Retrospettiva, grandi uomini al servizio di Dio – Abraamo

Abbiamo visto, negli studi precedenti, i grandi protagonisti impiegati da Dio nella formazione del suo popolo: Abraamo, Isacco, Giacobbe, Mosè e Giosuè. Coprono un periodo di circa 500 anni, da circa il 2000 al 1500 prima della nascita di Yeshùa. È indubbiamente utile per la propria formazione spirituale riflettere sulle qualità di questi uomini di Dio. Non potremo che trarne del bene.

   Abraamo. Da lui venne una potente nazione. Fu un profeta, un uomo d’affari e un condottiero. Per cosa però è ancora oggi ricordato Abraamo? Per la sua fede incrollabile. La Bibbia lo chiama “padre di tutti quelli che credono in Dio” (Rm 4:11, PdS). “Dio lo aveva considerato giusto per la sua fede” (Ibidem), tanto che – unica persona al mondo – fu chiamato “amico di Dio” (Gc 2:23). Israele è chiamata da Dio “discendenza di Abraamo, l’amico mio”. – Is 41:8.

   Perché la fede di Abraamo era così straordinaria? Altri, prima di lui, avevamo mostrato fede: basti ricordare Abele (Gn 4:4), Enoc (Eb 11:5) e Noè (Gn 6:8,9). Sì, ma fu con Abraamo che Dio fece il patto per benedire tutte le nazioni della terra (Gn 22:18). Per questo egli divenne emblematicamente il padre di tutti quelli che avrebbero riposto fede nelle promesse di Dio. – Gal 3:8,9.

   Tutta la sua vita fu caratterizzata dalla fede. Si tenga presente che Abraamo, quando fu chiamato da Dio, non era un nomade che viveva in tende, ma abitava con la sua famiglia nella prospera Ur dei Caldei (Gn 11:31), una città che offriva molti agi. L’archeologia ci presenta l’antica Ur con strade su cui sorgevano case imbiancate con ben 14 stanze e dotate di acqua corrente. I bazar di Ur erano pieni di merce, anche importata. Tuttavia, Ur era ricolma di superstizioni idolatriche. L’archeologia ha riportato alla luce una ziquràt molto alta che era dedicata al dio-luna. Il padre di Abraamo, Tera, rendeva il culto agli idoli (Gs 24:2,14,15). Ma “Abraamo credette a Dio”. – Gal 3:6.

   La prima prova di fede per Abraamo fu quando Dio gli apparve e gli comandò: “Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò” (Gn 12:1; cfr. At 7:2,3). Lasciare tutto e tutti? E per andare dove? In un paese che gli sarebbe stato mostrato ma che non conosceva: dov’era mai? Dio aveva aggiunto: “Io farò di te una grande nazione” (Gn 12:2). Prospettiva fantastica, ma Abramo era vecchio – aveva 75 anni (Gn 12:4) e non aveva figli (Gn 16:1); sua moglie, anziana come lui, era pure sterile (Gn 16:2). Ci volle davvero fede per lasciare Ur, così comoda e prospera. Ma c’è un altro aspetto. Dio gli chiedeva di lasciare la sua parentela. Oltre a tutti i disagi e le incertezze che comportava lasciare Ur per un posto sconosciuto, ci sarebbe stato anche il disonore: “La punizione peggiore che si potesse infliggere a una persona colpevole di un grave reato era quella di espellerla, di privarla dell’‘appartenenza’ alla famiglia. . . . Per questo Abraamo diede una straordinaria dimostrazione di indiscussa ubbidienza e fiducia in Dio quando, seguendo il comando divino, lasciò non solo il proprio paese ma anche i propri parenti” (Family, Love and the Bible). Cosa avrebbero pensato tutti di lui?

   Abraamo non ebbe neppure un momento di esitazione: “Abramo partì, come il Signore gli aveva detto”. – Gn 12:4.

