{"id":348,"date":"2013-04-16T11:16:42","date_gmt":"2013-04-16T09:16:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=348"},"modified":"2016-11-17T07:38:20","modified_gmt":"2016-11-17T06:38:20","slug":"lispirazione-nel-periodo-tra-le-scritture-ebraiche-e-le-scritture-greche","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=348","title":{"rendered":"L&#8217;ispirazione nel periodo tra le Scritture Ebraiche e le Scritture Greche"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gli ebrei attribuivano enorme valore alla Bibbia, specialmente al <em>Pentateuco<\/em> che fu accolto quale parola di Dio da tutte le correnti ebraiche (farisei, rabbini, sadducei) e anche dai samaritani eretici. I farisei guidati dai rabbini accolsero come ispirati anche tutti gli altri scritti che ora formano le Scritture Ebraiche. Ecco i loro pensieri a riguardo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00a0 <\/strong><strong>I libri della Sacra Scrittura sono sacri<\/strong><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>La fede dei rabbini nell&#8217;ispirazione biblica \u00e8 dimostrata dal modo con cui citano la Bibbia quale parola di Dio dicendo: \u201cSta scritto\u201d, \u201cDio dice\u201d ed espressioni simili. Spesso le discussioni tra i rabbini consistevano nell&#8217;addurre passi biblici a prova della propria idea, talvolta in modo assai strano e fuori contesto (per le citazioni cfr. Strack-Billebeck, <em>Kommentar zum Neuen Testament IV<\/em>, M\u00fcnchen, 1928, pagg. 443-446). Essi leggevano la Scrittura e la commentavano nelle loro sinagoghe (<em>Lc<\/em> 4:16,17); anzi per renderla pi\u00f9 comprensibile prepararono dei <em>targ\u00f9m<\/em>(<em>\u00ecm<\/em>) (o traduzioni) in aramaico, lingua che si impose all&#8217;ebraico dopo l&#8217;esilio (ad esempio quello di <em>Onkelos<\/em> per il <em>Pentateuc<\/em>o, il <em>Targ\u00f9m<\/em> palestinese <em>Neofiti I<\/em>, di recente rinvenuto e pubblicato a Madrid).<\/li>\n<li>Un altro elemento per documentare la santit\u00e0 divina della Scrittura sta nel fatto che dopo avere toccato il rotolo biblico, i rabbini si lavavano (e si lavano tuttora) le mani, da esso \u201ccontagiate\u201d in quanto lo scritto ispirato conferiva loro una sacralit\u00e0 che si poteva togliere solo con l&#8217;uso dell&#8217;acqua corrente (si confronti l&#8217;uso dei sacerdoti cattolici di lavarsi le dita dopo aver toccato l&#8217;ostia consacrata).<\/li>\n<li>Un terzo elemento per comprendere la loro fiducia nella Bibbia sta nel fatto che i rabbini ritenevano che l\u2019<em>Insegnamento<\/em> (la cosiddetta Legge) &#8211; e pi\u00f9 tardi anche tutte le Scritture Ebraiche &#8211; <em>preesistesse<\/em> tale e quale in cielo anche prima di essere comunicato agli uomini tramite dettatura. La <em>tor\u00e0h<\/em> \u2013 per loro &#8211; era in cielo come una creatura prediletta da Dio, scolpita su tavolette prima della stessa creazione del mondo; e fu dettata parola per parola a Mos\u00e8, ad eccezione, forse, degli ultimi otto versetti (morte di Mos\u00e8). Secondo il libro II dei <em>Giubilei<\/em>, sulle tavolette celesti stavano scritte non solo la \u201cLegge\u201d, ma anche tutti i libri storici (cfr. per la Legge <em>2Giub<\/em> 4:5,32; per i libri storici 23:32;31:32;32:28). Tale concetto pass\u00f2 agli arabi che l&#8217;applicarono al Corano, ritenuto da loro una copia del libro preesistente in cielo (J.B. Frey, <em>La R\u00e9v\u00e9lation d&#8217;apr\u00e8s les concertions juives<\/em>; J. Bonsirven, <em>Le judaisme palestinien<\/em>, I, pagg. 213,250). Un concetto simile esiste ora presso i mormoni per il <em>Libro di Mormon<\/em> rinvenuto \u2013 secondo loro &#8211; da J. Smith e tratto da tavolette celesti.<\/li>\n<li>Dalla persuasione che la Bibbia fosse stata dettata da Dio deriv\u00f2 la meticolosit\u00e0 con cui se ne conserv\u00f2 il testo anche nei casi di errata trasmissione (se ne lasci\u00f2 l&#8217;originale errato o si pose in alto pi\u00f9 in piccolo l&#8217;eventuale correzione).