Nel libro biblico di Proverbi incontriamo varie descrizioni, intenzionalmente umoristiche (caricature comiche), della donna assillante, dei pazzi e dell’uomo pigro. Tali descrizioni sono rese ridicole con delle esagerazioni. Ciò è un modo di ripagare questi personaggi, perché i piagnoni tendono a ingrandire quelle che ritengono le loro disgrazie, rimpiangendo migliori tempi passati.
“Una donna bella, ma senza giudizio, è un anello d'oro nel grifo di un porco” (Pr 11:22). “Meglio abitare in un deserto, che con una donna rissosa e stizzosa” (Pr 21:19). “Meglio abitare sul canto di un tetto, che in una gran casa con una moglie rissosa” (Pr 25:24). “Un gocciolare continuo in giorno di gran pioggia e una donna rissosa sono cose che si somigliano”. - Pr 27:15.
Lo stolto è descritto pure in modo comico e ridicolo. “Come la neve non si addice all'estate, né la pioggia al tempo della mietitura, così non si addice la gloria allo stolto” (Pr 26:1). “La frusta per il cavallo, la briglia per l'asino, e il bastone per il dorso degli stolti” (Pr 26:3). “Una massima in bocca agli stolti è come un ramo spinoso in mano a un ubriaco” (Pr 26:9). “Lo stolto che ricade nella sua follia, è come il cane che torna al suo vomito”. - Pr 26:11.
Ce n’è anche per il pigro e il fannullone. “Il pigro dice: ‘C'è un leone nella strada, c'è un leone per le vie!’” (Pr 26:13); esagerando, trova una scusa per non fare niente. “La porta continua a girare sui suoi cardini, e il pigro sul suo letto” (Pr 26:14, TNM). “Il pigro tuffa la mano nel piatto; e gli sembra fatica riportarla alla bocca” (Pr 26:15). “Il pigro si crede più saggio di sette uomini che danno risposte sensate” (Pr 26:16). Per apprezzare quest’ultima battuta, va detto che il re, nei tempi antichi, aveva sette consiglieri: il pigro, a suo dire, li supera tutti.
Il Cantico dei Cantici è stato definito il più bel testo poetico di tutti i tempi. Contiene però alcune immagini insolite, uniche in tutta la Bibbia. “A una mia cavalla nei carri di Faraone ti ho assomigliato, o mia compagna” (1:9, TNM). “I tuoi capelli sono come un branco di capre che sono scese saltellando dalla regione montagnosa di Galaad. I tuoi denti sono come un branco di [pecore] appena tosate che sono salite dalla lavatura, le quali tutte portano gemelli, non avendo nessuna fra loro perduto i suoi piccoli” (4:1,2, TNM). Nell’ultima frase, TNM tenta di aggiustare il testo, perché la Bibbia ha שֶׁכֻּלָּם מַתְאִימֹות וְשַׁכֻּלָה אֵין בָּהֶם (shekulàm matiymòt veshakulàh èyn bahèm), “che tutte abbinate e privata non c’è tra esse”. Si noti il gioco di assonanze shekulàm . . . shakulàh. “Il tuo naso [אַפֵּךְ (apèch)] è come la torre del Libano” (7:4, TNM; nel Testo Masoretico è al v. 5). Alcuni, non ritenendo il naso prominente segno di bellezza, traducono אַפֵּךְ (apèch) con “viso”.
La matriarca Sara, moglie di Abraamo, era sulla novantina (Gn 17:17) quando seppe che avrebbe avuto un figlio, e si mise a ridere: “Rise fra sé, perché sia lei che il marito erano molto vecchi. Sara sapeva che il tempo di aver figli era passato, e si domandava: 'Posso ancora mettermi a fare l'amore? E mio marito è vecchio anche lui'” (Gn 18:11,12, PdS).
Ora, qui PdS non coglie una gustosa e umoristica sfumatura del testo. Infatti, aggiusta secondo la logica: “Mio marito è vecchio anche lui”, aggiungendo un “anche” che la Bibbia non ha. Non crediamo che TNM colga la sfumatura, però è più letterale anche se un po’ arida: “Dopo essermi consumata, avrò realmente piacere, essendo per di più vecchio il mio signore?” (v. 12, TNM). C’è qui una stupenda psicologia femminile. Sara non si sente vecchia, ma anzi si domanda se potrà provare piacere: הָיְתָה־לִּי עֶדְנָה (haytàh-liy ednàh): “Ci sarà piacere per me”? E, motivando la sua perplessità, aggiunge, riguardo al marito: זָקֵן (zaqèn), “è invecchiato”. Era il marito a essere invecchiato, non lei!