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L'antropologia della Bibbia - 5a. Lev, cuore

Cuore; emozione; desiderio
לב (lev) - l’essere umano razionale
  
Ricorrono nelle Scritture Ebraiche
nèfesh
755 volte
(non riferito solo all’essere umano)
lev
814
(riferito solo all’essere umano)
   Il termine fondamentale dell’antropologia biblica – lev – viene solitamente tradotto con “cuore”. Nella forma più usata, che è lev (לב), questo vocabolo ricorre 598 volte nelle Scritture Ebraiche; nella forma levàv (לבב) ricorre 252 volte; in aramaico si rinviene una sola volta come lev (לב) e 7 volte come levàv (לבב), sempre in Dn. Complessivamente, dunque, lo si incontra 858 volte. Si tratta del concetto antropologico più usato nella Scrittura. A ciò si aggiunga che esso è usato quasi esclusivamente con riferimento all’essere umano. Mentre basàr in oltre un terzo dei casi indica la carne animale, lev e levàv sono usati solo cinque volte con riferimento all’animale e, in queste, quattro volte in paragone con il cuore umano (2Sam 17:10; Os 7:11; Dn 4:13;5:21). Solo 26 volte si parla del “cuore” di Dio, 11 volte del “cuore” del mare, una volta del “cuore” del cielo e una volta ancora del “cuore” dell’albero. Rimangono quindi 814 passi che parlano esclusivamente del “cuore” umano. Questi passi sono perciò più numerosi di quelli in cui ricorre il termine nèfesh!
    
 
 
 
 
 
   Per prima cosa occorre dire che bisogna fare molta attenzione al fatto che la traduzione “cuore” può indurre in errore. Infatti, il nostro modo attuale di intendere “cuore” è condizionato dalla nostra mentalità occidentale. Il lettore semplice della Bibbia, leggendo in Es 7:13 “che il cuore del faraone si indurì”, può capire che i sentimenti del re egizio si fecero duri tanto che divenne insensibile. Viceversa, lo stesso lettore che ha scarsa conoscenza del modo di esprimersi biblico, leggendo la preghiera di Sl 51:10 – “O Dio, crea in me un cuore puro” -, potrebbe pensare che il salmista stesse chiedendo di avere dei sentimenti puri.
   La parola lev è troppo importante per lasciarla agli equivoci. Questa parola esige che si conduca un esame semantico, tenendo conto dei vari contesti in cui appare.
 
1. – Cuore.
   Per giungere ad una comprensione, che sia dedotta con metodo analitico, del significato complessivo di lev,è necessario prima di tutto individuare quale rilevanza la Bibbia attribuisce a lev sotto l’aspetto puramente fisico.
   Particolarmente interessante è il racconto della morte di Nabal, così come è riferita in 1Sam 25:37,38:
“Avvenne la mattina, quando il vino era stato smaltito da Nabal, che sua moglie gli riferì queste cose. E il suo lev divenne morto dentro di lui, ed egli stesso divenne come una pietra. Dopo ciò passarono circa dieci giorni e quindi Geova [Yhvh, nella Bibbia] colpì Nabal, così che morì”. - TNM*, “cuore”; da qui in avanti questa sigla indicherà che la citazione è tratta da TNM con la sostituzione della parola tradotta (che sarà posta dopo la sigla) con la parola ebraica originale.   
   Le affermazioni che s’incontrano qui lasciano sconcertato il moderno lettore occidentale. Stando a quanto è detto all’inizio, sembrerebbe logico pensare che una volta che il cuore si sia fermato, con la sua rigidità sia sopraggiunta la morte. Ma, al contrario, il lettore viene colto di sorpresa essendo informato che Nabal è sopravvissuto ancora per dieci giorni prima di morire. In pratica, il lev di Nabal muore dieci giorni prima di Nabal.