<\/li>\n<li>Da questo profondo amore per la Scrittura deriv\u00f2 pure l&#8217;esegesi dei qabalisti che davano valore e significato profondo ad ogni minima lettera del testo sacro, mediante procedimenti per noi strani. Essi vi trovavano occultati dei valori simbolici nei numeri. Si tratta della gematria o ghematria o <em>ghematri\u00e0h<\/em>: lo studio numerologico delle parole scritte in ebraico, che \u00e8 uno dei metodi di analisi utilizzati dalla <em>Qabal\u00e0h<\/em>. La parola \u201cgematria\u201d deriva dell&#8217;ebraico \u05d2\u05d9\u05de\u05d8\u05e8\u05d9\u05d4 <em>(ghymatriy\u00e0h)<\/em> che a sua volta deriva dal greco \u03b3\u03b5\u03c9\u03bc\u03b5\u03c4\u03c1\u03af\u03b1 <em>(gheometr\u00eda)<\/em> cio\u00e8 \u201cgeometria\u201d. Con lo stesso nome \u00e8 a volte indicato lo studio numerologico delle parole in lingua greca contenute nelle Scritture Greche, anche se tale studio andrebbe definito pi\u00f9 correttamente isopsefia. Questo procedimento \u00e8 attuato anche da coloro che vedono nel numero 666 dell&#8217;<em>Apocalisse<\/em> il simbolo della Chiesa Cattolica: \u201cQui sta la sapienza: Chi ha intelligenza <em>calcoli<\/em> il numero della bestia selvaggia, poich\u00e9 \u00e8 un numero d\u2019uomo; e il suo numero \u00e8 <em>seicentosessantasei<\/em> [\u05d0<em>A<\/em>; <em>P<sup>47<\/sup><\/em> e manoscritto onciale <em>046<\/em>; \u03c7\u03be\u03c2\u1ffd (<em>ch-cs-s<\/em>) sono le lettere greche che rappresentano il numero 666]\u201d (<em>Ap <\/em>13:18, <em>TNM<\/em>). Il procedimento di decrittazione \u00e8 questo (anche con altra decifrazione si ottiene lo stesso significato):<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/24.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6664\" src=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/24.png\" alt=\"24\" width=\"814\" height=\"1050\" srcset=\"https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/24.png 814w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/24-233x300.png 233w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/24-768x991.png 768w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/24-794x1024.png 794w\" sizes=\"(max-width: 814px) 100vw, 814px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 Questi qabalisti decifravano le parole anche come se le loro singole lettere fossero le iniziali di altrettanti vocaboli, traendone in tal modo delle dottrine occulte; oppure vi sostituivano altre lettere facendone corrispondere l&#8217;ultima lettera dell&#8217;alfabeto alla prima, la penultima alla seconda e cos\u00ec via di seguito. Tale metodo \u00e8 detto <em>Atb\u00e0sh<\/em> (prima lettera = ultima lettera; <em>b<\/em> = <em>sh<\/em>). Talora si ripartiva l&#8217;alfabeto in due sezioni (2 x 11 lettere) facendo corrispondere la 1<sup>a<\/sup> alla 12<sup>a<\/sup>, la 2<sup>a<\/sup> alla 13<sup>a<\/sup> (<em>alb\u00e0m<\/em>) e cos\u00ec via. &#8211; Cfr. J. Abelson, <em>Il misticismo ebraico &#8211; la Kabbala<\/em>, Torino; G.S. Scholem, <em>Le grandi correnti della mistica ebraica<\/em>, Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 Un simile procedimento fu adottato anche da Geremia quando occult\u00f2 la parola <em>Bab\u00e8l<\/em> nel vocabolo <em>Shesh\u00e0kh<\/em>: \u201cIl re di Sesac [\u201cSesac\u201d, <em>MVg<\/em>; <em>T<\/em>, \u201cBabele\u201d]\u201d (<em>Ger <\/em>25:26, <em>TNM<\/em>); nel caso di \u201cBabele\u201d ciascuna <em>bet<\/em> (<em>b<\/em>), diventa <em>shin <\/em>(<em>sh<\/em>)<em>,<\/em> <em>l\u00e0medh<\/em> (<em>l<\/em>) diventa <em>kaf <\/em>(<em>k<\/em>)<em>,<\/em> e il nome diventa <em>Shesh\u00e0kh<\/em> (Sesac). Il procedimento \u00e8 lo stesso in <em>Ger <\/em>51:41: \u201cOh come \u00e8 stata catturata Sesac [\u201cBabele\u201d, <em>T<\/em>]\u201d (<em>TNM<\/em>). Si tratta di un nome simbolico per Babilonia. Un\u2019ipotesi \u00e8 che \u201cSesac\u201d significhi \u201ccon porte di rame\u201d, nome che si addiceva alla citt\u00e0 di Babilonia. Un\u2019altra, che \u201cSesac\u201d stesse per il <em>SiskuKI<\/em> di un antico registro reale babilonese. <em>Sisku<\/em> o <em>Siska<\/em> poteva essere un distretto dell\u2019antica Babilonia. Comunque, secondo la tradizione ebraica, Sesac \u00e8 un nome in codice per Babele (Babilonia), secondo l\u2019artificio detto <em>atb\u00e0sh.