{"id":321,"date":"2013-04-15T11:34:58","date_gmt":"2013-04-15T09:34:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=321"},"modified":"2016-11-17T06:42:16","modified_gmt":"2016-11-17T05:42:16","slug":"lispirazione-nella-bibbia-b","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=321","title":{"rendered":"L&#8217;ispirazione nella Bibbia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le religioni cosiddette cristiane tengono in gran conto la Bibbia. Da un punto di vista editoriale, essa \u00e8 stata e continua ad essere il libro pi\u00f9 diffuso al mondo. La Bibbia \u00e8 ora disponibile, in forma completa o parziale, in pi\u00f9 di 2.250 lingue. \u201cSi stampano tuttora pi\u00f9 copie della Bibbia che di qualsiasi altro libro\u201d, riferisce l\u2019<em>ENI<\/em> <em>Bulletin<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 La Bibbia continua a essere tradotta: alle traduzioni troppo letterali del passato e a quelle troppo moderne delle Societ\u00e0 Bibliche vengono aggiunte versioni pi\u00f9 vive. Non vi \u00e8 che l&#8217;imbarazzo della scelta tra le opere pi\u00f9 costose e quelle invece diffuse a prezzi pi\u00f9 accessibili. In Italia possiamo disporre della <em>Sacra Bibbia<\/em>, Edizione ufficiale della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), editrice Elle Di Ci, Torino-Leumann, che viene adottata nella liturgia ufficiale della Chiesa Cattolica. Abbiamo inoltre la <em>Bibbia TOB<\/em> con il testo della C.E.I., mentre note e commento sono della <em>Traduction Oecum\u00e8nique de la Bible<\/em>, a cura sempre della Elle Di Ci, Torino\u2013Leumann. In campo protestante sono disponibili le traduzioni della <em>Diodati<\/em> e della <em>Luzzi<\/em>. Va anche ricordata la <em>TILC<\/em>, traduzione interconfessionale in lingua corrente dell&#8217;intera Bibbia; non proprio da studio, ma piacevolissima per la lettura. Ultimamente si \u00e8 aggiunta la <em>Nuova Diodati<\/em>, Revisione 1991, Edizione La Buona Novella di Brindisi, anche se in certi casi segue il testo originale con una certa libert\u00e0. I Testimoni di Geova hanno una Bibbia tutta loro, la <em>Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture<\/em> (<em>TNM<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Anche nel passato la Bibbia confort\u00f2 molte persone che soffrivano. Silvio Pellico, dopo aver trascurato la Bibbia, in carcere ne fece oggetto di meditazione traendone conforto, come ci viene testimoniato dalle seguenti parole tratte dal suo libro <em>Le mie prigioni<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIo provava un certo godimento di aver ripreso in mano la Bibbia; d&#8217;aver confessato che io stava peggio senza di lei. Parea d&#8217;aver dato soddisfazione ad un amico generoso, ingiustamente offeso; d&#8217;essermi riconciliato con esso. \u2013 E t&#8217;avea abbandonato, mio Dio? \u2013 gridai \u2013 E m&#8217;era pervertito? Ed aveva potuto credere che l&#8217;infame riso del cinismo convenisse alla mia disperata situazione? \u2013 Pronunciai queste parole con una emozione indicibile; posi la Bibbia sopra una sedia, m&#8217;inginocchiai a terra a leggere, e quell&#8217;io che si difficilmente piango, proruppi in lacrime \u2026 Lessi e piansi pi\u00f9 di un&#8217;ora; e mi alzai pieno di fiducia che Dio mi avesse perdonato ogni stoltezza. Allora le mie sventure, i tormenti del processo, il verosimile patibolo mi sembrarono poca cosa. Esultai di soffrire, poich\u00e9 soffrendo con rassegnato animo, io obbediva al Signore. La Bibbia, grazie al cielo, io sapea leggerla. Non era pi\u00f9 il tempo ch&#8217;io la giudicava con la meschina critica di Voltaire, vilipendendo espressioni, le quali non sono risibili o false, se non quando, per ignoranza o per malizia, non si penetra nel loro senso. M&#8217;appariva chiaramente quanto foss&#8217;ella il codice della santit\u00e0, e quindi della verit\u00e0; quanto l&#8217;offendersi per certe sue imperfezioni di stile fosse cosa infilosofica, e simile all&#8217;orgoglio di chi disprezza tutto ci\u00f2 che non ha forme eleganti; quanto fosse cosa assurda l&#8217;immaginare che una tale collezione di libri religiosamente venerati avessero un principio non autentico; quanto la superiorit\u00e0 di tali scritture sul Corano e sulla teologia degli indi fosse innegabile. Molti ne abusarono, molti vollero farne un codice di ingiustizia, una sanzione alle loro passioni scellerate. Ci\u00f2 \u00e8 vero; ma siamo sempre l\u00ec: di tutto puossi abusare; e quando mai l&#8217;abuso di cosa ottima dovr\u00e0 dire che ella \u00e8 in se stessa malvagia? Ges\u00f9 Cristo lo dichiar\u00f2: Tutta la legge ed i profeti, tutta questa collezione di libri sacri, si riduce al precetto d&#8217;amar Dio e gli uomini. E tali scritture non sarebbero verit\u00e0 adatta a tutti i secoli? Non sarebbero la parola sempre viva dello Spirito Santo?