“Nessuno vi giudichi riguardo… a sabato”

Nessuno vi giudichi riguardo . . . a sabato”. – Col 2:16, TNM.

   Questo passo biblico è citato dai detrattori del sabato per dimostrare che la sua osservanza sarebbe stata abolita. La frase, ispirata (fa parte della Bibbia), fu detta dall’apostolo Paolo ai discepoli di Yeshùa della città di Colosse (Asia Minore, attuale Turchia), perciò a persone provenienti dal paganesimo. La citiamo qui nella versione di TNM, i cui editori non accettano l’osservanza biblica del sabato: “Nessuno vi giudichi riguardo al mangiare e al bere o in quanto a festa o a osservanza della luna nuova o a sabato”.

   È strano. Qui Paolo sta dicendo esattamente il contrario di quanto coloro che rifiutano il sabato sostengono. Dice, infatti, nella versione stessa di TNM: Nessuno vi giudichi riguardo a osservanza di sabato, e non riguardo a ‘non osservanza’. Comunque, analizziamo a fondo la frase. Con la Bibbia.

Μὴ οὖν τις ὑμᾶς κρινέτω . . . ἐν μέρει ἑορτῆς . . . σαββάτων

Me un tis ümàs krìneto . . . en mèrei . . . sabbàton

Non dunque qualcuno voi giudichi . . . in riguardo . . . di sabati

   Abbiano isolato le parole che ci interessano per analizzarle bene e le abbiamo tradotte letteralmente. Siccome il contesto è sempre importante e basilare in ogni esame dei passi biblici, vediamo in quale contesto Paolo dice queste parole. L’apostolo delle genti aveva terminato il cap. 1 della sua lettera ai colossesi, dicendo: “Noi proclamiamo esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo. A questo fine mi affatico, combattendo con la sua forza, che agisce in me con potenza” (1:28,29). Quindi aveva continuato all’inizio del secondo capitolo: “Desidero infatti che sappiate quale arduo combattimento sostengo per voi” (2:1), spiegando: “Dico questo affinché nessuno vi inganni con parole seducenti” (2:4). La preoccupazione di Paolo è che i colossesi non siano ingannati e sviati dalla fede, sebbene in essi la stia vedendo: “Mi rallegro vedendo il vostro ordine e la fermezza della vostra fede in Cristo” (2:5). Li esorta quindi a condursi in Yeshùa, “radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata” (2:7). Ora si avvicina alla questione: “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (2:8). Cosa intende Paolo con “tradizione degli uomini”? Si sta forse riferendo alle tradizioni giudaiche? No di certo, perché parla di “filosofia” e “vani raggiri” collegati a tale tradizione che è messa da lui in parallelo agli “elementi del mondo”. Va evidenziato che la città di Colosse era sotto la dominazione romana e prima di allora era stata sotto il dominio greco, due nazioni che con il loro sistema di culto pagano avevano influenzato la vita e il pensiero dei colossesi.

   Va notato in modo speciale il motivo per cui Paolo dice che nessuno deve permettersi giudicarci se osserviamo le prescrizioni della Legge. Egli dice: “Nessuno vi giudichi riguardo al mangiare e al bere o in quanto a festa o a osservanza della luna nuova o a sabato; poiché queste cose sono un’ombra delle cose avvenire”. – Col 2:16,17, TNM.

   Il testo greco ha ἐστιν σκιὰ (estìn skià): “è ombra”, ovvero tipo, prefigurazione. Coloro che sostengono che il sabato ha cessato di avere la sua santità perché era solo un’ombra o prefigurazione farebbero bene a osservare il tempo del verbo che Paolo usa: “è”, al presente, non ‘era’ o ‘è stato’. È (ἐστιν, estìn). Il sabato è un tipo o prefigurazione del millennio e i giorni sacri simboleggiano le varie fasi del piano di Dio, ricordandoci ogni anno il grande scopo di Dio nella creazione dell’uomo.

   Non dobbiamo stupirci che i giorni santi di Dio prefigurino qualcosa di futuro. Essi illustrano il piano di salvezza di Dio. Verrà il tempo in cui tutti osserveranno questi giorni santi. – Is 66:23.

   La parte finale del v. 17 merita pure attenzione: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati, che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo”. Quest’ultima frase, messa così, risulta poco comprensibile. Pare slegata dal resto, senza nessuna attinenza logica con quanto precedete. Siamo perciò spinti a verificarla con il testo biblico originale. E facciamo alcune scoperte. Ecco il testo:

τὸ δὲ σῶμα τοῦ χριστοῦ

to de sòma tu christù

il invece corpo del cristo

   Innanzitutto notiamo che il verbo “è” non è presente nella frase. Non va quindi tradotto “ma il corpo è di Cristo” (NR) bensì: “Ma il corpo del cristo” (testo originale greco). Inoltre, quel δὲ (de), “ma”, collega la frase a quella precedente.

   Paolo sta dicendo: “Nessuno vi giudichi in quanto all’osservanza di . . . ma [vi giudichi] il corpo del cristo”. Ora sì che è logico e lineare. Cos’è “il corpo è di Cristo”? Nella stessa lettera ai colossesi, in 1:18, Paolo dice che Yeshùa “è il capo del corpo, cioè della chiesa”. Si tratta quindi della comunità, della chiesa o congregazione. Paolo sta dicendo: ‘Nessuno vi giudichi in quanto all’osservanza di . . . ma [vi giudichi] la congregazione’. Com’è chiaro! I santi componenti della congregazione sono qualificati per offrire il giudizio sulle leggi alimentari e sul rispetto dei giorni santi di Dio.