<\/em> &#8211; Cfr. nota a <em>Ger<\/em> 25:26 nella <em>Soncino<\/em> <em>Books<\/em> <em>of<\/em> <em>the<\/em> <em>Bible,<\/em> a cura di A. Cohen, London, 1949.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 Lo stesso sistema di nome criptato, Geremia lo usa per i caldei (<em>kasd\u00ecm<\/em>) nel termine <em>leb-qamay<\/em>: \u201cContro gli abitanti di Leb-Camai [<em>T<\/em>, \u201cil paese dei caldei\u201d; <em>LXX<\/em>, \u201ci caldei\u201d]\u201d (<em>Ger <\/em>51:1, <em>TNM<\/em>). \u201cLeb-Camai\u201d \u00e8 in ebraico <em>Lev<\/em> <em>qam\u00e0i,<\/em> che significa \u201cil cuore di quelli che si levano contro di me\u201d. Si tratta di un nome crittografico per Caldea (<em>Kasd\u00ecm<\/em>), secondo il sistema crittografico <em>atb\u00e0sh.<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li>Dato che le Scritture Ebraiche sono composte nella quasi totalit\u00e0 in lingua ebraica, ne viene che questa lingua ha per gli ebrei un valore sacro per cui \u00e8 stata fatta rivivere ancora oggi in Palestina. In questo modo gli ebrei si confermano il popolo sacro di Dio, la nazione eletta. Il ripristino dell\u2019ebraico dopo circa duemila anni d\u2019inattivit\u00e0 \u00e8 davvero un miracolo. Nessuna lingua morta al mondo \u00e8 rinata. La lingua della Scrittura s\u00ec.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Tentativi esplicativi filosofici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Gli ebrei che cercarono di chiarire meglio il modo con cui l&#8217;ispirazione divina si svolse furono, in Palestina, Giuseppe Flavio e il <em>4\u00b0 Esdra<\/em>; in Egitto, il filosofo Filone.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Giuseppe Flavio pi\u00f9 che determinare il modo dell&#8217;ispirazione si accontent\u00f2 di dire che gli scrittori \u201cfurono organi\u201d di Dio quando vennero ispirati ed i loro scritti sono quindi del tutto armonici. \u201cIl diritto di scrivere presso noi era riservato ai profeti, che conoscevano per ispirazione di Dio [<em>kat\u00e0 tin ep\u00ecgno\u00eean t\u00e8n ap\u00f2 theo\u00fb<\/em>] le cose antiche e occulte. Non possediamo migliaia di libri che si contraddicono l&#8217;un l&#8217;altro, ma soltanto ventidue che contengono il ricordo del passato, ai quali noi giustamente prestiamo fede [<em>dik\u00e0ios pepisteum\u00e9na<\/em>; a cui, falsamente, Eusebio H. E. III, 10 vi aggiunge <em>th\u00eaia<\/em>: <em>dik\u00e0ios th\u00eaia pepisteum\u00e9na<\/em> (\u201cche giustamente riteniamo divini\u201d]\u201d (Giuseppe Flavio, <em>Contro Apione<\/em> 1:7,8). \u201cNon esiste divergenza nei nostri scritti, perch\u00e9 solo i profeti hanno chiaramente raccolto i fatti lontani e antichi avendoli appresi per ispirazione divina\u00a0[\u2026]. I fatti dimostrano di qual rispetto noi circondiamo i nostri libri [\u2026]. In tanti secoli nessuno si \u00e8 permesso un&#8217;aggiunta, un taglio o un cambiamento. \u00c8 logico per tutti gli ebrei pensare che vi si trovino i voleri divini e perci\u00f2 li rispettano e, all&#8217;occasione, sono pronti a morire per essi con gioia\u201d (Giuseppe Flavio, <em>Contro Apione<\/em>, 1:8). Per Giuseppe Flavio tali libri sono \u201cdogmi divini, scritti da coloro di cui Dio si \u00e8 servito come di organi per manifestare ci\u00f2 che volle\u201d (<em>Ibidem<\/em>); e l&#8217;azione divina ha sospeso l&#8217;attivit\u00e0 personale del profeta, poich\u00e9 \u201cnulla di proprio rimane, quando vi entra la divinit\u00e0\u201d. &#8211; Giuseppe Flavio, <em>Antichit\u00e0 Giudaiche<\/em> IV, 5; anno 93 E. V..