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Come mai la Bibbia ha tanto valore? Si pu\u00f2 ancora credere nella sua ispirazione? Su quali argomenti poggia tale credenza? Come va intesa l&#8217;ispirazione? Vi \u00e8 cooperazione tra Dio e l&#8217;uomo? Ecco i problemi che questa serie di studi intende porre, cercando le risposte. Prenderemo in considerazione le due parti della questione: 1) Una <strong>parte storica<\/strong>, nella quale saranno presentati i concetti dell&#8217;ispirazione (dai profeti ai padri ecclesiastici e alla sua valutazione presso gli studiosi moderni); 2) Una <strong>parte problematica<\/strong>, nella quale si metteranno a fuoco alcuni problemi relativi alla verit\u00e0 biblica (come Bibbia e scienza, Bibbia e storia, Bibbia e morale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il termine \u201cispirazione\u201d deriva dalla parola latina <em>in-spirare<\/em> e indica l&#8217;azione dello spirito \u2013 sia esso un vento o un dio \u2013 sopra una persona; si pu\u00f2 tradurre con \u201csoffiare dentro\u201d. Per i latini indicava l&#8217;influsso divino che immetteva nell&#8217;uomo pensieri o sentimenti particolari, come la \u201cfortezza\u201d: \u201c<em>Inspirare fortitudine<\/em>\u201d (Quinto Curzio, IV, 13), \u201c<em>Occultum ignam inspirare<\/em>\u201d (Virgilio, <em>Eneide<\/em> 1, 692).\u00a0 In greco \u00e8 \u03b8\u03b5\u1f79\u03c0\u03bd\u03b5\u03c5\u03c3\u03c4\u03bf\u03c2 (<em>the\u00f2pneustos<\/em>): \u201cTutta la Scrittura \u00e8 <em>ispirata<\/em> [\u03b8\u03b5\u1f79\u03c0\u03bd\u03b5\u03c5\u03c3\u03c4\u03bf\u03c2 (<em>the\u00f2pneustos<\/em>)] da Dio\u201d (<em>2Tm<\/em> 3:16, <em>TNM<\/em>), Il vocabolo \u00e8 composto da \u201cDio\u201d (\u03b8\u03b5\u1f79\u03c2, <em>the\u00f2s<\/em>) e \u201cspirito\u201d (\u03c0\u03bd\u03b5\u1fe6\u03bc\u03b1, <em>pn\u00e9uma<\/em>), del quale parleremo pi\u00f9 a lungo. Lo si potrebbe tradurre con \u201csoffio divino\u201d che spinge l&#8217;uomo a parlare o a scrivere in nome di Dio. Pare che Filone sia stato il primo scrittore a usare la parola greca in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Quasi tutte le religioni hanno degli scritti che sono ritenuti frutto di ispirazione divina e conseguentemente parola di Dio. A questa categoria appartengono la Bibbia, il Corano, i Rig Veda e i Libri Sibillini. Il Corano e i Rig Veda, secondo alcuni fedeli, sarebbero una copia dettata di opere preesistenti in cielo e create prima del cosmo. Presenteremo solo un breve cenno di questi libri, per vederne la differenza con la Bibbia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mussulmani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il loro libro sacro \u00e8 il <em>Corano<\/em> (\u0627\u0644\u0642\u0631\u0622\u0646\u200e,<em> Al-Qur\u00e0n<\/em>, che significa \u201crecitazione\u201d ad alta voce, da cui deriva il termine \u201cleggere\u201d, giacch\u00e9 allora si leggeva ad alta voce (cfr. l\u2019ebraico <em>qar\u00e0<\/em>, \u05e7\u05b8\u05e8\u05b8\u05d0, \u201cleggere\u201d). Il libro ha pure altri nomi: <em>Al-Kitab<\/em> (\u201clo scritto\u201d per eccellenza, come la Bibbia per gli ebrei), <em>al Nur<\/em> (\u201cla luce\u201d), <em>Al-Hoda<\/em> (\u201cla guida\u201d), <em>Al-Zikr<\/em> (\u201cl&#8217;esortazione\u201d) e <em>Al-Forquam<\/em> (\u201cil discernimento\u201d). Pur avendo origine da Maometto, gli arabi ortodossi lo riconoscono opera di Dio: esso conterrebbe un discorso di Dio, registrato in un archetipo celeste (<em>Umm al-Kitab<\/em>, \u201cla Madre della Scrittura\u201d) che sarebbe stato comunicato in varie riprese a Maometto per ordine divino ad opera dello \u201cSpirito di Santit\u00e0\u201d, vale a dire dall&#8217;arcangelo Gabriele. Per l\u2019Islam la parola di Dio \u00e8 eterna, inalterabile e insostituibile: la teologia rigorista ne vieta la traduzione. Quando vi parla Maometto, lo fa come portavoce di Dio. Risulta di 134 sure poste in ordine decrescente di lunghezza ognuna delle quali (salvo la nona) inizia con la formula: \u201cNel nome di Dio clemente e misericordioso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il Corano contiene solo le rivelazioni dirette che il profeta raccolse; le sue opinioni personali e la sua biografia non vi sono riportate. Il testo \u00e8 quello che Maometto trasmise ai suoi discepoli, che mostrarono grande zelo nell&#8217;impararlo a memoria. Quando il fondatore della religione islamica mor\u00ec, migliaia di mussulmani, uomini e donne, conoscevano a memoria tutto il Corano. Tuttavia, per impedire che presto o tardi in modo pi\u00f9 o meno consapevole, vi si introducessero delle mutazioni, si decise di dare alle rivelazioni del Corano una forma scritta. Zaid ben Sabit, conoscendo il testo a memoria, con l&#8217;aiuto di tre esperti, ne raccolse tutti i capitoli (sure) e i versetti in un libro secondo l&#8217;ordine allora corrente, per ordine di Osman, terzo califfo (successore) del profeta. Cos\u00ec varie copie furono inviate a diversi centri dell&#8217;Islam perch\u00e9 servissero da modello per ulteriori trascrizioni. Quando queste prime copie furono compiute, erano viventi molti compagni del profeta e tra questi anche Al\u00ec ben Talib, il futuro quarto califfo, che conoscevano il Corano a memoria, e nessuno vi fece delle obiezioni. Si pu\u00f2 quindi essere sicuri che il Corano di oggi sia uguale a quello predicato dal profeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per i mussulmani il Corano \u00e8 fonte principale della vita religiosa e norma di giudizio. La <em>Sunnah<\/em> (tradizione