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Norme di storiografia biblica - Scelta del materiale

Esempi
1 - Scelta del materiale
  1. Il Deuteronomio ha redatto una norma, a cui ubbidiscono i racconti biblici, vale a dire che Dio benedice la persona ubbidiente, ma punisce i ribelli alle leggi divine: “Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce del Signore tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, il Signore, il tuo Dio, ti metterà al di sopra di tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su di te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce del Signore tuo Dio: Sarai benedetto nella città e sarai benedetto nella campagna […] Ma se non ubbidisci alla voce del Signore tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su di te e si compiranno per te: sarai maledetto nella città e sarai maledetto nella campagna ”. - Dt 28:1-3,15,16.
   Il libro di Samuele vuole essere la dimostrazione di ciò: la parabola discendente di Davide ebbe inizio con l'adulterio con Betsabea (Batsheba) e dopo il censimento da lui compiuto contro il volere divino. Il libro dei Re insiste nel raccontare le gesta meravigliose di re devoti come Salomone (anche se alla fine si rovinò), di Ieu (in Israele, anche se la sua crudeltà contro gli apostati oltrepassò i limiti divini); di Ioas, Ezechia, Giosia (la morte di costui in battaglia ad opera di Neco fu dovuta all'ira divina per i peccati di suo padre Manasse, 2Re 23:26; per le Cronache dipese invece dal fatto che non ascoltò lui stesso la voce del Signore che gli parlava per mezzo di Neco, 2Cron 35:21 e sgg..
   Il benessere economico e sociale di Omri (che fondò Samaria e che ne ornò il palazzo con avori rinomati e la cui fama oltrepassò i confini della nazione tanto da rendere noto il regno di Israele con l'epiteto di casa di Omri (assiro Bit-Humri), è presentato con pochissime parole perché non si adattava all'intento didattico e pedagogico dello scrittore. Di lui si dice solo che “Comprò da Semer il monte di Samaria per due talenti d'argento; costruì su quel monte una città; e alla città che costruì diede il nome di Samaria dal nome di Semer, padrone del monte. Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, e fece peggio di tutti i suoi predecessori”. - 1Re 16:24,25.
   Il libro delle Cronache intende mostrare che Davide, il centro della storia ebraica, organizzando il culto e il regno detenne il posto occupato da Mosè nel Pentateuco. Di conseguenza il cronista elimina tutto ciò che non si adegua a tale visione: il popolo scismatico di Israele scompare perché il vero Israele è il popolo di Giuda. Volendo presentare Davide come il re teocratico di Israele, il cronista lo idealizza in modo da stendere un velo sulle sue colpe, annotate però in 2Sam. Scompare l'adulterio con Batsheba; il suo censimento è attribuito a satana (“Satana si mosse contro Israele, e incitò Davide a fare il censimento d'Israele”, 1Cron 21:1). Nel medesimo modo svanisce l'idolatria di Salomone. Davide, accolto subito da tutte le tribù (senza il contrasto con Saul e i suoi discendenti), fissa il culto davidico, dà al figlio Salomone le norme per erigere il Tempio e il suo culto, elegge Sadoc come il vero sommo sacerdote, che legittimamente continua la funzione sacerdotale aaronnica, organizza i leviti e i cantori, e così via. Lo scopo parenetico (cioè autorevolmente esortativo, ammonitorio) e didattico, già visibile nel libro dei Re, assume nelle Cronache un'importanza ancora maggiore e presenta una visione storica più irreale, ma pur sempre vera e capace di insegnare a Israele la via da perseguire e la necessità di confidare nel suo Dio con un atto legittimamente stabilito.
   Così Luca, medico, è l'unico a riferire il fenomeno strano del sudore di sangue di Yeshùa (Lc 22:44). Egli riduce l'incapacità medica nel guarire la donna sofferente di emorragie, eliminando il particolare marciano che lei era anzi peggiorata con l'intervento dei medici. - Cfr. Lc 8, 43 con Mr 5:25.
  1. Schematizzazioni. La presentazione dei sei Giudici maggiori che, come dittatori scelti da Dio, liberarono Israele dall'oppressione nemica, segue uno schema fisso in quattro drammi: (1) Apostasia di Israele, (2) dominazione straniera, (3) pentimento e conversione del popolo, (4) liberazione ad opera di un giudice (cfr., ad esempio, Gdc 3:7-9). Tale schema potrebbe farci supporre che i Giudici abbiano esercitato la loro autorità su tutte le dodici tribù di Israele, succedendosi gli uni agli altri. Ma una lettura più attenta ci mostra che il loro potere non di rado si estendeva solo a poche tribù, e che talora la loro attività fu contemporanea a quella di altri e si estese solo a poche province del territorio israelitico.
