La genealogia di Yeshùa

Le genealogie bibliche

   Gli ebrei amano le genealogie: basta vedere 1Cron 1- 9, in cui ben nove capitoli sono occupati da genealogie. Per gli ebrei le genealogie non sono dei semplici aridi elenchi di nomi, ma designano delle realtà storiche di vario genere. Ecco i tipi principali di genealogie bibliche.

   1. Genealogie lineari o classiche. Si tratta di elenchi di nomi con o senza il verbo “generare”. Ad esempio:

“I figli di Levi furono: Ghersom, Cheat e Merari. Questi sono i nomi dei figli di Ghersom: Libni e Simei. I figli di Cheat furono: Amram, Isear, Ebron e Uziel. I figli di Merari furono: Mali e Musi. Queste sono le famiglie di Levi, secondo le loro case patriarcali”. – 1Cron 6:16-19.

   Così in Gn 5 e 11 e spesso in Cron. Il libro di Gn segue talora uno schema fisso: anni fino alla nascita del primogenito, durata della vita con altri figli, totale degli anni vissuti. Esempio:

“Set visse centocinque anni e generò Enos. Set, dopo aver generato Enos, visse ottocentosette anni, e generò figli e figlie. Tutto il tempo che Set visse fu di novecentododici anni; poi morì”. – Gn 5:6-8.

   Anche le genealogie di Mt e Lc seguono questo schema lineare, con la parola “generò” ma senza gli anni di vita. Così anche in Rut 4:18-22:

Ecco la posterità di Perez:

Perez generò Chesron;

Chesron generò Ram; Ram generò Amminadab;

Amminadab generò Nason; Nason generò Salmon;

Salmon generò Boaz; Boaz generò Obed;

Obed generò Isai, e Isai generò Davide”.

   2. Genealogie ramificate. Vengono enumerate le varie ramificazioni dei discendenti da un capostipite oltre la semplice discendenza che eredita le benedizioni divine. È il caso di Noè che per mezzo dei suoi figli popolò tutta la terra (Gn 9:19 e specialmente Gn 10). In questo caso il verbo “generare” assume un valore più largo della pura discendenza carnale, in quanto vi raggruppa tutta la gente che si formò non solo per discendenza, ma anche per immigrazioni, matrimoni, alleanze e conquiste. Siccome le alleanze e le conquiste possono essere modificate, anche le generazioni possono essere variate secondo il variare economico di una famiglia. “Generare” significa in questo caso trasmettere la benedizione divina mediante la generazione carnale oppure tramite l’adozione. Questo tipo genealogico non si rinviene nelle Scritture Greche.

   3. Genealogie-titoli. Sono le famose toledòt (תֹּולְדֹת) o generazioni che introducono dei racconti storici. Così le toledòt di Noè o di Tera o di Abraamo si trasformano in una storia arricchita di aneddoti. Tera sopravvive in Abraamo (Gn 11:27,31,32); Abraamo in Isacco, Isacco in Giacobbe (Gn 25:19-26); Giacobbe nelle dodici tribù da lui fondate (Gn 37:2-49,33). Mentre si dice: Toledòt  (o generazioni) di Noè, di Isacco e di Giacobbe, non si parla di loro ma dei loro discendenti. Nelle Scritture Ebraiche la storia di un uomo si attua nella sua posterità. Questa genealogia-titoli si rinviene pure in Mt : “Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo” (1:1). Tuttavia, siccome Yeshùa non ebbe discendenti, si parla della sua vita personale descritta in tutto il Vangelo di Matteo.

Intento delle genealogie bibliche

   Agli studiosi è sempre parso un enigma lo scopo delle genealogie bibliche. Esaminando tutte le genealogie delle Scritture si può dire che la Bibbia, usando le genealogie in vari modi, ha un intento apologetico: sia nazionalistico che teologico. L’intento di stabilire una discendenza legittima riguardava solo i sacerdoti. Di solito gli ebrei, anche quando si trattava del matrimonio di una ragazza con un sacerdote, non risalivano oltre le tre generazioni. Le genealogie tribali intendevano mostrare i rapporti di Israele con i gentili (o stranieri), stabilire una specie di unità nazionale che includeva tutte le tribù in un sistema coerente e formare una base di speculazioni teologiche.

