Un esempio classico d’ironia nella Bibbia lo troviamo nella storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe. Ventidue anni dopo ci fu una carestia nel paese di Canaan e i fratelli furono costretti ad andare in Egitto per acquistare cibo. Giuseppe, all'insaputa di suoi fratelli, era diventato intanto il gran visir d’Egitto. Giuseppe, che li aveva riconosciuti, pretende che Beniamino (il fratello più piccolo) debba rimanere in Egitto. Giuda, tentando di ottenere la simpatia del gran visir (in realtà Giuseppe), dice che il loro padre è vecchio e intercede per Beniamino. È alquanto comico e ironico che Giuda stia in realtà parlando con Giuseppe, che era tutt'altro che morto, come lui pensava (Gn 42:13). Suonano ironiche anche le parole di Giuda: “Come farei a risalire da mio padre senza avere il ragazzo con me? Ah, che io non veda il dolore che ne verrebbe a mio padre” (Gn 44:34). Ventidue anni prima, Giuda non aveva avuto alcun problema a ordire con i suoi fratelli la vendita di Giuseppe, suo fratello di diciassette anni, e a vedere la sofferenza di suo padre. Che ci guadagneremo a uccidere nostro fratello e a nascondere il suo sangue? Su, vendiamolo” (Gn 37:26,27). È anche abbastanza ironico che, mentre in un primo momento fu Giuda a suggerire che Giuseppe fosse venduto come schiavo, ora, ventidue anni dopo, Giuda implora Giuseppe: “Signore, ti supplico: prendi me come schiavo, al posto del ragazzo” (Gn 44:33, PdS). Nell’ironia, si ha qui uno dei temi di Genesi: chi inganna è poi a sua volta ingannato. Giacobbe fu ingannato dai suoi figli perché credesse che il suo figlio prediletto, Giuseppe, era stato divorato da una belva. Anni dopo, Giuseppe, ora gran visir d'Egitto, inganna i suoi fratelli che non lo riconoscono. Ora veste i sontuosi abiti variopinti con gli sgargianti colori egiziani con cui inganna i fratelli, mentre un tempo i fratelli ingannarono il padre presentandogli la sua veste colorata di sangue animale (Gn 37:31) per fargli credere che Giuseppe era stato sbranato.
C’è sottile ironia della sorte anche nel fatto che Giuda, che aveva ingannato, a sua volta fu ingannato da Tamar, sua nuora che lo costrinse a rispettare la legge del levirato e a sposarla dopo che suo marito era morto (Gn 38:8; Dt 25:5,6). Aspetto interessante, quando Tamar esibisce il sigillo di Giuda, che aveva tenuto in pegno, dice: “Riconosci, ti prego” (Gn 38:25), in ebraico: הַכֶּר־נָא (haker-nàh). Questa stessa identica espressione fu usata con Giacobbe quando gli fu presentata la veste insanguinata di Giuseppe: “Esamina, ti preghiamo [הַכֶּר־נָא (haker-nàh)], se è la lunga veste di tuo figlio”. - Gn 37:32, TNM.
È ironico anche che quando i fratelli Giuseppe lo vendettero, fu preso da “una carovana d'Ismaeliti . . . con i suoi cammelli carichi di aromi, di balsamo e di mirra, che scendeva in Egitto” (Gn 37:25). Ventidue anni dopo, Giacobbe inviò doni al gran visir (che poi era Giuseppe) che comprendevano balsamo e mirra. - Gn 43:11.
Le parole del faraone egizio a Giuseppe per quanto riguarda la sua famiglia sono piene di ironia profetica: “Prendete vostro padre, le vostre famiglie e venite da me; io vi darò il meglio del paese d'Egitto” (Gn 45:18). Rashi, il famoso commentatore ebreo della Bibbia, osserva che il faraone inconsapevolmente anticipa quanto doveva accadere secoli dopo, quando gli israeliti lasciarono l'Egitto e lo svuotarono dei suoi preziosi: “Il Signore fece in modo che il popolo ottenesse il favore degli Egiziani, i quali gli diedero quanto domandava. Così spogliarono gli Egiziani”. - Es 12:36.
C'è dell'ironia della sorte nel cantico trionfale di Israele, dopo il passaggio del Mar Rosso. Una strofa canta: “Tu li condurrai e li pianterai sul monte della tua eredità” (Es 15:17, TNM). Perché dire “li” (loro) invece di “ci” (noi)? In effetti, quegli ebrei non entrarono mai nella Terra Promessa: furono altri ebrei che vi entrarono. - Nm 14:23;26:64;32:11.
Quando Rachele era ancora senza figli, “vedendo che non partoriva figli a Giacobbe, invidiò sua sorella, e disse a Giacobbe: ‘Dammi dei figli, altrimenti muoio’” (Gn 30:1). Tragica ironia della sorte, Rachele morì davvero. Per un figlio. “Ebbe un parto molto difficile . . . stava morendo. Prima di esalare l'ultimo respiro chiamò suo figlio Ben-Oni (Figlio del Mio Dolore) . . . Rachele dunque morì”. – Gn 35:16-19, PdS.