   La sua fede e la sua convinzione trascinarono anche i suoi parenti: la moglie Sara (Gn 12:5), il nipote Lot (Gn 12:4), il padre Tera (Gn 11:31). Seguendo il fiume Eufrate, ormai nomadi, si diressero a nord-ovest. Ci vollero settimane di viaggio per percorrere circa 1.000 chilometri e giungere ad Haran, una città della Mesopotamia settentrionale. Il seguito altri suoi parenti lasciarono Ur e lo raggiunsero ad Haran. – Gn 27:43;29:4,5.

   Stabilitosi ad Haran, “Tera morì” (Gn 11:32). Nonostante il dolore, Abramo proseguì il suo viaggio ubbidendo a Dio. La fede continuava a sorreggerlo. Lo scrittore ispirato di Ebrei commenta:

“Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende . . . perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio”. – Eb 11:8-10.

   Abramo non conosceva il proposito di Dio per la redenzione dell’umanità, se non per la promessa divina. Sebbene generica e non così chiara, per lui era certa. Così ebbe fede e, senza saperlo bene, aspettava la Gerusalemme celeste in un tempo in cui non c’era neppure quella terrena. Anzi, non c’era neppure il popolo ebraico che dai lui doveva discendere.

   Abraamo non rimpianse le comodità di Ur, eppure la sua vita era diventata nomade. Il padre era morto. Altre difficoltà ce ne furono. “Venne una carestia nel paese e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grande nel paese” (Gn 12:10). Abraamo fu in pericolo di vita (Gn 12:11-13): il faraone egizio mise gli occhi su Sara, la bella moglie di Abraamo (Gn 12:14,15). Avrebbe abusato di lei e ucciso Abraamo? Era più che probabile. Ma che ne sarebbe stato della promessa divina? Abraamo mantenne la fede e Dio fece la sua parte (Gn 12:17). Parlando del popolo di Dio il salmista canta: “Egli non permise che alcuno li opprimesse; per amor loro castigò dei re, dicendo: ‘Non toccate i miei unti e non fate alcun male ai miei profeti’” (Sl 105:14,15). Superata anche questa prova, Abraamo “risalì dall’Egitto con sua moglie, con tutto quel che possedeva e con Lot, andando verso la regione meridionale” (Gn 13:1). Seguitando ad ubbidire a Dio, “continuò il suo viaggio”. – V. 3.

   La prova suprema della sua fede Abraamo la affrontò quando Dio gli diede il comando di offrire il figlio Isacco in sacrificio (Gn 22:1-12). Abraamo mantenne la sua fede ed ebbe piena fiducia che Dio – che aveva fatto nascere miracolosamente quel figlio – poteva anche riportarlo in vita, se avesse voluto. “Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: ‘È in Isacco che ti sarà data una discendenza’. Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione” (Eb 11:17-19). La fede in Dio fu di certo la qualità caratterizzante Abraamo: “Davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo”. – Rm 4:20,21.

   Un’altra sua qualità fu il coraggio. Ci volle coraggio per lasciare tutto e avventurarsi verso una meta e un futuro sconosciuti. Abraamo dimostrò il suo coraggio anche quando “armò trecentodiciotto dei suoi più fidati servi, nati in casa sua” (Gn 14:14) contro “Amrafel re di Scinear, di Arioc re di Ellasar, di Chedorlaomer re di Elam e di Tideal re dei Goim” (14:1) che avevano preso “Lot, figlio del fratello di Abramo” (v. 12). “Divisa la sua schiera per assalirli di notte, egli con i suoi servi li sconfisse e li inseguì fino a Coba, che è a sinistra di Damasco. Recuperò così tutti i beni e ricondusse pure Lot suo fratello, con i suoi beni, e anche le donne e il popolo”. – Vv. 15,16.