  2. Resurrezione di Yeshùa. I particolari sono diversi. Qui li ripresentiamo in modo sintetico indicando le possibili ragioni teologiche che influirono su queste variazioni. Secondo Matteo sembra che le apparizioni del risorto si siano avverate in Galilea, dove gli apostoli devono radunarsi e dalla quale Yeshùa comanda di andare a evangelizzare tutte le genti: “Gli undici discepoli andarono in Galilea, al monte che Gesù aveva loro designato” (Mt 28:16, TNM). Matteo anche in questo suo racconto persegue il proprio intento universalistico. La Galilea è detta “Galilea delle nazioni” (Mt 4:15, TNM) perché abitata in gran parte da non ebrei. Perciò l'autore per indicare che Yeshùa era stato inviato non solo a Israele, ma anche ai gentili, fa iniziare e finire la missione pubblica di Yeshùa nella Galilea (Mt 4:12-25;28:7,16-20). Va detto però che questo passo è dubbio (si vedano gli studi Quando e da dove avvenne l’ascensione di Yeshùa? e L’apparizione di Yeshùa risorto in Galilea nella sezione Yeshùa.
   Il v. 9 del cap. 28 di Matteo (“Esse si accostarono [a Yeshùa risorto] e, presolo ai piedi”, TNM) non è in contraddizione con Gv 20:17 dove l'usuale “non mi toccare” rivolto alla Maddalena va tradotto secondo il verbo greco presente: “Non continuare a toccarmi”; bene traduce TNM: “Smetti di stringerti a me”. Il plurale (“le donne”) è una caratteristica mattaica. L'autore per il suo intento universalistico tralascia completamente le apparizioni in Giudea che non entravano nella sua visuale.
   Per Luca, al contrario, sembra che le apparizioni in Galilea non esistano, in quanto egli le pone tutte nella Giudea: Yeshùa, mostratosi ai due discepoli sulla via di Emmaus, riappare a Gerusalemme dove comanda loro di predicare (Lc 24:36). Condotti poi i discepoli a Betaina, fu assunto in cielo (vv. 50,51). Gli angeli sono due (Lc 24:4,23) mentre Matteo, in contrasto con il suo solito metodo di usare il plurale, ha il singolare: “un angelo”; Giovanni invece non ricorda alcun angelo. Vi potrebbe essere qui un genere letterario: i messaggi avvengono di solito tramite gli angeli.
   L'intento di Luca è di mostrare Gerusalemme come centro della storia umana, come il fulcro della salvezza. Egli perciò pone gran parte del suo Vangelo in un grande viaggio verso Gerusalemme che è la meta di Yeshùa: “Mentre si avvicinava il tempo in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si mise risolutamente in cammino per andare a Gerusalemme” (Lc 9:51). Dopo la sua resurrezione, l'evangelizzazione parte da Gerusalemme per diffondersi sempre più lontano fino agli estremi confini della terra (Lc 24:47). E, di fatto, nel suo secondo libro (quello degli Atti), Luca descrive la predicazione apostolica che gradualmente si sposta in Samaria, poi ad Antiochia e in seguito nell'Asia Minore per poi spingersi nella Macedonia, in Grecia e infine a Roma. In tale schema teologico un’apparizione di Yeshùa in Galilea, prima ancora che in Samaria, non rientrava nella visuale lucana, per cui egli trascura del tutto le apparizioni galilaiche per riferire solo quelle giudaiche. Tuttavia, si vedano i già citati studi al riguardo (Quando e da dove avvenne l’ascensione di Yeshùa?, L’apparizione di Yeshùa risorto in Galilea, nella sezione Yeshùa).    
   Il Vangelo di Giovanni abbina le due tradizioni: prima parla delle apparizioni in Giudea (cap. 20), poi di quelle in Galilea (cap. 21). Non più angeli, non apparizione alle donne, ma solo alla Maddalena. Nella prima apparizione a Gerusalemme, senza Toma, Yeshùa comunica il potere di rimettere i peccati, che corrisponde alla grande missione del battesimo affidata agli apostoli secondo Matteo e alla predicazione del ravvedimento secondo Luca.
  1. Ripetizioni. Luca riferisce tre volte a lungo, e con particolari che variano, la chiamata di Paolo (At 9:22;26) e due volte quella di Cornelio, seguendo un metodo in uso per sottolineare in tal modo l'importanza per la congregazione nascente della chiamata di Paolo l'apostolo dei gentili e del battesimo del centurione pagano.