־הַחוּץ חָמֵשׁ אַמֹּות וַאֲשֶׁר מֻנָּח בֵּית צְלָעֹות אֲשֶׁר לַבָּיִת׃
larghezza del muro che-verso metà sopra-l’esterno cinque cubiti e che spazio libero casa metà che verso casa
La larghezza del muro esterno delle camere laterali era di cinque cubiti; lo spazio lasciato libero tra le camere laterali che appartenevano al tempio
La larghezza del muro esterno della metà [era] di cinque cubiti, come lo spazio libero della Casa che [appartiene] alla Casa.
Si parla sempre della metà dei versetti precedenti; il suo muro esterno misurava 5 cubiti e, oltre quel muro, vi era uno spazio libero largo altri 5 cubiti.
10
וּבֵין הַלְּשָׁכֹות רֹחַב עֶשְׂרִים אַמָּה סָבִיב לַבַּיִת סָבִיב ׀ סָבִיב׃
e notai le camere larghezza venti cubito attorno alla casa attorno attorno
e le camere esterne era di venti cubiti tutt'intorno al tempio.
Notai tutt’intorno, attorno alle celle, una larghezza di venti cubiti.
Oltre allo spazio libero descritto al versetto precedente, c’era un altro spazio libero largo 20 cubiti che girava tutto intorno al Tempio (quando si dice tutt’intorno, è sempre a esclusione del lato d’ingresso al Tempio).
11
וּפֶתַח הַצֵּלָע לַמֻּנָּח פֶּתַח אֶחָד דֶּרֶךְ הַצָּפֹון וּפֶתַח אֶחָד לַדָּרֹום וְרֹחַב מְקֹום הַמֻּנָּח חָמֵשׁ אַמֹּות סָבִיב ׀ סָבִיב׃
e entrata della metà verso spazio libero entrata una cammino il nord e entrata una verso sud e larghezza luogo lo spazio libero cinque cubiti attorno attorno
Le porte delle camere laterali davano sullo spazio libero: una porta verso nord e una porta verso sud; la larghezza dello spazio libero era di cinque cubiti tutt'intorno.
[L’]entrata della metà che dava nello spazio libero era [costituita da] un passaggio per una entrata a nord e [da un altro] per una entrata a sud; la larghezza dello spazio libero tutt’intorno era di cinque cubiti.
Sono menzionati gli accessi esterni alla “metà” di cui si parla precedentemente. Lo spazio libero, largo 5 cubiti, è quello che si trova tra il muro esterno e l’altro spazio libero largo 20 cubiti.
Ricordiamo che il testo di questa sezione è assai confuso nell’originale ebraico.
L’ultima volta che la parola צלע (tzèla) compare in Ez, è in 41:26: “C'erano delle finestre a grate e delle palme, da ogni lato, alle pareti laterali del vestibolo, alle camere laterali della casa e alle tettoie”. Il lettore difficilmente può sospettare che qui appaia nel testo ebraico la parola צלע (tzèla), tanto più che tale parola fu tradotta la prima volta (in Gn 2:21,22) con “costola”. Le “camere laterali” sarebbero la traduzione di צַלְעֹות (tzalòt), il plurale di צלע (tzèla). Conformemente al senso di “metà” che abbiamo sempre dato a questa parola, noi leggiamo qui: “E c’erano finestre con grate e [figure] di palme di qua e di là lungo i lati del portico e le camere, a metà della casa, e le tettoie”.
וְחַלֹּונִים אֲטֻמֹות וְתִמֹרִים מִפֹּו וּמִפֹּו אֶל־כִּתְפֹות הָאוּלָם וְצַלְעֹות הַבַּיִת וְהָעֻבִּים
E aperture finestre con grate e palme da dattero di qua e di qua sopra-muri le sale e metà la casa e tettoie
[C’erano] finestre con grate e palme da dattero di qua e di là, ai muri delle sale alla metà della Casa e alle tettoie.
Che vuol dire “muri delle sale a metà della Casa [= Tempio]”? Su questo fa luce Ez 40:16: “E c’erano finestre a strombatura per le camere della guardia e per le loro colonne laterali verso l’interno della porta tutt’intorno, e così era per i portici. E le finestre erano tutt’intorno verso l’interno, e sulle colonne laterali c’erano figure di palme” (TNM). Le finestre non davano sull’esterno, ma erano alla metà, ovvero davano verso l’interno. “A metà della Casa” non significa, ovviamente, in mezzo al Tempio (cosa impossibile), ma alla “metà” di cui parla Ezechiele e che è stata considerata sopra.
