Home > La Bibbia > La Toràh (Insegnamento)

La Toràh (Insegnamento)

La prima delle tre suddivisioni delle Scritture Ebraiche
Toràh (Insegnamento). Questa sezione della Bibbia ebraica (Tanàch) è costituita dai primi cinque libri delle Scritture Ebraiche ed è detta anche Pentateuco (parola derivata dal greco e che significa “cinque libri” - pente in greco significa “cinque”, tèuchos significa “libro”). Normalmente toràh è tradotta con “legge”, ma in ebraico significa “insegnamento”. I cinque libri biblici che la compongono sono:
 
תורה(Toràh, Insegnamento)
Nome
Sigla
Nome ebraico
Gn
בראשית
"In principio"
Esodo
Es
שמות
Shemòt
“Nomi”
Levitico
Lv
ויקרא
Vayikrà
"Ed egli chiamò"
Numeri
Nm
במדבר
Bamidbàr
"Nel deserto"
Deuteronomio
Dt
דברים
Devarìm
"Parole"
 
   Il vocabolo toràh (תורה)è tradotto generalmente con “Legge”. È un grave errore originatosi con la pessima traduzione che ne è stata fatta. Tanto per cominciare, la parola “legge” in ebraico è חק (khoq). Per la prima volta troviamo questa parola in Gn 47:26: “Giuseppe ne fece una legge [חק (khoq)], che dura fino al giorno d'oggi”. Il vocabolo toràh(תורה) significa invece “istruzione/insegnamento”.
   I due termini li troviamo, ben distinti, nel Sl 94:
 
v. 12
Beato l'uomo che tu correggi, o Signore, e istruisci con la tua toràh[תורה]”
v. 20
Il trono dell'ingiustizia ti avrà forse come complice? Esso, che trama oppressioni in nome della legge [חק (khoq)]?”
  
   Si noti, al verso 12, che viene detto beato chi è istruitodalla Toràh. La legge regola, l’insegnamento istruisce. Non si istruisce con la legge.
   In Dt 4 le due parole compaiono diverse volte:
 
v. 1
“Ora, dunque, Israele, da' ascolto alle leggi [חקים (khuqìm), plurale di חק (khoq)] e alle prescrizioni che io v'insegno”
v. 8
“Qual è la grande nazione che abbia leggi e prescrizioni giuste come è tutta questa toràh[תורה] che io vi espongo oggi?”
v. 44
“Questa è la toràh[תורה] che Mosè espose ai figli d'Israele”
v. 45
“Queste sono le istruzioni, le leggi [חקים (khuqìm), plurale di חק (khoq)]  e le prescrizioni che Mosè diede ai figli d'Israele”
 
   Va notato il passaggio dal v. 44 al v. 45:
 
Ora questa è la legge che Mosè pose davanti ai figli d’Israele. Queste sono le testimonianze e i regolamenti e le decisioni giudiziarie che Mosè pronunciò ai figli d’Israele”. – Dt 4:44,45, TNM.
 
   A quanto pare in questa traduzione ci sono espressioni simili. Vediamole nell’ordine di comparizione e confrontiamo le traduzioni con la Bibbia originale.
 
TNM
NR
Did
Bibbia
Legge
Legge
Legge
תורה
toràh
Insegnamento
Testimonianze
Istruzioni
Testimonianze
עדת
edòt
Precetti
Regolamenti
Leggi
Statuti
חקים
khuqìm
Leggi
Decisioni giudiziarie
Prescrizioni
Leggi
משפטים
mishpatìm
Prescrizioni
 
   Vediamo di esaminare ora bene il passo. Notiamo subito che solo una parola è al singolare, mentre le altre sono al plurale. La parola al singolare è toràh(תורה). Il testo dice: “Questa è la toràh(תורה) che Mosè espose ai figli d’Israele” (v. 44, NR). Poi, al verso successivo: “Queste sono”… e si menzionano i precetti (עדת, edòt), le leggi (חקים, khuqìm) e le prescrizioni (משפטים, mishpatìm).
   Esaminando le traduzioni vediamo che tutte concordano nel tradurre toràh(תורה) con “legge”, che – come abbiamo già visto – è una traduzione errata. La conseguenza dell’errore appare subito dopo, quando al v. 45 compare davvero la parola legge al plurale,in ebraico (חקים, khuqìm). NR è costretta aripetere la parola, creando non solo una brutta traduzione ripetitiva, ma mostrando di non tener conto che il testo ebraico ha due parole diverse. TNM ovvia inserendo “regolamenti”, che se non è zuppa è pan bagnato. Did usa “statuti”, ma poi cade nella ripetizione traducendo משפטים(mishpatìm) con “leggi”. In quanto a “testimonianze” non si comprende cosa possano essere.
   Meglio attenersi alla Bibbia:
 
“Questo è l’insegnamento che Mosè espose agli israeliti. Questi sono i precetti, le leggi e le prescrizioni” (Dia).
 