   TNM inventa e manomette: “Ma la realtà appartiene al Cristo”. L’intento è quello di far dire al testo quanto segue: ‘Nessuno vi giudichi riguardo al mangiare e al bere o in quanto a festa o a non osservanza della luna nuova o a sabato; poiché queste cose erano un’ombra delle cose avvenire, ma la realtà tipificata da quell’ombra appartiene al Cristo’ (Col 2:16,17, TNM, cui abbiamo aggiunto il pensiero che la traduzione vorrebbe insinuare). Facciamo notare di nuovo che il verbo “è” non è presente nel testo greco, tantomeno lo è “appartiene” che TNM inserisce arbitrariamente e in modo oltretutto scorretto perché non lo pone neppure tra parentesi quadre. Facciamo poi notare che la parola greca σῶμα (sòma) significa “corpo” e non “realtà”, tant’è vero che nella nota in calce si specifica: “Lett. ‘corpo. Gr. sòma”. La parola “realtà”, proprio nel senso di sostanza prefigurata dal tipo o “ombra”, la troviamo in Eb 9:24: “Cristo entrò non in un luogo santo fatto con mani, che è una copia della realtà, ma nel cielo stesso” (TNM); qui la parola “realtà” è costituita dall’aggettivo sostantivato plurale ἀληθινῶν (alethinòn), “le cose vere/reali”. “Il luogo santo fatto con mani” ovvero il Tempio di Gerusalemme, è qui detto ἀντίτυπα τῶν ἀληθινῶν (antìtüpa ton alethinòn).

   Le ultime parole del verso 17, così come sono tradotte  – “Ma la sostanza/realtà è di Cristo” – sono nel migliore dei casi un errore di traduzione (se non una manipolazione) causata dall’incapacità di comprendere il vero significato di ciò che Paolo stava dicendo. È un classico esempio di come a volte i traduttori interpretino la Bibbia basandosi sulla loro religione quando traducono il greco originale nella loro lingua.

   La traduzione letterale e semplice delle ultime parole di Col 2:17 è: “Ma il corpo del cristo [τσῶμα τοῦ χριστοῦ (sòma tu christù)]”. Come abbiamo visto, si tratta della chiesa o congregazione: “Voi siete il corpo di Cristo [τσῶμα τοῦ χριστοῦ (sòma tu christù)] e membra di esso” (1Cor 12:27). Così il senso pieno di quello che Paolo sta dicendo diventa chiaro. Egli dice ai colossesi che non dovrebbero permettere a nessuno di giudicarli o di metterli in discussione su queste cose, ma piuttosto lasciare alla chiesa tali giudizi. Egli addita ai colossesi l’esempio del capo spirituale della chiesa, Yeshùa, che è il modello del culto in giorno di sabato e nei giorni festivi biblici, esortandoli a non preoccuparsi di quello che chiunque potrebbe pensare di loro.

   Un’esortazione simile è contenuta in 2:18,19: “Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale, senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo [τσῶμα (sòma)], ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio”. In questi versetti Paolo mette in guardia ancora una volta i colossesi affinché non permettano che le pressioni della società in cui vivono abbiano alcuna influenza sulle loro credenze o pratiche, e ripete l’esortazione di guardare solo alla chiesa per il proprio nutrimento spirituale e la crescita.

   Così vediamo che, ben lungi dall’abolire l’osservanza del sabato e dei giorni festivi, Col 2:16 è una delle prove più consistenti che la chiesa primitiva osservava i giorni santi di Dio e che Paolo insegnava a mantenerne l’osservanza. Possiamo imparare due lezioni importanti da questi passi biblici:

  • Non dobbiamo preoccuparci per quello che la gente pensa della nostra ubbidienza alla legge di Dio.
  • Debbiamo osservare i santi giorni di Dio con gioia, ringraziando Dio per liberazione che ci ha dato tramite Yeshùa da questo mondo e dal suo male.

   Nei capitoli seguenti – il terzo e il quarto – Paolo esorta i colossesi a una vita superiore nel cammino spirituale con Yeshùa. Essi devono dimenticare i loro vecchi modi pagani, le ordinanze (i dogma) dei pagani, i principi mondani. Leggendo la lettera ai colossesi senza trascurare lo sfondo pagano in cui quei credenti erano stati immersi e osservando quello che Paolo dice sulla vita nuova in Yeshùa, il serio studioso della Scrittura si rende conto del vero pensiero di Paolo.

   Per secoli e secoli i cosiddetti cristiani hanno cercato di convincersi che non sono tenuti a osservare il sabato e le altre Festività di Dio. La Chiesa Cattolica aveva spostato la sacralità del sabato sul pagano “giorno del dio sole”, la domenica. Tutte le religioni che da essa poi si staccarono, si portarono così in retaggio la domenica. Quelle che non s’appoggiarono alla domenica quale giorno di culto, in genere non ristabilirono il sabato. Costoro hanno usato e usano come riferimento scritturale per la loro tesi contro il sabato proprio il passo di Col 2:16. Sono talmente accecati dalla religione che neppure riescono a leggere quello che c’è scritto e non si rendono conto che proprio questo versetto è uno dei punti più forti per sostenere l’osservanza del sabato.

   La distorsione di questo passo biblico deriva in parte dalla cattiva comprensione di Col 2:14. “Egli ha cancellato il documento a noi ostile”, che viene letto come se Yeshùa avesse cancellato la Legge di Dio. Per la spiegazione dettagliata di questo passo si veda lo studio intitolato “Cancellato il documento”: quale?, in questa stessa categoria La Toràh.