La maturità spirituale del credente

“Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3:27,28). “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”. – 2Cor 5:17.

   “Una nuova creatura”: il credente – il discepolo o la discepola di Yeshùa – è una persona nuova. La sua nascita, anzi rinascita, avviene nell’acqua battesimale, simbolo del sepolcro in cui Yeshùa fu immerso.

“In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio … In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”. – Gv 3:3,5.

   Nel momento in cui il credente emerge dall’acqua del battesimo, è rinato e si riveste di Yeshùa ricevendo lo spirito che è intimo strumento di rinnovazione interiore. “Quello che importa è l’essere una nuova creatura”. – Gal 6:15.

   Il credente non nasce, tuttavia, allo stato già maturo, tanto che Pietro dice: “Come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza”. – 1Pt 2:2.

   L’altezza vertiginosa e sublime della spiritualità può forse scoraggiare. Come potremmo mai attuate un programma così esigente? Come ascendere a una vetta tanto eccelsa? Anche in ciò occorre fiducia in Dio e costanza. Ogni giorno ci è richiesto un piccolo passo. Qualcuno stupito domanda: Come hai fatto ad arrivare fin qui? E la risposta è l’unica possibile e vera: Facendo un passo dopo l’altro. Occorre guardare al prossimo passo che ci attende, e non alla distanza forse lunga che si deve percorrere. Passo dopo passo. Così anche noi possiamo raggiungere la meta. Senza lasciarci scoraggiare dal molto che dobbiamo compiere, guarderemo solo al passo che immediatamente ci attende. Questa era la bella norma che anche Paolo cercava di seguire nella sua vita. Sia questo il nostro programma.

“Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; se in qualche cosa voi pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella. Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via”. – Flp 3:12-16.

   “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa”. – Flp 3:20,21.