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Mt 5:17 - "Non per abolire"

L'argomentazione di Yeshùa alla maniera rabbinica
“Non per abolire”
 
   Nelle traduzioni di Mt 5:17 troviamo il verbo “abolire” (NR, CEI), “annullare” (Did), “abrogare” (ND) e perfino uno strano “distruggere” (TNM). Il testo originale biblico ha καταλσαι (katalǘsai). La Bibbia Ebraica editata da The British and Foreign Bible Society (Israel Agency, printed in Israel, 1962) riporta nel passo in questione il verbo להפר (lehafèr) che significa “infrangere / non compiere ciò che è stipulato”.  
   La frase di Yeshùa s’innesta in quello che è chiamato “discorso della montagna”. Dopo aver elencato tutta una serie di “beatitudini” (“Beati . . .” – vv. 3-12), ai vv. 13-16 egli dice che i suoi discepoli sono la luce del mondo e li invita a risplendere perché tutti velano le loro “buone opere e glorifichino il Padre” (v. 16). Quindi, in 17-20, dice loro di non pensare minimamente che egli abbia l’intento di abrogare la Legge di Dio, che durerà quanto il cielo e la terra; esprime poi biasimo per chi viola anche solo un piccolo comandamento e così insegna agli altri, ed elogia chi ubbidirà ai comandamenti di Dio.
   Dopo queste chiare dichiarazioni in favore dell’eterna validità della Legge, Yeshùa insiste sul concetto e, fino alla fine del capitolo (vv. 21-48), elenca esempi pratici con cui dimostra cosa intendeva dicendo che era venuto “per portare a compimento” la Legge (v. 17). Leggendo tutti i casi pratici che egli cita, si nota come egli richiami dei precetti della Legge e – ben lungi dal renderli meno vincolanti o addirittura abolirli – per ciascuno di essi dà un giro di vite, rendendoli più stringenti. 
   In tutta questa sezione del discorso della montagna Yeshùa parla e agisce come un rabbino (Mt 26:49; Mr 9:5;11:21; Gv 1:38,49;3:2;4:31;6:25;9:2;11:8). Le sue stesse frasi seguono lo schema rabbinico, che le traduzioni non riconoscono e non sanno rendere. Si prenda come esempio (ma ciò vale per tutte le altre frasi) Mt 5:27,28:
“Voi avete udito che fu detto: ‘Non commettere adulterio’. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”.
   Quel “ma” (che in greco si direbbe ἀλλά, allà), inserito nella traduzione, non appartiene al testo originale. Tra l’altro, stona, perché Yeshùa non intendeva apporsi (“ma”) al settimo Comandamento (“Non commettere adulterio” – Es 20:14), bensì renderlo ancora più limitativo. Un ἀλλά (allà), “ma”, Yeshùa lo usa, in effetti, ma proprio per opporsi all’idea di abrogare la Legge: “Io sono venuto non per abolire ma [ἀλλά (allà)] per portare a compimento”. – Mt 5:17.
   Invece del “ma” inserito dai traduttori, il testo greco ha:
γδ λγω μν τι
Egò de légo ümìn
 Io e dico a voi
   La particella δ (de) è una congiunzione che può essere tradotta “e”. Ora, la frase “e io vi dico” è tipica delle argomentazioni rabbiniche. Si ha qui un classico esempio del fatto che gli scrittori biblici del tempo di Yeshùa scrivevano sì in greco, ma pensando in ebraico.
   L’espressione, usata dai rabbi - “E io vi dico” -, non intendeva affatto introdurre un’opposizione, ma una spiegazione. Il Talmud è ricco di queste espressioni. Fa parte della dialettica rabbinica in cui un esegeta fa un commento su un passo della Scrittura e un altro propone una nuova esegesi che introduce con un “e io vi dico”. Yeshùa, da buon rabbi, argomentava alla maniera rabbinica. In ebraico suona così:
לכם אמר ואני
vaanì omèr lachèm
e io vi dico
   La frase greca di Yeshùa è perfettamente corrispondente all’ebraico. Ciò che qui va rimarcato è il sistema d’interpretazione di Yeshùa, il modo in cui egli interpreta le Scritture. Ne coglie l’essenza e l’intento che Dio aveva nel donare la sua Legge. Ben lungi dal legalismo farisaico che si atteneva alla lettera, Yeshùa rende vincolante la Legge fino nell’intimità personale dei nostri pensieri, che nessun uomo può leggere ma che Dio conosce. Ciò è esattamente ciò su cui si fonda il “nuovo patto” in cui la Legge è scritta nella mente: “Metterò la mia legge dentro di loro” (Ger 31:33, TNM), “Un nuovo patto, non di un codice scritto, ma di spirito” (2Cor 3:6), “Metterò le mie leggi nella loro mente e le scriverò nel loro cuore”. – Eb 8:10.