{"id":1544,"date":"2013-05-28T05:20:39","date_gmt":"2013-05-28T03:20:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=1544"},"modified":"2013-05-28T05:20:43","modified_gmt":"2013-05-28T03:20:43","slug":"la-valenza-del-nome-nella-sacra-scrittura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=1544","title":{"rendered":"La valenza del nome nella Sacra Scrittura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Noi oggi non abbiamo la concezione che i semiti attribuivano al nome, perci\u00f2 spesso non afferriamo bene il valore preciso di certe espressioni bibliche. Per noi occidentali il nome serve solo a identificare una persona presso l\u2019anagrafe civile, ma per gli ebrei e per la Bibbia era qualcosa di ben pi\u00f9 importante. <b>Il nome per gli ebrei presentava l\u2019essenza stessa della persona, la sua natura, la sua forza, la sua attivit\u00e0.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per la Bibbia, chi non ha un nome non esiste. Questo concetto ripreso dalla Scrittura era presente presso i popoli semiti. \u00c8 interessante al riguardo fare un confronto tra il secondo racconto biblico della creazione e le relazioni sumere antiche. Mentre la Bibbia dice: \u201cNon c&#8217;era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna. Nessuna erba della campagna era ancora spuntata\u201d (<i>Gn <\/i>2:5), gli antichi testi sumeri dicono la stessa cosa affermando che animali e piante non erano ancora \u201cstati <i>nominati<\/i>\u201d. Dio dal primo capitolo di <i>Genesi <\/i>fa venire all\u2019esistenza il creato <i>pronunciando il nome <\/i>dei suoi molteplici elementi: \u201cDio disse: \u2018Sia luce!\u2019 E luce fu\u201d (1:3); \u201cPoi Dio disse: \u2018Vi sia [\u2026]\u2019\u201d (v. 6); e cos\u00ec via. Anche Giobbe, per indicare la massima abiezione della plebaglia afferma: \u201cGente da nulla, razza <i>senza nome <\/i>[vale a dire inesistente], cacciata via dal paese a bastonate\u201d (<i>Gb <\/i>30:8). La punizione divina degli empi \u00e8 espressa dicendo che il loro <i>nome <\/i>(vale a dire la loro discendenza) che conserva il nome paterno sar\u00e0 eliminato: \u201cTu hai rimproverato le nazioni, hai fatto perire l&#8217;empio, <i>hai cancellato il loro nome<\/i> per sempre\u201d (<i>Sl <\/i>9:5). I giusti per\u00f2 sussisteranno per sempre, avranno la vita da Dio: \u201cChi vince sar\u00e0 dunque vestito di vesti bianche, e <i>io non canceller\u00f2 il suo nome<\/i> dal libro della vita, ma confesser\u00f2 <i>il suo nome<\/i> davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli\u201d. &#8211; <i>Ap <\/i>3:5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per la Bibbia, conoscere il nome di qualcuno \u00e8 conoscerne la natura, \u00e8 avere un certo dominio su di lui partecipando alla sua potenza. In Mesopotamia e in Egitto (terre pagane) il nome era strettamente associato all\u2019esercizio della magia: conoscere il nome di Dio era disporre in qualche modo della sua potenza divina. Per questo motivo (per non dare adito a pratiche magiche vietate dalla Scrittura) presso Israele gli esseri soprannaturali hanno una certa riluttanza a comunicare il loro nome quando non \u00e8 necessario: \u201cLa donna and\u00f2 a dire a suo marito: \u2018Un uomo di Dio \u00e8 venuto da me; aveva l&#8217;aspetto di un angelo di Dio: un aspetto davvero tremendo. Io non gli ho domandato da dove veniva, ed egli <i>non mi ha detto il suo nome<\/i>\u2019\u201d (<i>Gdc <\/i>13:6). Nel famoso passo di <i>Es <\/i>in cui Mos\u00e8 domanda il nome a colui che gli parla dal roveto ardente, questi anzich\u00e9 rivelargli il nome rifiuta dapprima di manifestarglielo. Il passo non va inteso nel senso di \u2018Io sono colui che \u00e8\u2019, ma nel senso di \u201c<i>Io sono chi sono<\/i>\u201d ovvero: Non ti deve interessare il mio nome, io sono chi sono. La <i>TNM <\/i>traduce: \u201cIO MOSTRER\u00d2 D\u2019ESSERE CI\u00d2 CHE MOSTRER\u00d2 