{"id":355,"date":"2013-04-16T11:29:48","date_gmt":"2013-04-16T09:29:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=355"},"modified":"2016-11-17T08:34:00","modified_gmt":"2016-11-17T07:34:00","slug":"lispirazione-dai-primi-discepoli-al-concilio-di-trento-la-importanza","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=355","title":{"rendered":"L&#8217;ispirazione dai primi discepoli al Concilio di Trento &#8211; L&#8217;importanza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Questa trattazione riguarda la considerazione che i discepoli di Yesh\u00f9a avevano della Scrittura. Il periodo considerato va fino al 3\u00b0 secolo della nostra \u00e8ra. \u00c8 vero che dopo 1\u00b0 secolo &#8211; ovvero nel 2\u00b0 &#8211; l\u2019apostasia si faceva gi\u00e0 sentire e che nel 3\u00b0 secolo non si poteva pi\u00f9 parlare di discepoli di Yesh\u00f9a ma di \u201ccristiani\u201d legati a una religione impregnata di paganesimo. Tuttavia, per il nostro soggetto, \u00e8 utile raccogliere almeno l\u2019eco della devozione da essi mantenuta per la Scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 A imitazione di Yesh\u00f9a e degli apostoli, tutti i discepoli di Yesh\u00f9a (e poi anche i \u201ccristiani\u201d) sin dai primi tempi attribuirono sempre un\u2019enorme importanza alle Sacre Scritture, come appare dalle citazioni seguenti raggruppate per direttive:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong> Onore rivolto ai libri sacri<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Molti discepoli meditavano gli scritti sacri e li imparavano a memoria (Eusebio, <em>De Martyri Palest.<\/em>, 13. P G 20, 1515). Il salterio (la raccolta dei <em>Salmi <\/em>della Bibbia) veniva cantato nelle campagne palestinesi durante i lavori agricoli. I primi discepoli conoscevano cos\u00ec bene la Scrittura che la nuova traduzione di Girolamo (<em>Vulgata <\/em>latina) non fu accolta nella chiesa perch\u00e9 troppo diversa dalla traduzione gi\u00e0 nota. Altri, mossi da una devozione ingenua, applicavano la Bibbia sulle parti ammalate nella speranza di ottenere la guarigione (Agostino, in <em>Joan<\/em> . 7, 12 P L 35, 1443).\u00a0 Anche se si tratta di superstizione, questo conferma tuttavia l&#8217;importanza attribuita agli scritti sacri. I discepoli erano disposti a subire il martirio anzich\u00e9 consegnare i libri sacri, come aveva prescritto l&#8217;imperatore Diocleziano (Editto <em>De tradendis codicibus<\/em> del 303).\u00a0 Coloro che per vilt\u00e0 li consegnavano venivano chiamati \u201ctraditori\u201d (dal latino <em>tradere<\/em>, \u201cconsegnare\u201d). Ci\u00f2 appare in molte passioni di martiri, come ad esempio, da quella di Euplio che, condotto davanti al giudice Calvisiano, si sente domandare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Tu li hai portati qui?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; S\u00ec, li ho portati io \u2013 rispose Euplio \u2013 come tu vedi. Mi hanno trovato con essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E Calvisiano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Leggili!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ed Euplio aprendo il libro lesse<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u201cBeati quelli che sono perseguitati \u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Come ebbe letto questi ed altri passi, Calvisiano disse:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Che cos&#8217;\u00e8 questo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La legge del mio Signore \u2013 rispose Euplio \u2013 che mi fu consegnata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E Calvisiano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Da chi ti fu consegnata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Da Ges\u00f9 Cristo, figlio di Dio vivo \u2013 rispose Euplio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Calvisiano disse:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Perch\u00e9 hai conservato senza consegnarli questi libri che sono proibiti dagli imperatori?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; \u00c8 perch\u00e9 sono cristiano \u2013 rispose Euplio \u2013 e non mi \u00e8 lecito consegnarli. Chi li consegna perde la vita eterna ed io per non perderla do la mia vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Allora gli fu appeso al collo l&#8217;evangelo che aveva quando fu arrestato. Ed egli, dopo aver di nuovo reso grazie, pieg\u00f2 il collo e dal carnefice gli fu mozzata la testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00a0 <\/strong>Anche la cristiana Irene venne arsa viva per non aver voluto consegnare le Sacre Scritture. &#8211; Tutti questi Atti si possono vedere in Ruinet, <em>Acta Martyrum<\/em>, Verona I; <em>Acta<\/em> S. Agapes, Vhioniae, Irenes.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong> Uso liturgico<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 I libri delle Scritture Ebraiche e Greche venivano letti durante il culto liturgico (come gi\u00e0 facevano gli ebrei) nel 2\u00b0 secolo. Giustino ci attesta che \u201cnel giorno chiamato del Sole ci raccogliamo in uno stesso luogo, dalla citt\u00e0 e dalla campagna, e si fa lettura della memoria degli apostoli e degli scritti dei profeti sino a quando il tempo lo permette\u201d. &#8211; Giustino, <em>I Apologia<\/em> 58.