Lo spirito santo – Significati biblici del vocabolo

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al capitolo terzo, all’articolo 8, al n. 689, riguardo allo spirito santo recita: “Consustanziale al Padre e al Figlio, ne è inseparabile, tanto nella vita intima della Trinità quanto nel suo dono d’amore per il mondo. Ma adorando la Trinità Santa, vivificante, consustanziale e indivisibile, la fede della Chiesa professa anche la distinzione delle Persone. Quando il Padre invia il suo Verbo, invia sempre il suo Soffio: missione congiunta in cui il Figlio e lo Spirito Santo sono distinti ma inseparabili. Certo, è Cristo che appare, egli, l’Immagine visibile del Dio invisibile, ma è lo Spirito Santo che lo rivela”. Quando ci fu la Riforma protestante nel 16° secolo, il protestantesimo che ne sorse portò in retaggio anche la dottrina trinitaria. Oggi, la stragrande maggioranza delle religioni cristiane è trinitaria. Il già citato Catechismo, al primo capitolo, articolo 1, al n. 234 afferma: “Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana”. Il protestantesimo condivide quest’affermazione. È raro trovare cosiddetti cristiani che non accettino la trinità. A noi qui però interessa la Sacra Scrittura, per cui la domanda è: cosa dice la Bibbia in merito allo spirito santo?

   L’identificazione dello spirito santo con Dio rientra nella dottrina trinitaria. E la trinità viene definita “mistero”. Ora, cos’è un “mistero” nelle pagine della Bibbia? Il concetto biblico di mistero è molto diverso da quello cattolico.  Nella teologia cattolica il mistero è una verità inesprimibile che l’uomo accetta per fede. Nella Bibbia, invece, il mistero implica una conoscenza nascosta (un fatto che è non conoscibile dall’uomo) ma che, dopo che il mistero è stato rivelato, diviene nota senza rimanere misteriosa. “Nel [Nuovo Testamento] denota non ciò che è misterioso . . . ma ciò che, essendo fuori della portata della normale comprensione, può essere reso noto solo mediante rivelazione divina, ed è reso noto nel modo e nel tempo stabilito da Dio, e solo a coloro che sono illuminati dal Suo Spirito. Nell’accezione comune un mistero implica conoscenza nascosta; il significato scritturale è verità rivelata. Quindi i termini collegati in modo particolare al soggetto sono ‘reso noto’, ‘manifestato’, ‘rivelato’, ‘predicato’, ‘comprendere’ e ‘dispensazione’” (Vine’s Expository Dictionary of Old and New Testament Words, 1981, vol. 3, pag. 97). Nella Bibbia il mistero non è qualcosa che deve essere tenuta nascosta e segreta per sempre, ma piuttosto è una cosa che deve essere rivelata. Questo concetto biblico è presente ogni volta che nella Scrittura si parla di un mistero. Si veda, ad esempio, Mr 4:11,12; Mt 13:11-13; Lc 8:10; 1Cor 2:6-16. Ora, contrariamente alla Bibbia, quello cattolico della trinità rimane un mistero incomprensibile. Va accolto solo per fede. Il che cozza contro la definizione biblica di mistero e rimane solo un’idea religiosa. Il mistero biblico è qualcosa di nascosto che poi Dio rivela. In effetti, ciò che riguarda lo spirito santo rimane un mistero per chi Dio non ha chiamato, ma è rivelato a chi Dio sta chiamando. Rimane quindi la domanda: cosa dice davvero la Bibbia sullo spirito santo?

   È il caso di iniziare la nostra indagine biblica, esaminando la parola usata nella Bibbia per “spirito” e comprendere quale ne sia il pieno significato.

   Nelle Scritture Ebraiche. Nella parte ebraica della Bibbia la parola tradotta “spirito” è רוח (rùakh). Il termine ebraico rùakh (רוח) ha una molteplicità di usi. Vediamoli.

