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L'ispirazione dai primi discepoli al Concilio di Trento - L'importanza - 2

Lo spirito santo è l'autore della Scrittura
La Sacra Scrittura non contiene errori
   6. Lo Spirito Santo è l'autore delle Scritture
   Per i padri della chiesa, la Sacra Scrittura aveva tanto valore spirituale perché con essa parla Dio che ne è l'autore. Può essere interessante, ma anche utile per noi sentire il loro parere in questa materia:
   Clemente Romano. “Voi avete guardato attentamente le Scritture che sono vere e sono state date per mezzo dello Spirito Santo. Voi sapete che nulla vi si trova d’ingiusto o di malvagio”. - Clemente, 1 Ad Corinth. 45,2. 
   Giustino. “Non le dicevano [queste parole] delle persone ispirate, bensì lo stesso Verbo divino che le muoveva”. - Giustino, 1 Apologia 36 PG 6, 385.
   Origène (2° secolo). “Colui che narra le cose da noi lette non è un fanciullo, né un uomo pari a noi, ma, come ritiene la tradizione dei nostri avi, è lo Spirito Santo che le racconta. Consta infatti che esse furono pronunciate dallo Spirito Santo (ea per Spiritum Sanctum dicta) ed è quindi conveniente che si debbano stimare secondo la dignità, anzi secondo la maestà di chi parla”. - Origène, in Num. Hom 26,3 PG 12,774.
   Cirillo di Gerusalemme. “Chi altri conosce le profondità di Dio se non lo Spirito Santo, che pronunciò le divine Scritture? . . . Perché vai rimuginando ciò che nemmeno lo Spirito Santo scrisse nelle Scritture? Lo Spirito in persona pronunciò le Scritture . . . Ripetiamo quindi quanto egli disse, ma quanto non disse, non azzardiamoci ad affermarlo”. Cirillo di Gerusalemme, Catech. 16 PG 33, 920.
   Giovanni Crisostomo rimprovera i credenti grossolani che saltano le parole, le cifre e i cataloghi delle Sacre Scritture quasi fossero privi d’importanza. Non vi è nulla d’insignificante nella Sacra Scrittura. “Ci sono quelli che quando incontrano delle liste di nomi subito passano oltre e a chi li riprende rispondono: Sono soltanto nomi . . . Non hanno alcuna importanza. Ma che dici? Dio parla e tu osi dire: Non hanno importanza? Non tralasciare alcuna espressione per quanto breve, neppure una sillaba di quanto si legge nella Scrittura divina. Perché non sono semplicemente delle parole, bensì sono parole dello Spirito Santo e perciò anche in una sillaba si può scoprire un immenso tesoro”. - Crisostomo, in Ge. hom. 15, 1 PG.
   Teofilo d'Antiochia. “Mosè . . . o meglio la Parola di Dio si esprimeva per mezzo suo”. - Teofilo Antiocheno, Contra Antholicum 9 PG 6, 1065.
   Clemente Alessandrino. “Il Signore in persona parla per mezzo di Isaia, di Elia, per bocca dei suoi profeti”. - Clemente Alessandrino, Adhortatio pag. 1 PG 8,64.
   Anche i concili ecclesiastici non fecero altro che sancire la medesima dottrina: “Dio è autore dei libri dei due Testamenti” (Concilio di Cartagine 4°; cfr. Ench. Bibl. 8,27, ripetuti anche in seguito nel Concilio di Lione nel simbolo proposto ai greci: “Uno solo è l'autore del Nuovo e dell'Antico Testamento cioè della Legge, dei profeti e degli apostoli e questi non è altro che il Signore onnipotente”. - Cfr. S. Muñoz Iglesias, Doctrina Pointificia I, Documentos Biblicos, Madrid 1955, pagg. 1-13 e pagg. 153-165, dall'originale latino o greco con traduzione in spagnolo e una breve introduzione per ogni documento.
  7. Le Sacre Scritture non contengono errori
   Se nella Bibbia è lo spirito santo di Dio che parla, ne segue che egli non ci può ingannare; perciò le Scritture sono prive di errori. Nella Bibbia non vi può essere contraddizione alcuna. Così affermava nel 2° secolo l'apologeta Giustino (morto nel 165): “Io non ho affatto l'audacia di pensare o di dire che le Scritture sante si contraddicono tra loro: Se si adduce qualche testo che in apparenza sembra sostenere il contrario, io sono convinto e completamente persuaso che nessun passo della Scrittura può essere in contrasto con un altro. Penserei piuttosto di non sapere comprendere ciò che sta scritto e cercherei di far accettare la mia convinzione a coloro che vi sospettano una contraddizione”. - Giustino, Contra Tryph. 65 PG 6,625.