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong> Loro valore superiore ai libri pagani<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 L&#8217;apologeta Giustino con grande candore affermava che tutto quanto di buono \u00e8 stato detto dai filosofi pagani fu copiato dalla Bibbia che \u00e8 pi\u00f9 antica. Cos\u00ec Platone \u2013 secondo lui &#8211; attinse da Mos\u00e8 la dottrina della creazione: \u201cNon noi dunque insegniamo dottrine identiche agli altri, ma gli altri copiandoci, ripetono le nostre. Da noi tutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere ascoltato e appreso anche da quelli che non conoscono nemmeno l&#8217;alfabeto, da persone ignoranti e barbare di linguaggio, ma sapienti e fidate di mente, tra i quali ve ne sono persino alcuni privi di vista. Dal che potete capire come tali libri non siano frutto di umano sapere, bens\u00ec di potenza divina\u201d. &#8211; Giustino, <em>I Apologia <\/em>59-60; la citazione \u00e8 tratta dal cap. 60; cfr. <em>S. Giustino, Le apologie<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma, pag 119.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong> I libri biblici sono normativi (canonici)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Verso il 150 E. V. sorse a Roma il primo canone delle Sacre Scritture, conservato nel celebre <em>Frammento Muratoriano<\/em> (cos\u00ec detto perch\u00e9 scoperto dal Muratori in un manoscritto del 7\u00b0-8\u00b0 secolo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Secondo le testimonianze patristiche vi furono inclusi i libri sacri riconosciuti come tali dalla chiesa. Per assicurare la trasmissione perfetta di questo libro sacro, Orig\u00e8ne (morto nel 254) compose gli <em>Exapla<\/em> o edizioni della Bibbia (Scritture Ebraiche) in sei colonne con il testo ebraico, la trascrizione greca, la versione alessandrina dei <em>LXX<\/em>, e quelle di Aquila, di Simmaco e di Teodozione con vari segni (obeli metobeli) per indicare ci\u00f2 che vi era in ebraico o si trovava aggiunto o variato nei <em>LXX<\/em>. Ireneo afferma che solo la chiesa possiede la Scrittura, non gli eretici, perch\u00e9 essa l&#8217;ha ricevuta dalla tradizione apostolica. &#8211; Ireneo, <em>Adversus Haereses<\/em>, 1,20,1,2;3,3,1;3,4,1; 3,11,9;4,33,8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Clemente Alessandrino rifiuta gli apocrifi perch\u00e9 non sono accolti dalla tradizione. &#8211; Clemente Alessandrino, <em>Stromata<\/em> 3,13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per Tertulliano le Sacre Scritture sono patrimonio della chiesa. I veri Vangeli sono quelli trasmessi dagli apostoli. &#8211; Tertulliano, <em>De Praescriptione<\/em> 15-19;32,36; <em>Adversus Marcum<\/em> 4,2,6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Secondo Agostino l&#8217;autorit\u00e0 della chiesa \u00e8 norma per la scelta dei libri ispirati: \u201cNon crederei al Vangelo se non mi spingesse a ci\u00f2 l&#8217;autorit\u00e0 della chiesa\u201d (Agostino, <em>Contra Epist. Manich.<\/em> 5,6). Qui, in Agostino, l&#8217;autorit\u00e0 della chiesa pu\u00f2 essere intesa in un duplice modo: in senso dogmatico, come decisione del magistero, guidata dallo spirito santo, o in senso storico. Probabilmente qui va intesa in senso storico: in un momento in cui era ancora possibile risalire agli apostoli e conoscere quali libri fossero stati davvero composti da loro (tradizione storica), le varie chiese hanno voluto presentare la lista degli scritti veramente apostolici e quindi normativi (canonici). Solo in tal modo si spiegano i dubbi esistenti sulla canonicit\u00e0 di qualche libro: in oriente, ad esempio, si dubit\u00f2 a lungo dell&#8217;<em>Apocalisse<\/em> che si pensava fosse stata scritta da un Giovanni presbitero, omonimo ma distinto dall&#8217;apostolo; in occidente della <em>Lettera agli ebrei<\/em> che molti non ritenevano paolina. Solo con la scomparsa di tali dubbi si ammise la canonicit\u00e0 di questi due scritti. \u00c8 quanto risulta chiaramente dal <em>Canone Muratoriano<\/em> (del 73-78 E. V.) dove si legge che il libro di <em>Erma<\/em> \u2013 scritto recentemente (<em>nuperrime<\/em>) \u2013 va escluso dalla lettura pubblica \u201cperch\u00e9 non \u00e8 tra i libri profetici n\u00e9 tra i libri apostolici\u201d. Segno quindi che si ammetteva come criterio di canonicit\u00e0 che un libro fosse stato scritto da un profeta (per le Scritture Ebraiche) o da un apostolo (per le Scritture Greche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong>: Il primo a suggerire il criterio dell&#8217;apostolicit\u00e0 fu il protestante David Michaelis (<em>Einleitung in die g\u00f6ttlichen schriften des N.T.<\/em>, G\u00f6ttinga, pag. 1788). Tale norma fu accolta anche da parecchi cattolici: Ubaldi (<em>Introductio in S. Scripturam<\/em>, 3 1886 R, pag. 76 e sgg.; Jo\u00fcn, <em>Le crit\u00e9rium de l&#8217;Ispiration pour les livres du N.T.