   Le genealogie personali servivano a identificare ed esaltare la statura delle persone più che a stabilire la loro legittima discendenza. Spesso erano intese (specialmente se di ordine sacerdotale) come dimostrazioni dello sviluppo del piano divino nella storia. Molte di queste genealogie non avevano una base reale nei ricordi familiari, ma erano costruite principalmente sulla esegesi midrascica (il midràsh è un commento dei racconti) dei testi biblici. Questo metodo midrascico era sviluppato in gran parte dai rabbini, presso i quali le speculazioni genealogiche e i dibattiti erano divenuti un’occupazione popolare. È con tali princìpi in mente che occorre esaminare le genealogie di Yeshùa.

Discendenze genealogiche di Yeshùa

   Le due genealogie presenti in Mt 1:1-11 e in Lc 3:23-38 creano un grave problema esegetico per le loro grandi differenze.

   La genealogia mattaica è alquanto artificiale, poiché giunge fino ad Abraamo mediante una serie di tre gruppi di quattordici elementi ciascuno, per poi concludere trionfalmente con le parole: “Così, da Abraamo fino a Davide sono in tutto quattordici generazioni; da Davide fino alla deportazione in Babilonia, quattordici generazioni; e dalla deportazione in Babilonia fino a Cristo, quattordici generazioni” (1:17). Di solito le “generazioni” di una persona parlano nella Bibbia della sua discendenza. Qui, al contrario, le generazioni non riguardano la posterità di Yeshùa ma piuttosto la sua ascendenza o i suoi antenati. Non si parla di gente venuta da Yeshùa, ma di persone che hanno condotto a Yeshùa. Egli è quindi il coronamento, il fine cui tende tutta la storia biblica del popolo ebraico.

   “Generazione” non significa solo l’effetto del generare, ma le varie persone di una serie. Ne risulta così che nella prima serie Abraamo può essere numerato come il primo della serie pur essendone il capostipite; solo contando anche lui si ottiene il numero quattordici. La seconda serie è ottenuta saltando i tre re Scozia, Yoar e Amasia tra i re Yoran e Ozia. Qualcuno ha cercato di spiegare questa lacuna con la maledizione pronunciata da Elia contro Acab re di Israeele (1Re 21:17-24) che avrebbe raggiunto anche i re di Giuda quando Atalia, figlia di Acab, fu presa come sposa da Yoram (2Re 8:18). Altri hanno pensato che Matteo, volontariamente o no, abbia identificato Ocozia con Ozia (nelle varianti greche di 1Cron 3:11, sgg. in effetti ci sono tradizioni scritte che variano), potendo così passare direttamente da Yoran a Ozia, realizzando il numero di quattordici anche qui. La terza serie risulta solo di tredici nomi, poiché il capostipite Geconia è già numerato nella seconda serie. Ciò non deve meravigliare, dato che la vita di Geconia (Ioachin) appare nel libro dei Re in una duplice situazione. Dapprima è il re di Gerusalemme che spontaneamente si consegna nelle mani di Nabucodonosor e viene condotto in schiavitù con i notabili della città. Gli successe sul trono lo zio Mattanya, ma alla morte di Nabucodonosor il successore Evil-Merodac lo liberò dal carcere, lo trattò benevolmente e lo fece sedere alla sua stessa mensa (Ger 52:31-34; 2Re 24:8-17;25:27-30). Sembrerebbe che Matteo vuole mettere in risalto che da questa persona, erede legittimo della dinastia regale, viene la benedizione divina promessa alla dinastia davidica.

   Secondo alcuni codici il re Asa viene trasformato nel salmista Asaf e il re Amon nel profeta Amos. Ma molto probabilmente si tratta solo di errori di copisti.

   La genealogia di Lc contiene settantasette nomi contro i quarantuno di Mt. Luca segue l’ordine ascendente anziché quello discendente di Matteo. Luca risale cioè da Giuseppe sino ad Adamo anziché fermarsi ad Abraamo, come fece Matteo.

