La creazione, problemi definiti

La parte ormai acquisita che concerne il racconto biblico della creazione riguarda l’ordine della creazione e l’interpretazione dei giorni creativi.

   Tendenze concordistiche. All’inizio del secolo scorso (20°) e ancora oggi alcuni esegeti fondamentalisti cercarono di accordare la Bibbia con le varie epoche geologiche e con l’idea cosmologica in voga al tempo dello scrittore biblico. Il vocabolo “giorno” s’intese non come un vero giorno di 24 ore, bensì come un periodo: “Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che Dio il Signore fece la terra e i cieli” (Gn 2:4); “Dal giorno che furono sulla terra, fino ad oggi” (Es 10:6). È evidente che in questi due passi citati il “giorno” non equivale affatto ad un periodo di 24 ore. Nel tentativo di armonizzare Gn con i dati scientifici si vide la luce iniziale del “sia luce!” di 1:3 come corrispondente  alla nebulosa originaria del Laplace emanante una luce rossastra prima ancora che esistessero gli astri. La creazione degli astri al quarto giorno (o periodo) corrisponderebbe alla loro visibilità dalla terra dopo che gli strati di vapore, precipitati su di essa in forma di pioggia, li resero visibili.

   Ora però tutto ciò è messo in discussione dagli scienziati che al posto della nebulosa iniziale del Laplace, propendono per l’esplosione iniziale di un primitivo nucleo durissimo che spiegherebbe meglio la continua espansione dell’universo. Fu l’ipotesi dell’astronomo belga G. Lamaitre (cfr. G. Lamaitre, L’espansione dell’universo, apparso postumo in Trevue del Questions Scientifiques, 1967, e in traduzione italiana in Il Fuoco, 1967, n. 5). Si tratta della teoria del Big Bang, ormai già messa in discussione anch’essa.

   Lo sforzo umano di far concordare la Bibbia (o meglio, la propria interpretazione della Bibbia) con la scienza attuale (che domani forse sarà sorpassata) è evidente in quella teoria dei Testimoni di Geova che richiama il noto cane che si morde la coda. Il ragionamento è questo: i giorni creativi durano migliaia di anni, e dato che il settimo giorno dura 7000 anni, anche gli altri sei durano settemila anni. “Il settimo ‘giorno’ è un periodo che abbraccia migliaia di anni, e possiamo logicamente trarre la stessa conclusione per quanto riguarda i primi sei ‘giorni’” (Esiste un creatore che si interessa di noi?, pag. 92, § 3). Sulla durata del settimo giorno: “Se applichiamo la dichiarazione biblica che presso Geova Dio ‘mille anni sono come un giorno’, ciò significa che i seimila anni dell’esistenza dell’uomo sono alla vista di Dio come sei giorni. (Sal. 90:2; 2 Piet. 3:8) Il regno di mille anni avvenire del suo Figlio sarebbe dunque un settimo “giorno” dopo quei sei. Corrisponderebbe perfettamente al modello profetico di un periodo sabatico di riposo dopo i sei periodi di fatica e lavoro. Quindi, mentre ci avviciniamo al termine dei seimila anni dell’esistenza umana durante questo decennio, c’è la rallegrante speranza che un grande sabato di riposo o liberazione è davvero vicino” (Svegliatevi! del 22 aprile 1972, pag. 28). Secondo la loro cronologia biblica i primi 6000 anni di questo settimo giorno dovevano finire nel 1975 con il simultaneo inizio del periodo di 1000 anni del Regno, che avrebbe così chiuso i settemila anni. Oggi, a distanza di svariati decenni da quel mancato evento, si cerca di scaricare la responsabilità dell’errore su altri (che sono poi sempre loro): “Gli Studenti Biblici, noti dal 1931 come testimoni di Geova, si aspettavano anche di vedere l’adempimento di meravigliose profezie bibliche nel 1925. Ipotizzarono che in quel tempo sarebbe iniziata la risurrezione terrena, grazie alla quale sarebbero tornati in vita fedeli uomini dell’antichità, come Abraamo, Davide e Daniele. Più di recente, molti Testimoni congetturarono che gli avvenimenti legati all’inizio del Regno Millenario di Cristo avrebbero potuto cominciare ad adempiersi nel 1975. Le loro aspettative si basavano sulla constatazione che in quell’anno sarebbe iniziato il settimo millennio della storia umana” (Svegliatevi! del 22 giugno 1995, pag. 9). Ecco l’orgoglio umano che non riconosce mai i propri errori: non fu la Società di Brooklyn a sbagliare, ma “molti Testimoni che congetturarono”. Il fatto è che quelle errate vedute di “molti Testimoni” che “congetturarono” furono pubblicate negli scritti ufficiali editi dalla Società stessa. In verità, si cerca di addossare ad altri i propri errori. Questa si chiama disonestà intellettuale. Quei “molti Testimoni che congetturarono” (Ibidem) non congetturarono per nulla, ma si attennero in buona e malriposta fede a ciò che affermava l’allora presidente del loro corpo dirigente, Fred Franz, che così aveva messo nero su bianco: “Il settimo periodo di mille anni della storia umana comincerà nell’autunno del 1975”, aggiungendo poi: “Come sarebbe appropriato che Geova Dio facesse di questo veniente settimo periodo di mille anni un sabatico periodo di riposo e liberazione . . . questo sarebbe molto opportuno per il genere umano. Sarebbe anche assai confacente da parte di Dio” (Vita eterna nella libertà dei figli di Dio, pagg. 28 e 29). Ora, delle due l’una: o il Franz s’ingannò e ingannò tutti i Testimoni di Geova oppure Dio non seppe fare ciò che era “appropriato” e “molto opportuno”, non seguendo l’idea del presuntuoso Franz che riteneva la sua idea “confacente da parte di Dio” (Ibidem). Con tutta la mancanza di rispetto possibile per il Franz, riteniamo valida la prima, con il conforto della storia.

