La donna nella consuetudine apostolica di Paolo – Conclusione

Non c’è alcun dubbio – come si ricava dai testi biblici – che la prassi apostolica di Paolo includeva la collaborazione femminile. A fronte di una quarantina di maschi menzionati come collaboratori dell’apostolo delle genti, il cosiddetto Nuovo Testamento menziona quattordici donne (di cui undici per nome). A chi non è addentro gli scritti che hanno a che fare con la Bibbia, questo dato forse dice poco. Ma se si pensa che in tutto l’immenso Talmud è nominata una sola donna (Beruria), il dato diventa molto significativo, soprattutto in considerazione pelle poche pagine paoline rispetto a quelle innumerevoli del Talmud. Lo studioso W. Cotter non ha dubbi che almeno sei delle donne menzionate da Paolo hanno svolto funzioni direttive; si tratta di Affia, Cloe, Prisca, Febe, Evodia e Sintiche. – Crf. W. Cotter, Women’s Authority Roles in Paul’s Churches 36, 1994, 350.

   In ogni caso, dopo questo accurato esame biblico, è impossibile sostenere che Paolo obbligasse al silenzio in piena sottomissione le donne. È il caso di rileggere il testo attuale di 1Tm 2:11-15:

“La donna impari in silenzio con piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di esercitare autorità sull’uomo, ma stia in silenzio. Poiché Adamo fu formato per primo, poi Eva. E Adamo non fu ingannato, ma la donna fu completamente ingannata e si trovò in trasgressione. Comunque, essa sarà tenuta in salvo per mezzo del parto, purché rimangano in fede e amore e santificazione insieme a sanità di mente”. – TNM.

   Quando si esamina più da vicino il rapporto che Paolo ebbe con le donne e il suo pensiero riguardo a loro, il testo di 1Tm 2:11-15 appare sempre più stridente e fuori posto. Quei giudizi così forti e radicali non possono appartenere a Paolo. Non possiamo pensare che Paolo sconfessi se stesso: la sua prassi parla per lui e dice tutto il rispetto e la grande considerazione che egli aveva per le donne. In ciò imitò il suo maestro, Yeshùa, che era sempre attorniato da donne che teneva in gran considerazione. L’amicizia stessa di Paolo con Luca – l’evangelista delle donne – depone a favore del pensiero comune che avevano sulle donne, pensiero tutt’altro che sfavorevole.

   Analizzando a dovere gli scritti paolini emerge tutta la verità del fatto che Paolo mette sullo stesso piano uomini e donne, perché – parole sue – “non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”. – Gal 3:28.

   Nessun altro apostolo ha dato nella chiesa così tanto spazio alle donne quanto l’apostolo Paolo.