<\/em>, in &#8220;Etudes&#8221; 98, 1904, pag. 84 e sgg.; M.J. Lagrange, <em>Histoire de Canon du N.T.<\/em>, Paris, 1933; Zarb, <em>De<\/em> <em>Criterio inspirationis et canonicitatis SS. librorum<\/em>, in &#8220;Divus Thomas&#8221;, 34, 1931, pagg. 147-186. Ne \u00e8 invece contrario I. Vost\u00e8 &#8211; <em>De divina inspiratione et veritate<\/em>, S. Scripturae, Roma, 1932, pagg. 23-28.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 I cosiddetti padri della chiesa hanno accolto il <em>Vangelo di Marco<\/em> (che pur non era un apostolo) perch\u00e9 conservava la predicazione di Pietro. &#8211; Clemente Alessandrino in Eusebio, <em>Hist. Eccl.<\/em> 6,14,5-8 (E P 439) 2,15, 1s; Papia in Eusebio, <em>Hist. <\/em><em>Eccl.<\/em> 3,39,15 (E P 94); Ireneo, <em>Adversus Haereses<\/em> 3,1,1 P G 7, 844; Origene, <em>Fragen in Matthaeum<\/em> in Eusebio, <em>Hist. <\/em><em>Eccl.<\/em> 6,25 E P 503.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Luca fu ammesso perch\u00e9 lodato da Paolo e perch\u00e9 si pensava che riferisse la predicazione paolina con la quale ebbe molti contatti. Paolo, infatti, loda Luca: \u201cVi saluta Luca, <em>il caro<\/em> medico\u201d (<em>Col <\/em>4:14). E Luca ha lo stesso modo di pensare di Paolo; Luca riporta: \u201cRimanete in quella stessa casa, <em>mangiando e bevendo di quello che hanno, perch\u00e9 l&#8217;operaio \u00e8 degno del suo salario<\/em>. Non passate di casa in casa\u201d (<em>Lc <\/em>10:7); e Paolo ribadisce: \u201cLa Scrittura dice: \u00abNon mettere la museruola al bue che trebbia\u00bb; e: \u00abL&#8217;operaio \u00e8 degno del suo salario\u00bb (<em>1Tm <\/em>5:18); e tutti e due sono in armonia con la Scrittura: \u201cNon metterai la museruola al bue che trebbia il grano\u201d. &#8211; <em>Dt <\/em>25:4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Quali motivi spinsero i vescovi del 2\u00b0 secolo a fissare il canone degli scritti sacri? Essi vollero anzitutto determinare, in mezzo al pullulare di molti scritti apocrifi, quali libri fossero davvero apostolici e quindi avessero valore normativo, contro tutte quelle opere che, sotto lo pseudonimo di un apostolo, pretendevano di avvalorare le loro dottrine erronee (gnostiche, manichee, ebionite, giacobite). Essi intendevano pure opporsi all&#8217;armatore del Ponto, Marcione, che arbitrariamente aveva fornito un primo elenco di scritti sacri comprendente solo dieci lettere paoline e il <em>Vangelo di Luca<\/em>, escludendo gli altri libri delle Scritture Greche e tutte le Scritture Ebraiche. In tal modo i vescovi, ristudiando quali scritti fossero veramente trasmessi come apostolici e come profetici dai loro predecessori, determinarono il canone genuino che accoglieva, oltre alla parte ebraica della Bibbia, anche tutti gli scritti di origine apostolica.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li><strong> Dai libri canonici si deve trarre l&#8217;insegnamento <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Interi sermoni di antichi vescovi si riducevano semplicemente a commentare spiritualmente la Bibbia (Tertulliano, <em>De Praescriptione<\/em> 14,11;15,2), spesso soffermandosi su particolari per noi insignificanti come: \u201cHo lasciato un mantello a Triade\u201d; \u201cBevi un po&#8217; di vino per lo stomaco\u201d; \u201cSalutate Prisca e Aquila\u201d. In generale anche gli eretici vi ricorrevano a sostegno delle profezie, senza affatto mettere in dubbio il valore della Bibbia. I credenti poi erano sicuri di trovarvi la salvezza: \u201cFratelli e sorelle, abbiamo ascoltato l&#8217;Iddio della verit\u00e0 e ora vi leggo la mia esortazione a rivolgere la vostra mente a ci\u00f2 che sta scritto, affinch\u00e9 salviate voi stessi e chiunque legge tra voi\u201d (Clemente Romano, <em>2 Corinzi<\/em> 19,1). Clemente Alessandrino trova nelle Sacre Scritture una sorgente di santit\u00e0: \u201cLe Sacre Scritture e le sagge istituzioni ci conducono rapidamente alla salvezza\u201d (Clemente Alessandrino, <em>Protr.<\/em>\u00a0 8 PG 8, 188 GCS 59); \u201cSacre veramente queste lettere che rendono santi, anzi divini\u201d. &#8211; <em>Ibidem<\/em>, 9 PG 8, 197, GCS 65.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Lo stesso pensiero riappare in Cirillo di Alessandria: \u201cDiciamo che le fonti della salvezza sono i santi profeti, gli evangelisti e gli apostoli, che con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo somministrano al mondo la parola superna, celestiale, salvatrice\u201d. &#8211; Cirillo di Alessandria, <em>De recta fide<\/em> 2, 1 PG 76, 1337.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Efrem Cantava: \u201cDal campo proviene la gloria della messe, dalla vigna il frutto che nutre, dalla Scrittura la dottrina che d\u00e0 vita\u201d. &#8211; Efrem, <em>Opera<\/em>, Roma 1743, 41.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Secondo Ambrogio \u201csi beve la Scrittura divina, si divora la Scrittura divina, quando il succo della parola eterna cala nelle vene dell&#8217;anima e nelle potenze interiori\u201d. &#8211; Ambrogio, in <em>Ps<\/em> 1, 33 PL 14, 984.