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Norme di storiografia biblica - Disinteressi

Disinteresse per la cronologia
Disinteresse per la geografia
Disinteresse per la topologia
2         - Disinteresse per la cronologia, la geografia e la topografia
  1. La cronologia è trascurata. Per noi occidentali la storia va di pari passo con la cronologia, che è considerata uno degli occhi della storia, mentre per gli antichi essa non interessava molto. Per loro era importante che si fosse avverato il fatto, poco importava invece se esso si fosse attuato in questo o in quell'altro momento. Se questo fosse stato compreso dai dirigenti dei Testimoni di Geova, costoro si sarebbero risparmiate figuracce pubbliche sull’indicazione di date presunte profetiche puntualmente smentire dai fatti. Datare un fatto era poi difficile, poiché mancava un'èra riconosciuta da tutti. Si spiegano in tal modo le cifre approssimative di 20 anni (mezza generazione), 40 (una generazione), 80 (due generazioni) che ricorrono frequentemente nei libri biblici. Si spiegano pure le cifre approssimative ed esagerate dei patriarchi prediluviani di cui non si è ancora trovata la chiave esplicativa. Sono, forse, solo dei mezzi pittorici per indicare tramite una vita lunga e l'abbondanza dei figli la benedizione divina a loro riguardo (Gn 5). Enoc visse meno degli altri, vale a dire 365 anni (numero corrispondente ai giorni dell'anno solare!), ma ciò non fu un castigo, perché Dio se lo portò con sé. Attualmente, comunque, gli studi al riguardo cercano di far riferimento alle condizioni di vita prima e dopo il Diluvio.
   Le difficoltà cronologiche dei re, se non sono dovute a trascrizioni errate dei copisti, sono legate al fatto che gli antichi, pur presentando una cronologia, non s’interessavano molto della sua precisione. Quando Sennacherib lasciò la Palestina (701 a. E. V.) sembra che la morte ne segnasse subito la fine, mentre al contrario egli morì circa 20 anni dopo (681 a. E. V.), due anni dopo lo stesso Ezechia. La cronologia è diretta dall'intento teologico di mostrarne la punizione divina, per cui se ne descrive subito la fine anche se essa si attuò lungo tempo dopo. - 2Re 19:35-37.
   Se passiamo alle Scritture Greche vediamo un procedimento identico. Quando Yeshùa scacciò i profanatori del tempio? All'inizio della sua vita pubblica, come dice Giovanni, oppure alla fine come attestano i sinottici? La cronologia non li interessa; forse va preferito Giovanni, che sembra avere un intento più cronologico degli altri. - Gv 2:13-17; cfr. Mt 21:12-17, Mr 11:11-16, Lc 19:45,46.
   Quando nacque Yeshùa? Quanti anni aveva all'inizio della sua predicazione? “Aveva circa trent'anni” (Lc 3:23); oppure circa 40?, come si potrebbe desumere da Gv 8:57: “Tu non hai ancora cinquant'anni”. Quanto durò la sua vita pubblica? Un anno come sembra dai sinottici, oppure due anni e mezzo come si deduce da Giovanni? Quando morì? Non lo sappiamo per diretta dichiarazione dei Vangeli (occorre fare seri studi sui testi). Sono problemi che possono interessare la nostra curiosità, ma non la nostra fede, della quale solo s’interessano gli evangelisti. Già Maldonato scriveva che: “L'evangelista non ha guardato la successione temporale, bensì l'affinità degli eventi”. - Commentario al IV Vangelo, inizio.
  1. La geografia non è molto curata. Il cieco fu guarito mentre Yeshùa usciva dalla città (Mc 10:46; Mt 20:29); per Luca invece il Maestro vi si avvicinava per (Lc 10:35). È inutile dire che usciva dalla Gerico antica (che allora più non esisteva) e stava per entrare in quella moderna. È meglio dire che si tratta di approssimazioni: Yeshùa lo guarì presso Gerico, se poi ne usciva o ne entrava, questo contava poco e nulla per i mediorientali del tempo.
  2. Topografia. Con la generalità degli esegeti, il P. Rigaux riconosce che l'intelaiatura geografica del secondo Vangelo è tutt'altro che solida. Le sue indicazioni topografiche sono assai vaghe, come: il monte, la riva del lago, l'altra riva, un luogo solitario (B. Rigaux, Témoignage de l'évangile de Marc, Bruges). In generale scarsa attenzione è prestata per le notazioni topografiche presso gli altri scritti biblici.
   Per la storia romanzata (midràsh) si veda lo studio I tratti caratteristici del Midràsh, pubblicato in due parti in questa stessa sezione.