   Ireneo (morto nel 202 circa). “Le Sacre Scritture sono perfette, perché pronunciate dal Verbo di Dio e dal Suo Spirito. Esse concordano tra loro armonicamente”. - Ireneo, Adversus Haereses 2, 28 2 e 3 PG 7,805.
   Secondo Ippolito (morto dopo il 235) “la Sacra Scrittura non ci inganna mai” (in Dn 1,28, edizioni Bonwetsch, pag. 41), perché “lo Spirito Santo non può ingannare i profeti che sono i suoi servitori” (Ibidem 4,6 pag. 198). Essa quindi non può venire corretta, per cui contro gli eretici, che vorrebbero modificarla, Ippolito così affermava: “O non credono che le Sacre Scritture siano state pronunciate dallo Spirito Santo e in tal caso sono increduli; o si stimano più saggi dello Spirito Santo, e in tal caso non sono che degli invasati dal demone”. - Ippolito, Contra Artemone [è suo?] presso Eusebio, Historia Eccl. 5,28 18 PG 20,517.
   Per Origène è impossibile che vi siano errori nella Sacra Scrittura (Origène, in Mat 16,12 PG 13,1410), poiché la Sapienza di Dio vi è diffusa dovunque anche nelle più piccole lettere (Origène, in Ps 1,4 PG 12,1081).
Perciò nella Scrittura “nulla vi è di superfluo” (Origène, in Jeremiam 39 PG 13,544).“Quando vedrai che qualcuno, mosso dai propri ragionamenti, oserà contraddire la divina Scrittura, trattalo come un pazzo”. - Origène, in Ge 1, hom. 10,6.
   Gregorio Nazianzieno. “Noi scopriamo l'accuratezza dello Spirito Santo anche da ciascun accento e da ciascuna lettera” (Gregorio Nazianzieno, Orat. Apol. 2,104 PG 25,503; cfr. Gregorio Nisseno, Contra Eunomium 7 PG 45,742).Eusebio di Cesarea (morto nel 340) non vuole nemmeno che si cambi in Achis il nome errato di Abimelec, perché, scrive: “Io reputo audacia temeraria quella di voler imputare un errore alla Sacra Scrittura” (Eusebio di Cesarea, in Ps 33,1 - ebr. Sl. 34,1 - PG 23,289). I passi in questione sono i seguenti:
1Sam 21:
10
“Davide si levò e continuò a fuggire quel giorno a causa di Saul, e alla fine giunse da Achis re di Gat”.
12
Davide prendeva a cuore queste parole, ed ebbe molto timore a causa di Achis re di Gat”.
14
Infine Achis disse ai suoi servitori: […]”.
(TNM)
   Come si vede, si tratta di “Achis”. Eusebio allude a una discordanza con Sl 34:1. Maqui Eusebio dimentica che i trascrittori possono errare e che i titoli dei salmi non sono ispirati in quanto aggiunti tardivamente. Infatti, CEI ha:
Salmo 33:1 Di Davide, quando si finse pazzo in presenza di Abimelech e, da lui scacciato, se ne andò.
 
Alef
Salmo 33:2 Benedirò il Signore in ogni tempo.
     Si tratta però del titolo del salmo, aggiunto più tardi da un trascrittore, quindi non originale. Infatti, ad esempio, TNM non lo ha:
א [´Àlef]
Salmo 34*  1Di sicuro benedirò Geova in ogni tempo.

*L’apparente discrepanza tra CEI che numera il Salmo col n. 33 e TNM che lo numera col n. 34 è dovuto al fatto che la numerazione dei 150 salmi che compongono il libro di Salmi  è diversa nei manoscritti. Sebbene l’ordine e la successione siano identici per tutti, la numerazione cambia. I Salmi 9 e 10 come pure il 114 e 115 del Testo Masoretico sono uniti in uno solo nella LXX greca e nella Volgata, mentre vengono spartiti in due i Salmi 116 e 147 del Testo Masoretico (per la tabella comparativa vedere l’appendice alla fine di questo capitolo).

   Il corpo dirigente dei Testimoni di Geova pare accettare i titoli dei Salmi come ispirati: “Evidentemente il nome Abimelec che compare nella soprascritta del Salmo 34 va considerato come un titolo riferito al re Achis” (Perspicacia nello Studio delle Scritture, Vol. 2, pag. 857). Pare qui che si faccia lo stesso errore di Eusebio di Cesarea, ma con un’aggravante. Eusebio – ignorando che le soprascritte dei Salmi erano un’aggiunta posteriore – le riteneva parti del testo e, pur vedendo una discrepanza tra testo biblico e soprascritta (aggiunta), non osò toccarla. Gli editori statunitensi vanno oltre e pretendono di dare perfino una spiegazione: sostengono che il nome errato di Abimelec “va considerato come un titolo riferito al re Achis” (Ibidem). Ma non sarebbe alquanto strano che un nome proprio di qualcuno diventi un titolo per qualcun altro? Strana, poi, la loro numerazione dei versetti: se la soprascritta è parte del testo, come mai è messa al versetto 0?