D\u2019ESSERE\u201d (<i>Es<\/i> 3:14, il maiuscoletto \u00e8 loro), e la nota in calce recita tra l\u2019altro: \u201cQui non si fa riferimento all\u2019autoesistenza di Dio, ma a ci\u00f2 che egli ha in mente di divenire nei confronti di altri\u201d. \u00c8 senz\u2019altro molto rincuorante immaginare che Dio dica che sar\u00e0 o diverr\u00e0 quello di cui abbiamo bisogno (Hai bisogno di un padre? Sar\u00f2 padre. Hai bisogno di un amico? Sar\u00f2 amico. E cos\u00ec via). Tuttavia, pur mostrando all\u2019uomo amore infinito, Dio rimane Dio, e la spiegazione indicata da <i>TNM <\/i>non \u00e8 biblica. Non \u00e8 Dio che deve diventare ci\u00f2 che noi vorremmo, ma siamo noi che dobbiamo diventare come Dio vuole che siamo. Inoltre, nel testo il soggetto e l\u2019argomento \u00e8 il nome di Dio, non il suo modo di agire. Infine, non \u00e8 affatto vero che la risposta di Dio a Mos\u00e8 sia \u201cl\u2019espressione con cui Dio chiama se stesso\u201d (nota in calce di <i>TNM<\/i> a <i>Es<\/i> 3:14). La risposta di Dio a Mos\u00e8 \u00e8 quello che \u00e8: <i>la risposta di Dio <\/i>alla domanda precisa di Mos\u00e8. Come dire: \u2018Perch\u00e9 mi domandi il nome? Io sono chi sono\u2019. O, per essere pi\u00f9 chiari: \u2018Perch\u00e9 mi domandi il nome? Che t\u2019interessa? Io sono chi sono! Tu va dal faraone e parlagli a mio nome\u2019. Che questa sia l\u2019interpretazione giusta \u00e8 evidente dal fatto che poi il nome <i>viene cambiato<\/i>: a Mos\u00e8 Dio dice \u201cIo sono quel che sono\u201d, ma al faraone Mos\u00e8 dovr\u00e0 dire: \u201cColui che \u00e8 quel che \u00e8\u201d (\u05d9\u05d4\u05d5\u05d4, <i>YHVH<\/i>). Ora i nomi rimangono tali quali sono e non si modificano dalla prima alla terza persona. Si rammenti che nell\u2019ambiente egiziano in cui Mos\u00e8 avrebbe dovuto parlare, conoscere il nome divino era come possedere una potenza magica. Perci\u00f2 proprio il faraone (che avrebbe chiesto il nome di Dio a tale scopo) non lo doveva sapere. Anche Yesh\u00f9a, che avr\u00e0 la potenza di Dio per portare l\u2019universo sotto la sovranit\u00e0 di Dio, ha un nome particolare che nessuno pu\u00f2 conoscere:<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cVidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco;<\/p>\n<p align=\"center\">colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Verace:<\/p>\n<p align=\"center\">egli giudica e combatte con giustizia.<\/p>\n<p align=\"center\">I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi;<\/p>\n<p align=\"center\">porta scritto <b>un nome che nessuno conosce<\/b> all&#8217;infuori di lui\u201d. &#8211; <i>Ap <\/i>19:11,12.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nella Bibbia il nome agisce come se avesse una forza propria, pu\u00f2 stare a s\u00e9 come sinonimo della persona. Geremia, ripetendo due volte (secondo il parallelismo poetico) lo stesso concetto, parla prima di Dio e poi del suo nome: \u201cTu stesso sei in mezzo a noi, o Geova [<i>Yhvh<\/i> nel testo ebraico], e su di noi \u00e8 stato invocato il tuo proprio nome\u201d (<i>Ger <\/i>14:9, <i>TNM<\/i>). Chi conosce il \u201cnome\u201d di Dio, ovvero Dio stesso, deve avere fiducia in lui poich\u00e9 Dio non lo pu\u00f2 abbandonare: \u201cConfidino in te quanti conoscono il tuo nome, perch\u00e9 non abbandoni chi ti cerca, Signore\u201d. &#8211; <i>Sl <\/i>9:11, <i>TNM<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 In Israele il culto del nome di Dio \u00e8 andato via via sempre pi\u00f9 sviluppandosi, sia presso il rabbinismo che presso la prima congregazione dei discepoli di Yesh\u00f9a. Il nome diviene una specie di <i>ipostasi <\/i>(la sostanza che sta sotto i fenomeni), analogo allo spirito santo di Dio e alla sapienza di Dio. Israele conosce il nome di Dio e lo porta, a benedizione e a protezione: \u201cLo salver\u00f2, perch\u00e9 a me si \u00e8 affidato; lo esalter\u00f2, perch\u00e9 ha conosciuto il mio nome\u201d (<i>Sl <\/i>90:14). Israele celebra la gloria del nome di Dio nel Tempio: \u201cAlzatevi e benedite il Signore vostro Dio ora e sempre! Si benedica il tuo nome glorioso che \u00e8 esaltato al di sopra di ogni benedizione e di ogni lode!