   Nel sistema espressivo ebraico il concetto è spiegato con altri tre termini:
 
Insegnamento:
Precetti
Leggi
Prescrizioni
  
   Dal passo precedente apprendiamo che l’Insegnamento (la Toràh) include anche delle leggi, ma non è esclusivamente legge.  
   La parola toràh (תורה) - che significa “insegnamento” - deriva dall’ebraico yaràh (ירה), “istruire”. Originariamente questa radice significava “gettare le sorti”, una specie di divinazione; senso che si trova ancora in Gs 18:6: “Dovrò gettare le sorti per voi” (TNM). I sacerdoti potevano interrogare Dio mediante l’uso degli urìm e tumìm (una specie di sorte) almeno sino all’epoca davidica. – Es 28:30.
   I sacerdoti dovevano dedicarsi specialmente ad istruire: “Essi insegnano i tuoi statuti a Giacobbe e la tua legge a Israele; mettono l'incenso sotto le tue narici e l'olocausto sopra il tuo altare” (Dt 33:10); “Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch'io rifiuterò di averti come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio” (Os 4:6; cfr. Mic 3:11); “Insegneranno al mio popolo a distinguere fra il sacro e il profano, e gli faranno conoscere la differenza tra ciò che è impuro e ciò che è puro” (Ez 44:23); “Domanda ai sacerdoti che cosa dice la legge” (Ag 2:11); “La legge di verità era nella sua bocca [della tribù di Levi, quella dei sacerdoti] […]. Infatti le labbra del sacerdote sono le custodi della scienza e dalla sua bocca si ricerca la legge, perché egli è il messaggero del Signore degli eserciti” (Mal 2:6,7). Il testo delle Cronache afferma che “per lungo tempo Israele è stato senza vero Dio, senza sacerdote che lo istruisse, e senza legge” (2Cron 15:3).
   I sacerdoti dovevano proclamare le leggi pubbliche e gli insegnamenti privati. Talora la liturgia era un mezzo di istruzione. Un esempio ci è dato da quella specie di catechismo etico che abbiamo nel Salmo 15 e nel Salmo 24.
“O Signore, chi dimorerà nella tua tenda?
Chi abiterà sul tuo santo monte?
Colui che è puro e agisce con giustizia,
e dice la verità come l'ha nel cuore”. - Sl 15:1,2.
“Chi salirà al monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
L'uomo innocente di mani e puro di cuore,
che non eleva l'animo a vanità
e non giura con il proposito di ingannare.
Egli riceverà benedizione dal Signore,
giustizia dal Dio della sua salvezza”. - Sl 24:3-5.
   I sacerdoti furono attivi particolarmente dal tempo di Mosè a quello di Davide, e – dopo l’esilio – fino alla venuta di Yeshùa. Nell’ultimo periodo, comunque, l’insegnamento impartito al di fuori del culto era passato in mano agli scribi e ai dottori della Legge (che finirono con l’imporsi anche sulla classe sacerdotale).
   In Dt 4:44 – come abbiamo già visto - si legge nella traduzione: “Questa è la legge [toràh (תורה)]”. I traduttori della LXX tradussero in greco la parola ebraica תורה (toràh) con la parola greca νόμος (nòmos). Nòmos è normalmente tradotta in italiano con “legge”, tuttavia occorre dire che questo non è il significato originale di nòmos. L’autorevole Vocabolario greco-italiano di L. Rocci ne dà questa definizione: “Uso; usanza; costume; consuetudine”. Si tratta dunque di un modo di vita. Vero è che spesso i costumi diventavano legge nell’antichità, ma nel caso della totàh non fu questo il processo. Infatti, il versetto dice: “Questa è la legge [toràh (תורה)] che Mosè espose ai figli di Israele”. Non vigeva già un certo costume che Mosè riassunse ad Israele per legittimarlo. Mosè, invece, espose per la prima volta quello che doveva essere l’uso in Israele; e questo era costituito dall’insegnamento ricevuto da Dio.