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L'accuratezza della geografia biblica

Prove documentarie
“Ogni volta che c’è sufficiente evidenza documentata per fare una investigazione, le dichiarazioni della Bibbia nel testo originale hanno resistito alla prova . . . Le dichiarazioni . . . geografiche sono più accurate e fidate di quelle consentite da qualsiasi altro documento antico”. - R. D. Wilson, A Scientific Investigation of the Old Testament.
   Le persone che pensano per sentito dire confondono la Scrittura con i miti pagani. Forse neppure sanno che tali miti contrastano con le realtà geografiche. Molte leggende dei popoli antichi riguardano viaggi immaginari nel mondo dei morti. Parlando degli antichi greci: “La terra era concepita come una superficie piatta circondata da un vasto tratto di acqua chiamato Oceano, oltre il quale c’era l’Aldilà, una distesa tetra e desolata costellata di piante oscure e senza frutti”. - A Guide to the Gods.
   Chi visita il Medio Oriente e si reca in Palestina non ha difficoltà ad associare le descrizioni bibliche con i luoghi attuali. Questa fu anche l’esperienza di Napoleone nel 1799 che nelle sue memorie ebbe a scrivere: “Quando ci accampavamo sulle rovine di quelle antiche città, essi [i suoi militari] leggevano ad alta voce le Scritture ogni sera . . . L’analogia e la veridicità delle descrizioni erano straordinarie: dopo così tanti secoli e cambiamenti, coincidono tuttora con l’aspetto di questo paese”.
   “È impossibile non rimanere colpiti dalla costante sintonia fra la storia documentata e la geografia naturale sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento”. - Stanley, Sinai and Palesatine.
   “Anche se l’itinerario preciso [degli israeliti nel deserto] fosse sconosciuto, gli aspetti caratteristici del paese corrispondono così bene alla descrizione che questa riceverebbe comunque molte notevoli conferme. . . . Le sorgenti, i pozzi e i ruscelli che di tanto in tanto s’incontrano collimano con quanto viene detto delle ‘acque’ di Mara, delle ‘sorgenti’ di . . . Elim, del ‘ruscello’ dell’Horeb, del ‘pozzo’ delle figlie di Ietro, con i relativi ‘abbeveratoi’ o cisterne, in Madian. La vegetazione è ancora quella che si desumerebbe dalla storia mosaica”. - A. P. Stanley, Sinai and Palestine, 1885, pagg. 82 e 83.
   “Il primo albero piantato da Abraamo a Beer-Seba era un tamarisco [cfr. Gn 21:33] . . . Seguendo il suo esempio, quattro anni fa nella stessa zona ne abbiamo piantati due milioni. Abraamo aveva ragione. Il tamarisco è uno dei pochi alberi che, come abbiamo riscontrato, cresce rigoglioso al sud dove le precipitazioni annue non raggiungono i 150 mm” (J. Weitz, esperto israeliano di rimboschimento, Reader’s Digest, marzo 1954, pagg. 27 e 30). “Sembra che una volta arrivato a Beersheva il patriarca Abraamo non si sia limitato a piantare un albero qualunque. . . . Scelse un albero la cui ombra è più fresca di quella di altri alberi. Inoltre il [tamarisco] può resistere al calore e a lunghi periodi di siccità spingendo le radici in profondità fino a trovare l’acqua nel sottosuolo. Non sorprende che il [tamarisco] sopravviva tuttora nelle vicinanze di Beersheva”. - N. Hareuveni, Tree and Shrub in Our Biblical Heritage, pag. 24.
   “Si può affermare categoricamente che nessuna scoperta archeologica ha mai smentito un riferimento biblico. Ci sono decine e decine di ritrovamenti archeologici che confermano a grandi linee o nei minimi particolari dichiarazioni storiche contenute nella Bibbia”. - N. Glueck, archeologo.
   Dovrebbe tutto ciò far riflettere coloro che criticano la Bibbia perché ormai è di moda denigrarla e che esprimono giudizi su di essa senza nemmeno averla mai letta.