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, presenta una lunga serie di passi che esaltano l&#8217;importanza della Sacra Scrittura per la nostra salvezza: \u201cL&#8217;anima suole corrompersi e salvarsi per mezzo di parole. Queste infatti la spronano all&#8217;ira e di nuovo la ammansiscono; una turpe parola la infiamma alla passione, un discorso pieno di saggezza la guida alla temperanza. Se dunque la semplice parola ha tale potere, perch\u00e9 disprezzi la Scrittura? Se tanto pu\u00f2 la comune esortazione, quanto pi\u00f9 potr\u00e0 un\u2019esortazione ispirata? Infatti, il discorso che risuona nelle divine Scritture piega l&#8217;anima indurita, pi\u00f9 del fuoco, e la prepara per ogni opera buona\u201d (Crisostomo, in <em>Mt<\/em> 1, hom 2, 6 PG 57, 31). In un intero sermone su Lazzaro, lo stesso vescovo con calde eloquenti parole esalta l&#8217;importanza salvifica della Sacra Scrittura e confuta le obiezioni di coloro che si scusano di non poterla leggere:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 impossibile che siate cos\u00ec ignoranti di ogni cosa (per capire le Scritture). Fu proprio per questa ragione che la grazia dello Spirito Santo volle che fossero pubblicani e pescatori, fabbricanti di tende e pastori, ignoranti e illetterati a comporre questi libri, di modo che nessuno potesse ricorrere alla scusa della difficolt\u00e0. Egli volle che tali scritti fossero comprensibili a tutti, volle che anche il meccanico e lo schiavo e la vedova e l&#8217;uomo pi\u00f9 ignorante di questo mondo potessero tutti ricevere profitto e beneficio da quanto odono: E non fu per vanagloria, come i pagani, ma per la salvezza degli ascoltatori che questi autori furono beneficati della grazia dello Spirito perch\u00e9 componessero questi scritti. Perch\u00e9 i filosofi pagani, non cercando il benessere comune, ma la propria gloria, se dissero mai qualcosa di utile, la dissero in forma oscura (come d&#8217;altronde essi erano oscurati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Gli apostoli e i profeti, invece, fecero proprio l&#8217;opposto. Infatti, ci\u00f2 che da essi procedeva, lo esposero in forma piana e semplice a tutti, quasi maestri delle classi elementari, in modo che ogni persona potesse, anche da sola, mediante la semplice lettura, apprendere il senso di quanto essi dicevano. E chi \u00e8 colui che non possa chiaramente comprendere il contenuto dei vangeli? Chi, udendo: \u2018Beati i mansueti, Beati i puri di cuore\u2019, ha bisogno del maestro per capire uno qualunque di questi detti? E quanto alla narrazione dei miracoli, delle opere potenti e dei fatti storici, non sono forse tutti chiari e intelligibili da chiunque? Il vostro \u00e8 solo un pretesto, una scusa e un paravento alla vostra pigrizia. Voi dite di non capire il contenuto; e quando mai sarete in grado di capirlo se non lo studiate? Prendete il libro in mano, leggete l&#8217;intera storia e, quando vi sarete assicurata la conoscenza di ci\u00f2 che \u00e8 semplice, passate a ci\u00f2 che \u00e8 oscuro e duro, ma pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. E se voi non potete afferrare il senso di una lettura costante, rivolgetevi ad un maestro, notificategli le vostre difficolt\u00e0, fategli vedere un grande interesse per la comprensione; quando Dio vi vedr\u00e0 cos\u00ec ansiosi, non deluder\u00e0 la vostra diligenza e il vostro zelo e, anche se nessun uomo volesse insegnarvi quello che cercate, sar\u00e0 certo Lui a rivelarvelo. Ricordate dell&#8217;eunuco della regina etiope, il quale, sebbene barbaro di nascita e oberato di molti pensieri, anche se circondato da realt\u00e0 che richiamavano la sua incessante attenzione, leggeva sul suo carro. Ed era per di pi\u00f9 incapace di capire ci\u00f2 che stava leggendo. Se egli dimostr\u00f2 tanta intelligenza durante il viaggio, potete figurarvi cosa fosse solito fare quando se ne restava a casa. Se non permetteva che il tempo del viaggio passasse senza che egli leggesse, quanto maggiormente egli doveva attendervi quando si trovava seduto in casa? Se non sospendeva la lettura neppure quando nulla capiva, non avrebbe avuto ragione di farlo quando capiva? Infatti, a comprovare che egli non capiva il brano che stava leggendo, sentite cosa egli disse a Filippo: \u00abComprendi tu le cose che leggi?\u00bb. Egli udendo ci\u00f2 non arross\u00ec, n\u00e9 si sent\u00ec imbarazzato, ma riconobbe la propria ignoranza, dicendo: \u00abCome lo potrei se nessuno mi guida?