\u201d (<i>Nee <\/i>9:5). Israele deve manifestare questo nome ai pagani che ancora lo ignorano: \u201cRiversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono e sui regni che non invocano il tuo nome\u201d (<i>Sl <\/i>78:6); \u201cCopri di vergogna i loro volti perch\u00e9 cerchino il tuo nome, Signore\u201d (<i>Sl <\/i>82:17); \u201cI popoli temeranno il nome del Signore e tutti i re della terra la tua gloria\u201d (<i>Sl <\/i>101:16); \u201cLodate il Signore e invocate il suo nome, proclamate tra i popoli le sue opere\u201d (<i>Sl <\/i>104:1). Il libro di <i>Malachia <\/i>sviluppa questi temi: \u201cSe non mi ascolterete e non vi prenderete a cuore di dar gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, mander\u00f2 su di voi la maledizione e cambier\u00f2 in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho gi\u00e0 maledette, perch\u00e9 nessuno tra di voi se la prende a cuore\u201d (2:2): \u201cAllora parlarono tra di loro i timorati di Dio. Il Signore porse l&#8217;orecchio e li ascolt\u00f2: un libro di memorie fu scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome [\u2026] Per voi invece, cultori del mio nome, sorger\u00e0 il sole di giustizia con raggi benefici (3:16,20). Ancora oggi i rabbini e gli ebrei devoti al posto di \u201cDio\u201d dicono \u201cIl Nome\u201d (\u05d4\u05e9\u05dd, <i>hash\u00e8m<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nella cultura biblica pronunciare il nome di una persona significa acquistarne la protezione. Perch\u00e9 la benedizione sacerdotale avesse effetto, doveva esserlo nel nome di Dio, altrimenti sarebbe stata nulla. Il sacerdote non aveva alcun potere, \u00e8 Dio che benedice (dona cio\u00e8 del bene). Pronunciando del bene (dire del bene, <i>benedire<\/i>) esso si compie in virt\u00f9 della potenza del nome divino:<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cTi benedica il Signore<\/p>\n<p align=\"center\">e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te<\/p>\n<p align=\"center\">e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto<\/p>\n<p align=\"center\">e ti conceda pace. Cos\u00ec porranno il mio nome sugli Israeliti<\/p>\n<p align=\"center\">e io li benedir\u00f2\u201d. &#8211; <i>Nm <\/i>6:24-27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il salmista afferma: \u201cIl nostro aiuto \u00e8 nel nome del Signore\u201d (<i>Sl <\/i>127:8). Quando la mortalit\u00e0 infuria per l\u2019ira divina, non si osa neppure pronunciare il nome divino: \u201cQuegli dir\u00e0: \u2018Zitto!\u2019: non si deve menzionare il nome del Signore\u201d. &#8211; <i>Am <\/i>6:10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Anche gli apostoli quando cacciano i dem\u00f2ni e guariscono le malattie, lo fanno nel nome di Yesh\u00f9a (<i>At <\/i>3:6). Yesh\u00f9a, in virt\u00f9 della sua ubbidienza, ha ricevuto \u201cil nome che \u00e8 al di sopra di ogni altro nome\u201d (<i>Flp <\/i>2:9), come dire: Yesh\u00f9a \u00e8 stato esaltato al di sopra di tutte le creature. \u00c8 per questo che egli ha una potenza che si estende a <i>tutto l\u2019universo<\/i>, descritto nelle sue tre parti cosmiche: uomini (terra), angeli (cielo), dem\u00f2ni e morti (sottoterra). <i>Tutti <\/i>quindi si prostrano davanti a lui in segno di omaggio:<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cNel nome di Ges\u00f9<\/p>\n<p align=\"center\">ogni ginocchio si pieghi<\/p>\n<p align=\"center\">nei cieli, sulla terra e sotto terra;<\/p>\n<p align=\"center\">e ogni lingua proclami che<\/p>\n<p align=\"center\">Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Signore,<\/p>\n<p align=\"center\">a gloria di Dio Padre\u201d. &#8211; <i>Flp <\/i>2:10,11.