Confronto tra le due genealogie

   L’aspetto più impressionante è il fatto che la genealogia di Mt si accorda con quella di Lc solo nel tratto Abraamo-Davide, ma tace  il periodo precedente ad Abraamo. Nella terza parte si accorda solo nei nomi di Salaltiel-Zorobabel, e in più dà a Giuseppe e a Salaltiel dei padri diversi (Giuseppe è figlio di Giacobbe in Mt e di Eli in Lc; Sealtiel di Geconia in Mt e di Neri in Lc).

   Per spiegare queste differenze si è ricorso a ipotesi incontrollabili, come la supposizione che la genealogia di Mt  riguardi Giuseppe e quella di Lc riguardi Miryàm (che neppure è nominata). Per di più va detto che, sebbene le donne possano comparire in una genealogia, nella Bibbia non ci sono mai genealogie di donne. Una genealogia di Miryàm è quindi esclusa. Si è pure pensato al matrimonio del levirato per il padre di Sealtiel e quello di Giuseppe, per cui questi due sarebbero stati figli naturali di un padre vivente (Lc) ma legalmente del padre già morto (Mt). Per sostenere questa ultima ipotesi non v’è alcun fondamento; anche se va notato che nelle Scritture Ebraiche una stessa persona può avere due genealogie (o discendenze) diverse, come ad esempio Giuda (cfr. 1Cron 2:3-3:4 con 4:1-23) e Beniamino (cfr. 7:6-12 con 8:1-40). Le genealogie ebraiche non indicavano solo la reale discendenza carnale, ma riunivano talora popoli e famiglie in forma di discendenza (benché, in realtà, si trattasse di raggruppamenti commerciali o d’influsso politico ed economico).

   Nel caso delle genealogie di Yeshùa la spiegazione più semplice consiste nel fatto che Luca traccia la discendenza naturale, cioè la vera genealogia di Giuseppe, mentre Matteo – che scriveva per gli ebrei che ben conoscevano la storia sacra – traccia una discendenza più artificiale per porre l’enfasi sulla discendenza davidica di Yeshùa, richiamando i nomi più noti dei re. In tal modo Matteo mette in risalto la nobiltà di Giuseppe e di Yeshùa. Non ci si deve scandalizzare per questo, affermando che la Bibbia ispirata non può contenere finzioni o falsità. Questa è una veduta occidentale. Per gli ebrei l’intento comune delle genealogie era piuttosto teologico, per cui ciò non costituisce affatto una falsità. A quel tempo, nella mentalità ebraica, queste genealogie con intento teologico erano intese in senso esatto: prese non alla lettera ma nel loro giusto valore comunicavano una verità teologia reale.

Caratteristiche della genealogia di Yeshùa

   1. In Mt.

   Perché tre serie di quattordici nomi? Secondo alcuni, forse perché il numero 3 in cui si divide la genealogia (3 x 14) vuole indicare che è Dio a preparare la venuta di Yeshùa, essendo il tre un numero divino. Il sette (14 ne è multiplo) indica la totalità: con il messia si è terminato il periodo della preparazione ed è venuto il tempo del nuovo popolo di Dio. Secondo altri, il numero 14 richiama Davide: le lettere del nome דוד (Davìd) danno come somma 14 (ד=4, ו=6, ד=4; 4+6+4=14). Anche se questa ipotesi non è sicura (Davìd può anche essere scritto דויד, Dvyd, che darebbe 24), va notato che Mt più di altri esalta l’appellativo “figlio di Davide”. Così le folle in 12:23;21:9,15; la cananea in 15:22; e nei passi paralleli tale epitèto manca. I farisei, alla domanda: “Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?”, essi rispondono: “Di Davide” (Mt 22:42). Anche Giovanni riporta che il messia non doveva venire dalla Galilea, ma da Betlemme e “dalla discendenza di Davide” (Gv 7:41,42). Matteo vorrebbe sottolineare questo fatto sin dall’inizio, proprio con la sua genealogia che inizia con: “Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo” (1:1). Il richiamo ad Abraamo significa che le benedizioni promesse al patriarca stanno ora avverandosi tramite questo discendente di Davide.

