Il libro biblico di Ecclesiaste è un testo non solo ironico ma autoironico. L’autore inizia con dichiarare che “tutto è vanità” (1:2) e poi spiega: “Ho applicato il cuore a cercare e a investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo: occupazione penosa, che Dio ha data ai figli degli uomini perché vi si affatichino. Io ho visto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco tutto è vanità, è un correre dietro al vento” (1:13,14). Quindi diventa autoironico: “Presi in cuor mio la decisione di abbandonare la mia carne alle attrattive del vino . . . di attenermi alla follia . . . mi piantai vigne; mi feci giardini, parchi . . . mi costruii stagni . . . mi procurai dei cantanti e delle cantanti e ciò che fa la delizia dei figli degli uomini, cioè donne in gran numero . . . Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia; poiché il mio cuore si rallegrava . . . Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole” (2:3-11). Dice anche di essere diventato il più saggio di tutti (2:9). Poi, d’un tratto, pare accorgersi d’un particolare cui non aveva pensato: che anche lui muore, come tutti. Ora, questa formidabile scoperta è semplicemente elementare, noi diremmo che è la scoperta dell’acqua calda. Lui però è dovuto diventare il più saggio di tutti per accorgersi di quello che tutti già sapevano da sempre.
Contro la disumanità nel considerare gli stranieri troppo diversi da noi e quindi nemici, si erge lo stupendo libro biblico di Rut che, con la sua ironia della sorte, nel suo finale anticipa le parole di Yeshùa: “Voi avete udito che fu detto: ‘Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico’. Ma io vi dico: amate i vostri nemici” (Mt 5:43,44), che porteranno poi alla regola aurea: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti” (Mt 7:12). Rut è una donna straniera. Questa donna forestiera (noi diremmo extracomunitaria) entra alla fine a far parte del popolo di Dio. Di più: diventa una delle maggiori eroine di Israele. Di più: suo figlio sarà il bisnonno del grande re Davide. Di più ancora: da lei, nella sua discendenza, verrà il messia, il cristo, Yeshùa.
Dio stesso si mostra autoironico per dare una lezione a Israele: “Non lo sai tu? Non l'hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca” (Is 40:28). “Certo non dorme né riposa, lui, che veglia su Israele”. – Sl 121:4, PdS.