del profeta) e la <em>Hadis<\/em> (tradizione in genere) valgono a spiegare il Corano solo in quanto non lo contraddicono. Questo scritto serve per giudicare ogni altro libro. Da ci\u00f2 deriv\u00f2 la distruzione della celebre Biblioteca di Alessandria con la celebre frase: \u201cSe un libro \u00e8 vero \u00e8 gi\u00e0 contenuto nel Corano, se non \u00e8 vero va distrutto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Induismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019induismo detiene una posizione di primo piano per l&#8217;antichit\u00e0 e la molteplicit\u00e0 di libri sacri ritenuti infallibili. Questi si dividono in due categorie: la \u201crivelazione\u201d (<em>cruti<\/em> o ascolto), vale a dire libri rivelati dalla Divinit\u00e0, chiamati <em>Veda<\/em>: e la \u201cmemoria\u201d (<em>smrti<\/em> o tradizione sacra), che non ha lo stesso valore della prima categoria che qui presentiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>I quattro Veda<\/strong>. Il loro nome deriva dalla radice <em>vid<\/em>, che significa \u201cvedere\u201d, \u201cconoscere\u201d; essi sono costituiti dal Veda dei Salmi (<em>Rik-Veda<\/em>), dal Veda delle formule sacre (<em>Jajur-Veda<\/em>) e dal Veda degli incantesimi (<em>Atarva-Veda<\/em>). Il primo \u00e8 la fonte degli altri due che ne sono derivati, mentre il quarto (lo <em>Atarva-Veda<\/em>), diverso dagli altri per stile e contenuto, \u00e8 pi\u00f9 tardivo e fu accolto tra i Veda solo nel 3\u00b0 secolo a. E. V.. Ogni Veda risulta di tre sezioni corrispondenti a tre periodi importanti dell&#8217;evoluzione religiosa degli indo-ariani:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>1\u00aa &#8211; Il primato della preghiera. \u00c8 questa la sezione liturgica, la <em>Upanisana-Kanda<\/em>, che contiene le pi\u00f9 antiche preghiere tuttora in uso presso gli ind\u00f9. Contiene degli inni, composti tra il 1500 ed il 1000 a. E. V., i quali sono una delle pi\u00f9 antiche creazioni umane.<\/li>\n<li>2\u00aa &#8211; Il primato dei sacrifici o le Brama-nas. La sezione liturgica (<em>Karma-Kanda<\/em>) contiene diversi trattati liturgici, composti tra il 1000 e l&#8217;800 a. E. V., i quali descrivono nei particolari pi\u00f9 minuti le cerimonie religiose. Il sistema rituale ind\u00f9 poggia ancora oggi nel cerimoniale qui descritto, anche se i sacrifici degli animali sono oggi caduti in disuso.<\/li>\n<li>3\u00aa &#8211; Il primato filosofico o la <em>Upanishad<\/em>. La terza ed ultima parte detta \u201csezione della scienza\u201d (<em>Jnana-Kanda<\/em>) \u00e8 nota con il nome <em>Vedanta<\/em> o \u201cfine dei Veda\u201d; contiene le meravigliose <em>Upanishad<\/em>, scritte in gran parte tra l&#8217;800 ed il 300 a. E. V. e contenenti i risultati pi\u00f9 eccelsi della speculazione indo-ariana su Dio, il mondo e l&#8217;anima. Le intuizioni sulla natura e gli attributi di Dio sono sublimi; la concezione del mondo e dell&#8217;anima \u00e8 infetta da panteismo che talora giunge addirittura a negare la realt\u00e0 del mondo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Questi libri esercitarono un profondo influsso anche su alcuni pensatori occidentali; lo Schopenhauer, ad esempio, custodiva le <em>Upanishad<\/em> nella sua stanza come un tesoro e s\u2019inginocchiava spesso dinanzi ad esse in adorazione. Ogni ind\u00f9 che non sia eretico accetta i Veda come \u201ceterni\u201d (<em>nitja<\/em>), \u201cprivi di autore umano\u201d (<em>apau ruseja<\/em>) senza affatto discutere su quale base poggi tale fede. Per il comune ind\u00f9 e per quei filosofi che credono a un Dio personale, i Veda sono eterni in quanto o sempre esistettero nella mente di Dio o sono infallibili perch\u00e9 rivelati da Dio. Per i filosofi, aderenti al movimento <em>Purva-Mimansa<\/em>, che nega un Dio personale, i Veda sussistono da s\u00e9, oggettivamente in forma di \u201c<em>logos<\/em>\u201d (parola, <em>cabda<\/em>) nella sfera eterna: i Veda sono, nell\u2019induismo, la verit\u00e0 eterna sussistente per se stessa quale fu contemplata dai saggi in estasi e che fu da loro trasmessa fedelmente con parola umana in modo conforme all&#8217;archetipo eterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 L&#8217;esegesi dei Veda \u00e8 in gran parte affine a quella realizzata per la Bibbia. Vi \u00e8 per\u00f2 un principio importante tratto dal famoso testo: \u201cSe uno desidera il cielo, lasciagli fare un sacrificio!