   Il credente deve leggere tutta la storia biblica come una preparazione a Yeshùa il consacrato. La benedizione si trasmette da padre in figlio, fino a quando viene il messia o consacrato, colui che non solo è l’erede, ma l’attuatore delle benedizioni promesse ad Abraamo: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. – Gn 12:3.

   Un’altra caratteristica della genealogia di Yeshùa in Mt sono i nomi delle donne. Mentre usualmente le donne non sono citate nelle genealogie bibliche, è significativa la presenza di ben quattro donne in Mt. Si tratta di Tamar, Raab, Rut e la moglie di Uria.

   Tamar è colei che si unì incestuosamente con Giuda per avere una discendenza (Gn 38:12-26) e il cui nome passò nella tradizione biblica (Rut 4:12; 1Cro 2:4). Le altre tre donne non sono ebree. Raab era una cananea divenuta modello di fede (Gs 2:11; Eb 11:31); Rut era una moabita che abbandonò la sua stirpe per entrare in quella giudaica (Rut 1:16,17;2:12); Betsabea era probabilmente proveniente dall’Asia Minore in quanto sposa dell’ittita Uria. – 2Sam 11.

   Queste donne hanno avuto figli in situazioni irregolari. Tamar per incesto, Raab come prostituta, Rut per “acquisto”, Betsabea per adulterio. Yeshùa ebbe quindi tra le sue antenate delle donne non ebree e delle donne peccatrici. In questo modo, nominandole nella genealogia, Matteo rende Yeshùa solidale non solo con i giudei, ma con tutte le nazioni e con il mondo del peccato. Yeshùa, di nobile stirpe davidica (si vedano i nomi scelti da Matteo), figlio per eccellenza di Davide (14 generazioni; 14=Davide), è pure presentato come il salvatore dei peccatori e delle genti oltre che del popolo ebraico.

   Tuttavia sembra che Matteo, oltre ad esaltare la salvezza dei peccatori e delle nazioni, voglia mettere in risalto anche il concetto dell’adozione. La sua genealogia riguarda Giuseppe, mentre Yeshùa in realtà è figlio di Miryàm e non di Giuseppe. Per diritto di adozione, egli discende da Davide e Matteo ne prepara il fatto ricordando casi simili attuatisi con queste donne che, in un certo senso, furono adottate e introdotte misteriosamente nel popolo ebraico. Anche Miryàm, tramite il suo sposo che l’accetta, trasmette a Yeshùa l’autorità regale messianica.

   Perez era nato infatti dall’unione di Giuda e di Tamar, ma divenne erede legittimo solo dopo che il patriarca lo riconobbe tale: “È più giusta di me, perché non l’ho data a mio figlio Sela” (Gn 38:26). Più che una peccatrice, la tradizione giudaica vide in Tamar un’eroina che a tutti i costi volle partecipare alla benedizione divina che Giuda le rifiutava.

   Nel caso di Boaz probabilmente Matteo si rifà ad una tradizione rabbinica che identificava Salmon, padre di Boaz (Rut 4:21) con una spia inviata da Giosuè per visitare Gerico e che passò la notte con Raab. Non vi sono contrasti cronologici: secondo 1Cron 2:11 questo Salmon era figlio di Nashshon, cognato di Aaronne (Es 6:23) e capo della tribù di Giuda all’epoca dell’invasione (Nm 1:7,16). In quanto al passare la notte con Raab, va ricordato che a quel tempo le donne che facevano l’oste erano pure meretrici. Ad ogni modo, la prostituta entrò a far parte della comunità di Israele per l’accordo stabilito con i due emissari.

   Obed era figlio di Rut e di Boaz, ma solo perché questi aveva liberamente accettato di essere il goèl  (גֹאֵל),  vale a dire il protettore o il difensore di Rut. – Rut 4:15; cfr. Nm 5:8;35:12 .

   Betsabea era divenuta moglie di Davide, ma in seguito a un crimine, motivo per cui, in un certo senso, ella rimase pur sempre la moglie di Uria, tanto che pur dopo che ella era diventata moglie di Davide (2Sam 11:27), è ancora chiamata moglie di Uria: “Il Signore colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide” (2Sam 12:15). Salomone, figlio di Davide e di Betsabea (2Sam 12:24), fu scelto come re non per diritto ereditario, ma per volere di Dio. – 2Sam 12:25; 1Cron 22:9,10.

