{"id":1977,"date":"2013-06-16T04:43:33","date_gmt":"2013-06-16T02:43:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=1977"},"modified":"2013-06-16T04:43:38","modified_gmt":"2013-06-16T02:43:38","slug":"ecclesiaste-le-accuse-mosse-al-libro","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=1977","title":{"rendered":"Ecclesiaste &#8211; Le accuse mosse al libro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">I soliti critici hanno voluto accusare lo scrittore ispirato del libro di <i>Ecclesiaste<\/i> di gravi errori, come lo scetticismo, l\u2019epicureismo e il pessimismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <b>Scetticismo<\/b>. Sembrerebbe raggiungere il suo vertice nella constatazione che la sorte degli umani non si distingue da quella delle bestie. Agli uni e alle altre tocca la medesima fine: come muore una bestia, cos\u00ec muore un essere umano. Tutti hanno un medesimo soffio, tutti vengono dalla polvere e tutti alla polvere tornano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cInfatti, la sorte dei figli degli uomini \u00e8 la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l\u2019uno, cos\u00ec muore l\u2019altra; hanno tutti un medesimo soffio, e l\u2019uomo non ha superiorit\u00e0 di sorta sulla bestia; poich\u00e9 tutto \u00e8 vanit\u00e0. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengono dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. Chi sa se il soffio dell\u2019uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso nella terra?\u201d. \u2013 <i>Ec <\/i>3:19-21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Questo passo ha suscitato molte controversie tra gli studiosi. Fu inteso nei modi pi\u00f9 disparati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Scartiamo subito l\u2019ipotesi sostenuta da non pochi padri e dottori medievali che pensavano che qui il <i>Qoh\u00e8let <\/i>non facesse altro che ripetere un\u2019obiezione dei malvagi. Tutto ci\u00f2 non ha fondamento nel contesto biblico. Scartiamo anche l\u2019interpretazione del Cornely e del Vigouroux, che danno una risposta alla domanda del v. 21: \u201cChi conosce lo spirito dei figli del genere umano, se sale verso l\u2019alto; e lo spirito della bestia, se scende verso il basso alla terra?\u201d (<i>TNM<\/i>); secondo costoro coloro che \u2018conoscono\u2019 saprebbero che l\u2019anima umana sale a Dio e quella della bestia svanisce. Questa ipotesi va rifiutata per due ragioni: 1. Il contesto vuole proprio affermare l\u2019identit\u00e0 tra essere umano e bestia in quanto al morire; 2. Lo \u201cspirito\u201d nella Bibbia non viene <i>mai <\/i>identificato con l\u2019anima (che, comunque, \u00e8 l\u2019essere carnale intero, sia animale sia umano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Prendiamo ora in considerazione le ipotesi pi\u00f9 aderenti al testo. Alcuni esegeti pensano che il dubbio non riguardi la sopravvivenza della persona (attestata in 9:10: \u201cNel soggiorno dei morti <i>dove vai<\/i>, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 lavoro, n\u00e9 pensiero, n\u00e9 scienza, n\u00e9 saggezza\u201d), ma il <i>modo <\/i>di questa sopravvivenza. Cos\u00ec la pensano Condamin, Zapletal, Fillion; tutti costoro seguono Girolamo, Alcuino e Caro. Va detto che ai tempi biblici si poneva comunemente lo <i>she\u00f2l <\/i>o soggiorno dei morti in luogo