   Il senso di giustizia fu un’altra qualità di Abraamo. Quando fu necessario che lui e suo nipote Lot si separassero, spartendosi la terra, “Lot scelse per sé tutta la pianura del Giordano e partì andando verso oriente” (Gn 13:11): in pratica Lot si scelse la terra più bella. Abraamo andò oltre la giustizia e, senza recriminare, “si stabilì nel paese di Canaan” (v. 12). Che Abraamo fosse giusto lo si deduce anche da ciò che obiettò al messaggero angelico che gli annunciava la distruzione di Sodoma e di Gomorra: “Farai dunque perire il giusto insieme con l’empio?”. – Gn 18:23.

   L’episodio di Lot mostra non solo la giustizia superiore di Abraamo, ma anche la sua prudenza, intesa come capacità di pensare e valutare tutte le conseguenze. Questa sua qualità la mostrò anche quando fu costretto a recarsi in Egitto per una carestia. Prevedendo che la bella moglie Sara sarebbe stata oggetto di desiderio da parte degli egiziani, previde anche la possibilità che lo uccidessero. Così le disse: “Ecco, io so che tu sei una donna di bell’aspetto; quando gli Egiziani ti vedranno, diranno: ‘È sua moglie’. Essi mi uccideranno, ma a te lasceranno la vita. Di’ dunque che sei mia sorella, perché io sia trattato bene a motivo di te e la vita mi sia conservata per amor tuo” (Gn 12:11-13). La stessa cosa si ripeté con “Abimelec, re di Gherar” (Gn 20:2). Abraamo non mentì affatto, ma fu prudentemente previdente. Infatti, poi spiegò: “E’ veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è diventata mia moglie”. – V. 12.

   Di certo Abraamo ebbe tra le sue qualità anche l’amore, un amore sensibile. Riguardo al figlio avuto da una schiava egiziana ebbe a chiedere a Dio: “Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!” (Gn 17:18). Amore, certo, ma pregnante sensibilità. “Nel giorno che Isacco fu divezzato, Abraamo fece un grande banchetto” (Gn 21:8). Quando fu necessario allontanare Ismaele, “la cosa dispiacque moltissimo ad Abraamo” (v. 11). Tocca il cuore immaginarlo quando “si alzò la mattina di buon’ora, prese del pane e un otre d’acqua e li diede ad Agar, mettendoglieli sulle spalle con il bambino” (v. 14). L’amore per Isacco è riconosciuto da Dio stesso che definisce Isacco ad Abraamo come “colui che ami” (Gn 22:2). Quando “Sara morì”, “Abraamo venne a far lutto per Sara e a piangerla” (Gn 23:2). Sopra ogni cosa Abraamo amò Dio. Secoli più tardi Giosafat, rivolgendosi a Dio, ricordava Abraamo come colui che amò Dio: “Non sei stato tu, Dio nostro, a scacciare gli abitanti di questo paese davanti al tuo popolo Israele, e lo desti per sempre alla discendenza di Abraamo, il quale ti amò?”. – 2Cron 20:7.

   Abraamo possedeva anche l’amabilità, sapendo porsi. Alla visita di messaggeri divini “andò in fretta nella tenda da Sara e le disse: ‘Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala e fa’ delle focacce’” (Gn 18:6). “Poi Abraamo corse alla mandria, prese un vitello tenero e buono e lo diede a un suo servo, il quale si affrettò a prepararlo” (v. 7). Altro segno del suo sapersi porre è in Gn 23:7,12: “S’inchinò davanti al popolo del paese, davanti ai figli di Chet.”

    Abraamo ebbe anche umiltà: “Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere”. – Gn 18:27.