   Va ricordato che la suddivisione della Bibbia in capitoli e versetti non fu fatta dagli scrittori originali. La suddivisione avvenne secoli dopo. I masoreti, eruditi ebrei, divisero le Scritture Ebraiche in versetti. Quindi nel 13° secolo E. V. si aggiunsero le divisioni in capitoli. La suddivisione della Bibbia in capitoli e versetti (1.189 capitoli e oltre 31.000 versetti) non è opera degli scrittori originari, ma è un’aggiunta (certo molto utile) fatta secoli dopo. La prima Bibbia completa con l’attuale divisione in capitoli e versetti fu la Bibbia in francese pubblicata da Robert Estienne nel 1553.
   Per il vescovo di Costantinopoli, Crisostomo (morto nel 407), la Scrittura non può contenere alcuna menzogna: “Nessuno osi dire che la storia biblica sia menzognera”. - Crisostomo, in Act. Apost. hom. 22,1 PG 60,171.
   Girolamo (morto nel 420) amava la Scrittura e vi consacrò tutta la vita traducendola in latino, la lingua del suo tempo, perché fosse più comprensibile al popolo. A chi lo accusava di correggere i vangeli diceva: “Non sono tanto stupido da ritenere degne di correzione le parole del Signore, ovvero che qualcosa non sia divinamente ispirata, ma ho voluto solo ricondurre i codici latini (corretti) agli originali greci dai quali sono stati tradotti” (Girolamo, Ad Marcellam ep. 27,1). “Non è lecito affermare che la Scrittura contenga una menzogna” (Girolamo, in Neh. 1,9 PL 25,1238). Siccome Dio fu il suo ispiratore, ne deriva che “quanto leggiamo nell'Antico Testamento lo ritroviamo anche nel Nuovo, senza che vi sia alcuna discordanza o diversità” (Ep. 15, 7). “Nelle Scritture divine tutte le parole, le sillabe, gli accenti, i punti sono densi di significato” (Girolamo, In Ephes. 5,6 PL 26,481). Anche la lettera a Filemone non ha nulla di banale, ma presenta delle magnifiche lezioni familiari. - Girolamo, in Philem Prol. 26, 602.
   Agostino (morto nel 430). Per il vescovo di Ippona, che tanto esalta la Scrittura sopra le stesse decisioni conciliari, gli scritti sacri non possono contenere alcun errore: “Non vi può essere alcuna falsità nei vangeli, non solo dovuta a menzogna, ma nemmeno a dimenticanza” (Agostino, De Consensu evangelistarum 2,12,29 PL  34, 1091). “Non è facile dire: l'autore di questo libro non è veritiero, bisogna [in caso di apparente errore] ripetere che il codice è errato, o che sbagliò, l'interprete o che tu non capisci” (Agostino, Contra Faustum 11,5 PL  42,249). “Ti confesso [scrive a Girolamo] che . . . ai libri della Scrittura ho imparato a tributare una riverenza e un rispetto tale da credere fermissimamente che nessuno dei loro autori abbia errato, qualunque cosa abbia scritto. Qualora m’imbattessi in qualcosa che sembra contrario alla verità, non avrei il minimo dubbio a dire che ciò dipende o dal codice difettoso o dal traduttore che ha interpretato male ciò che fu scritto, o che la mia mente non è arrivata a capire, anziché ammettere che la parola di Dio erri”. - Agostino, Ep. 82 1-3 PL 33, 277.
   Loisy confessa chiaramente: “Se partiamo dai dati della tradizione, non v'è posto per alcun errore nella Bibbia”. - Loisy, Etudes Bibliques, Paris 1903, pag 145.
   Analogie esplicative. È noto che le analogie precedono la riflessione filosofica e teologica. Anche i cosiddetti “padri”, prima di accingersi a chiarire il concetto d’ispirazione, hanno descritto tale fenomeno mediante analogie e paragoni. 