  1. Vento. In Gn 8:1 indica il “vento”: “Dio fece passare un vento [רוח (rùakh)] sulla terra e le acque si calmarono”. Così anche in Ger 2:24 che parla di una “zebra abituata al deserto, alla brama della sua anima, che fiuta il vento [רוח (rùakh)]; al tempo del suo accoppiamento” (TNM). In Es 14:21 è il vento dell’est: “Il Signore fece ritirare il mare con un forte vento [רוח (rùakh)] orientale, durato tutta la notte”. In 1Re 19:11 è vento di tempesta: “Un vento [רוח (rùakh)] forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce”. Con questo stesso significato si potrebbe tradurre benissimo anche Gn 1:2, di solito reso: “Lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque”, in cui il traduttore deve inserire l’articolo determinativo “lo” che non è presente nel testo ebraico; meglio sarebbe tradurre: “Un vento [רוח (rùakh)] di Dio spirava sulla superficie delle acque”.
  2. Soffio, vento, nel senso di “nulla”. Così in Ec 1:14: “Tutto è vanità, è un correre dietro al vento [רוח (rùakh)]”. Anche in Gb 15:2: “Il saggio . . . Si gonfia il petto di vento [רוח (rùakh)]?”, in cui il senso è: “Non parla al vento”, e certo non il ridicolo: “Riempirà il suo ventre di vento orientale?” di TNM.
  3. Soffio (fisiologico). Così in Is 42:5: “[Il Signore] dà il respiro al popolo che c’è sopra [la terra] e lo spirito [רוח (rùakh); “respiro” (PdS)] a quelli che vi camminano”. Anche in Sl 33:6: “I cieli furono fatti dalla parola del Signore, e tutto il loro esercito dal soffio [רוח (rùakh)] della sua bocca”. Così anche in 1Re 10:5 in cui ha il senso di rimanere senza fiato: “[La regina di Seba] rimase senza fiato [רוח (rùakh)]”, nell’ammirare tutte le magnificenze salomoniche.
  4. Spirito, nel senso di potenza e fonte di vita. Così in Ez 37:5: “Dice il Signore, Dio, a queste ossa: ‘Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito [רוח (rùakh)] e voi rivivrete’”. Anche in Gn 7:22: “Tutto quello che era sulla terra asciutta e aveva alito [רוח (rùakh)] di vita nelle sue narici, morì”. E anche in Is 26:9: “Con lo spirito [רוח (rùakh)] che è dentro di me, ti cerco”.
  5. Spirito, nel senso di disposizione di spirito, modo di essere, pensiero. Così in Dt 34:9: “Giosuè figlio di Nun fu pieno dello spirito [רוח (rùakh)] di sapienza” (TNM). Anche in Nm 14:24: “Il mio servo Caleb è stato animato da un altro spirito [רוח (rùakh)] e mi ha seguito pienamente”. In Sl 51:12 ha la sfumatura di disposizione mentale ferma: “Uno spirito [רוח (rùakh)] volenteroso mi sostenga”. In Gs 2:11 assume la sfumatura di disposizione d’animo coraggiosa: “Non è ancora sorto spirito [רוח (rùakh); coraggio” (NR)] in alcuno” (TNM). In Is 30:28 ha la sfumatura di collera: “Il suo spirito [רוח (rùakh); “vento” (PdS)] è come un torrente che straripa” (TNM). In Ez 3:14 assume la sfumatura di sdegno: “[Lo] spirito [רוח (rùakh)] mi sospinse e mi prendeva, così che andai amaramente nel furore del mio spirito [רוח (rùakh)]” (TNM). In Ec 7:8 prende il senso di disposizione d’animo paziente: “Lo spirito paziente [אֶרֶכְ־רוּחַ  (èrech-rùakh), letteralmente: “lunghezza di spirito”]”. In Is 66:2 assume il senso di disposizione d’animo scoraggiata: “Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito [רוח (rùakh)] afflitto”.
  6. Spirito di Dio. In Gdc 3:10: “Lo spirito [רוח (rùakh)] del Signore fu su di lui” (CEI). Anche in Is 11:2: “Su di lui si poserà lo spirito [רוח (rùakh)] del Signore” (CEI). Talvolta il termine “spirito” non è accompagnato da “del Signore” ma appare da solo: “Uno spirito [רוח (rùakh)] entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava” (Ez 2:2, CEI); “Uno spirito mi sollevò e mi portò in Caldea fra i deportati” (Ez 11:24, CEI);“Essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito [רוח (rùakh)]” (Is 63:10, CEI); “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito [רוח (rùakh)] di grazia e di consolazione”. – Zc 12:10, CEI.
  7. Spirito come natura spirituale propria degli esseri o entità spirituali e invisibili. In Sl 104:4: “[Dio] fa dei suoi angeli spiriti [רוּחֹות (ruakhòt)]” (TNM), la traduzione appare un po’ azzardata. Gli angeli sono di per sé creature spirituali, Dio li ha creati così, quindi non avrebbe senso dire egli rende spiriti gli angeli (che già lo sono per natura). Più appropriata la traduzione di NR: “Fa dei venti i suoi messaggeri”, in perfetta armonia parallela con il resto del versetto: “delle fiamme di fuoco i suoi ministri” (cfr. Sl 148:8, in cui fuoco, grandine, neve, nebbia e vento sono mezzi agli ordini di Dio). Comunque, gli angeli sono di natura spirituale: “Si fece avanti uno spirito [רוח (rùakh)], il quale si presentò davanti al Signore, e disse” (1Re 22:21). Ciò vale anche per i demòni, che sono angeli ribelli: pur disubbidienti e malvagi, non hanno perso la loro natura spirituale.  Dio stesso è spirito. Questo senso di spirito come natura spirituale propria di Dio e degli angeli non è così esplicito nelle Scritture Ebraiche, ma si deduce. Sarà un po’ più chiaro nelle Scritture Greche.

