Il tetragramma al tempo di Girolamo

Girolamo lavorò alla sua traduzione dall’ebraico al latino delle Sacre Scritture all’incirca dal 390 al 405 della nostra èra, producendo quella che è nota come Vulgata. Nel prologo ai libri di Sam e Re, egli scrisse: “In certi volumi greci troviamo tuttora il nome di Dio, il tetragramma, espresso in caratteri antichi”. In una lettera scritta da Roma nel 384 dice: “Il nono [nome di Dio] è composto di quattro lettere; lo si pensava anecfòneton, cioè ineffabile, e si scrive con queste lettere: iod, he, vau, he [יהוה]. Ma alcuni non l’hanno decifrato a motivo della rassomiglianza dei segni e quando lo hanno trovato nei libri greci l’hanno letto di solito PIPI [pipi]”. – Girolamo, Le lettere, Roma, 1961, vol. 1, pagg. 237, 238.

   Si noti che il tetragramma era talmente sconosciuto che fu confuso con una parola greca senza significato. Mostriamo il confronto, da cui si vede la somiglianza tra le lettere ebraiche e greche che diede adito all’equivoco:

 

Ebraico

י ה ו ה

YHVH

Greco

Π Ι Π Ι

PIPI

 

Chi lesse così non sapeva neppure che l’ebraico si legge da destra a sinistra. Lo lesse, infatti, da sinistra a destra come il greco.