sotterraneo. L\u2019autore esprimerebbe quindi il dubbio se lo spirito (inteso erroneamente da questi esegeti come anima) non abbia a salire in una regione pi\u00f9 elevata per trascorrervi un\u2019esistenza pi\u00f9 serena. Questa ipotesi si richiama alla prima parte del libro apocrifo di <i>Enoc <\/i>(scritto verso il 2\u00b0 o il 1\u00b0 secolo a. E. V.) in cui, in 22:1,2, si afferma che le anime dei giusti sono collocate in alto, nella caverna di un\u2019alta montagna posta nelle regioni occidentali, dove attendono il giudizio universale. Di certo questa era la convinzione degli ebrei. Anche il ricco epulone della parabola supponeva cos\u00ec (<i>Lc <\/i>16:19-31). Dobbiamo per\u00f2 obiettare che nel passo discusso di <i>Ec <\/i>il confronto non sta tra le anime dei giusti e quelle dei malvagi, ma tra lo <i>spirito <\/i>dell\u2019uomo e quello della bestia. Inoltre &#8211; e lo ribadiamo -, <i>mai <\/i>nella Bibbia lo \u201cspirito\u201d indica un\u2019anima separata al corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Con pi\u00f9 ragione altri esegeti intendono lo \u201cspirito\u201d di <i>Ec <\/i>3:21 (\u05e8\u05d5\u05bc\u05d7\u05b7, <i>r\u00f9akh<\/i>), tradotto \u201csoffio\u201d da <i>NR<\/i>, non come l\u2019anima ma come \u201csoffio vitale\u201d. Questo \u201csoffio vitale\u201d \u00e8 comune tanto agli esseri umani quanto agli animali (<i>Gn <\/i>2:7; <i>Gb <\/i>17:1; <i>Sl <\/i>104:29,30). Secondo l\u2019ipotesi di questi studiosi l\u2019autore si farebbe interprete di una nuova idea, lasciata un po\u2019 nell\u2019ombra. Egli direbbe che lo spirito viene da Dio, sia per gli animali sia per gli esseri umani (spirito inteso come soffio vitale, respiro, alito), ma alla morte \u2013 qui starebbe la novit\u00e0 \u2013 ogni spirito (animale e umano) che prima era fatto risalire a Dio (<i>Sl <\/i>104:29,30; <i>Gb <\/i>34:14,15), ora \u2013 al tempo dell\u2019Ecclesiaste &#8211;\u00a0 si iniziava a pensare che salisse in alto se umano e scendesse in basso se animale. L\u2019Ecclesiaste affermerebbe la sua ignoranza in merito, ponendo appunto la domanda con la formula \u201cChi sa se \u2026\u201d (3:21). Ma anche di fronte a questa ipotesi dobbiamo obiettare. Nel passo di <i>Ec<\/i>, infatti,<i> <\/i>non si rinviene proprio nessuna allusione alla persistenza di un <i>quid <\/i>o di un qualcosa di umano. Nella Bibbia questo qualcosa era chiamato \u201cspettro\u201d od \u201combra\u201d (\u05e8\u05b0\u05e4\u05b8\u05d0\u05b4\u05d9\u05dd, <i>refa\u00ecm<\/i>): \u201cDavanti a Dio tremano le <i>ombre<\/i> [\u05e8\u05b0\u05e4\u05b8\u05d0\u05b4\u05d9\u05dd (<i>refa\u00ecm<\/i>); <i>TNM<\/i>: \u201cQuelli impotenti nella morte\u201d]\u201d (<i>Gb <\/i>26:5); \u201cRivivano i tuoi <i>morti<\/i> [\u05e8\u05b0\u05e4\u05b8\u05d0\u05b4\u05d9\u05dd (<i>refa\u00ecm<\/i>); letteralmente: \u201cI tuoi <i>spettri<\/i>\u201d]! . . . Svegliatevi ed esultate, o voi che abitate nella polvere!\u201d (<i>Is <\/i>26:19). \u201cSpettro\u201d o \u201combra\u201d o \u2013 nel linguaggio particolare e tutto strano di <i>TNM <\/i>\u2013 \u2018quello impotente nella morte\u2019 (\u05e8\u05b0\u05e4\u05b8\u05d0\u05b4\u05d9\u05dd, <i>refa\u00ecm<\/i>) \u00e8 cosa ben diversa dallo \u201cspirito\u201d (<i>r\u00f9akh<\/i>) di <i>Ec<\/i>. Gli ebrei che ignoravano \u201cla via dello spirito\u201d (<i>Ec <\/i>11:5, <i>TNM<\/i>), vale a dire il mistero della nascita, ignoravano pure il mistero della morte. Si noti:<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cLe tue proprie mani mi hanno formato cos\u00ec che mi hanno fatto<\/p>\n<p align=\"center\">Per intero all\u2019intorno, eppure mi inghiottiresti.