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Ecco il <i>nome potente<\/i> che gli d\u00e0 tutta l\u2019autorit\u00e0 che Dio stesso gli delega: con la resurrezione egli \u00e8 divenuto <b><i>Signore<\/i><\/b>:<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cUn nome porta scritto sul mantello e sul femore:<\/p>\n<p align=\"center\">Re dei re e Signore dei signori\u201d. &#8211; <i>Ap <\/i>19:16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Yesh\u00f9a \u00e8, dopo Dio, il pi\u00f9 alto in grado: \u00e8 re dei re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nella Bibbia il nome \u00e8 anche segno di appartenenza a qualcuno. Avere il nome da qualcuno \u00e8 essere a lui sottoposto, appartenergli. Uno appartiene a chi gli impone il nome. Chi conquista una citt\u00e0 sente pronunciare il suo nome dagli abitanti, che perci\u00f2 appartengono a lui. Ioab, prima di espugnare una citt\u00e0, manda a dire a Davide: \u201cRaduna il resto del popolo, acc\u00e0mpati contro la citt\u00e0 e prendila, altrimenti se la prendo io, porterebbe il mio nome\u201d (<i>2Sam <\/i>12:28). Per indicare il dominio assoluto del sovrano sopra il re di Giuda vinto, il faraone Necao gli cambia il nome in Ioiak\u00ecm: \u201cIl faraone Necao nomin\u00f2 re Eliak\u00ecm figlio di Giosia, al posto di Giosia suo padre, cambiandogli il nome in Ioiak\u00ecm\u201d (<i>2Re <\/i>23:34). La gente pagana e straniera nel tempo messianico sar\u00e0 aggregata alla fede giudaica mediante il nome: \u201cQuesti dir\u00e0: Io appartengo al Signore, quegli si chiamer\u00e0 Giacobbe; altri scriver\u00e0 sulla mano: Del Signore, e verr\u00e0 designato con il nome di Israele\u201d (<i>Is <\/i>44:5). Anche il discepolo di Yesh\u00f9a porta un nome nuovo: Pietro spiega che sebbene i non credenti chiamino i discepoli con l\u2019appellativo denigratorio di \u201ccristiano\u201d, tuttavia dietro questo appellativo c\u2019\u00e8 il nome del cristo o consacrato di Dio: \u201cSe uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome\u201d (<i>1Pt <\/i>4:16). Il discepolo non appartiene pi\u00f9 a s\u00e9, ma al Cristo; non intende pi\u00f9 seguire la propria volont\u00e0, ma quella del Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Presso gli ebrei il nome era imposto a un bimbo durante la sua circoncisione, per cui anche Yesh\u00f9a fu allora chiamato con il nome impostogli da Dio. Il nome di Yesh\u00f9a indicava la sua <i>natura<\/i>: essere cio\u00e8 <i>lo strumento scelto da Dio per salvare l\u2019umanit\u00e0<\/i>. Yesh\u00f9a indica appunto che \u201cYah salva\u201d ovvero \u201cDio salva\u201d. Il suo nome imposto, essendo stato dato da Dio mediante un angelo, significava che Yesh\u00f9a non <i>apparteneva<\/i> a se stesso, ma <i>a Dio<\/i>. \u00c8 per questo che il suo \u201ccibo\u201d era quello di compiere la volont\u00e0 di Dio (<i>Gv <\/i>4:34). Essendo il suo nome un nome divino di salvezza, aveva una potenza straordinaria che si sarebbe palesata in modo particolare dopo la sua resurrezione e la sua gloriosa assunzione al cielo, dove ora siede alla destra di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Alla luce del profondo significato che i nomi hanno nella Scrittura, si vede quanto poco e male i Testimoni di Geova abbiano compreso della Bibbia, insistendo sulla <i>conoscenza del nome di Dio<\/i> intesa letteralmente e in maniera occidentale, anagrafica, cosa lontanissima e del tutto estranea alla Scrittura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi oggi non abbiamo la concezione che i semiti attribuivano al nome, perci\u00f2 spesso non afferriamo bene il valore preciso di certe espressioni bibliche. Per noi occidentali il nome serve solo a identificare una persona presso l\u2019anagrafe civile, ma per gli ebrei e per la Bibbia era qualcosa di ben pi\u00f9 importante. 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