\u00bb. Se allora rimaneva occupato nella lettura quando non aveva chi lo guidasse, era meritevole che Dio gli facesse incontrare un maestro. Ma ora qui non abbiamo alcun Filippo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Lo Spirito che guidava Filippo \u00e8 per\u00f2 qui. Amatissimi, non scherziamo con la salvezza! Tutte queste cose furono scritte per ammonizione di noi che siamo agli ultimi tempi. Grande sicurezza vi \u00e8 contro il peccato se si legge la Scrittura. Grande \u00e8 il precipizio e profondo l&#8217;abisso che si apre dinanzi a chi ignora le Scritture. Ignorare le leggi divine \u00e8 un deviare dalla propria salvezza. \u00c8 questa ignoranza che ha causato eresie, che ha spinto al libertinaggio, ha capovolto ogni cosa, perch\u00e9 \u00e8 impossibile non trarne profitto se costantemente ci si dedica ad una intelligente lettura delle cose divine. C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra scusa usata da persone di simile indolente disposizione mentale, completamente infondata, e cio\u00e8 che essi non hanno una Bibbia. Ora, per quanto concerne il ricco, sarebbe completamente ridicolo spendere parole intorno a tale pretesto. Siccome credo che molti fratelli poveri sono abituati a servirsene, vorrei porre loro una domanda: Non ha ognuno di essi acquistato una perfetta attrezzatura per i suoi mestieri? Anche se la fame li affligge e la povert\u00e0 li tortura, preferiranno sopportare ogni sacrificio piuttosto che separarsi da uno qualunque dei loro ferri e vendendoli vivere con il ricavato. Molti hanno preferito ricorrere a prestiti per sfamare le loro famiglie anzich\u00e9 privarsi del pi\u00f9 piccolo utensile. E tutto ci\u00f2 \u00e8 naturale poich\u00e9 essi sanno che privandosi di essi, si priverebbero di ogni mezzo per vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Ora, proprio come i ferri del mestiere sono il martello e l&#8217;incudine o le tenaglie, i ferri della nostra professione sono esattamente i libri degli apostoli e dei profeti e tutte le Scritture composte per divina ispirazione e veramente profittevoli. Come con i loro attrezzi essi modellano qualunque vaso hanno in mano, cos\u00ec noi con i nostri lavoriamo per le nostre anime, correggendo ci\u00f2 che \u00e8 guasto e riparando ci\u00f2 che \u00e8 logoro. Non \u00e8 dunque una vergogna se voi, quando si tratta dei ferri di questo mondo, non adducete nessuna scusa di povert\u00e0 e vi prodigate perch\u00e9 nulla abbia a privarvene in questa vita, mentre non fate la stessa cosa per gli altri strumenti coi quali si possono raccogliere benefici ineffabili?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 In ogni modo, il pi\u00f9 povero di voi non rester\u00e0 ignorante del contenuto delle Scritture se attender\u00e0 alla costante lettura di esse che qui viene svolta. E non dite che \u00e8 impossibile; e se lo \u00e8, vi dir\u00f2 io il perch\u00e9, \u00e8 perch\u00e9 molti di voi non attendono alla lettura che qui viene fatta . . . voi venite per formalismo e poi ve ne correte a casa, e quelli che rimangono tra noi presenti solo fisicamente, sono assenti nello spirito\u201d. &#8211; Crisostomo, <em>De Lazaro Concio<\/em> PG.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li><strong> Lo Spirito Santo \u00e8 l&#8217;autore delle Scritture<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per i padri della chiesa la Sacra Scrittura aveva tanto valore spirituale perch\u00e9 con essa parla Dio che ne \u00e8 l&#8217;autore. Pu\u00f2 essere interessante, ma anche utile, per noi sentire il loro parere in questa materia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Clemente Romano <\/strong>(1\u00b0 secolo). \u201cVoi avete guardato attentamente le Scritture che sono vere e sono state date per mezzo dello Spirito Santo. Voi sapete che nulla vi si trova d\u2019ingiusto o di malvagio\u201d. &#8211; Clemente, 1 <em>Ad Corinth<\/em>. 45,2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Giustino <\/strong>(2\u00b0 secolo). \u201cNon le dicevano [queste parole] delle persone ispirate, bens\u00ec lo stesso Verbo divino che le muoveva\u201d. &#8211; Giustino, <em>1 Apologia<\/em> 36 PG 6, 385.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Orig\u00e8ne<\/strong> (2\u00b0 secolo). \u201cColui che narra le cose da noi lette non \u00e8 un fanciullo, n\u00e9 un uomo pari a noi, ma, come ritiene la tradizione dei nostri avi, \u00e8 lo Spirito Santo che le racconta. Consta infatti che esse furono pronunciate dallo Spirito Santo (<em>ea per Spiritum Sanctum dicta<\/em>) ed \u00e8 quindi conveniente che si debbano stimare secondo la dignit\u00e0, anzi secondo la maest\u00e0 di chi parla\u201d. &#8211; Orig\u00e8ne, in <em>Num. Hom<\/em> 26,3 PG 12,774.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Teofilo d&#8217;Antiochia <\/strong>(2\u00b0 secolo). \u201cMos\u00e8 . . . o meglio la Parola di Dio si esprimeva per mezzo suo\u201d. &#8211; Teofilo Antiocheno, <em>Contra Antholicum<\/em> 9 PG 6, 1065.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Clemente Alessandrino <\/strong>(2\u00b0-3\u00b0 secolo). \u201cIl Signore in persona parla per mezzo di Isaia, di Elia, per bocca dei suoi profeti\u201d. &#8211; Clemente Alessandrino, <em>Adhortatio<\/em> pag. 1 PG 8,64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Cirillo di Gerusalemme <\/strong>(4\u00b0 secolo). \u201cChi altri conosce le profondit\u00e0 di Dio se non lo Spirito Santo, che pronunci\u00f2 le divine Scritture? . . . Perch\u00e9 vai rimuginando ci\u00f2 che nemmeno lo Spirito Santo scrisse nelle Scritture? Lo Spirito in persona pronunci\u00f2 le Scritture . . . Ripetiamo quindi quanto egli disse, ma quanto non disse non azzardiamoci ad affermarlo\u201d. Cirillo di Gerusalemme, <em>Catech.