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Mt 5:17 - "Io sono venuto . . . per portare a compimento"

Il vero significato dell'asserzione di Yeshùa
“Io sono venuto . . . per portare a compimento”
 
   Molti commentatori giocano sul verbo “portare a compimento [la Legge]” per far dire a Yeshùa quello che non disse e che non intendeva dire. Così, in TNM si legge che Yeshùa avrebbe detto di essere venuto “ad adempiere” (Mt 5:17, TNM). L’idea che si vuole insinuare è che Yeshùa avrebbe adempiuto la Legge e che, una volta adempiuta, la Legge sarebbe stata messa da parte o abolita. Per fare un esempio, si potrebbe fare riferimento a Lc 4:21, in cui – dopo aver letto la profezia isaiana di Is 61:1,2 nella sinagoga di Nazaret – Yeshùa dichiarò: “Oggi questa scrittura che avete appena udito si è adempiuta” (TNM). Qui si gioca sul verbo greco πληρόω (pleròo) che come primo significato ha “riempire / completare” e, come significato derivato, “realizzare”. Nella concordanza Handkonkordanz zum griechischen Neuen Testament (A. Schmoller, Deutsche Bibelgesellschaft) si rinvengono ben sette significati che questo verbo ha nelle Scritture Greche. Vediamoli, dando per ciascuno un esempio scritturistico.
  1. Riempire pienamente. “Quando [la rete] fu piena [πληρθη1 (epleròthe)] la tirarono sulla spiaggia”. – Mt 13:48, TNM.
  2. Riempire l’animo di persone. “Il bambino cresceva e si fortificava, essendo pieno [πληρομενον2 (plerùmenon)] di sapienza”. - Lc 2:40, TNM.
  3. Dare pienezza o completezza all’universo. “Ascese molto al di sopra di tutti i cieli, per dare pienezza [πληρσ3 (pleròse)] a tutte le cose” . - Ef 4:10, TNM.
  4.  Adempiere cose predette. “Oggi questa scrittura che avete appena udito si è adempiuta [πεπλρωται4 (plerèrotai)]”. - Lc 4:21, TNM
  5. Compiere la volontà di Dio, osservandone i precetti. “Conviene che in questo modo adempiamo [πληρσαι5 (pleròsai)] tutto ciò che è giusto” (Mt 3:15, TNM). “Affinché la giusta esigenza della Legge si adempisse [πληρωθ6 (plerothè)] in noi” (Rm 8:4, TNM). “Chi ama il suo simile ha adempiuto [πεπλρωκεν7 (peplèroken)] [la] legge” (Rm 13:8, TNM). “L’intera Legge è adempiuta [πεπλρωται8 (peplèrotai)] in una sola parola, cioè: ‘Devi amare il tuo prossimo come te stesso’”. - Gal 5:14, TNM.
  6. Compiersi la pienezza dei tempi. “Il tempo fissato è compiuto [πεπλρωται9 (peplèrotai)]” (Mr 1:15, TNM).  “Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti [πληρωθσιν10 (plerothòsin)]”. - Lc 21:24, TNM.
  7. Perfezionare, completare, compiere (nel senso di fare). “Quando ebbe terminato [πλρωσεν11 (eplèrosen)] tutte le sue parole, udito dal popolo, entrò a Capernaum” (Lc 7:1, TNM). “Questa mia gioia è stata perciò resa piena [πεπλρωται12 (peplèrotai)]” (Gv 3:29, TNM). “La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia resa piena [πληρωθ13 (plerothè)]” (Gv 15:11, TNM). “Dopo aver pienamente [πληρσαντες14 (pleròsantes)] recato il soccorso” (At 12:25, TNM). “Giovanni compiva [πλρου15 (eplèru)] il suo corso” (At 13:25, TNM). “Erano stati affidati all’immeritata benignità di Dio per l’opera che avevano pienamente compiuto [πλρωσαν16 (eplèrosan)]” (At 14:26, TNM). “Appena la vostra ubbidienza si sia pienamente compiuta [πληρωθ17 (plerothè)]” (2Cor 10:6, TNM). “Continua a vigilare sul ministero che hai accettato dal Signore, affinché tu lo compia [πληρος18 (pleròis)]” (Col 4:17, TNM). “[Dio] compia [πληρσ19 (pleròse)] tutto ciò che gli piace in quanto a bontà e opera di fede con potenza” (2Ts 1:11, TNM). “Non ho trovato le tue opere pienamente compiute [πεπληρωμνα20 (pepleromèna)] dinanzi al mio Dio”. – Ap 3:2, TNM.  