   Abbiamo riportato tutti i significati che la parola “spirito” ha nella Bibbia, con tutte e sue sfumature. Mai, neppure una volta, la parola רוח (rùakh) indica una persona; al massimo può riferirsi alla natura di un essere spirituale. Essa assume il senso di vento, di soffio, di respiro, di forza vitale, di disposizione d’animo, mai di persona, perché lo spirito non ha nella Bibbia identità personale. Ci sono delle volte in cui la parola è riferita a Dio ma mai per indicare una presunta persona che sarebbe Dio. Piuttosto si parla nella Bibbia dello spirito di Dio, di un’energia che gli appartiene e che egli può donare. In tutti questi casi si dice che lo spirito è di Dio, non che sia Dio. Dobbiamo anzi far notare come l’assurda dottrina della trinità influenza il traduttore. Si noti, ad esempio, NR (traduzione protestante, quindi aderente alla trinità) in Dt 34:9: “Giosuè, figlio di Nun, fu pieno dello Spirito di sapienza”; perché mai mettere “Spirito” con la maiuscola? La versione PdS (interconfessione, quindi accettata da cattolici e protestanti) traduce: “Pieno di saggezza e di capacità”. In NR, Ez 3:14 è reso: “Lo Spirito mi portò in alto”; di nuovo usando la maiuscola, chiara allusione a una presunta persona divina; si noti però la contraddizione che crea da sola questa versione, traducendo l’intero versetto: “Lo Spirito mi portò in alto e mi condusse via; io andai, pieno di amarezza nello sdegno del mio spirito”; alla stessa identica parola – רוח (rùakh) – viene assegnato il senso di persona (“Spirito” con la maiuscola) e poco dopo il senso di disposizione d’animo (“spirito” con la minuscola).

   Nelle Scritture Greche. Nella parte greca della Bibbia, il cosiddetto Nuovo Testamento, c’è forse un cambio di concezione circa lo spirito? Ovviamente no. La parola greca che traduce l’ebraico רוח (rùakh) è πνεῦμα (pnèuma). Tale parola deriva dal verbo πνέω (pnèo) che significa “respirare” o “soffiare” (riferito anche al vento). Già da ciò notiamo l’identità di significato con il termine ebraico. I termini rùakh (רוח) e pnèuma (πνεῦμα) significano sostanzialmente “alito”, “respiro”. Questo significato lo troviamo in Ap 13:15: “Le fu concesso di dare uno spirito [πνεῦμα (pnèuma)] all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare”. Qui “spirito” ha proprio il senso “fiato”, tanto che all’immagine è concesso lo spirito/fiato (pnèuma) per parlare. In Ab 2:19, l’idolo menzionato non può parlare perché non ha in sé questo spirito/fiato: “Guai a chi dice al legno: ‘Svègliati!’ e alla pietra muta: ‘Àlzati!’ Può questa istruire? Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento, ma non c’è in lei nessuno spirito [רוח (rùakh)]”.