<\/em> 16 PG 33, 920.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Giovanni Crisostomo<\/strong> (4\u00b0 secolo) rimprovera i credenti grossolani che saltano le parole, le cifre e i cataloghi delle Sacre Scritture quasi fossero privi d\u2019importanza. Non vi \u00e8 nulla d\u2019insignificante nella Sacra Scrittura. \u201cCi sono quelli che quando incontrano delle liste di nomi subito passano oltre e a chi li riprende rispondono: \u00abSono soltanto nomi . . . Non hanno alcuna importanza\u00bb. Ma che dici? Dio parla e tu osi dire: \u00abNon hanno importanza?\u00bb. Non tralasciare alcuna espressione per quanto breve, neppure una sillaba di quanto si legge nella Scrittura divina. Perch\u00e9 non sono semplicemente delle parole, bens\u00ec sono parole dello Spirito Santo e perci\u00f2 anche in una sillaba si pu\u00f2 scoprire un immenso tesoro\u201d. &#8211; Crisostomo, in <em>Ge. hom.<\/em> 15, 1 PG.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Anche i concili ecclesiastici non fecero altro che sancire la medesima dottrina: \u201cDio \u00e8 autore dei libri dei due Testamenti\u201d (Concilio di Cartagine 4\u00b0; cfr. <em>Ench. Bibl<\/em>. 8,27), ripetuti anche in seguito nel Concilio di Lione nel simbolo proposto ai greci: \u201cUno solo \u00e8 l&#8217;autore del Nuovo e dell&#8217;Antico Testamento cio\u00e8 della Legge, dei profeti e degli apostoli e questi non \u00e8 altro che il Signore onnipotente\u201d. &#8211;\u00a0 Cfr. S. Mu\u00f1oz Iglesias, <em>Doctrina Pointificia I<\/em>, <em>Documentos Biblicos<\/em>, Madrid 1955, pagg. 1-13 e pagg. 153-165, dall&#8217;originale latino o greco con traduzione in spagnolo e una breve introduzione per ogni documento.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"7\">\n<li><strong> Le Sacre Scritture non contengono errori<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Se nella Bibbia \u00e8 lo spirito santo di Dio che parla, ne segue che esso non ci pu\u00f2 ingannare; perci\u00f2 le Scritture sono prive di errori. Nella Bibbia non vi pu\u00f2 essere contraddizione alcuna. Cos\u00ec affermava nel 2\u00b0 secolo l&#8217;apologeta <strong>Giustino<\/strong> (morto nel 165): \u201cIo non ho affatto l&#8217;audacia di pensare o di dire che le Scritture sante si contraddicono tra loro: se si adduce qualche testo che in apparenza sembra sostenere il contrario, io sono convinto e completamente persuaso che nessun passo della Scrittura pu\u00f2 essere in contrasto con un altro. Penserei piuttosto di non sapere comprendere ci\u00f2 che sta scritto e cercherei di far accettare la mia convinzione a coloro che vi sospettano una contraddizione\u201d. &#8211; Giustino, <em>Contra Tryph.<\/em> 65 PG 6,625.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Ireneo<\/strong> (morto nel 202 circa). \u201cLe Sacre Scritture sono perfette, perch\u00e9 pronunciate dal Verbo di Dio e dal Suo Spirito. Esse concordano tra loro armonicamente\u201d. &#8211; Ireneo, <em>Adversus Haereses<\/em> 2, 28 2 e 3 PG 7,805.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Secondo <strong>Ippolito<\/strong> (morto dopo il 235) \u201cla Sacra Scrittura non ci inganna mai\u201d (in <em>Dn<\/em> 1,28, edizioni Bonwetsch, pag. 41), perch\u00e9 \u201clo Spirito Santo non pu\u00f2 ingannare i profeti che sono i suoi servitori\u201d (<em>Ibidem<\/em> 4,6 pag. 198). \u00a0Essa quindi non pu\u00f2 venire corretta, per cui contro gli eretici, che vorrebbero modificarla, Ippolito cos\u00ec affermava: \u201cO non credono che le Sacre Scritture siano state pronunciate dallo Spirito Santo e in tal caso sono increduli; o si stimano pi\u00f9 saggi dello Spirito Santo, e in tal caso non sono che degli invasati dal demone\u201d. &#8211; Ippolito, <em>Contra Artemone<\/em> [\u00e8 suo?] presso Eusebio, <em>Historia Eccl.<\/em> 5,28 18 PG 20,517.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per <strong>Orig\u00e8ne<\/strong> (3\u00b0 secolo) \u00e8 impossibile che vi siano errori nella Sacra Scrittura (Orig\u00e8ne, in <em>Mat<\/em> 16,12 PG 13,1410), poich\u00e9 la Sapienza di Dio vi \u00e8 diffusa dovunque anche nelle pi\u00f9 piccole lettere (Orig\u00e8ne, in <em>Ps<\/em> 1,4 PG 12,1081).<br \/>\nPerci\u00f2 nella Scrittura \u201cnulla vi \u00e8 di superfluo\u201d (Orig\u00e8ne, in <em>Jeremiam<\/em> 39 PG 13,544). \u201cQuando vedrai che qualcuno, mosso dai propri ragionamenti, oser\u00e0 contraddire la divina Scrittura, trattalo come un pazzo\u201d. &#8211; Orig\u00e8ne, in <em>Ge<\/em> 1, hom. 10,6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Gregorio Nazianzieno <\/strong>(4\u00b0 secolo). \u201cNoi scopriamo l&#8217;accuratezza dello Spirito Santo anche da ciascun accento e da ciascuna lettera\u201d. &#8211; Gregorio Nazianzieno, <em>Orat. Apol<\/em>. 2,104 PG 25,503; cfr. Gregorio Nisseno, <em>Contra Eunomium<\/em> 7 PG 45,742.