Dopo aver notato che suo suocero Labano non lo trattava come in passato, Giacobbe decise di fuggire con la sua famiglia. Rachele, moglie di Giacobbe, rubò allora a suo padre Labano degli idoli. Accortosene, Labano li insegue e li intercetta (Gn 31:19-24). “Ora Rachele aveva preso gli idoli, li aveva messi nella sella del cammello e si era seduta sopra quelli” (Gn 31:34). Non è forse ironico che gli idoli fossero finiti sotto il deretano di Rachele?
“Mosè mandò a chiamare Datan e Abiram, figli di Eliab; ma essi dissero: ‘Noi non saliremo’” Il suolo si spaccò sotto i piedi di quelli, la terra spalancò la sua bocca e li ingoiò” (Nm 16:31,32). Non volevano salire? Così scesero. Sottoterra.
Qui stiamo vedendo anche dei casi d’ironia della sorte che appaiono tristi o tragici. Va tenuto però presente il principio biblico di Es 21:23-25: “Se ne segue danno, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione”. La Bibbia insegna che il male attira il male. La punizione divina è adeguata al reato. L’ironia e spesso il sarcasmo che la Bibbia aggiunge non fa che ridicolizzare i colpevoli. Così, gli egiziani che volevano annegare i neonati ebrei nel fiume (Es 1:22) furono fatti annegare nel mare. – Es 14:28.
Miryàm, la sorella di Mosè, aveva parlato “contro Mosè a causa della moglie cusita che aveva presa; poiché aveva sposato una Cusita” (Nm 12:1). Ora, una cusita è un’etiope (cfr. LXX e Vulgata) e, quindi, molto scura di pelle. Ebbene, Miryàm fu punita e divenne “lebbrosa, bianca come neve”. - Nm 12:10.
Quando gli israeliti si lamentarono “in modo irriverente” nel deserto per la manna e pretesero la carne (Nm 11:1,4), la punizione di Dio fu oltremodo sarcastica: “Ne avrete non soltanto per un giorno o due, oppure per cinque o dieci o venti giorni, ma per un mese intero, finché ne avrete nausea, tanto che vi uscirà dal naso! Così sarete puniti”. - Nm 11:19,20, PdS.
Nella sua canzone vittoriosa, Debora si raffigurata la madre di Sisera (generale dell’esercito nemico ucciso da una donna) che guardando fuori dalla finestra cerca di capire perché figlio sia in ritardo. Ironia della sorte, la più saggia delle sue dame le dice per tenerla su di morale: “Non trovano forse bottino? Non se lo stanno forse dividendo? Una fanciulla, due fanciulle per ognuno” (Gdc 5:30). L'ironia è che a Sisera non toccava una donna come bottino, ma proprio una donna lo aveva ucciso. Lui, il grand’uomo, ucciso da una donna a colpi di martello su un picchetto da tenda che gli trapassò la tempia conficcandosi per terra, mentre era addormentato. – Gdc 4:21.
Quando il re Davide commise adulterio con Betsabea e la mise incinta, lei era ancora sposata con Uria. Davide mandò allora una lettera al suo generale dicendogli di mettere Uria al fronte in modo che fosse ucciso in guerra. L'ironia è che, questa lettera, Davide “gliela mandò per mezzo d'Uria” che inconsapevolmente recò la propria condanna a morte. - 2Sam 11:14.
Quando il profeta Natan rimproverò Davide per ciò che aveva fatto, gli raccontò una parabola che lui prese come storia vera. Con essa gli narrava di un poveruomo che possedeva soltanto un agnello che amava teneramente e che un uomo ricco gli prese per farne un pasto per un ospite. Davide, preso per vero il racconto, sbottò indignato: “Giuro per il Signore che quell'uomo meriterebbe la morte” (2Sam 12:5, PdS). Davide aveva così firmato la propria condanna.
Aman, al servizio del re di Persia come primo ministro, era ambizioso e cercò di annientare l’ebreo Mardocheo, cugino della regina giudea Ester. È davvero carico d’ironia l’episodio in cui Aman crede che il re stia parlando di lui e invece parla di Mardocheo: “Aman entrò e il re gli disse: ‘C'è un uomo che io voglio onorare in maniera particolare: che cosa dovrei fare per lui?’ Aman pensò: certamente sta parlando di me! Allora rispose: ‘Se proprio vuoi onorare qualcuno, mettigli a disposizione la tua veste regale e il tuo cavallo ornato con il turbante come quando lo usi tu. Un nobile della tua corte farà indossare a quell'uomo la tua veste regale, lo farà salire a cavallo e gli farà percorrere la via principale della città. Lungo il percorso griderà: Guardate, così si fa per un uomo che il re desidera onorare!'” (Est 6:6-9, PdS). Il finale? “Su, svelto, - ordinò il re ad Aman; - va' a prendere gli abiti e il cavallo, e prepara questi onori per Mardocheo, quell'Ebreo che fa servizio a corte. Bada di fare tutto come hai detto”. – V. 10, PdS.