Ketuvìm (Scritti). La raccolta Ketuvìm (in italiano Scritti; più raramente Agiografi, “scrittori sacri”) è composta da 13 libri sapienziali. Comprende scritti di varie categorie: salmi, libri di saggezza, annali storici. Includono: Salmi, Proverbi, Giobbe, Cantico dei cantici e Lamentazioni; ma includono anche Rut, Ecclesiaste, Ester, Daniele, Esdra, Neemia e Primo e Secondo Cronache. Si noti che Daniele è collocato in questa sezione enon è tra i profeti.
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כתובים (Ketuvìm, Scritti)
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Nome
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Sigla
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Nome ebraico
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Salmi
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Sl
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תהלים
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Tehilìym
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“Lodi”
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Proverbi
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Pr
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משלי
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Mishlè
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“Proverbi”
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Gobbe
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Gb
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איוב
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Iyòv
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“Oggetto di astio”
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Cantico
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Cnt
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שיר השירים
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Shiyr hashiyrìym
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“Canto dei canti”
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Rut
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Rut
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רות
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Rut
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Rut
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Lamentazioni
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Lam
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איכה
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Ekàh
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“Come!”
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Ecclesiaste
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Ec
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קהלת
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Qohèlet
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“Presidente d’assemblea”
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Ester
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Est
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אסתר
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Estèr
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Ester
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Daniele
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Dn
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דניאל
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Daniyèl
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“Dio [è] il mio giudice”
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Esdra
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Esd
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עזרא
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Esràh
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“Aiuto”
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Neemia
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Nee
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נחמיה
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Nechemyàh
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“Yah consola”
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1Cronache
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1Cron
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דברי הימים א
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Divrè haiyamìm àlef
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“Fatti dei giorni 1”
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2Cronache
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2Cron
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דברי הימים ב
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Divrè haiyamìm bet
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“Fatti dei giorni 2”
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La sezione biblica chiamata ketuvìm (“scritti”) raccoglie gli scritti dei saggi, ovvero ciò che l’antica sapienza che ci ha insegnato circa la vita umana. In questa classe di libri si distingue una duplice corrente:
a) Conservativa, tradizionale, fiduciosa, didattica. Comprende i Proverbi, i detti dei consiglieri di Giobbe e alcuni Salmi come il 34, quelli da 12 a 23, il 37, il 127 e 110:10). Questa corrente predomina prima dell’esilio.
b) Radicale, eterodossa, scettica. Coinvolge le parole di Agur (Pr 30:1-4), quanto si dice di Giobbe (l’eroe del poema Giobbe; non i suoi discorsi né quelli dei suoi consiglieri, ma quello che di lui si dice), Qohèlet o Ecclesiaste. Questa corrente predomina con l’esilio e dopo.
I saggi (gli scrittori dei ketuvìm) si rivolgono più all’individuo che a tutto il popolo: “Perché l'uomo conosca la saggezza, l'istruzione e comprenda i detti sensati” (Pr 1:2); “Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento […]” (Pr 3:1). I profeti, invece, si rivolgono al popolo, alla massa. Secondo i saggi Dio è il creatore dell’universo e base necessaria per l’esistenza dell’uomo; l’uomo è colui che capisce e non capisce (piuttosto che uno che sceglie), che accetta o si ribella alle responsabilità avute da Dio. Per i saggi, Dio rimane misterioso, remoto, inaccessibile, e “non ce ne giunge all'orecchio che un breve sussurro” (Gb 26:14). È oscura la traduzione che ne fa TNM: “E qual sussurro di una questione si è udito riguardo a lui!”. Non si comprende il senso di questa traduzione. Il passo biblico intende dire che quello che noi possiamo vedere delle azioni di Dio è solo un “breve sussurro” o come traduce PdS: “soltanto l’eco di una sua impresa”.
Per i saggi l’anello di congiunzione con Dio non è posto tanto nella parola profetica o nel culto, ma nella sapienza che è dono di Dio. Il fine dei saggi è di raggiungere un equilibrio. Loro principio è “il timore del Signore” (Pr 1:7), che denota la fede in Dio e l’accettazione delle sue norme morali. Più che l’atteggiamento devozionale e la partecipazione a certi riti, per i saggi conta un’attitudine intellettuale e morale nei riguardi di Dio.
In Pr 1:29 la “conoscenza” e il “timore di Dio” sono correlativi: “Hanno odiato la conoscenza, e non hanno scelto il timore di Geova [“Yhvh” nel testo ebraico]” (TNM). Appare quindi chiaro che per i saggi ebrei (gli scrittori dei ketuvìm) il “timore di Dio” costituisce la vera “conoscenza”:
“Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio” (Pr 2:1-5, TNM).
L’accento posto sulla sapienza è anche un aspetto relativo al re messianico: “Ho consiglio e saggezza. Io, intendimento; ho potenza” (Pr 8:14, TNM), “Io, la saggezza, sto con l'accorgimento e ho trovato la scienza della riflessione. Il timore del Signore è odiare il male” (Pr 8:12,13). La sapienza, riferita al re messianico, è il saper giudicare rettamente: “Dà dunque al tuo servo un cuore intelligente perché io possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male; perché chi mai potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?”, “La sapienza di Dio era in lui per amministrare la giustizia” (1Re 3:9,28). Secondo Is 11:2 il re messianico avrà anche “consiglio” e “forza”: “Lo Spirito del Signore riposerà su di lui: spirito di saggezza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”. Il “consiglio” e la “forza” costituiscono la sapienza per governare di fatto: “Tu dici che, per fare la guerra, consiglio e forza sono soltanto parole” (2Re 18:20, “In Dio stanno la saggezza e la potenza” (Gb 12:13). Si tratta di conoscenza e di timore di Dio: la sapienza per venerare Dio in modo giusto.