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00a0 <\/strong><strong>Eusebio di Cesarea<\/strong> (morto nel 340) non vuole nemmeno che si cambi in Achis il nome errato di Abimelec, perch\u00e9, scrive: \u201cIo reputo audacia temeraria quella di voler imputare un errore alla Sacra Scrittura\u201d (Eusebio di Cesarea, in <em>Ps<\/em> 33,1 &#8211; ebr. <em>Sl.<\/em> 34,1 &#8211; PG 23,289). I passi in questione sono i seguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/26.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6669\" src=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/26.png\" alt=\"26\" width=\"1231\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/26.png 1231w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/26-300x41.png 300w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/26-768x106.png 768w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/26-1024x141.png 1024w\" sizes=\"(max-width: 1231px) 100vw, 1231px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Come si vede, si tratta di \u201cAchis\u201d. Eusebio allude ad una discordanza con <em>Sl <\/em>34:1. Ma qui Eusebio dimentica che i <em>trascrittori<\/em> possono errare e che <em>i titoli dei salmi non sono ispirati in quanto aggiunti tardivamente<\/em>. Infatti, <em>CEI <\/em>ha:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/27.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6670\" src=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/27.png\" alt=\"27\" width=\"924\" height=\"148\" srcset=\"https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/27.png 924w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/27-300x48.png 300w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/27-768x123.png 768w\" sizes=\"(max-width: 924px) 100vw, 924px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si tratta per\u00f2 del <em><span style=\"color: #ff0000;\">titolo<\/span> <\/em>del salmo, <em>aggiunto<\/em> pi\u00f9 tardi da un trascrittore, quindi non originale. Infatti, ad esempio, <em>TNM <\/em>non lo ha:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/28.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6671\" src=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/28.png\" alt=\"28\" width=\"977\" height=\"116\" srcset=\"https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/28.png 977w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/28-300x36.png 300w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/28-768x91.png 768w\" sizes=\"(max-width: 977px) 100vw, 977px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>* <\/strong><\/span>L\u2019apparente discrepanza tra <em>CEI <\/em>che numera il <em>Salmo <\/em>col n. 33 e <em>TNM <\/em>che lo numera col n. 34 \u00e8 dovuto al fatto che la numerazione dei 150 salmi che compongono il libro di <em>Salmi<\/em> \u00e8 diversa nei manoscritti. Sebbene l\u2019ordine e la successione siano identici per tutti, la numerazione cambia. I <em>Salmi <\/em>9 e 10 come pure il 114 e 115 del <em>Testo Masoretico<\/em> sono uniti in uno solo nella <em>LXX <\/em>greca e nella <em>Volgata<\/em>, mentre vengono spartiti in due i <em>Salmi <\/em>116 e 147 del <em>Testo Masoretico<\/em>. Ecco la <em>tabella comparativa<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6643\" src=\"http:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20.png\" alt=\"20\" width=\"1028\" height=\"984\" srcset=\"https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20.png 1028w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20-300x287.png 300w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20-768x735.png 768w, https:\/\/www.biblistica.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20-1024x980.png 1024w\" sizes=\"(max-width: 1028px) 100vw, 1028px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il corpo dirigente dei Testimoni di Geova pare accettare i titoli dei <em>Salmi <\/em>come ispirati: \u201cEvidentemente il nome Abimelec che compare nella soprascritta del Salmo 34 va considerato come un titolo riferito al re Achis\u201d (<em>Perspicacia nello Studio delle Scritture<\/em>, Vol. 2, pag. 857). Pare qui che si faccia lo stesso errore di Eusebio di Cesarea, ma con un\u2019aggravante. Eusebio \u2013 ignorando che le soprascritte dei <em>Salmi <\/em>erano un\u2019aggiunta posteriore \u2013 le riteneva parti del testo e, pur vedendo una discrepanza tra testo biblico e soprascritta (aggiunta), non os\u00f2 toccarla. Gli editori statunitensi vanno oltre e pretendono di dare perfino una spiegazione: sostengono che il <em>nome<\/em> <em>errato <\/em>di Abimelec \u201cva considerato come un titolo riferito al re Achis\u201d (<em>Ibidem<\/em>). Ma non sarebbe alquanto strano che un <em>nome proprio <\/em>di qualcuno diventi un <em>titolo <\/em>per qualcun altro? Strana, poi, la loro numerazione dei versetti: se la soprascritta \u00e8 parte del testo, come mai \u00e8 messa al versetto 1?