Valutazione della condizione femminile in Israele

Va detto subito e chiaramente che gli ebrei onoravano la donna molto più che gli altri popoli antichi. Per avere un’idea di come gli antichi trattassero le donne non occorre consultare i libri di storia: abbiamo un esempio vivente negli arabi odierni. Con gli ebrei non c’è paragone.

   Detto questo, va rilevato che il carattere geloso dei maschi orientali e la loro propensione tutta maschile alla poligamia imponeva alla donna uno stato d’inferiorità che creava in lei soggezione.

   Ancora oggi, nelle terre che furono abitate dai patriarchi ebrei, le donne devono portare un velo. Però, Sara in Egitto  non portava il velo per coprirsi il viso: “Quando Abramo giunse in Egitto, gli Egiziani osservarono che la donna era molto bella” (Gn 12:14). Rebecca si mette il velo solo quando incontra per la prima volta il suo futuro marito, ma fa il viaggio attraverso la Mesopotamia (attuale Iraq) senza velo ed insieme ai servi (uomini) di Abraamo: “Rebecca alzò gli occhi, vide Isacco, saltò giù dal cammello, e disse al servo: ‘Chi è quell’uomo che viene per la campagna incontro a noi?’ Il servo rispose: ‘È il mio signore’. Ed ella, preso il velo, si coprì” (Gn 24:64,65). Anche Rachele (in Mesopotamia, attuale Iraq) andava senza velo: “Giacobbe vide Rachele [era la prima volta] . . . era avvenente e di bell’aspetto“. – Gn 29:10,17;28:5;29:1.

   Ancora oggi, nelle terre che furono abitate dai patriarchi ebrei, è ritenuto sconveniente (per non dire scandaloso) che una donna tratti con uomini. Così non fu anticamente per le donne ebree. Riguardo a Rebecca, in Mesopotamia (attuale Iraq), è scritto: “La fanciulla alla quale dirò: ‘Abbassa, ti prego, la tua brocca perché io beva’, e che mi risponderà: ‘Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli’”. – Gn 24:14.

   Le donne ebree partecipavano attivamente alle feste pubbliche. Miryàm, sorella di Mosè, dirige il coro delle ragazze che festeggiano il passaggio del mare durante l’Esodo: “Maria, la profetessa, sorella d’Aaronne [e sorella di Mosè], prese in mano il timpano e tutte le donne uscirono dietro a lei, con timpani e danze” (Gn 15:20). Le ragazze di Silo uscivano “per danzare in gruppo” durante le feste solenni (Gdc 21:21). La figlia di Iefte esce con altre ragazze incontro al padre vittorioso per far festa: “Ecco uscirgli incontro sua figlia, con timpani e danze” (Gdc 11:34). Allo stesso modo, le donne dei borghi e delle città di Giuda escono incontro a Saul e a Davide per acclamarli e danzare: “Le donne uscirono da tutte le città d’Israele incontro al re Saul, cantando e danzando al suono dei timpani e dei triangoli e alzando grida di gioia; le donne, danzando, si rispondevano a vicenda”. – 1Sam 18:6,7; cfr. 2Sam 6:20.

   In casa le donne ebree si comportano da padrone e non da serve. Giaele invita un comandante militare ad entrare in casa sua: “Entra, mio signore, entra da me; non temere” (Gdc 4:18). Abigail, scavalcando il marito, fa doni generosi a Davide per ovviare alla mancanza di diplomazia di suo marito Nabal: “Non disse nulla a Nabal suo marito. Lei dunque, in groppa al suo asino, scendeva il monte per un sentiero coperto, quando apparvero Davide e i suoi uomini che scendevano di fronte a lei, e li incontrò . . . Quando Abigail ebbe visto Davide, scese in fretta dall’asino e gettandosi con la faccia a terra, si prostrò davanti a lui. Poi, gettandosi ai suoi piedi, disse: . . . ‘Adesso, ecco questo regalo che la tua serva porta al mio signore’ . . .Davide quindi ricevette dalle mani di lei quello che gli aveva portato e le disse: ‘Risali in pace a casa tua; vedi, io ho dato ascolto alla tua voce e ho avuto riguardo per te’” (1Sam 25:19-35, passim). La donna consultata da Saul si comporta da perfetta padrona di casa e gli dice: “Permetti che io ti metta davanti un boccone di pane; mangia per prendere forza se vuoi metterti in viaggio” (1Sam 28:22). 2Re 4:8,9 mostra tutta l’autonomia che aveva una donna ebrea: “Eliseo passava per Sunem; là c’era una donna ricca che lo trattenne con premura perché mangiasse da lei; così tutte le volte che passava di là, andava a mangiare da lei. La donna disse a suo marito: ‘Ecco, io so che quest’uomo che passa sempre da noi, è un santo uomo di Dio’”. Anche nelle Scritture Greche troviamo una donna che ospita liberamente: “Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua” (Lc 10:38). Va detto che nonostante questa libertà delle donne di ospitare in casa propria, esse in genere non mangiano in compagnia di estranei. Gli ospiti di Abraamo, che egli ha accolto imbandendo loro una ricca tavola, domandano: “Dov’è Sara, tua moglie?”. “Ed egli rispose: ‘È là nella tenda’” (Gn 18:9). Troviamo Rut che mangia insieme ai mietitori di Boaz, però su suo invito: “Al momento del pasto, Boaz le disse: ‘Vieni qua, mangia del pane, e intingi il tuo boccone nell’aceto’. E lei si mise seduta accanto ai mietitori. Boaz le porse del grano arrostito, e lei ne mangiò, si saziò, e ne mise da parte gli avanzi” (Rut 2:14). Anche le figlie di Giobbe partecipano ai banchetti dei loro fratelli: “I suoi figli erano soliti andare gli uni dagli altri e a turno organizzavano una festa; e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro” (Gb 1:4). Al tempo di Yeshùa notiamo che le donne servono, mentre a tavola stanno gli uomini. Nel caso di Marta: “Gli [a Yeshùa] offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui” (Gv 12:2); anzi, è tutta presa: “Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: ‘Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’” (Lc 10:40). Anche la suocera di Pietro, appena guarita, “si mise a servirli” (Mr 1:31; cfr. Mt 8:15, Lc 4:39). Miryàm, madre di Yeshùa, siede a tavola ed è servita, ma è ospite ad una festa di nozze: “Ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: ‘Non hanno più vino’”. – Gv 2:1-3.