In conclusione, i traduttori sono stati davvero curiosi, sbizzarrendosi nel tradurre in modi assai diversi tra loro la parola צלע (tzèla). Man mano, partendo da “costola”, sono ricorsi a “lato”, “tavola”, “pezzo”, “battente”, “di mezzo” e “camera laterale”. Chiunque può comprendere che non è possibile che una parola possa avere così tanti significati diversissimi tra loro.
Qualcuno che sa un po’ di ebraico potrebbe obiettare che la parola “metà” nella lingua della Bibbia si dice חֲצִי (chàtzy). In verità, חֲצִי (chàtzy) significa “mezzo”: “Avvenne che a mezzanotte [בַּחֲצִי הַלַּיְלָה (bachàtzy halàyla), “nel mezzo della notte”]” (Es 12:29, TNM). “La sua lunghezza di due cubiti e mezzo [חֲצִי (chàtzy)] e la sua larghezza di un cubito e mezzo [חֲצִי (chàtzy)] e la sua altezza di un cubito e mezzo [חֲצִי (chàtzy)]”. – Es 25:10, TNM.
Lo stesso significato di “mezzo” si trova in Es 25:10,17,23;26:16;36:21;37:1,6,10. In Es 27:5 si legge: “In modo che la rete raggiunga la metà dell'altezza dell'altare”, ma “la metà” è una scelta del traduttore; l’ebraico ha חֲצִי (chàtzy), “in mezzo”, reso da TNM con “verso il centro [חֲצִי (chàtzy)] dell’altare”. Stessa cosa in Es 38:4. In Nm 15:9 si parla di “mezzo [חֲצִי (chàtzy)] hin d'olio”; stessa cosa riguardo al vino del v. 10 e di 28:14. La “metà della tribù di Manasse” (Nm 32:33) è, per l’esattezza, “mezza [חֲצִי (chàtzy)] tribù di Manasse” (TNM; cfr. Dt 3:13;29:7; Gs 1:12). Così, in Nm 34:13 si parla delle “nove tribù e mezzo [חֲצִי (chàtzy)]” (TNM). In Gs 8:33 si legge in TNM: “Metà d’essi di fronte al monte Gherizim e l’altra metà d’essi di fronte al monte Ebal”; tuttavia, “metà d’essi” è una libera traduzione: il testo parla di “tutto Israele” (v. 33) e l’ebraico ha חֶצְיֹו (chatzìo) ovvero “mezzo d’esso”. Si dirà che mezzo e metà sono la stessa cosa. Vero, ma sono due parole diverse. Anche ‘metà di un hin di olio’ equivale a “mezzo [חֲצִי (chàtzy)] hin d'olio”, ma il testo ebraico ha quest’ultimo. “Il sole stava fermo in mezzo [בַּחֲצִי (bachàtzy), “nel mezzo”] ai cieli” (Gs 10:13, TNM). Così anche in Gs 12:2. E così via.
Appurato che צלע (tzèla) significa “metà”, occorre rileggere Gn 2:21,22 così: “Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che si addormentò; prese metà di lui, e richiuse la carne al posto d'essa. Dio il Signore, con la metà che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo”. Va da sé che il racconto non va letto letteralmente. Dio aveva creato l’uomo “dalla polvere della terra” (Gn 2:7) e non aveva bisogno di effettuare un’improbabile operazione chirurgica per creare la donna. Addentrarsi in questa ipotesi porta solo ad assurdità, come quella di dover spiegare che ne sarebbe stato della metà dell’essere umano rimasto (come, del resto, doversi domandare come mai ci sarebbe stato un essere umano mutilato di una costola).
Il racconto della creazione della donna contiene invece un grande insegnamento. Creando la donna, Dio non la fece separata e distinta dall’uomo formandola dalla polvere della terra, come aveva fatto con Adamo. Dicendo che la fece prendendo la metà (צלע, tzèla) di Adamo, s’intende insegnare che la donna era davvero “come una che gli sta di fronte” (כְּנֶגְדֹּו, keneghedòu – Gn 2:18) ed era, nel contempo, ‘ossa delle sue ossa e carne della sua carne’ (Gn 2:23). Non era sottomessa al maschio; essendo della stessa natura, ne era “metà”.
Ancora oggi si usa parlare della propria moglie come della propria metà. Ciò è conforme non solo al secondo racconto della creazione che abbiamo appena esaminato, ma è conforme anche al primo racconto della creazione: “Dio creò l'uomo [= l’essere umano] a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”. - Gn 1:27.