Note:      
1πληρθη (epleròthe) – Indicativo passivo aoristo terza persona singolare.
2πληρομενον (plerùmenon) – Participio passivo presente, nominativo singolare neutro.
3πληρσ (pleròse) – Congiuntivo attivo aoristo terza persona singolare.
4πεπλρωται (plerèrotai) – Indicativo passivo perfetto terza persona singolare. 
5πληρσαι (pleròsai) – Infinito attivo aoristo.
6πληρωθ (plerothè) - Congiuntivo passivo aoristo terza persona singolare.  
7πεπλρωκεν (peplèroken) – Indicativo attivo perfetto terza persona singolare.
8πεπλρωται (peplèrotai) – Indicativo passivo perfetto terza persona singolare.
9πεπλρωται (peplèrotai) - Indicativo passivo perfetto terza persona singolare.
10πληρωθσιν (plerothòsin) – Congiuntivo passivo aoristo terza persona plurale.
11πλρωσεν (eplèrosen) – Indicativo attivo aoristo terza persona singolare.  
12πεπλρωται (peplèrotai) – Indicativo passivo perfetto terza persona singolare.
13πληρωθ (plerothè) – Congiuntivo passivo aoristo terza persona singolare.  
14πληρσαντες (pleròsantes) - Participio attivo aoristo, nominativo plurale maschile.
15πλρου (eplèru) – Indicativo attivo imperfetto terza persona singolare.
16πλρωσαν (eplèrosan) – Indicativo attivo aoristo terza persona plurale. 
17πληρωθ (plerothè) - Congiuntivo passivo aoristo terza persona singolare.  
18πληρος (pleròis) – Congiuntivo attivo presente seconda persona singolare.  
19πληρσ (pleròse) - Congiuntivo attivo aoristo terza persona singolare.
20πεπληρωμνα (pepleromèna) – Participio passivo perfetto, accusativo plurale neutro.