   Abraamo sapeva anche contrattare. Interessante è il dialogo con l’angelo che sta per distruggere le due depravate città di Sodoma e Gomorra. Abraamo contratta con lui. “Forse ci sono cinquanta giusti nella città; davvero farai perire anche quelli? Non perdonerai a quel luogo per amore dei cinquanta giusti che vi sono? Non sia mai che tu faccia una cosa simile! Far morire il giusto con l’empio, in modo che il giusto sia trattato come l’empio! Non sia mai! Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?’ Il Signore disse: ‘Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor di loro’. Abraamo riprese e disse: ‘Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere. Forse, a quei cinquanta giusti ne mancheranno cinque; distruggerai tutta la città per cinque di meno?’ E il Signore: ‘Se ve ne trovo quarantacinque, non la distruggerò’. Abraamo continuò a parlargli e disse: ‘Forse, se ne troveranno quaranta’. E il Signore: ‘Non lo farò, per amore dei quaranta’. Abraamo disse: ‘Non si adiri il Signore e io parlerò. Forse, se ne troveranno trenta’. E il Signore: ‘Non lo farò, se ne trovo trenta’. Abraamo disse: ‘Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore. Forse, se ne troveranno venti’. E il Signore: ‘Non la distruggerò per amore di venti’. Abraamo disse: ‘Non si adiri il Signore, e io parlerò ancora questa volta soltanto. Forse, se ne troveranno dieci’. E il Signore: ‘Non la distruggerò per amore dei dieci’” (Gn 18:24-32). Bellissimo il finale che mostra tutta la prudenza e l’umiltà del fedele Abraamo: “Abraamo, se ne andò. E Abraamo ritornò alla sua abitazione”. – V. 33.

   Questo episodio mostra anche che Abraamo provava compassione. Così come quando intervenne presso Dio a favore altrui: “Abraamo pregò Dio e Dio guarì Abimelec, la moglie e le serve di lui” (Gn 20:17). Si tenga presente che Abimelec aveva cercato di prendergli la moglie. – V. 2.

   Proprio con questo Abimelec viene fuori un’altra qualità di Abraamo: la fidatezza. A questo re che gli chiedeva rassicurazioni garantì: “Lo giuro”. – Gn 21:4.

   E sempre con Abimelec emergono due altre qualità di Abraamo: la decisione e la correttezza. “Quando Abraamo criticò severamente Abimelec riguardo al pozzo d’acqua che i servitori di Abimelec avevano preso con violenza, Abimelec disse: ‘Non so chi abbia fatto questa cosa, né tu stesso me l’hai fatto sapere, e io stesso non ne ho udito che oggi’. Allora Abraamo prese pecore e bovini e li diede ad Abimelec, ed entrambi concludevano un patto. Quando Abraamo mise da parte sette agnelle del gregge, Abimelec disse poi ad Abraamo: ‘Qual è qui il significato di queste sette agnelle che hai messo da parte?’ Quindi egli disse: ‘Devi accettare dalla mia mano le sette agnelle, perché mi servano di testimonianza che io ho scavato questo pozzo’”. – Gn 21:25-30, TNM.

   Notevole fu l’ubbidienza di Abraamo. Basti ricordare, come sommo esempio, la tremenda scena – descritta in Gn 22:3 – di quando ubbidisce al comando divino di sacrificare il figlio: “Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato”. È straziante la scena in cui Isacco domanda al padre: “Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?” e Abraamo gli risponde: “Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto” (Gn 22:7,8). C’è qui tutta la fede, l’ubbidienza, l’umiltà e insieme l’amore di Abraamo. “Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì”. – Eb 11:8.

   La pazienza è un’altra qualità che Eb 6:15 attribuisce al capostipite del futuro popolo di Dio: “Avendo aspettato con pazienza, Abraamo vide realizzarsi la promessa”. Sempre Eb mette anche in risalto la sua generosità: “Abraamo, il patriarca, diede la decima del bottino! [a Melchisedec]”. – 7:4.

   Abraamo fu fedele, ubbidiente, integro, umile, generoso, amabile, amorevole, ospitale, previdente, prudente, coraggioso, ottimista, giusto, pazienze, perseverante. Soprattutto ebbe fede incrollabile in Dio.