<\/p>\n<p align=\"center\">Ricorda, ti prego, che mi hai fatto dall\u2019argilla<\/p>\n<p align=\"center\">E che mi farai tornare nella polvere.<\/p>\n<p align=\"center\">Non mi versavi come il latte stesso<\/p>\n<p align=\"center\">E mi rapprendevi come il formaggio?<\/p>\n<p align=\"center\">Mi vestivi di pelle e carne<\/p>\n<p align=\"center\">E mi intessevi di ossa e tendini\u201d. \u2013 <i>Gb <\/i>10:8-11, <i>TNM<\/i>.<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cLe mie ossa non ti furono occultate<\/p>\n<p align=\"center\">Quando fui fatto nel segreto,<\/p>\n<p align=\"center\">Quando fui tessuto nelle parti pi\u00f9 basse della terra\u201d. \u2013 <i>Sl <\/i>139:15, <i>TNM<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Ad ogni modo, l\u2019Ecclesiaste afferma (in 12:7) molto chiaramente, secondo la tradizione ebraica, che lo \u201cspirito\u201d umano torna a Dio: \u201cLa polvere torna alla terra proprio come era e <i>lo spirito stesso torna al [vero] Dio che l\u2019ha dato<\/i>\u201d (<i>TNM<\/i>). La Scrittura \u00e8 ben lontana dalla speculazione cos\u00ec cara agli egizi, ai greci e a molti altri popoli pagani che sostenevano l\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima. Sbagliava completamente il Descartes quando scriveva: \u201cLa nostra [anima] \u00e8 di natura totalmente indipendente dal corpo, e di conseguenza non pu\u00f2 morire con esso\u201d (<i>Discours de la M\u00e9thode<\/i>). La vita d\u2019oltretomba non \u00e8 affatto un prolungamento della vita sublunare, ma un qualcosa di totalmente nuovo: \u201cEcco, io faccio <i>nuove<\/i> tutte le cose\u201d. &#8211; <i>Ap <\/i>21:5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Come sar\u00e0 la nostra vita futura? Dovremmo affermare, insieme all\u2019Ecclesiaste: Non lo sappiamo (\u201cChi sa se \u2026\u201d). Ma noi viviamo <i>dopo <\/i>che il Messia \u00e8 venuto, e una certezza ora l\u2019abbiamo: \u201cOra \u00e8 stata resa chiaramente evidente per mezzo della manifestazione del nostro Salvatore, Cristo Ges\u00f9, che ha abolito la morte, ma ha fatto luce sulla vita e sull\u2019<i>incorruzione<\/i> [\u1f00\u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c3\u03af\u03b1\u03bd (<i>afthars\u00ecan<\/i>)]\u201d. &#8211; <i>2Tm <\/i>1:10, <i>TNM<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Solo Yesh\u00f9a il consacrato, uomo morto e resuscitato dai morti, \u00e8 caparra d\u2019immortalit\u00e0. Senza di lui saremmo morti definitivamente e perennemente. Con la sua obbedienza fino alla morte, Yesh\u00f9a, \u201crisuscitato dai morti, non muore pi\u00f9\u201d (<i>Rm <\/i>6:9). Non esiste l\u2019anima immortale: questa \u00e8 solo una credenza pagana. Se avessimo un\u2019anima immortale, la venuta di Yesh\u00f9a sarebbe superflua. Ma Yesh\u00f9a \u00e8 la risposta al problema della morte. Senza la risposta che Dio ha dato tramite Yesh\u00f9a, tutto sarebbe posto a discussione, proprio come fa l\u2019Ecclesiaste. Il <i>Qoh\u00e8let <\/i>ci d\u00e0 una lezione sublime: mentre egli osserva che uomini e animali muoiono tutti alla stessa