   È più che evidente – data la schiettezza del racconto – che qui non si ha in mente l’arresto del cuore nel senso della medicina moderna: in questo caso la morte immediata sarebbe una conseguenza inevitabile. Nella Bibbia, invece, non ci sono tracce (né qui né altrove) che facciano pensare ad una connessione delle pulsazioni cardiache con il lev. Piuttosto è detto che Nabal “divenne come una pietra”. Quindi, tenuto conto che Nabal continuò a vivere ancora per dieci giorni in questo stato (“come una pietra”), si può pensare che si trattasse di paralisi. Forse un medico, riconoscendone nel racconto i sintomi, farebbe una diagnosi di apoplessia accompagnata da emorragia cerebrale. In queste condizioni una persona può sopravvivere anche per dieci giorni.
   L’antico scrittore vedeva dunque nel lev l’organo centrale che presiedeva alla capacità motrice del corpo. Al battito del cuore non si dà quindi molta importanza. Del resto, nell’antica anatomia ebraica sono poco conosciuti il cervello, i nervi e i polmoni. Nella nostra attuale anatomia lev corrisponde – stando alle funzioni che gli vengono attribuite – ad alcune parti ben definite del cervello. Lo vedremo meglio quando tratteremo delle funzioni essenziali che l’ebreo biblico attribuiva usualmente al lev.
   Resta da aggiungere, come abbiamo visto, che già 1Sam 25:37 colloca il lev-cuore nel petto, non nella testa. La traduzione fatta da TNM (“dentro di lui”) può essere resa anche “nel petto” (CEI); l’ebraico ha בְּקִרְבֹּו(beqirbù). Ancora più preciso è Os 13:8 quando annuncia la minaccia di Dio a Israele: “Lacererò l’involucro del loro lev” (TNM*, “cuore”). L’”involucro” significa di certo la scatola toracica che racchiude il cuore. In maniera poi inequivocabile 2Re 9:24 circoscrive il posto anatomico del cuore quando la freccia di Ieu colpì “Ieoram fra le braccia, così che la freccia gli trapassò il cuore” (TNM). Talora “cuore” è usato anche al posto di “petto”, come quando si dice che Aaronne porta il “pettorale del giudizio sopra il suo lev”. - Es 28:29, TNM*, “cuore”.
   Un ulteriore contributo all’anatomia del cuore ci viene da Ger 4:19, in cui si parla delle “pareti” del cuore. Il contesto dice che Geremia percepisce rumori di guerra che si avvicinano e che deve annunciare la catastrofe che incombe. Questo è il motivo per cui gli sopravviene un’affezione cardiaca. Solo così si possono intendere le sue parole: “Oh i miei intestini, i miei intestini! Sento penosi dolori nelle pareti del mio cuore. Il mio cuore è tumultuoso dentro di me” (TNM). Chiaramente qui un dolore violento o di una pressione nella regione cardiaca provoca un senso opprimente di angoscia. Proprio così in patologia vengono descritti i sintomi della angina pectoris.
   Non si deve pensare che la Bibbia si dilunghi nel parlare dell’anatomia del cuore. Anzi si rimane stupiti che in più di 800 passi che riguardano il cuore si parli della sua anatomia in pochi passi.
   Anche per quanto riguarda la fisiologia del cuore non troviamo granché nella Bibbia. Quel poco che c’è lo abbiamo visto, ed è in connessione con delle disfunzioni.
   Geremia ancora una volta geme sotto l’assalto della parola di Dio: “Il mio cuore si è rotto dentro di me” (Ger 23:9, TNM). Il vero profeta, a differenza del falso profeta, deve mettere in gioco la propria salute: “Una mestizia che è senza rimedio è sorta in me. Il mio cuore è malato”. - Ibidem 8:18, TNM.