   Nelle esemplificazioni dei sette significati del verbo πληρόω (pleròo), ai significati n. 5 e n. 7 abbiamo inserito più esempi perché il verbo in questione (in Mt 5:17) assume proprio questi due significati: parte del significato n. 5 e tutto il significato del n. 7:
Μ νομσητε τι λθον καταλσαι τν νμον τος προφτας· οκ λθον καταλσαι λλ πληρσαι
Me nomìsete òti èlthon katalǘsai ton nòmon e tus profètas: ùk èlthon katalǘsai allà pleròsai
Non crediate che sia venuto per abrogare la legge o i profeti: non sono venuto ad abrogare ma a compiere
- Mt 5:17.
Πληρσαι (pleròsai)
Compiere la volontà di Dio, osservandone i precetti (significato n. 5);
perfezionare, completare, compiere nel senso di fare (significato n. 7).
 A conferma che sia così abbiamo l’autorevole concordanza tedesca succitata che pone il verbo πληρόω (pleròo) di Mt 5:17 proprio al significato n. 5 rimandando soprattutto al significato n. 7. Tra l’altro, si noti che la forma πληρσαι (pleròsai) di Mt 5:17 è esattamente la stessa identica di Mt 3:15: “Conviene che in questo modo adempiamo [πληρσαι5 (pleròsai)] tutto ciò che è giusto” (TNM). In quest’ultimo passo la traduzione “adempiamo” non ha molto senso. Infatti, Yeshùa, che desiderava essere battezzato da Giovanni come tutti, sta rispondendo all’obiezione del battezzatore che aveva detto che era lui casomai a dover essere battezzato da Yeshùa. Ora, sottoponendosi al battesimo di Giovanni, Yeshùa non adempiva proprio nessuna profezia. Non ha senso alcuno quindi tradurre “conviene che in questo modo adempiamo” (TNM). In armonia con il significato vero che ha qui il verbo greco, ha invece molto senso che Yeshùa stia dicendo: “Lascia fare, per ora. Perché è bene che noi facciamo così la volontà di Dio sino in fondo”. – PdS.
   Tutto il discorso di Yeshùa che segue (ovvero il discorso della montagna), fino alla fine del capitolo, non fa che confermare che egli era venuto per perfezionare e completare (significato n. 7) la Legge, oltre che per compiere la volontà di Dio, osservandone i precetti (significato n. 5).
   Anziché eliminate la Legge, come pretendono molti “cristiani”, Yeshùa l’ha “riempita” (significato originale di pleròo) ovvero vi ha messo quello che era mancante. Cosa vi mancava? Mancava l’intendimento vero che Dio aveva originariamente inteso. La Legge era stata data in una forma, quella scritta, e gli ebrei avevano badato alla lettera cadendo nel legalismo; ma ora, con Yeshùa, sarebbe continuata in una nuova forma, nella sua forma più perfetta. Yeshùa portò la Legge all’apice, alla vetta, al suo apogeo. La condusse verso il “nuovo patto” in cui Dio scrive la sua santa Legge nella mente e sul cuore del suo popolo. - Ger 31:33.
   L’interpretazione di chi vede nel verbo πληρόω (pleròo) il significato di “adempiere” pone dei problemi. È indubbio che Yeshùa abbia adempiuto moltissime profezie delle Scritture Ebraiche, ma in Mt 5:17 non si sta parlando di questo. Chi intende così, dovrebbe spiegare come mai, se Yeshùa è il termine della Legge, egli dica con forza che la Legge non scomparirà mai. Yeshùa mette talmente forza in questo sicuro convincimento che esclude nel modo più assoluto che una sola piccola lettera o un solo trattino di lettera della Legge parèlthe (παρλθ). Il verbo παρέρχομαι (parèrchomai), usato in Mt 5:18, significa “andare oltre / passare oltre” se riferito a persone, ma qui è riferito ai tratti più piccoli delle lettere che compongono la Toràh: il suo senso metaforico è quindi quello di “passare” nel senso di “perire”. – Vocabolario del Nuovo Testamento.
   Quindi, ben traduce PdS:
“Vi assicuro che fino a quando ci saranno il cielo e la terra, nemmeno la più piccola parola, anzi nemmeno una virgola, sarà cancellata [παρλθ (parèlthe), “perirà”] dalla legge di Dio; e così fino a quando tutto non sarà compiuto [γνηται (ghènetai), “sia fatto”, “sia eseguito”]”. - Mt 5:18, PdS.
   Se fosse vera la pretesa che la Legge di Dio sarebbe estinta dopo che tutto si è avverato in Yeshùa, avremmo allora un conflitto tra il v. 17 e il v. 18. Infatti, come sarebbe possibile che Yeshùa dica di essere venuto “ad adempiere” la Legge (v. 17, TNM) e poi dica che neppure una virgola delle Legge può “perire” (parèlthe, v. 18) “fino a quando ci saranno il cielo e la terra”? Sarebbe una seria contraddizione.
  
   Alla conclusione di questo studio ci viene da fare una riflessione. Ci domandiamo quale grave responsabilità abbiamo i “cristiani” nel fatto che per più di millecinquecento anni gli ebrei hanno continuato a respingere il “Gesù” presentato dal “cristianesimo”. Come sagacemente scrisse J. Wellhausen, “Gesù non fu cristiano, fu ebreo”. Sì, Yeshùa era un ebreo, un giudeo praticante, rispettoso della Legge di Dio e ubbidiente. E così insegnò.