Il Dio d’Israele – Il creatore e la sua creazione

La prima dichiarazione della Bibbia è: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Gn 1:1). Dio appare da subito come il Creatore. E non solo. Il suo essere Creatore è messo in relazione all’universo, quindi a noi. E non solo. La prima dichiarazione biblica stabilisce l’orizzonte entro cui si colloca il messaggio biblico. Subito dopo, infatti, il racconto della creazione si focalizza sulla terra e sull’essere umano. In questo modo la Scrittura ci dice da subito che Dio, il Creatore, ha a che fare con il nostro mondo e con l’umanità. Dio è il Signore non solo dell’intero universo ma anche della sua storia.

    Come Dio ha creato il mondo, così può annientarlo. Ciò è implicato nella creazione stessa, che dipende da Dio. Con il Diluvio Dio annienta parte della sua creazione, quella che non ubbidisce. Tuttavia, la sua creazione vuole essere da lui mantenuta e quindi la vita continua con la procreazione. Nonostante il peccato, Dio continua a operare per ristabilire l’armonia tra la sua creazione e lui che è il Creatore. È per questo che egli formerà un popolo suo, Israele, che insegni a tutta l’umanità come condursi.

   Ad ogni fase creativa Dio giudica ciò che ha creato e lo giudica טֹוב (tov; cfr. Gn 1, passim). Normalmente tov è tradotto “buono”, ma questo aggettivo ebraico significa anche “bello”. La bellezza fa quindi parte della creazione, ed è proprio questa bellezza che loda il suo Creatore. “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani”. – Sl 19:1.

   Dio ha creato l’essere umano a sua immagine (Gn 1:26,27), quindi a con lui/lei un rapporto tutto speciale. Dio può parlargli e l’essere umano può rispondergli. Solo l’essere umano ha questa dignità che trasmette ai suoi figli lungo tutte le generazioni e su tutta la terra. Gli esseri umani possono calpestare la loro somiglianza a Dio, possono ignorarla, dissacrarla, ma non eliminarla. Dio li ha creati così. Anche i peccatori incalliti, coloro che non fanno parte del popolo di Dio, mantengono la loro dignità umana. Dio rimane il Creatore di tutti.

   Il mondo, dopo il peccato, va come va. L’umanità continua ad agire male, attirandosi le conseguenze dei mali che compie. Punita con il Diluvio, ha ripreso a comportarsi male, ma Dio preserva la sua creazione e dopo il Diluvio assicura che nessuna catastrofe può far venir meno la benedizione divina sulla sua creazione (Gn 9:8-11). Perfino quando arriverà il tempo “di distruggere quelli che distruggono la terra”, saranno i peccatori a essere annientati, non la terra (Ap 11:18 ; cfr. Is 13:9). Gli esseri umani possono infrangere i limiti assegnati loro da Dio e rendersi colpevoli, ma Dio li mantiene in vita fino al giudizio e dichiara che la trasgressione separa da lui l’essere umano.

   Dalla descrizione che la Bibbia fa della creazione dell’essere umano si comprende che la vita umana si svolge necessariamente in uno spazio vitale in cui è necessario il cibo, il lavoro e l’interdipendenza con altri esseri umani. Una vita umana incentrata unicamente sul rapporto con Dio non è adeguata per l’essere umano quale creatura di Dio. “Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore” (Dt 8:3). Non si vive solo di pane, ma necessariamente anche di pane. Con il solo pane si vive come creature estraniate dal proprio Creatore; con il pane e l’insegnamento divino si vive come creature di Dio che sono in armonia con il Creatore. Nella Bibbia ebraica non esiste la concezione di una vita unicamente orientata alla pura spiritualità, così come concepita dai religiosi cattolici che si relegano perfino nella clausura. L’essere umano è visto nella Bibbia in tutte sfere della vita nell’arco della sua esistenza, dalla nascita alla morte, con tutto ciò che fa parte della vita stessa.