   Nei casi di eccessivo affaticamento e di esaurimento, dar da mangiare un boccone di pane ad un viandante e ridargli così le forze, si dice nel linguaggio ebraico della Scrittura non ‘ristorare il cuore’, come traduce TNM in Gn 18:5, ma “sostenere il cuore”. Non si tratta di far star bene un ospite in senso occidentale. Si tratta, nel senso pratico degli ebrei, di ridargli le forze. L’ebraico ha, infattiסַעֲדוּ לִבְּכֶם  (saadù livchèm): “sostenete il vostro cuore”. Come in Gdc 19:5,8. In At 14:17 l’ebreo Paolo dice ad alcuni pagani: “[Dio] ha fatto del bene, dandovi piogge dal cielo e stagioni fruttifere, riempiendo i vostri cuori di cibo e allegrezza” (TNM). L’ebreo Giacomo dice ai ricchi: “Avete ingrassato i vostri cuori” (Gc 5:5, TNM). L’ebreo Yeshùa dice in Lc 21:34: “Prestate attenzione a voi stessi affinché i vostri cuori non siano aggravati dalla crapula nel mangiare e nel bere” (TNM). Il cuore in senso semita (e, quindi, biblico) è diverso dal cuore inteso all’occidentale.
   Al cuore l’ebreo pensa sempre come ad un organo inaccessibile, nascosto nella parte più intima del corpo. Solo così è possibile comprendere il significato simbolico dell’espressione che troviamo in Pr 30:18,19. La citiamo prima in una buona traduzione:
“Ci sono tre cose per me troppo meravigliose;
anzi quattro, che io non capisco:
la traccia dell'aquila nell'aria,
la traccia del serpente sulla roccia,
la traccia della nave in mezzo al mare,
la traccia dell'uomo nella giovane”. - NR.
   “La traccia della nave in mezzo al mare” è letteralmente la traccia o scia “della nave nel cuore del mare” (TNM). Cosa vuol dire? In questo brano si fa menzione di quattro sentieri che non sono stati aperti prima e che quindi non possono essere anticipatamente conosciuti. L’aquila percorre un sentiero aereo che non conosce ancora. Il serpente passa su rocce che ancora non sa. Un uomo penetra una ragazza che non ha ancora conosciuto intimamente. Il “cuore del mare” è quindi l’alto mare, il mare ancora inesplorato e libero. Questo significato si ha in altri passi:
Passo
“Cuore del mare”: l’alto mare
Pr 23:34
“Diverrai come uno che giace nel cuore del mare”.
Si tratta l’ubriaco che non sa più dove si trova, come se fosse in alto mare.
Ez 27:4
“I tuoi territori sono nel cuore dei mari”.
Si parla della grandiosità di Tiro, i cui territori sono perfino in alto mare.
Ez 27:25-27
“Divieni molto gloriosa nel cuore del mare aperto . . . [il] vento orientale ti ha fiaccato nel cuore del mare aperto . . . [le tue merci e i tuoi marinai] cadranno nel cuore del mare aperto”
Ez 28:2
“Il tuo cuore si è insuperbito, e continui a dire: ‘Io sono un dio. Mi sono seduto nel posto di dio, nel cuore del mare aperto’”.
   A differenza della navigazione costiera, le cui rotte sono sicure per via della riva che rimane visibile, un viaggio in mare aperto conduce verso l’ignoto. Quando Giona dice: “Tu mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare” (Gna 2:4), si fa ancora più precisamente riferimento alla profondità impenetrabile dell’alto mare.
   Analogamente, il “cuore del cielo” indica la sua altezza inaccessibile all’uomo. Con queste parole Mosè, in Dt 4:11, ricorda la sua esperienza dell’Horeb: “Il monte ardeva con fuoco fino in mezzo al cielo” (TNM); “in mezzo al cielo” traduce l’ebraico עַד־לֵב הַשָּׁמַיִם  (ad-lev hashamàym), “fino a cuore del cielo”.
   Secondo 2Sam 18:14 Absalom pende “nel cuore del grosso albero” (TNM), cioè nell’oscuro e più intricato groviglio di rami. L’accadico libbu può indicare il cono formato dai rami.
   Il termine lev-cuore sta dunque in tutti questi casi ad indicare ciò che non è accessibile e sconosciuto. Questo modo di vedere, che prende motivo dalla collocazione anatomica del cuore, sta alla base di un gran numero di enunciazioni che riguardano l’essere umano.
   Nella narrazione dell’unzione di Davide in 1Sam 16:7 è detto che Dio alla vista del figlio più anziano di Isai che sta venendo avanti mette in guardia Samuele: “Non badare al suo aspetto né alla sua statura, perché io l'ho scartato; infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell'uomo: l'uomo guarda all'apparenza, ma il Signore guarda al cuore”.