\u201d, che cos\u00ec si pu\u00f2 sintetizzare: tutto ci\u00f2 che si armonizza con il principio, \u201cse uno desidera il cielo\u201d, \u00e8 un precetto; quello che non si accorda con esso \u00e8 solo un&#8217;affermazione. Perci\u00f2 la frase: \u201cOffendi il tuo nemico con la cerimonia del <em>sjena<\/em>\u201d si ritiene un&#8217;affermazione espressa da gente cattiva, in quanto non s&#8217;accorda con il desiderio del cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Fino al 7\u00b0 secolo a. E. V. i Veda furono trasmessi oralmente ad opera dei Bramini. Quando il testo fu messo per iscritto, lo si fece con speciali chiavi interpretative intrecciate con le parole, cos\u00ec da impedire ogni mutamento nel testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L<strong>ibri sibillini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Si tratta di scritti che la Sibilla cumana avrebbe consegnato a Tarquinio Prisco o a Tarquinio il Superbo e che erano assai onorati e posti prima in un sotterraneo del tempio di Giove e poi sotto la base della statua di Apollo nel suo tempio. Quando terremoti, carestie, pestilenze e altre sciagure nazionali e sociali colpivano la repubblica e l&#8217;impero, il senato incaricava l&#8217;apposita commissione sacerdotale (<em>quindicamviri sacris faciundis<\/em>) di consultare i libri sibillini. E tutti sottostavano fedelmente a ci\u00f2 che tali libri prescrivevano. Essi furono bruciati da Stilicone verso il 400 a. E. V.. L&#8217;attuale testo \u00e8 in greco ed \u00e8 ricco di rifacimenti e aggiunte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B<strong>uddismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 La scrittura del Buddismo primitivo chiamata \u201ctre cesti\u201d (<em>Triptaca<\/em>) comprende la seguente triplice raccolta:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>Sutra<\/em> (\u201ctesti\u201d) che riproduce fedelmente l&#8217;insegnamento del fondatore Gautama Buddha.<\/li>\n<li><em>Vinaja<\/em> (\u201cdisciplina\u201d) che contiene la regola monastica della comunit\u00e0 da lui fondata. Queste due raccolte costituiscono il \u201cGrande Veicolo\u201d.<\/li>\n<li>Il \u201cTrattato dottrinale\u201d (<em>Abhindharma<\/em>) intende chiarire, specialmente per i laici, l&#8217;insegnamento dei primi libri e si chiama perci\u00f2 \u201cPiccolo Veicolo\u201d.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Coloro che seguono il <em>Piccolo Veicolo<\/em> si trovano in maggioranza nei paesi del sud-est asiatico. Ora si cerca di tradurre le scritture dal p\u00e3li, antica lingua indiana, nelle lingue locali: cambogiana, congolese, ecc.. Con la diffusione del buddismo anche fuori dall&#8217;India, si cerca di evangelizzare i popoli mediante la traduzione dei testi in cinese, dove lo <em>zen<\/em> aveva predicato un rifiuto della Scrittura a vantaggio dell&#8217;illuminazione personale. In Giappone vi \u00e8 un movimento per tradurre i testi buddisti nella moderna lingua locale con commenti esplicativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S<strong>hintoismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 La religione dominante in Giappone si fonda sullo <em>Shinto<\/em> o \u201cla via degli d\u00e8i\u201d, antichi libri la cui prima menzione appare nella cronaca dell&#8217;imperatore Jomei (519-587) nel <em>Nihonshoki<\/em>. Per quel che sappiamo dai due pi\u00f9 antichi libri giapponesi, il <em>Kojiki<\/em> (712 E. V.) e il <em>Nihonshoki<\/em> (720 E. V.), lo <em>Shinto<\/em> riassume le concezioni mitologiche e gli usi religiosi tramandati dal popolo giapponese dai tempi pi\u00f9 remoti quando ancora non si erano introdotte le contaminazioni cinesi e indiane.\u00a0 Questi libri, pur essendo stimati per il loro valore, non sono ritenuti ispirati da Dio, ma opere di speciali iniziati spirituali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Differenze con la bibbia<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Le principali differenze tra la Bibbia e gli altri scritti sacri stanno nel fatto che questi sono politeisti (buddhisti, shintoisti), mentre la Bibbia \u00e8 <strong>monoteista<\/strong> (l&#8217;islamismo, pur essendo monoteista, proviene dalla Bibbia). Gli scritti sacri non biblici si presentano quale frutto d\u2019intuizione mistica e sono quindi tra loro convergenti, mentre la Bibbia li sorpassa tutti. Si pensi alla regola d&#8217;oro che <em>in tutte le religioni<\/em> appare in forma <em>negativa<\/em>: \u201cNon fare ad altri ci\u00f2 che non desideri sia fatto a te\u201d, mentre nella Bibbia si presenta in <em>forma positiva<\/em>: \u201cTutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro\u201d (<em>Mt <\/em>7:12). Di pi\u00f9, negli scritti non biblici, Dio non \u00e8 presentato in forma personale, ma piuttosto come <em>un&#8217;idea<\/em> che sfocia facilmente nel panteismo; la religione non \u00e8 legata a una persona come invece lo \u00e8 nella Bibbia (Yesh\u00f9a). Queste differenze si spiegano con il fatto che la Bibbia \u00e8 rivelazione divina (Dio scende verso l&#8217;uomo), mentre le religioni sono solo un tentativo dell&#8217;uomo di salire a Dio.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Rivelazione e ispirazione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Si tratta di due fenomeni diversi che non si possono confondere tra loro. La rivelazione consiste nel manifestare qualcosa che prima era nascosto; \u201crivelare\u201d significa, infatti, togliere il velo che prima occultava qualcosa. Quando s\u2019immerge una pellicola in un\u2019emulsione adatta essa <em>rivela<\/em> la sua immagine. Quando Champollion pot\u00e9 decifrare il segreto dei segni geroglifici egizi, egli <em>rivel\u00f2<\/em> il segreto di questa scrittura. Gli studi moderni stanno rivelando il segreto dei \u201cgeni\u201d, fonte della personalit\u00e0, che prima era nascosto. I nostri sentimenti rimangono nascosti in noi fino a quando non li <em>riveliamo<\/em> ad altri con dei fiori o specialmente con la parola. Qui non studiamo questa rivelazione da uomo ad uomo, bens\u00ec <strong>la rivelazione che Dio stesso dona all&#8217;uomo<\/strong>. Vari sono i mezzi con cui Dio pu\u00f2 rivelare se stesso: l&#8217;opera del creato, la storia, la parola.