Tre grandi princìpi ermeneutici

Per interpretare correttamente la Bibbia, occorre tenere presenti tre princìpi fondamentali:

  1. Dio nella Bibbia parla agli uomini nella lingua umana e alla maniera umana.
  2. In tutta la Scrittura c’è unità.
  3. Il testo biblico è ispirato ovvero scritto sotto l’influsso dello spirito santo di Dio, per cui occorre lo spirito santo per comprendere pienamente la Scrittura.

Autore divino ma linguaggio umano. Quale lingua si parla in cielo? Come comunicano tra loro gli esseri spirituali? Paolo dice: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo” (1Cor 13:1). Di certo Paolo non conosceva le lingue degli angeli. Queste sono oltre la nostra capacità, non riusciamo neppure a immaginare come possano essere. Il salmista rivolge questo invito agli angeli: “Benedite il Signore, voi suoi angeli, potenti e forti, che fate ciò ch’egli dice, ubbidienti alla voce della sua parola!” (Sl 103:20). Una forma di comunicazione, per noi inimmaginabile, le creature spirituali l’hanno di certo. Qualunque sia, Dio non parla agli uomini nella lingua degli angeli. Gli agiografi, gli scrittori biblici ispirati, erano esseri umani. Essi ricevettero il messaggio di Dio e lo scrissero. “Degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo”. – 2Pt 1:21.

   La Bibbia è scritta dunque nella lingua che gli agiografi parlavano, la loro lingua madre. Queste lingue erano l’ebraico, l’aramaico e il greco. Per comprendere il pensiero degli agiografi è quindi necessario non solo conoscere queste lingue ma anche la mentalità e la cultura del tempo. Si devono perciò adottare criteri metodologici con cui si sappia indagare il pensiero degli agiografi. Solo comprendendo questo pensiero, che è espresso umanamente, si può andare oltre per risalire al messaggio biblico. Vediamo ora i procedimenti che ci permettono di accostarci al testo sacro per comprenderlo.

   Analisi letteraria e storica. Ogni libro antico è studiato analizzandolo e collocandolo nel suo periodo storico. Ciò è d’aiuto anche nello studio del libro dei libri, la Bibbia. In questa prima fase dello studio biblico non si possono utilizzare procedimenti differenti da quelli adoperati nell’interpretazione di qualsiasi altro testo letterario dell’antichità. Tappe dell’analisi storico-letteraria sono:

  1. Critica testuale. Consiste nel fissare il testo autentico della Bibbia, il testo originale. Questo è il lavoro dei critici testuali che, esaminando i molti manoscritti a disposizione, arrivano a fissare le lezioni corrette. Nei manoscritti (che, va ricordato, sono copie di copie degli originali) possono esserci corruzioni o errori di trascrizione. La critica testuale perviene a un testo finale affidabile. Le traduzioni delle nostre Bibbie si basano già su edizioni critiche consolidate.
  2. Analisi letteraria. Consiste nello studio linguistico (morfologico e sintattico) e semantico del testo. Fondamentali sono qui i vocabolari ebraico, aramaico e greco. Viene anche studiata la grammatica e la sintassi del testo, la sua struttura e la sua composizione. I generi letterari non vengono trascurati.
  3.  La critica delle forme. Consiste nell’individuare l’eventuale evoluzione del testo. Gli indizi letterari sono basilari per trovare collegamenti e capire come l’agiografo abbia elaborato il suo testo.
  4.  Analisi della redazione. Consiste nel comprendere il progetto dell’agiografo, distinguendo fra il materiale (altri scritti o la tradizione) da lui usato e l’abbellimento redazionale in cui l’ha inserito.

   Tutto questo lavoro di analisi letteraria e storica non può essere evitato. Intanto, assicura un approccio serio e scientifico al testo biblico; poi, garantisce che la Bibbia non venga letta usando il testo come pretesto per opinioni che sono solo religiose. Il procedimento storico-letterario evita di cadere nella lettura fondamentalista della Bibbia, assumendo un atteggiamento rigido della mente che è riluttante ad ogni tipo di ricerca critica. La lettura fondamentalista rifiuta di ammettere che la parola di Dio ispirata è stata espressa in linguaggio umano ed è stata redatta, sotto l’ispirazione divina, da autori umani le cui capacità e risorse erano limitare. Un concetto errato d’ispirazione, proprio di persone bigotte legate a una religione, pretende che la Bibbia sia stata dettata da Dio parola per parola. Con questa chiusura mentale è impossibile prendere in considerazione le forme letterarie e i modi umani di pensare presenti nel testo biblico.

   Deve essere chiaro che questo procedimento storico-letterario non è sufficiente. Sebbene basilare e irrinunciabile, la Bibbia va oltre perché non è semplicemente un testo letterario antico ma è parola di Dio.

   L’unità della Sacra Scrittura. La Bibbia non è un testo unico scritto da un solo agiografo. È composta di decine e decine di libri scritti da autori diversi distanti tra loro secoli e secoli. Tuttavia, l’intera collezione che forma la Bibbia è composta di libri che non sono privi di relazione tra loro. Sono un insieme di testimonianze di una stessa grande opera. Tenere sempre in considerazione l’unità della Bibbia ovvero l’unità del pensiero divino è un principio ermeneutico importantissimo. Quando ci sembra che un passo biblico ne contraddica un altro, alla base c’è una nostra non corretta comprensione del testo.

   Il principio dell’unità della Scrittura deve essere compreso anche nell’ambito più vasto dell’intimo rapporto che c’è fra le Scritture Ebraiche e le Scritture Greche. Infine, è guardando a Yeshùa come centralità che si trova la pienezza della rivelazione.

   È un errore specialmente cattolico ritenere che il cosiddetto Vecchio Testamento vada letto alla luce del Nuovo. È vero il contrario. Tuttavia, nelle Scritture Greche vi sono delle riletture di passi biblici di testi ebraici. Di queste riletture (che sono fatte sempre sotto ispirazione) occorre tener conto perché esse illuminano la nostra comprensione. Anche in ciò si rivela la profonda unità della Scrittura.

   Da queste riletture, fatte spesso anche da Yeshùa, possiamo dedurre che:

  1. L’interpretazione che la Scrittura dà di se stessa rischiara la nostra comprensione.
  2. L’interpretazione all’interno della Bibbia deve costituire una guida nel nostro cammino spirituale.
  3. La varietà delle interpretazioni che si trovano nella Scrittura insinua che, nell’unità della fede, nessuna interpretazione particolare si può considerare esaustiva e che è possibile arricchire sempre più il bagaglio delle cose comprese.

   L’aiuto dello spirito santo di Dio. “Il vento soffia dove vuole: uno lo sente, ma non può dire da dove viene né dove va. Lo stesso accade con chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3:8, PdS). Lo spirito di Dio, che ha ispirato la Bibbia, è anche “lo Spirito della verità” e “il mondo non lo vede e non lo conosce, perciò non può riceverlo” (Gv 14:17, PdS). Come possiamo essere aiutati da Dio a capire la sua parola? “Se qualcuno di voi manca di sapienza, continui a chiederla a Dio, poiché egli dà generosamente a tutti e senza biasimare; ed essa gli sarà data” (Gc 1:5, TNM). L’unico mezzo che abbiamo è pregare Dio. “Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito”. – 1Gv 3:22.