   Così, ritroviamo nella lingua greca della Scrittura, gli stessi significati già visti nei testi sacri ebraici:

  1. Vento. In Gv 3:8: “Il vento πνεῦμα (pnèuma) soffia dove vuole”.
  2. Soffio, vento, nel senso di “nulla”. Così in Ec 1:14: “Tutto è vanità, è un correre dietro al vento [πνεύματος (pnèumatos)]”. – LXX greca.
  3. Soffio (fisiologico). Così in Ap 13:15: “Le fu concesso di dare uno spirito [πνεῦμα (pnèuma)] all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare”.
  4. Spirito, nel senso di potenza e fonte di vita. Così in 2Ts 2:8: “L’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio [πνεύματι (pnèumati)] della sua bocca”.  Così in Ap 11:11: “Uno spirito [πνεῦμα (pnèuma)] di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi”.
  5. Spirito, nel senso di disposizione di spirito, modo di essere, pensiero. Così in Rm 11:8: “Dio ha dato loro uno spirito [πνεῦμα (pnèuma)] di torpore”. E così in 2Tm 1:7: “Uno spirito [πνεῦμα (pnèuma)] non di timidezza, ma di forza”.
  6. Spirito di Dio. In Mt 12:28: “Io espello i demoni per mezzo dello spirito [πνεύματι (pnèumati)] di Dio” (TNM). E anche in 1Pt 4:14: “Sì, lo spirito [πνεῦμα (pnèuma)] di Dio, riposa su di voi”. – TNM.
  7. Spirito come natura spirituale propria degli esseri o entità spirituali e invisibili. Questo aspetto, che nelle Scritture Ebraiche non è esposto chiaramente ma si deduce, è nella parte greca della Bibbia un po’ più chiaro. “Dio è Spirito [πνεῦμα (pnèuma)]” (Gv 4:24). Eb 1:7 fa una rilettura di Sl 104:4 (che abbiamo già considerato al significato n. 7 riguardante le Scritture Ebraiche) e lo applica agli angeli: “Degli angeli dice: ‘Dei suoi angeli egli fa dei venti [πνεύματα (pnèumata)], e dei suoi ministri fiamme di fuoco’”. Tuttavia, la frase può essere letta al contrario: “Fa dei venti suoi angeli” (Did), ricordando che “angeli” è in greco ἀγγέλους (anghèlus), parola che significa “messaggeri”, riportandoci così al significato originale di Sl 104:4 già considerato. In 1Pt 3:18 è detto che Yeshùa “fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito [πνεύματι (pnèumati)]”; che però può intendersi “reso vivente da[llo] spirito”; non “nello spirito” (TNM), perché πνεύματι (pnèumati) non è preceduto da ἐν (en), “in”, come al v. successivo (v. 19) in cui è detto che “ἐν ᾧ [en o, “in esso” ovvero nello spirito] andò anche a predicare agli spiriti* trattenuti in carcere” (* si veda per il senso, lo studio In che senso Yeshùa andò a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, nella sezione Yeshùa). Per lo più, nelle Scritture Greche il termine spirito è applicato nel senso che qui stiamo considerando, ai demòni: “Gli presentarono molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti [πνεύματα (pnèumata)] e guarì tutti i malati” (Mt 8:16); “Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti [πνευμάτων (pneumàton)] immondi” (cfr.  Mt 10:1;12:43-45; Mr 1:23-27;3:11,12,30). Tuttavia, questo concetto non è così esplicito, come del resto non lo è nelle Scritture Ebraiche. I passi appena considerati si applicano meglio allo spirito inteso come stato d’animo, attitudine (buona o cattiva); come in Mt 5:3: “Beati i poveri in spirito [πτωχοὶ τῷ πνεύματι (ptochòi to pnèumati), “bisognosi di spirito”], perché di loro è il regno dei cieli” e, ancora più chiaramente, in Mt 26:41: “Lo spirito [πνεῦμα (pnèuma)], certo, è desideroso, ma la carne è debole”. – TNM.

   Tutti questi significati si riferiscono a qualcosa d’invisibile. Visibili possono esserne gli effetti. “Improvvisamente si fece dal cielo un rumore proprio come quello di una forte brezza che soffia, e riempì tutta la casa in cui erano seduti. E divennero loro visibili lingue come di fuoco che si distribuirono, posandosi una su ciascuno di loro, e furono tutti pieni di spirito [πνεύματος (pnèumatos)] santo e cominciarono a parlare diverse lingue, come lo spirito [πνεῦμα (pnèuma)] concedeva loro di esprimersi”. – At 2:2-4, TNM.