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Il Creato<\/strong>. Giacch\u00e9 Dio ha creato tutti gli esseri ed ha dato un nome a tutti gli esseri creati, fissandone cos\u00ec la natura (<em>Gn<\/em> 1), ne viene che questi devono recare l&#8217;impronta del loro creatore. Dio, infatti, conta il numero delle stelle, le chiama tutte per nome: \u201cEgli conta il numero delle stelle, le chiama tutte per nome\u201d (<em>Sl <\/em>147:4). Paolo pu\u00f2 perci\u00f2 scrivere: \u201cLe sue [di Dio] qualit\u00e0 invisibili, la sua eterna potenza e divinit\u00e0, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue\u201d (<em>Rm<\/em> 1:20). L&#8217;autore biblico ispirato vede questa rivelazione non in forma di ragionamento sillogistico, ma d\u2019intuizioni simboliche. La natura \u00e8 in un certo senso il rivestimento della potenza divina: \u201cI cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l&#8217;opera delle sue mani\u201d (<em>Sl <\/em>19:1). \u201cLa gloria di Dio\u201d \u00e8 raccontata dal firmamento intero senza parole, infatti giorno e notte \u201cnon hanno favella, n\u00e9 parole; la loro voce non s&#8217;ode\u201d (<em>Sl <\/em>19:3). Il <em>Salmo<\/em> 29 canta Dio presente nella tempesta: \u201cLa voce di Geova \u00e8 sopra le acque; il glorioso Dio stesso ha tuonato. Geova \u00e8 sopra molte acque. La voce di Geova \u00e8 poderosa; La voce di Geova \u00e8 splendida\u201d (<em>Sl <\/em>29:3,4, <em>TNM<\/em>). Dio \u00e8 pi\u00f9 potente d&#8217;ogni tumulto delle acque straripanti: \u201cI fiumi hanno alzato, o Geova, i fiumi hanno alzato il loro suono; i fiumi continuano ad alzare il loro fragore. Al di sopra dei suoni delle vaste acque, le maestose onde fluttuanti del mare, Geova \u00e8 maestoso nell\u2019alto\u201d (<em>Sl <\/em>93:3,4, <em>TNM<\/em>). Poich\u00e9 l&#8217;uomo pu\u00f2 dare il nome agli animali, nel linguaggio biblico vuol dire che ne \u00e8 superiore e pu\u00f2 comprenderne l&#8217;intima essenza che Dio ha dato loro. \u00c8 segno che il linguaggio divino nel creato pu\u00f2 essere compreso dall&#8217;uomo (<em>Gn<\/em> 2). Anche Kant, dopo aver detto che non possiamo conoscere teoricamente Dio con la ragione, affermava che lo si poteva scoprire mediante il cielo stellato al di l\u00e0 di noi e della legge morale dentro di noi. Fra&#8217; Luis da Granada paragona alcune creature a \u201clettere modellate e miniate che perfettamente attestano l&#8217;eccellenza e la sapienza del loro autore\u201d. Questa rivelazione generale manifesta Dio come l&#8217;onnipotente e il dominatore dell&#8217;universo, ma non presenta alcun messaggio di salvezza. Di pi\u00f9, il peccatore rifiuta di riconoscere questa rivelazione. Come Paolo scrisse nella lettera ai Romani, al cap. 1, il peccatore non accoglie questo insegnamento per la malvagit\u00e0 delle sue opere cadendo cos\u00ec nell&#8217;idolatria: \u201cLe sue qualit\u00e0 invisibili [di Dio], la sua eterna potenza e divinit\u00e0, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; <em>perci\u00f2 essi sono inescusabili<\/em>, perch\u00e9, <em>pur avendo conosciuto Dio<\/em>, non l&#8217;hanno glorificato come Dio, n\u00e9 l&#8217;hanno ringraziato; ma<em> si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d&#8217;intelligenza si \u00e8 ottenebrato<\/em>. Bench\u00e9 si dichiarino sapienti, son diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell&#8217;uomo corruttibile\u201d. &#8211; <em>Rm<\/em> 1:20-23.<\/li>\n<li><strong>Rivelazione di Dio che dirige la storia umana<\/strong>. Questa rivelazione si \u00e8 attuata nella storia, specialmente in quella del popolo ebraico. La storia \u00e8 sviluppata da grandi personaggi che con le loro imprese straordinarie hanno trasformato la direzione della storia: si pensi a Ciro, ad Alessandro, a Cesare, a Napoleone. Vi \u00e8 qualcosa dietro la loro azione? Vi si esplicano solo impulsi sociologici oppure attraverso la storia \u00e8 Dio che si rivela? A prima vista parrebbe di no. Sembrerebbe di assistere ad un <em>film<\/em> in lingua ignota di cui non si riesce a capire il senso, perch\u00e9 manca la spiegazione della voce narrante. Anche la storia rimane incomprensibile senza una voce che ce la spieghi, il che si ha con il messaggio profetico. Cos\u00ec i profeti della scuola deuteronomica ci mostrano la benedizione divina verso Israele quando questa agisce bene e la punizione quando essa opera male (<em>Dt<\/em> 11:13-28). Narrando i fatti, il cronista li interpreta, e mostra come Dio abbia guidato Israele punendola quando ha prevaricato. Gli scrittori sacri, nella conquista della Palestina da parte di Israele vedono Dio che forma il suo popolo perch\u00e9 divenga luce delle altre nazioni, anche se purtroppo questo non sempre si \u00e8 avverato: \u201cSe tu ti chiami Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti in Dio, conosci la sua volont\u00e0, e sai distinguere ci\u00f2 che \u00e8 meglio, essendo istruito dalla legge, e ti persuadi di essere guida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, educatore degli insensati, maestro dei fanciulli, perch\u00e9 hai nella legge la formula della conoscenza e della verit\u00e0; come mai dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi: \u00abNon rubare!