   L’esegesi naturale del testo biblico ci induce a intendere il giorno nel senso di vero giorno, le acque superiori come vera acqua e non come vapore, gli astri come veramente creati al quarto giorno e non solo resi visibili. Vegetali e animali sono contemporanei secondo la scienza, e non distanziati come dice la Genesi da un “giorno” (o epoca) intermedia. Occorre quindi ricercare altre soluzioni diverse da quella concordista.

    Espressione didattico-artistica

   Gli elementi del creato sono elencati secondo l’opinione del tempo. La luce è creata prima del sole, semplicemente perché allora si pensava che essa fosse indipendente dal secondo; non vi è forse luce anche quando non si vede il sole? “Dov’è, ora, la via [che porta] dove risiede la luce?”, “Dov’è, ora, la via per cui si distribuisce la luce”? (Gb 38:19,24, TNM). Dio crea poi il firmamento, concepito allora come qualcosa di solido in forma di cupola, mentre per noi è solo atmosfera e poi vuoto. Per gli ebrei era un’entità resistente perché doveva sostenere l’acqua superiore: “Si faccia una distesa fra le acque e avvenga una divisione fra le acque e le acque” (Gn 1:6, TNM); questa “distesa” è nel testo ebraico רָקִיעַ (raqìa), una specie di strato solido (cfr. Ez 1:22 e sgg.). In Gn 1:11 si legge: “La terra faccia germogliare erba, vegetazione che faccia seme” (TNM). A leggere così, nel testo italiano tradotto, parrebbe a prima vista che si tratti di un tutt’uno: l’erba ovvero la vegetazione che fa seme. Non è così. Perché mai si dovrebbe, in tal caso, specificare “che faccia seme”? La verità è che nel pensiero dello scrittore ebreo l’erbetta senza seme è distinta dai cereali con seme perché la prima, spuntando per conto suo appena piove, sembrava non aver seme, mentre in realtà pur essa lo ha. Si tratta di una divisione secondo le apparenze, poiché l’erba non veniva seminata dall’uomo, ma sembrava spuntare in modo spontaneo nella steppa con le prime piogge. Il testo ebraico ha:

וַיֹּאמֶר אֱלֹהִים תַּדְשֵׁא הָאָרֶץ דֶּשֶׁא עֵשֶׂב מַזְרִיעַ זֶרַע

vayòmer elohìm tadshè haàtetz dèshe èshev mazrìa zèra

E disse Dio verdeggi la terra vegetazione erba seminante seme

   Il tutto è chiaro al v. 12: “E la terra produceva [1] erba, [2] vegetazione che faceva seme secondo la sua specie e [3] alberi che portavano frutto”. – TNM.

   La successione. La successione degli esseri poggia su due princìpi: il logico procedimento del lavoro umano e la ripartizione artistica delle opere in due grandi classi: a) l’ambiente; b) il suo popolamento.

   Il primo principio regola le opere dei primi tre giorni. Dio prima fa la luce necessaria per agire; poi divide l’acqua e prepara la terra per l’uomo. Il secondo principio regola le opere degli ultimi tre giorni nei quali si popola l’ambiente prima preparato: a) la luce è ornata di sole, astri, di luna; b) il cielo e l’acqua da uccelli e pesci; c) la terra da animali e da uomini.