   Attraverso questi esempi, Matteo prepara il lettore ad ammettere la filiazione davidica di Yeshùa, presentandolo come l’erede delle promesse davidiche, anche se non direttamente generato da Giuseppe.

    2. In Lc.

   Luca ottiene il suo scopo mediante un altro procedimento: dopo il battesimo di Yeshùa e dopo aver riferito le parole: “Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto” (3:22), Luca inserisce la genealogia di Yeshùa facendola risalire fino a Dio. Yeshùa è quindi in un senso tutto speciale “figlio di Dio”, egli è quindi il nuovo Adamo (creato lui pure con un intervento particolare di Dio e quindi figlio di Dio). Per questo Luca risale da Yeshùa che “era figlio, come si credeva, di Giuseppe” (3:23) fin su a dire “[figlio] di Adamo, [figlio] di Dio” (3:38). Yeshùa umanamente era legato ad Adamo tramite la discendenza legale di Giuseppe, ma in realtà era il nuovo figlio di Dio proprio come Adamo era stato il primo figlio di Dio. Proprio per questo parallelismo occorre essere molto cauti nel trarre dall’espressione “tu sei il mio diletto figlio” una valutazione filosofica sulla identità di natura tra Dio Padre e il “figlio” Yeshùa. Adamo pure è detto, alla pari, “figlio di Dio”. L’unica differenza sta nel fatto che Yeshùa è detto il figlio diletto: a differenza di Adamo, Yeshùa fu ubbidiente a Dio nonostante le tentazioni subite (cfr. Eb 4:15 e sgg.). Entrambi nacquero, secondo la Bibbia, per un intervento diretto di Dio e non da padre terreno. Come nuovo Adamo, Yeshùa venne non solo per i figli di Abraamo (gli israeliti), ma per tutti gli uomini originati da Adamo attraverso Noè e i suoi discendenti. Yeshùa, il secondo Adamo, è il salvatore di tutta l’umanità derivata dal primo Adamo. “Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente; l’ultimo Adamo è spirito vivificante”. – 1Cor 15:45.

   Come si spiegano le differenze dei nomi tra Lc e Mt? Matteo aveva l’intento teologico di mostrare con la sua genealogia che Yeshùa è il discendente di Davide. Luca, al contrario, presenta dei nomi spesso ignoti e privi di risonanza nelle Scritture Ebraiche; sembra non avere uno speciale intento teologico. Luca fa passare la genealogia di Yeshùa da Davide a Natan (3:31). Secondo alcuni studiosi si tratterebbe di Natan il profeta. In tal modo Luca esalterebbe la funzione profetica di Yeshùa. Natan era, infatti, un profeta che ebbe grande risonanza al tempo di Davide e di Salomone (2Sam 7:2,agg.;12:1-25; 1Re 1:10-34; 1Cron 29:29; 2Cro 9:29). Luca, è vero, mostra un notevole interesse per la profezia, sia nel descrivere la nascita di Yeshùa (profezie di Zaccaria, Simeone e Anna) sia nella storia successiva della chiesa o congregazione (At). Tuttavia questa ipotesi – se pur suggestiva – non può essere accolta. Dovremmo ammettere un passaggio indebito dalla discendenza genealogica a quella puramente ideale. Come mai, allora, Natan? Davide ebbe davvero un figlio di nome Natan: “Questi sono i nomi dei figli che gli nacquero a Gerusalemme: Sammua, Sobab, Natan, Salomone” (2Sam 5:14); “Questi furono i figli che gli nacquero a Gerusalemme: Simea, Sobab, Natan, Salomone”. – 1Cron 3:5.

   È indimostrabile che Luca nel descrivere la genealogia di Yeshùa voglia presentare (come alcuni suppongono) l’albero genealogico di Miryàm. Anzi, sarebbe contrario agli usi biblici che non presentano mai genealogie di donne. Per di più, Miryàm non è neppure nominata nella genealogia.