\u00bb, rubi? Tu che dici: \u00abNon commettere adulterio!\u00bb, commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? [\u2026] Giudeo \u00e8 colui che lo \u00e8 interiormente [\u2026] di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio\u201d (<em>Rm<\/em> 2:17-23,29). Gli apocalittici (Daniele e Giovanni), anche se non insistono sul principio precedente della retribuzione (che non \u00e8 norma assoluta), insegnano che la storia \u00e8 guidata da Dio verso l&#8217;espressione pi\u00f9 perfetta del regno di Dio, anche se nei particolari ci\u00f2 non appare. Evidentemente la visione divina della storia si pu\u00f2 intravedere rivolgendoci al passato alla luce della voce profetica della Bibbia, ma si potr\u00e0 conoscere appieno solo alla fine del tempo presente quando la nostra mente si uniformer\u00e0 alla mente di Dio. Per ora la storia va valutata solo alla luce della parola divina; la storia da sola \u00e8 incapace di rivelarci appieno l&#8217;azione con cui Dio si rivela all&#8217;uomo.<\/li>\n<li><strong>La parola<\/strong>. Dio si \u00e8 costituito un popolo (Israele) per attuare la redenzione; ad esso ha inviato i suoi profeti. Questa rivelazione divina raggiunse la sua pienezza in Yesh\u00f9a, figlio di Dio, che ne costituisce l&#8217;atto culminante. Essa fu simultaneamente attuata con atti e con parole. Yesh\u00f9a il consacrato pot\u00e9 dire di s\u00e9: \u201cIo sono la via, la verit\u00e0 e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me\u201d (<em>Gv<\/em> 14:6) e ancora: \u201cChi ha visto me, ha visto il Padre\u201d (14:9). Commentando le parole: \u201cAscoltatelo\u201d (<em>Mt<\/em> 17:5), Calvino scrisse: \u201cIn queste parole vi \u00e8 pi\u00f9 valore e forza di quanto usualmente si pensi. \u00c8 come se, allontanandoci da ogni dottrina umana ci conducesse solo verso il suo figlio; ci chiedesse di attendere da lui tutta la dottrina della salvezza, a dipendere da lui, in breve (come indicano le parole in loro stesse) ad ascoltare esclusivamente la sua voce\u201d (Calvino, <em>Istituz. Div.<\/em> 4,8,7). La parola \u00e8 il mezzo efficace con cui noi possiamo comunicare i nostri sentimenti: possiamo conoscere ci\u00f2 che Geremia provava dinanzi a Gerusalemme che sta per essere distrutta dalle sue parole a singhiozzo che esprimono il dolore da lui provato: \u201cLe mie viscere! Le mie viscere! Sento un gran dolore! Le pareti del mio cuore! Il mio cuore mi freme nel petto! (<em>Ger<\/em> 4:19). Con la parola possiamo insegnare, manifestare la nostra cultura, comunicare i nostri risultati, esprimere le nostre idee, manifestare i nostri suggerimenti, dare le nostre disposizioni. Anche Dio, se vuole comunicarci qualcosa, deve scegliere delle parole umane che noi possiamo comprendere. Deve agire nella stessa maniera di un missionario che adatta il vangelo ai popoli di cultura meno progredita, o di un catechista che adatta la parola di Dio alla comprensione di un bambino. Si tratta di <em>condiscendenza divina<\/em>, bene espressa dal Crisostomo nel suo commento a \u201cDio passeggiava sul far della sera\u201d: \u201cConsideriamo che solo per la nostra debolezza la Sacra Scrittura ricorre ad un umile linguaggio, per operare la nostra salvezza in modo degno di Dio\u201d (Crisostomo, in <em>Gn<\/em> 3:8 Omelia 17 PG 53,135). Parlando della creazione di Adamo commenta: \u201cNon prendere le parole in senso umano, ma attribuisci alla debolezza umana lo stile materiale. Infatti se la Scrittura non impiegasse tali parole, come potremmo apprendere i misteri ineffabili?\u201d (Crisostomo, in <em>Gn <\/em>2 Omelia 12 PG 53,121).\u00a0 Per attuare questo, Dio ha adoperato degli uomini, che ha costituito suoi profeti, come leggiamo nella <em>Lettera agli ebrei<\/em>: \u201cDio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio\u201d (<em>Eb<\/em> 1:1,2). \u00c8 evidente che il profeta non ha bisogno che tutto gli sia rivelato. Egli pot\u00e9 narrare da solo dei fatti a lui noti quando ne fu testimone (<em>Gv<\/em> 1:14) o quando li studi\u00f2 personalmente. In questi casi non ebbe bisogno di una speciale rivelazione. Quando Giovanni o Matteo scrivevano dei fatti relativi a Yesh\u00f9a ai quali avevano assistito, non avevano bisogno di una speciale rivelazione. Tutt&#8217;al pi\u00f9 necessitavano di un aiuto dello spirito santo per non dimenticare ci\u00f2 che avevano udito e che era necessario per illuminare gli uomini e suscitare in essi la fede: \u201cLo Spirito Santo, che il Padre mander\u00e0 nel mio nome, vi insegner\u00e0 ogni cosa e vi ricorder\u00e0 tutto quello che vi ho detto\u201d (<em>Gv<\/em> 14:26). Luca studia le fonti, interroga i testimoni oculari, per cui non aveva bisogno di una rivelazione per narrare i risultati dei suoi studi: \u201c\u00c8 parso bene anche a me, <em>dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa<\/em> dall&#8217;origine, di scrivertene per ordine\u201d (<em>Lc<\/em> 1:3). La rivelazione era invece necessaria per ci\u00f2 che il profeta non poteva conoscere per conto suo.