<\/li>\n<li>Per il <em>IV Esdra<\/em>, apocrifo palestinese scritto verso il 90-95 E. V., l&#8217;ispirazione divina \u00e8 presentata come una possessione divina che fa \u201cgermogliare\u201d all&#8217;esterno la sapienza. \u201cQuesta trabocc\u00f2 irresistibilmente per 40 giorni e 40 notti dalla bocca di Esdra, il quale dett\u00f2 a cinque segretari novantaquattro libri sacri\u201d (<em>4\u00b0 Esdra<\/em> 14:37-48; erroneamente la <em> Clementina<\/em> ha 204 libri). Di questi, ventiquattro sono di dominio pubblico e costituiscono <em>il canone sacro<\/em>, come venne fissato definitivamente a Jamnia circa nel 100 E. V., mentre gli altri \u201csono occulti\u201d e corrispondono agli apocrifi delle Scritture Ebraiche.<\/li>\n<li>Questo filosofo giudeo parl\u00f2 assai diffusamente dell&#8217;ispirazione nelle sue opere e la ridusse a fenomeni di possessione simile alle estasi degli indovini pagani (cfr. Platone, <em>Fedra<\/em> 22; Cicerone, <em>De divinatione<\/em> 1,31; Luciano, <em>Farsalia<\/em> 5,166; Virgilio, <em>Eneide<\/em> 6,45 e sgg.). Filone stesso \u2013 come narra lui stesso \u2013 ne fece l&#8217;esperienza, quando, preso da un \u201centusiasmo\u201d, analogo a quello provato dai \u201ccoricanti\u201d, si metteva a scrivere a sua insaputa delle lunghe pagine (<em>De migratione Abraham<\/em> 7). L&#8217;ispirazione \u00e8 quindi per Filone \u201cun\u2019irresistibile pazzia divina, che afferra i profeti\u201d (<em>quis rerum divinarum haeres<\/em>, n. 51). \u201cI profeti sono gli interpreti di Dio che si serve dei loro organi per manifestare ci\u00f2 che vuole\u201d; il profeta, \u201cassentandosi da s\u00e9\u201d, entra in una forma estatica quando parla di Dio; \u201cIl profeta ispirato da Dio emette oracoli e profezie, senza dire nulla di proprio; n\u00e9 mentre \u00e8 rapito e ispirato pu\u00f2 intendere ci\u00f2 che gli viene presentato sotto dettatura da un suggeritore\u201d (<em>De Monarchia<\/em>, n. 9). Durante l&#8217;ispirazione il profeta \u2013 per Filone &#8211; dimentica ogni cosa: \u201cLa mente ispirata da Dio dimentica tutto il resto, scorda anche se stessa, rammenta uno solo [vale a dire Dio]; quando poi \u00e8 cessato l&#8217;entusiasmo ed \u00e8 sbollito il violento impeto, ritornando dalle dimore divine, egli ridiviene uomo e riprende possesso delle nozioni umane\u201d. &#8211; <em>De Somniis<\/em> 2,34.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Tutte queste concezioni, frutto di riflessione umana e ben lontane dalla sobriet\u00e0 biblica, hanno il difetto di esagerare l&#8217;azione divina e di ridurre eccessivamente l&#8217;attivit\u00e0 personale dell&#8217;agiografo (lo scrittore sacro), ridotto ad un essere incosciente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 L&#8217;analisi del testo biblico ci rivela al contrario le abilit\u00e0 personali dello scrittore che vengono utilizzate da Dio, anzich\u00e9 essere annientate. Si osservi poi che nelle Scritture Ebraiche, ad eccezione di scarsi brani scritti per comando di Dio, <strong>l&#8217;ispirazione riguarda piuttosto il profeta anzich\u00e9 direttamente il testo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <em>Il testo biblico \u00e8 sacro solo perch\u00e9 raccoglie le profezie ispirate\u00a0prima oralmente e poi trascritte<strong>. <\/strong><\/em><strong>In questo senso \u00e8 \u201cparola di Dio\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ebrei attribuivano enorme valore alla Bibbia, specialmente al Pentateuco che fu accolto quale parola di Dio da tutte le correnti ebraiche (farisei, rabbini, sadducei) e anche dai samaritani eretici. I farisei guidati dai rabbini accolsero come ispirati anche tutti gli altri scritti che ora formano le Scritture Ebraiche. 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