   Il lev-cuore dunque sta in contrapposizione a ciò che appare esteriormente. Sebbene esso rimanga del tutto nascosto all’uomo, le decisioni vitali vengono prese proprio qui. Pr 24:12 pone il lev come luogo di pensieri non conosciuti, in contrapposizione alle parole che vengono esteriormente percepite: “Se dici: ‘Ma noi non ne sapevamo nulla!...’. Colui che pesa i cuori non lo vede forse?” Solo davanti a Dio ciò che è nascosto allo sguardo umano non può rimanere coperto: “Il soggiorno dei morti e l'abisso stanno davanti al Signore; quanto più i cuori dei figli degli uomini!”.
“Egli conosce i pensieri più nascosti”;
“Egli è consapevole dei segreti del cuore”.
Sl 44:21, TNM.
   Tutti questi testi biblici, pur presupponendo un’immagine precisa dell’organo fisico (il muscolo cardiaco, diremmo noi), esplicitano tuttavia – ad eccezione della sola narrazione circa Nabal – un’ottica che va al di là del puro dato anatomico e delle funzioni fisiologiche. Le attività essenziali del cuore umano, secondo la Bibbia sono di tipo spirituale. Ora vedremo quali atti che vengono attribuiti al lev-cuore.
 
2. Emozione.
   Le attribuzioni caratteristiche del cuore, nella prospettiva ebraica riguardano anzitutto la sfera emotiva e della sensibilità. Questa sfera corrisponde a ciò che noi riferiamo al sentimento e ai livelli irrazionali (dettati dall’emozione, non dalla ragione) dell’uomo.
   Per comprenderlo occorre partire dalla situazione di eccitamento in cui viene a trovarsi il cuore malato. In Sl 25:17 un uomo sofferente prega così: “Le angosce del mio cuore sono aumentate; liberami dalle mie angustie”. La prima frase dice letteralmente: צָרֹות לְבָבִי הִרְחִיבוּ (tzaròt levavì hirchìvu ), “strettezze al cuore di me allarga!”. Anche in questo caso si uniscono dolori cardiaci e sentimenti di angoscia. Già in Sl 119:32 il discorso sul dilatarsi del cuore, cioè sulla liberazione dai crampi, lascia in secondo piano l’aspetto di una guarigione che sia solo corporea: “Io correrò per la via dei tuoi comandamenti, perché mi hai allargato il cuore”, che – in maniera sintetica – qui significa: Tu mi liberi. Un cuore disteso giova alla salute: “Un cuore calmo è la vita del corpo” (Pr 14:30). Lev significa qui la struttura del carattere, l’umore della persona, il suo temperamento. In questo senso Pr 23:17 ammonisce: “Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma perseveri sempre nel timore del Signore”. Il cuore che invidia i peccatori è qui l’uomo stesso, nella misura in cui reagisce emozionalmente e si agita.
   Oltre a ciò, il lev è anche la sede di altre disposizioni d’animo, come la gioia e il dolore. In tal senso si parla dello star bene del cuore o di un malessere del cuore a seconda che esso sia di buon umore (Gdc 18:20;19:6,9; Dt 28:47; Pr 15:15) o sia invece scontento (Dt 15:10). Anna è avvilita a causa della sua sterilità, e in un primo momento il suo “cuore si sente male” (1Sam 1:8, TNM); ma dopo la nascita di Samuele è piena di gioia e dice: “Il mio cuore esulta”. - 1Sam 2:1, TNM.
   Il lev-cuore è anche la sede dell’ilarità causata dal vino, perché è il “vino che fa rallegrare il cuore dell’uomo” (Sl 104:15, TNM). Anche il coraggio e l’angoscia si risolvono in determinate affezioni del cuore. Se l’animo cede, ‘il cuore trema come il tremolio degli alberi della foresta a causa del vento’ (Is 7:2, TNM), “viene meno il cuore” (Dt 20:8, TNM), il ‘cuore diviene come la cera’ (Sl 22:15, TNM), ‘il cuore si strugge e diventa come acqua. - (Gs 7:5.