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Mezzi di comunicazione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 La rivelazione necessaria per comunicare ci\u00f2 che l&#8217;uomo non pu\u00f2 conoscere di Dio o del futuro, avvenne, secondo la Bibbia, in modi diversi. I mezzi utilizzati sono ben espressi nel libro di Samuele: \u201cSaul consult\u00f2 il Signore, ma il Signore non gli rispose n\u00e9 tramite <strong>sogni<\/strong>, n\u00e9 mediante l&#8217;<strong>urim<\/strong>, n\u00e9 per mezzo dei <strong>profeti<\/strong>\u201d. &#8211; <em>1Sm<\/em> 28:6.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Sogno<\/strong>. \u00c8 una via normale con cui Dio comunica qualcosa all&#8217;uomo: in un sogno Abraamo riceve la promessa che la sua posterit\u00e0 conquister\u00e0 la Palestina (<em>Gn <\/em>15:12). Giacobbe vede in sogno una scala che sale fino in cielo e chiama il luogo casa di Dio (<em>Beth-el<\/em>, <em>Gn<\/em> 28:12 e sgg.). Sogni politici sono interpretati da Giuseppe che prevede in tal modo la sua prosperit\u00e0 e la carestia d&#8217;Egitto (<em>Gn<\/em> 41). Ebbe un sogno Salomone che chiese la sapienza nel santuario di Gabaon (<em>Gdc<\/em> 6:25,sgg.; <em>1 Re<\/em> 3:5,sgg.). Daniele e Nabucodonosor fecero dei sogni premonitori. &#8211; <em>Dn<\/em> 2:1;4:1;7:1.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 I sogni non erano oggetto di discussione: \u201cAscoltate ora le mie parole; se vi \u00e8 tra di voi qualche profeta, io, il Signore, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno\u201d (<em>Nm <\/em>12:6). Tuttavia, i sogni furono ritenuti un mezzo inferiore alla rivelazione dei profeti. In epoca tardiva, pur non negandone l&#8217;utilit\u00e0, furono attaccati da Geremia come sogni vani, <em>qualora fossero contrari al suo messaggio<\/em>: \u201cCos\u00ec parla il Signore degli eserciti: \u00abNon ascoltate le parole dei profeti che vi profetizzano; essi vi nutrono di cose vane; vi espongono le visioni del proprio cuore, e non ci\u00f2 che proviene dalla bocca del Signore\u00bb\u201d (<em>Ger<\/em> 23:16). <em>Se non provengono da Dio<\/em> sono sogni vuoti che prodigano vani rimedi: \u201cI sogni mentono e danno un vano conforto\u201d (<em>Zc<\/em> 10:2). Sono falsi profeti quelli che promettono prosperit\u00e0 e lusingano i vizi del popolo dicendo: \u201cHo avuto un sogno! ho avuto un sogno!\u201d. &#8211; <em>Ger <\/em>23:25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nelle Scritture Greche i sogni conservano il loro valore: specialmente Matteo ne riferisce diversi avuti da Giuseppe che \u00e8 tranquillizzato nel suo dubbio (<em>Mt<\/em> 1:20-23) o indotto ad andare in Egitto o a tornare in Palestina (<em>Mt<\/em> 2:12 e sgg.;19:22). Ha un sogno anche la moglie di Pilato che vorrebbe indurre il marito a non interessarsi di Yesh\u00f9a (<em>Mt<\/em> 27:17). Paolo, alla vista di un macedone fattosi da lui vedere in sogno, si decise di andare in Macedonia; in seguito ad un sogno fu incoraggiato a non temere le difficolt\u00e0 che avrebbe incontrato a Corinto. &#8211; <em>At<\/em> 16:9;18:9.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong><em>Ur\u00ecm <\/em>e<em> Tumm\u00ecm<\/em><\/strong>. Sia l&#8217;etimologia dei nomi sia l&#8217;uso sono alquanto incerti. Dalla versione greca dei <em>LXX<\/em> di <em>1Sam<\/em> 14:41 e sgg. si comprende che si trattava di qualcosa che si estraeva a sorte e dei quali uno valeva per il \u201cs\u00ec\u201d e l&#8217;altro per il \u201cno\u201d. Ecco il passo:<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cYhvh, Dio d&#8217;Israele, perch\u00e9 non rispondi al tuo servo? Se in me o in Gionata, figlio mio, si trova questo peccato, Yhwh, Dio d&#8217;Israele, fa che esca <em>ur\u00eem<\/em>, al contrario se l&#8217;iniquit\u00e0 \u00e8 nel popolo, esca <em>tumm\u00eem<\/em>. La sorte cadde su Gionata e Saul, e il popolo se ne and\u00f2. Dopo di che Saul propose: Tirate a sorte tra me e mio figlio Gionata. E la sorte cadde su Gionata\u201d.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"137\">\n<li>Lip\u00ecnski conferma da un testo accadico pubblicato da A. Ebeling, che gli <em>Ur\u00eem<\/em> e <em>Tumm\u00eem<\/em> biblici erano originariamente due pietre che davano per risposta un \u201cs\u00ec\u201d oppure un \u201cno\u201d. &#8211; E. Lip\u00ecnski, <em>Ur\u00eem e Tumm\u00eem<\/em>, in <em>Vetus Testamentum<\/em>, 20 (1970), 495 e sgg.; E. Ebeling, <em>Lite-rarischen Keilschriftext aus Assur<\/em>, Berlin, 1953, n. 137. Cfr. R. De Vaux, <em>Le istituzioni dell&#8217;A.T.<\/em>, Torino, 1964, pagg. 348 e sgg.); John Macquarrie, <em>Principles of Christian Teology<\/em>, Scribner, 1966, pag. 47.