maniera, pone una domanda: \u201cChi sa se \u2026\u201d. Lui non ha una risposta, ma la lezione che ci d\u00e0 sta nel porci la domanda. La risposta di Dio arriva con Yesh\u00f9a: \u201cBenedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Ges\u00f9 Cristo dai morti, per una eredit\u00e0 incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa \u00e8 conservata in cielo per voi\u201d (<i>1Pt <\/i>1:3,4). L\u2019Ecclesiaste ci impedisce ogni disperazione, ma nel contempo rimuove ogni ipocrisia; \u00e8 il cosiddetto <i>candore <\/i>biblico: \u201cChi sa se \u2026 \u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <b>L\u2019epicureismo nell\u2019<i>Ecclesiaste?<\/i><\/b> Non sar\u00e0 male rammentare che Epicuro (341-271 a. E. V.), fondatore della scuola epicurea, non riponeva il piacere nei godimenti materiali, ma piuttosto nell\u2019assenza dei dolori fisici e delle inquietudini dello spirito. Egli raccomandava la virt\u00f9, ma non la virt\u00f9 per se stessa, la virt\u00f9 per i piaceri che essa procura e per i suoi vantaggi. Epicuro insegnava in tal modo un egoismo raffinato e voleva che il sapiente cercasse la felicit\u00e0 nei diletti spirituali, nella cultura intellettuale, nell\u2019amicizia e nei piaceri semplici e naturali del corpo. Furono i suoi discepoli a rendere questa dottrina sempre pi\u00f9 grossolana e materiale. Gi\u00e0 Metrodoro, discepolo prediletto di Epicuro, riponeva la felicit\u00e0 nei piaceri del ventre. L\u2019eresia continu\u00f2. Potremmo dire che dal ventre pass\u00f2 al basso ventre, tanto che oggi \u201cepicureismo\u201d \u00e8 sinonimo di piaceri sensuali. La domanda \u00e8: Queste tracce di epicureismo degenerato sussistono veramente in <i>Ecclesiaste<\/i>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il godimento cui il <i>Qoh\u00e8let <\/i>invita \u00e8 un godimento ovvio e comune. Non deriva per niente dall\u2019epicureismo, poich\u00e9 gi\u00e0 si legge in un frammento babilonese del poema epico di <i>Ghilgamesh <\/i>(anteriore alla Bibbia):<\/p>\n<p align=\"center\">\u201cGiacch\u00e9 gli d\u00e8i crearono l\u2019uomo,<\/p>\n<p align=\"center\">disposero che l\u2019uomo dovesse morire<\/p>\n<p align=\"center\">e tennero nelle loro mani la vita.<\/p>\n<p align=\"center\">Tu, o Ghilgamesh, suvvia empiti il ventre,<\/p>\n<p align=\"center\">sta allegro giorno e notte,<\/p>\n<p align=\"center\">datti alla gioia tutto il giorno,<\/p>\n<p align=\"center\">fa\u2019 baldoria giorno e notte, e div\u00e8rtiti.<\/p>\n<p align=\"center\">\u2026<\/p>\n<p align=\"center\">Goditi tua moglie<\/p>\n<p align=\"center\">E il tuo lavoro in pace\u201d.<\/p>\n<p align=\"center\">&#8211; <i>Epopea di Ghilgamesh <\/i>10,3; ANET pag. 90.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Se si confronta questo testo babilonese con quello di <i>Ec<\/i>, si trova lo stesso concetto. Ma <i>Ec <\/i>lo espone in modo molto pi\u00f9 sano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGodi la vita con la moglie che ami, per tutti i giorni della vita della tua vanit\u00e0, che Dio ti ha data sotto il sole per tutto il tempo della tua vanit\u00e0; poich\u00e9 questa \u00e8 la tua parte nella vita, in mezzo a tutta la fatica che sostieni sotto il sole\u201d. \u2013 <i>Ec <\/i>9:9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Si noti che per l\u2019Ecclesiaste anche i piaceri di questa vita sono vanit\u00e0. Lo esprime qui, quando parla dei \u201cgiorni della vita della tua vanit\u00e0\u201d, ma lo esprime anche in 2:1,2: \u201cIo ho detto in cuor mio: \u2018Andiamo! Ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere!\u2019. Ed ecco che anche questo \u00e8 vanit\u00e0. Io ho detto del riso: \u2018\u00c8 una follia\u2019; e della gioia: \u2018A che giova?\u2019\u201d. Dato che \u201cnon c&#8217;\u00e8 sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai\u201d (7:20), l\u2019autore suggerisce la moderazione: \u201cNon essere troppo giusto, e non farti troppo saggio: perch\u00e9 vorresti rovinarti? Non essere troppo empio [= \u201cnon moltiplicare la tua empiet\u00e0\u201d], e non essere stolto; perch\u00e9 dovresti morire prima del tempo?\u201d (7:16,17). L\u2019Ecclesiaste loda la vita e ci esorta ad amarla: \u201cBandisci dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la sofferenza\u201d (12:2). Per il <i>Qoh\u00e8let <\/i>occorre vivere la vita oggi, accoglierla nella sua pienezza: la vita \u00e8 unica e non va sprecata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il godimento di questa vita, cui invita l\u2019Ecclesiaste, \u00e8 ben lontano dall\u2019invito del Blake, del Nietsche e dell\u2019Altizer che negano l\u2019esistenza di Dio e che vedono la liberazione da ogni infelicit\u00e0 nel dire di s\u00ec a ogni proposta della carne e della vita senza limitazione alcuna. No, niente affatto. L\u2019invito dell\u2019Ecclesiaste \u00e8 l\u2019invito di un uomo spirituale la cui spiritualit\u00e0 si caratterizza nel comando: \u201cTemi Dio!\u201d (5:7). Egli raccomanda: \u201cPensa bene a quello che fai quando vai nella casa di Dio. Ci devi andare per ascoltare l\u2019insegnamento di Dio piuttosto che fare come gli stolti\u201d. &#8211; 4:17, <i>PdS<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <b>Pessimismo dell\u2019<i>Ecclesiaste? <\/i><\/b>Secondo il Leopardi il mondo ha due cose belle: l\u2019amore e la morte. Non ci sono dubbi che nella vita umana l\u2019Ecclesiaste veda soprattutto ombre. Il suo libro \u00e8 pervaso da malinconia. Ma \u00e8 una malinconia mossa principalmente da profonda compassione per le umane sofferenze. La sua malinconia rende le sue pagine efficacemente simpatiche: simpatiche nel vero significato della parola (\u03c3\u03c5\u03bc\u03c0\u03ac\u03c4\u03b5\u03b9\u03b1, <i>s\u00fcmp\u00e0teia<\/i>, da cui il nostro \u201csimpatia\u201d, indica la conformit\u00e0 di sensazioni e di sentimenti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nelle parole dell\u2019Ecclesiaste non vibra un animo abbattuto, come nel pessimismo genuino, ma una tranquilla rassegnazione di fronte alle realt\u00e0 della vita, e non senza vigoria di spirito. Ci troviamo del tutto d\u2019accordo con la dichiarazione dello studioso Mc Neile: \u201cL\u2019Ecclesiaste fu spesso chiamato pessimista, ma questo \u00e8 un malinteso, perch\u00e9 egli ha la convinzione interiore che l\u2019umanit\u00e0 dev\u2019essere e potrebbe essere migliore se le circostanze fossero pi\u00f9 favorevoli. La sua tristezza non sarebbe cos\u00ec profonda se non stimasse le risorse umane volte al bene\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il <i>Qoh\u00e8let <\/i>non suggerisce la morte come rimedio, ma il godimento sereno dei beni terreni: mangiare e bere, unirsi alla propria moglie. Di