   La medesima concezione è applicata dalla Scrittura al mondo. Nella Bibbia l’universo non è qualcosa che semplicemente esiste: prima di tutto accade, poi esiste. Ciò comporta che tutto ciò che accade nel mondo è sotto il controllo di Dio, perché è lui che ne è il Creatore. Dio ha creato con uno scopo, e tale scopo Dio lo porta a compimento. La fine dei tempi corrisponderà dunque all’inizio dei tempi. I nuovi cieli e la nuova terra (Is 65:17; cfr. 2Pt 3:13) trovano corrispondenza nei cieli e nella terra iniziali. Attraverso il Diluvio con cui l’umanità fu punita, la terra fu preservata ed è tuttora preservata, ma “finché la terra durerà” (Gn 8:22). Un limite c’è; la terra non dura per sempre, e la scienza ce lo conferma.

La benedizione e la salvezza di Dio

   La benedizione di Dio è estesa a tutta l’umanità: “Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai” (Gn 8:22) e Dio “fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5:45). Anche la salvezza è offerta a tutti, ma la sua azione è rivolta specificamente a color che sono effettivamente salvati. C’è perciò una storia particolare, che è la storia della salvezza. Ma anche coloro che fanno esperienza della salvezza hanno bisogno della stessa benedizione che Dio dispiega su tutti ovvero del cibo e di tutto ciò che concerne la vita.

   La benedizione è quindi una cosa diversa dalla salvezza. La benedizione divina non riguarda eventi e date particolari. Nella Bibbia sono narrate le grandiose gesta di Dio a favore del suo popolo, ma  tra un evento salvifico e l’altro continua a essere dispiegata la benedizione. Nel deserto la manna fu pane di salvezza, ma “la manna cessò l’indomani del giorno in cui mangiarono i prodotti del paese” (Gs 5:12), poi ci fu il pane della benedizione. Il Dio che salva è anche il Dio che benedice. L’intera nostra vita continua a dipendere dalla benedizione divina, che è universale. “Tu ritiri il loro fiato e muoiono” (Sl 104:29). Può esserci benedizione senza salvezza. La buona volontà di Dio verso le creature terrestri fu da lui espressa già al tempo della loro creazione (Gn 1:22); fu espressa anche sugli esseri umani (Gn 1:28;5:2) e ripetuta anche dopo il Diluvio (Gn 9:1). Quando Dio assicura il suo popolo, Israele, che se gli sarà ubbidiente sarà “benedetto più di tutti i popoli” (Dt 7:14), non dice che sarà l’unico popolo benedetto, ma che lo sarà più di tutti. Dio “ha lasciato che ogni popolo seguisse la propria via, senza però lasciare se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori” (At 14:16,17). A maggior ragione la benedizione è data a coloro che Dio salva e che gli ubbidiscono: “Servirete il Signore, il vostro Dio, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua”. – Es 23:25.

   Nel libro biblico di Giobbe viene sollevato un problema che riguarda la benedizione. La benedizione, non la salvezza. Il dilemma è questo: Com’è possibile che chi è senza Dio partecipi della benedizione e chi è timorato di Dio possa soffrire e non prosperare?

   I presunti amici di Giobbe danno la loro risposta: Dio benedice – dicono loro – solo chi è timorato di Dio; se non si è benedetti, come Giobbe (che non era ebreo), non può quindi che significare che si è peccatori. Questa risposta è però fasulla, e alla fine Dio rimprovera Elifaz, uno di questi supposti amici, e gli dice: “La mia ira è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità” – Gb 42:7.

   La risposta giusta è data dallo scrittore ispirato del libro: Giobbe rimane attaccato a Dio che pur lo sta colpendo, Giobbe non comprende l’agire di Dio ma perfino nella sua atroce sofferenza persiste nell’attaccarsi a lui. La spiegazione del male non viene data, nessuno sa dare chiarimenti sul perché chi teme Dio possa soffrire. Chi teme Dio, pur soffrendo, attende da Dio una parola nuova, con la convinzione che perfino la morte non può essere la fine della benedizione di Dio. Paolo scriverà che “né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio”. – Rm 8:38,39.