Primi tre giorni creativi (Gn 1:3-13)

Ultimi tre giorni creativi (Gn 1:14-31)

1

Luce

“Si faccia

luce”

4

Luce adornata

“Si facciano luminari”

2

Acqua

“Divisione

fra le acque”

5

Acqua adornata

“Brulichino le acque”

3

Terra

“La terra produceva […]”

6

Terra adornata

“Animale domestico e […]”

(TNM)

   La successione qui presentata ha il solo scopo di presentare la grandezza dell’uomo, che giunge come re del creato, dopo che tutto è pronto per accoglierlo (Gn 1). Ma l’ordine cambia nel cap. 2, dove l’uomo appare per primo (è primo nel pensiero di Dio) e tutto il resto, vegetazione e animali (almeno alcuni) sono creati dopo di lui e per lui: “Ora non c’era ancora nessun cespuglio del campo sulla terra e non germogliava ancora nessuna vegetazione del campo, perché Geova Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che coltivasse il suolo. Ma un vapore saliva dalla terra e irrigava l’intera superficie del suolo. E Geova Dio formava l’uomo dalla polvere del suolo e gli soffiava nelle narici l’alito della vita, e l’uomo divenne un’anima vivente. Inoltre, Geova Dio piantò un giardino in Eden, verso oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato. Così Geova Dio fece crescere dal suolo ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo”, “E Geova Dio proseguì, dicendo: ‘Non è bene che l’uomo stia solo. Gli farò un aiuto, come suo complemento’. Ora Geova Dio formava dal suolo ogni bestia selvaggia del campo e ogni creatura volatile dei cieli, e le conduceva all’uomo”, “E Geova Dio edificava dalla costola che aveva preso dall’uomo una donna e la conduceva all’uomo”. – Gn 2:5-9,18,19,22, TNM.

   Si noti come in questo secondo racconto della creazione la successione è diversa: non germogliava ancora nessuna vegetazione, perché “non c’era uomo che coltivasse il suolo”; poi Dio crea l’uomo; poi pianta un giardino in Eden; poi fa crescere la vegetazione; poi crea gli animali; poi crea la donna. Qui il messaggio biblico è diverso: l’uomo è il primo pensiero di Dio, tutto il resto segue.

   I Testimoni di Geova qualcosa intuirono, ma non lo compresero fino in fondo: “Dopo la creazione di Adamo, e ancora entro il sesto giorno creativo, pare che Geova formasse ulteriori creazioni di animali e uccelli”. – Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, Studio n. 3, pag. 286, § 13.

   Della creazione si hanno nella Bibbia altre due presentazioni. In Sl 104 e in Gb 38.

  • Nel Salmo 104, Dio (rivestito di luce) stende i cieli come una tenda, costruisce la sua casa su travi poste sulle acque, fonda la terra su luoghi stabili perché non vacilli, ricopre quindi tutta la terra di acqua, poi causa un cataclisma che fa emergere i monti, pone un confine al mare, dispone delle sorgenti per abbeverare il bestiame, fa germogliare la terra.
  • In Gb 38 Dio fonda la terra affondando i suoi piedistalli con incastro e ponendo la pietra angolare, poi barrica le porte del mare che riveste di oscurità; la terra ha delle estremità o ali; il mare ha delle sorgenti; la luce e le tenebre hanno un loro luogo; la neve e la grandine hanno i loro depositi; c’è un canale per l’inondazione; in cielo ci sono delle giare d’acqua.

   Si dirà che queste descrizioni erano comprensibili per Giobbe, giacché qui è Dio che parla a Giobbe. Appunto. Se Dio stesso usa questo linguaggio per farsi comprendere da Giobbe significa che quello era il linguaggio biblico comprensibile. Dio non vuole impartire a Giobbe una lezione scientifica di astronomia o di biologia o di storia naturale. Dio vuole impartirgli una lezione ben più importante: quella di stare al suo posto e di guardare con riverenziale stupore e timore alla sua creazione.

   Questo vale per tutti gli altri passi: il messaggio biblico riguarda l’uomo e la sollecitudine di Dio per l’uomo. Poco importa (anzi, nulla importa) l’aspetto scientifico. Ne deriva che per lo scrittore biblico la successione non ha importanza perché è presentata solo in funzione di un’idea teologica che sta in prima linea. Al contrario, molti esegeti moderni – non cogliendo lo spirito del racconto biblico – danno eccessiva importanza alla successione degli atti creativi.