certo tutto ci\u00f2 non ha nulla a che fare con il pessimismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Tutto sommato, la morale dell\u2019Ecclesiaste non \u00e8 perfetta: la perfezione non era possibile (<i>Eb <\/i>7:11). La sua morale non \u00e8 neppure elevata, ma non \u00e8 neanche malsana. Il livello morale e spirituale di <i>Ec <\/i>non \u00e8 al di sotto di quello degli altri libri delle Scritture Ebraiche. Mostra per\u00f2 che al tempo dell\u2019Ecclesiaste si viveva in un periodo di profonda crisi in cui l\u2019antica fede ebraica pi\u00f9 non bastava a risolvere i problemi del tempo e a soddisfare i profondi bisogni dello spirito umano. Dopo che in Israele aveva dominato il concetto della retribuzione collettiva, riusc\u00ec a imporsi il concetto del premio o della punizione individuale:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div align=\"center\">\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"211\">\n<p align=\"center\"><b>Retribuzione collettiva<\/b><\/p>\n<\/td>\n<td width=\"211\">\n<p align=\"center\"><b>Retribuzione individuale<\/b><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"211\">\n<p align=\"center\">\u201cChe significa per voi che esprimete questo detto proverbiale sul suolo d\u2019Israele, dicendo: \u2018I padri mangiano l\u2019uva immatura, ma ai figli si allegano i denti\u2019?\u201d. \u2013 <i>Ez <\/i>18:2.<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"211\">\n<p align=\"center\">\u201cIn quei giorni non si dir\u00e0 pi\u00f9: \u2018I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati\u2019, ma ognuno morir\u00e0 per la propria iniquit\u00e0; chiunque manger\u00e0 l\u2019uva acerba avr\u00e0 i denti allegati\u201d. \u2013 <i>Ger <\/i>31:29,30.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Ma questa retribuzione era pur sempre concepita nel quadro dell\u2019esistenza terrestre e perci\u00f2 in continuo confronto con le contraddizioni della vita (cfr. la diatriba di Giobbe). Bisognava pervenire al concetto delle sanzioni eterne, che in quel tempo costituiva un terreno del tutto inesplorato. Ai tempi di <i>Ec <\/i>l\u2019aldil\u00e0 si riduceva solo all\u2019ingresso nello <i>she\u00f2l<\/i>, zona d\u2019ombra, d\u2019inattivit\u00e0, di silenzio e di morte. A operare questo sganciamento dai premi terreni si dedic\u00f2 proprio l\u2019Ecclesiaste. Pur accordando il suo favore ai piaceri terreni, egli ne afferra la vanit\u00e0 e si orienta di pi\u00f9 verso una nuova visione centrata sull\u2019eternit\u00e0. Tuttavia, l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Ecclesiaste \u00e8 stata solo negativa. La parte positiva non poteva venire da lui, e nemmeno poteva venire dalle Scritture Ebraiche. I tempi intanto maturavano, il proposito di Dio si attuava man mano, e \u201cquando giunse <i>la pienezza del tempo<\/i>, Dio mand\u00f2 suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge\u201d. &#8211; <i>Gal <\/i>4:4,5.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I soliti critici hanno voluto accusare lo scrittore ispirato del libro di Ecclesiaste di gravi errori, come lo scetticismo, l\u2019epicureismo e il pessimismo. \u00a0\u00a0 Scetticismo. Sembrerebbe raggiungere il suo vertice nella constatazione che la sorte degli umani non si distingue da quella delle bestie. 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