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 I Testimoni di Geova condividono questo fatto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Dai casi riportati nelle Scritture in cui Geova fu consultato mediante gli Urim e i Tummim sembra che la domanda fosse formulata in modo che si potesse rispondere con un \u201cs\u00ec\u201d o con un \u201cno\u201d, o per lo meno con una risposta molto breve e diretta. In un caso (1Sa 28:6) sono menzionati solo gli Urim, essendo evidentemente sottinteso che vi erano anche i Tummim. Alcuni commentatori biblici ritengono che gli Urim e i Tummim fossero delle sorti. Nella traduzione inglese di Esodo 28:30 a cura di James Moffatt sono chiamati \u201cle sacre sorti\u201d. C\u2019\u00e8 chi pensa consistessero di tre pezzi, uno con la scritta \u201cs\u00ec\u201d, l\u2019altro con la scritta \u201cno\u201d e il terzo in bianco. Estratti, davano la risposta alla domanda proposta, a meno che non uscisse quello in bianco. Altri ritengono che si trattasse di due pietre piatte, bianche da un lato e nere dall\u2019altro. Gettate, due lati bianchi significavano \u201cs\u00ec\u201d, due neri \u201cno\u201d e uno nero e uno bianco non davano risposta. Una volta, quando Saul chiese tramite il sacerdote se doveva tornare all\u2019attacco contro i filistei, non ricevette risposta. Pensando che qualcuno dei suoi uomini avesse peccato, supplic\u00f2: \u201cO Dio d\u2019Israele, d\u00e0 Tummim!\u201d. Fra i presenti furono scelti Saul e Gionatan; dopo ci\u00f2 furono gettate le sorti per decidere fra i due. In questo passo sembra che l\u2019invocazione \u201cD\u00e0 Tummim!\u201d si riferisca a un\u2019azione distinta dal gettare le sorti, pur potendo indicare che fra le due cose c\u2019era una certa relazione. \u2014 1Sa 14:36-42.\u201d &#8211; <em>Perspicacia nello Studio delle Scritture <\/em>Vol. 2, pag. 1170, alla voce \u201cUrim e Tummim\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Erano tenuti nell&#8217;Efod, un grembiule munito di tasche (<em>1Sam<\/em> 23:9). Con questo mezzo Davide seppe che avrebbe potuto vincere gli amalechiti (<em>1Sam<\/em> 30:7). Mediante <em>la sorte<\/em> anche Mattia fu scelto a succedere all&#8217;apostolo Giuda, il traditore. &#8211; <em>At<\/em> 1:23 e sgg..<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong>Il profeta<\/strong>. Dio, direttamente o per visioni angeliche, comunicava la sua parola ai profeti. Natan ed Elia, i primi della serie profetica, appaiono come uomini della parola (<em>1Re<\/em> 17:2,8;18:1). La parola divina non \u00e8 in possesso permanente del profeta; pu\u00f2 succedere anzi che gli sia rifiutata (<em>Ger <\/em>42:6 e sgg.). Si noti che la formula usata dai profeti &#8211; \u201cCos\u00ec parla Yhvh\u201d &#8211; era una frase usata anche dagli araldi per annunziare dei proclami regali: \u201cCos\u00ec parla il re\u201d. Essa annunciava che il messaggio trasmetteva solo il comando del re o di Dio <em>senza nulla aggiungervi, togliervi o cambiarvi (Nm<\/em> 22:16; <em>2 Re<\/em> 18:28). Il profeta riceve la parola <em>nella bocca<\/em>: \u201cEcco, io ho messo le mie parole nella tua bocca\u201d (<em>Ger<\/em> 1:9); o agli orecchi: \u201cQuesto mi ha detto all&#8217;orecchio il Signore\u201d (<em>Is<\/em> 5:9). La rivelazione di Dio in Yesh\u00f9a il consacrato viene alla fine dei tempi: \u201cGi\u00e0 designato prima della creazione del mondo, egli \u00e8 stato manifestato negli ultimi tempi per voi\u201d (<em>1Pt<\/em> 1:20) e segna l&#8217;ingresso nel periodo definitivo. Se la manifestazione gloriosa di questa salvezza \u00e8 ritardata, lo \u00e8 solo per dare al mondo la possibilit\u00e0 del ravvedimento e della fede: \u201cIl Signore non ritarda l&#8217;adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma \u00e8 paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento\u201d. &#8211; <em>2Pt<\/em> 3:9.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Da diverso tempo circola l\u2019idea, anche tra biblisti cattolici e protestanti, che il cosiddetto cristianesimo sia una delle molteplici vie per andare a Dio. Yesh\u00f9a sarebbe una delle molte rivelazioni divine. <em>L&#8217;idea biblica \u00e8 ben diversa<\/em>: la rivelazione di Yesh\u00f9a non \u00e8 una come le altre, \u00e8 una nuova rivelazione che presenta Dio, non solo come creatore, ma come redentore, salvatore e padre. Questo appare anche dal discorso paolino all&#8217;areopago:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDio dunque, passando sopra i tempi dell&#8217;ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perch\u00e9 ha fissato un giorno, nel quale giudicher\u00e0 il mondo con giustizia per mezzo dell&#8217;uomo ch&#8217;egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti\u201d. &#8211; <em>At <\/em>17:30,31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Unica<\/strong> \u00e8 dunque la rivelazione redentrice: quella del consacrato Yesh\u00f9a, figlio di Dio. E questa rivelazione si trova nei libri profetici (Scritture Ebraiche e Scritture Greche), che sono scritti <strong><em>ispirati<\/em><\/strong>, anche se non sono frutto in ogni loro parte di speciale rivelazione divina. Lo sono le parti che gli scrittori non potevano conoscere, come il famoso \u201cmistero\u201d paolino per il quale tutti gli uomini sono chiamati a salvezza (<em>Ef<\/em> 3). Le altre sono ispirate, ma non rivelate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Tutte le religioni cosiddette cristiane tengono in gran conto la Bibbia. Da un punto di vista editoriale, essa \u00e8 stata e continua ad essere il libro pi\u00f9 diffuso al mondo. 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