   Importanza teologica del racconto. Nei racconti mitologici orientali vi è qualcosa di simile, ma con una presentazione politeista: l’acqua primitiva costituita dal dio Apsu e dalla dea Tiamat, i due elementi, maschile fecondatore e femminile fecondato, che univano assieme le loro acque, erano divinizzati e posti in opposizione al dio creatore (Enuma Elish). Ma nella Bibbia – pur essendoci una successione simile nelle opere – Dio parla e tutto si compie senza lotta alcuna; gli stessi grandi cetacei, che presso i popoli erano considerati degli esseri anti-divini in lotta con lui, diventano una sua semplice fattura.

a)       Al servizio dell’uomo stanno gli astri e gli animali che invece erano oggetti di culto presso gli antichi orientali. Perciò la Bibbia, pur utilizzando le forme espressive del tempo, esalta la grandezza e la potenza unica del suo Dio che, senza alcun contrasto, crea l’universo cosmico. Ma la concezione biblica del “creare” è diversa dalla nostra: più che creare dal nulla consiste nel modificare delle realtà preesistenti (indicate in Gn 1:1, “La terra informe e vuota”). Prima coperta dall’oceano, diviene il mondo di oggi. Con la sua semplice parola Dio fa venire all’esistenza tutti gli esseri creati, traendoli, spesso, da quanto era già esistente e della cui origine l’autore non parla. – Si veda al riguardo lo studio Creazione dal nulla? nella categoria Teologia biblica in questa stessa sezione.

b)       La descrizione è espressa didatticamente in modo da preparare il riposo del sabato che sarà ripreso nel Decalogo (Es 20:8-10); in Dt 5:12-15, al contrario, raffigura l’uscita dall’Egitto: “Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il Signore, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo”, v. 15.

   Sorge un problema: fu la creazione il punto di partenza del sabato, o fu il riposo sabatico il punto di partenza per descrivere la creazione e farne un preannuncio del riposo sabatico? Sembra che il racconto sia espresso in modo tale da preparare il riposo del sabato e non che questo riposo sia tratto dalla creazione:

  1. Il numero sette è un numero scelto ad arte per indicare la conclusione di un’opera. Nel descrivere il risveglio di Utnapishtun dal suo profondo sonno, che la moglie riesce ad ottenere nonostante le difficoltà, si usa il numero “sette”: “Mentr’egli dormiva, alla parete della sua nave ella cosse i suoi pani e li collocò presso il suo capo il suo primo pane è impastato, il secondo è steso, il terzo è cosparso. il quarto è imbiancato, il quinto è invecchiato, il sesto è rotto: il settimo! appena egli lo toccò, quell’uomo si svegliò di colpo”. – Galbiati-Piazza, Pagine difficili della Bibbia, Massimo, Milano.

   Ecco la descrizione di un incendio tratto dalla letteratura ugaritica: “Ecco un giorno e un secondo il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo. Un terzo, un quarto giorno il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo. Un quinto, un sesto giorno, il fuoco divora nella casa, la fiamma nel palazzo. Ma nel settimo giorno uscì il fuoco dalla casa, la fiamma dal palazzo”. Si tratta di un incendio colossale che per “sette” giorni divora e poi finalmente viene estinto. Ora non v’è un fuoco che duri così tanto senza consumare ogni cosa. Il numero sette indica il grave pericolo corso che finalmente viene domato.

   In Genesi 1 il numero “sette” indica il felice compimento della creazione. Per poter ottenere questo numero sette, si sono raggruppate le varie opere che sono otto in sei giorni, onde farle rientrare nello schema già scelto di 6+1. Si vede da ciò l’intento di voler introdurre tutto nello schema prefissato per sostenere la settimana liturgica. Questo, tra l’altro, denota la grandissima importanza del sabato.

  1. L’artificiosità di tale richiamo al riposo divino appare dal fatto che il riposo divino non cessa mai (non viene pronunciata, infatti, la consueta formula del “fu sera e fu mattina” dopo il settimo giorno), mentre quello dell’uomo ha un termine e la settimana di lavoro riprende. Sarà solo al termine della vita che l’uomo potrà entrare nel riposo di Dio: “Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d’un altro giorno. Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue. Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo”. – Eb 4:8-11.
  2. Si noti attentamente come si dica “e fu sera [notte] e fu mattina [dì]” per ciascuno dei sei giorni creativi. Si noti anche come nelle descrizioni liturgiche si fa iniziare il giorno con la sera: “Sarà per voi un sabato, giorno di completo riposo […] dalla sera alla sera seguente, celebrerete il vostro sabato” (Lv 23:32). Così ancora i primi discepoli di Yeshùa. Ora, ciò non collima perfettamente con il racconto genesiaco che inizia con la creazione della luce e dovrebbe quindi dire: ‘E fu mattina e fu sera’. Lo spostamento sera-mattina del ritornello mostra che l’intento liturgico è stato aggiunto a quello creativo. Lo sfondo ci costringe pure a intendere i giorni biblici nel senso di giorni di 24 ore anziché di epoche. Prima sorse la settimana umana con il riposo sabatico, poi si cercò di legittimarla con la descrizione della creazione. Tanto più che altrove il riposo sabatico appare giustificato con l’esodo dall’Egitto e non con la creazione divina. – Dt 5:13-15.