   Se l’angoscia gli piomba addosso, l’ebreo dice che il suo ‘cuore lo lascia’ o lo abbandona (Sl 40:13, TNM), che il ‘cuore gli viene meno’ (Gn 42:28, TNM), che ‘cade il cuore dentro di lui’. - 1Sam 17:32, TNM.
   Questi passi mostrano quanto poco si faccia riferimento all’organo fisico in quanto tale e come lev assuma il significato preciso di animo. “L’uomo valoroso il cui cuore è come il cuore del leone” (2Sam 17:10, TNM) è la persona che ha un animo forte, la forza d’animo. L’augurio di Sl 27:14 – “Sia forte il tuo cuore” (TNM) – significa farsi coraggio.
     Si noti la differenza, dovuta a ragioni diverse, della spossatezza descritta nei due seguenti passi:
I figli di Giacobbe riferiscono al loro padre che Giuseppe è ancora vivo, “ma il suo cuore si intorpidì, perché non credette loro”. – Gn 45:26, TNM.
Spossatezza che si accompagna ad un profondo avvilimento
“Il mio proprio cuore ha palpitato gravemente, la mia potenza mi ha lasciato” (Sl 38:10, TNM; cfr.: “Di notte la mia medesima mano è stata tesa e non si è intorpidita”. – Sl 77:2, TNM).
Spossatezza dovuta ad una mano alzata in preghiera
 
3. Desiderio.
   Analogamente a nèfesh, anche per lev si può parlare di un desiderare. Il Sl 21:2 rivolge a Dio queste parole circa il re: “Tu gli hai dato il desiderio del suo lev, e non hai trattenuto la richiesta delle sue labbra” (TNM*, “cuore”). Se qui il lev è menzionato accanto alle labbra, significa che ci si riferisce certamente ai desideri interiori, più segreti. Allo stesso modo, Pr 6:25 pensa alla brama nascosta per la donna del vicino: “Non desiderare nel tuo lev la sua bellezza” (TNM*, “cuore”). La tensione di un lev troppo bramoso non va protratta: “L’aspettazione differita fa ammalare il lev, ma la cosa desiderata è un albero di vita quando realmente viene”. - Pr 13:12, TNM*, “cuore”.
   In un brano ricco di forza, Giobbe fa espiazione e contesta che il proprio lev sia andato dietro ai suoi occhi ovvero che i suoi desideri segreti si siano lasciati influenzare da ciò che gli cadeva sotto’occhio: “Il mio cuore è andato dietro ai miei occhi . . . qualche sozzura mi si è attaccata alle mani” (Gb 31:7). Il lev indica qui il desiderio nascosto. Più avanti dice: “Il mio cuore si è lasciato sedurre da una donna”. - V. 9.
   Nm 15:39 parla delle nappe che pendono dagli orli dei vestiti, che per gli israeliti devono avere questo significato:
“Questa nappa vi ornerà la veste, e quando la guarderete, vi ricorderete di tutti i comandamenti del Signore per metterli in pratica; non andrete vagando dietro ai desideri del vostro cuore e dei vostri occhi che vi trascinano all'infedeltà”.
   Qui le seduzioni e le immaginazioni segrete (del lev) sono messe accanto alle seduzioni visibili.
   La petulanza è detta in Is 9:8גֹדֶל לֵבָב  (gòdel levàv), “grandezza di cuore”; “insolenza di cuore” per TNM che la pone al v. 9.
   Quest’uso linguistico deve essere tenuto presente come sfondo per comprendere l’unico passo delle Scritture Greche in cui si parla del cuore di Yeshùa:
“Io sono mansueto e umile di cuore”. – Mt 11:29.
   Abbiamo visto diversi aspetti di lev. Espressioni di pace, di affanno, di desiderio, di coraggio, di angoscia, di alterigia sono collegati al lev. Ma cosa sta dietro tutte queste espressioni? Cosa è specifico del lev, del “cuore” in senso biblico?