1.       I profeti furono strumenti di Dio nel parlare. Lo strumento è variamente presentato come appare dai seguenti paragoni:
a)       Corde di una lira. Il profeta “toccato” dallo spirito santo emana la “dolcezza di un suono celestiale”. Giustino: “Questi santi uomini non avevano bisogno di parole artificiose, né dovevano parlare con ardore polemico; bastava loro offrirsi sinceramente all'azione dello Spirito Santo, perché quel divino plettro, calato dal cielo,  servendosi di uomini come di strumenti musicali, di una cetra o di una lira, ci rivelasse le realtà celesti e divine” (Giustino - fine 2° secolo -, Adhortatio ad Graeces 8 PG 6,256 - Schöckel pag. 49 n. 33; cfr. Dial. 36 PG 6, 553). Atenagora: “Nostri testimoni sono i profeti che parlarono per virtù dello Spirito Santo . . . Lo Spirito Santo muoveva la bocca dei profeti come uno strumento [organo] . . . Lo Spirito Santo si servì di essi come un artista che suona il flauto” (Atenagora, Legatio pro Christianis 79 PG 6,906.908). Ippolito: “I profeti, preparati dallo spirito profetico, avevano il Verbo come plettro ed essi erano gli strumenti [orgànôn dìken]; in tal modo sollecitati annunciavano ciò che Dio voleva” (Ippolito, De Christo et Antichristo 2 PG 10,728s - Schöckel pag. 50).
b)       Organo corporale. Gli autori ispirati sono la lingua e la bocca di Dio. Girolamo, commentando l'espressione di Sl 44:2 (“La mia lingua è stilo di scriba veloce”; in TNM corrisponde a 45:1, “Sia la mia lingua lo stilo di un esperto copista”), così afferma: “Io debbo preparare la mia lingua come uno stilo o una penna perché con essa lo Spirito Santo scriva nel cuore e negli orecchi degli uditori. A me aspetta offrire la lingua come strumento, a Lui far risuonare la sua dottrina come se io fossi uno strumento [quasi organum sonare]. Se la legge fu scritta dal dito di Dio, con la mano di un mediatore, quanto maggiormente il Vangelo sarà scritto con la mia lingua dallo Spirito Santo” (Girolamo, in Ps 45,2 PL 22,627 - Schöckel 50s). (Da qui potrebbe risultare che Mosè fu il dito di Dio per scrivere la Legge: “Le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio” (Es 31:18); altrove appare l'intercessione angelica: “Avete ricevuto la legge per mano degli angeli” (At 7:53); “Fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore” (Gal 3:19); “La parola trasmessa per mezzo degli angeli” (Eb 2:2). In un altro passo ripete: “Sono parole del Signore e non degli scrittori; ciò che dice per bocca loro, il Signore le ha pronunciate come attraverso un organo o uno strumento”. - Girolamo, Tract. de Ps 88 in Anecdota Maredsolana III 3 pag. 53.
c)       Penna divina. Questa raffigurazione, meno suggestiva, non è tanto usata dai padri ecclesiastici. Vi ricorre tuttavia Gregorio Magno: “È superfluo domandarsi chi sia la persona che ha scritto queste cose. Se si crede con fede che lo Spirito Santo è autore del libro, egli ha scritto queste cose, che dettò perché fossero scritte. Supponiamo di ricevere e leggere la lettera di un personaggio importante, sarebbe certamente ridicolo che, conoscendo l'autore e il senso, ci ostinassimo a indagare con quale penna sono state vergate le parole. Quando conosciamo l'argomento e siamo convinti che l'autore ne è lo Spirito Santo, se ci preoccupiamo dello scrittore in realtà non facciamo altro che leggere una lettera e intanto informarci della penna che l'ha scritto”. - Gregorio Magno, Praefutio in Job c. 1 n. 2 PL 75, 517.
2.       Dettatura divina. Tra i padri latini si trova pure la formula "dictare". Ecco alcune testimonianze. Girolamo (morto nel 420): “Tutta la lettera ai Romani deve essere interpretata; essa infatti è avvolta da tante oscurità, che per capirle ci occorre la grazia dello Spirito Santo, che dettò ( dictavit ) tali concetti per mezzo dell'apostolo” (Girolamo, in Rom. PL 22,997). Agostino: “Le membra eseguirono quanto conobbero per la dettatura del capo” (Agostino, Membra dictante capite cognoverunt PL 34,1070). Gregorio Magno: “Lo scrisse colui che dettò [dictavit] tali cose” (Gregorio Magno, PL 75,515). Isidoro: “Questi sono gli scrittori dei libri sacri  . . . Però noi professiamo che l'autore delle stesse Scritture è lo Spirito Santo. Egli medesimo infatti scrisse quando ne dettò (il contenuto)ai suoi profeti perché scrivessero” (Isidoro, De ecclesiasticis officialis 1,12 PL 83,750). Va però osservato che quando i padri parlano di "dettatura divina", usano il verbo latino "dictare" nel senso di allora, che era assai più largo del nostro "dettare", potendo anche semplicemente equivalere a "dire/insegnare/prescrivere" (Forcellini, Lexicon totius latinitatis s. a distare). Ma anche supposto tale valore più largo, si ha sempre la sensazione che questi padri, per esaltare l'influsso divino, abbiano trascurato l'attività dello scrittore umano. L’agiografo (scrittore sacro) non può essere ridotto a un semplice automa, quasi un moderno robot.