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Va ricordato che la suddivisione della Bibbia in capitoli e versetti <em>non fu fatta dagli scrittori originali<\/em>. La suddivisione avvenne secoli dopo. I masoreti, eruditi ebrei, divisero le Scritture Ebraiche in versetti. Quindi nel 13\u00b0 secolo E. V. si aggiunsero le divisioni in capitoli. La suddivisione della Bibbia in capitoli e versetti (1.189 capitoli e oltre 31.000 versetti) non \u00e8 opera degli scrittori originari, ma \u00e8 un\u2019aggiunta (certo molto utile) fatta secoli dopo. La prima Bibbia completa con l\u2019attuale divisione in capitoli e versetti fu la Bibbia in francese pubblicata da Robert Estienne nel 1553.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per il vescovo di Costantinopoli, <strong>Crisostomo<\/strong> (morto nel 407), la Scrittura non pu\u00f2 contenere alcuna menzogna: \u201cNessuno osi dire che la storia biblica sia menzognera\u201d. &#8211; Crisostomo, in <em>Act. Apost. hom<\/em>. 22,1 PG 60,171.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Girolamo<\/strong> (morto nel 420) amava la Scrittura e vi consacr\u00f2 tutta la vita traducendola in latino, la lingua del suo tempo, perch\u00e9 fosse pi\u00f9 comprensibile al popolo. A chi lo accusava di correggere i Vangeli diceva: \u201cNon sono tanto stupido da ritenere degne di correzione le parole del Signore, ovvero che qualcosa non sia divinamente ispirata, ma ho voluto solo ricondurre i codici latini (corretti) agli originali greci dai quali sono stati tradotti\u201d (Girolamo, <em>Ad Marcellam ep.<\/em> 27,1). \u201cNon \u00e8 lecito affermare che la Scrittura contenga una menzogna\u201d (Girolamo, in <em>Neh.<\/em> 1,9 PL 25,1238). Siccome Dio fu il suo ispiratore, ne deriva che \u201cquanto leggiamo nell&#8217;Antico Testamento lo ritroviamo anche nel Nuovo, senza che vi sia alcuna discordanza o diversit\u00e0\u201d (<em>Ep<\/em>. 15, 7). \u201cNelle Scritture divine tutte le parole, le sillabe, gli accenti, i punti sono densi di significato\u201d (Girolamo, <em>In Ephes.<\/em> 5,6 PL 26,481). \u201cAnche la lettera a Filemone non ha nulla di banale, ma presenta delle magnifiche lezioni familiari\u201d. &#8211; Girolamo, in<em> Philem Prol.<\/em> 26, 602.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 <strong>Agostino<\/strong> (morto nel 430). Per il vescovo di Ippona, che tanto esalta la Scrittura sopra le stesse decisioni conciliari, gli scritti sacri non possono contenere alcun errore: \u201cNon vi pu\u00f2 essere alcuna falsit\u00e0 nei Vangeli, non solo dovuta a menzogna, ma nemmeno a dimenticanza\u201d (Agostino, <em>De Consensu evangelistarum<\/em> 2,12,29 PL\u00a0 34, 1091). \u201cNon \u00e8 facile dire: l&#8217;autore di questo libro non \u00e8 veritiero, bisogna [in caso di apparente errore] ripetere che il codice \u00e8 errato, o che sbagli\u00f2, l&#8217;interprete o che tu non capisci\u201d (Agostino, <em>Contra Faustum<\/em> 11,5 PL\u00a0 42,249). \u201cTi confesso [scrive a Girolamo] che . . . ai libri della Scrittura ho imparato a tributare una riverenza e un rispetto tale da credere fermissimamente che nessuno dei loro autori abbia errato, qualunque cosa abbia scritto. Qualora m\u2019imbattessi in qualcosa che sembra contrario alla verit\u00e0, non avrei il minimo dubbio a dire che ci\u00f2 dipende o dal codice difettoso o dal traduttore che ha interpretato male ci\u00f2 che fu scritto, o che la mia mente non \u00e8 arrivata a capire, anzich\u00e9 ammettere che la parola di Dio erri\u201d. &#8211; Agostino, <em>Ep.<\/em> 82 1-3 PL 33, 277.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Loisy confessa chiaramente: \u201cSe partiamo dai dati della tradizione, non v&#8217;\u00e8 posto per alcun errore nella Bibbia\u201d. &#8211; Loisy, <em>Etudes Bibliques<\/em>, Paris 1903, pag 145.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00a0\u00a0 Analogie esplicative<\/em><\/strong>. \u00c8 noto che le analogie precedono la riflessione filosofica e teologica. Anche i cosiddetti \u201cpadri\u201d, prima di accingersi a chiarire il concetto d\u2019ispirazione, hanno descritto tale fenomeno mediante analogie e paragoni.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>I profeti furono strumenti di Dio nel parlare.<\/strong> Lo <em>strumento<\/em> \u00e8 variamente presentato come appare dai seguenti paragoni:\n<ul>\n<li><strong><em>Corde di una lira<\/em><\/strong>. Il profeta \u201ctoccato\u201d dallo spirito santo emana la \u201cdolcezza di un suono celestiale\u201d. Giustino (fine 2\u00b0 secolo): \u201cQuesti santi uomini non avevano bisogno di parole artificiose, n\u00e9 dovevano parlare con ardore polemico; bastava loro offrirsi sinceramente all&#8217;azione dello Spirito Santo, perch\u00e9 quel divino plettro, calato dal cielo, servendosi di uomini come di strumenti musicali, di una cetra o di una lira, ci rivelasse le realt\u00e0 celesti e divine\u201d (Giustino, <em>Adhortatio ad Graeces<\/em> 8 PG 6,256 &#8211; Sch\u00f6ckel pag. 49 n. 33; cfr. 36 PG 6, 553). Atenagora (2\u00b0 secolo): \u201cNostri testimoni sono i profeti che parlarono per virt\u00f9 dello Spirito Santo . . . Lo Spirito Santo muoveva la bocca dei profeti come uno strumento [organo] . . . Lo Spirito Santo si serv\u00ec di essi come un artista che suona il flauto\u201d (Atenagora, <em>Legatio pro Christianis<\/em> 79 PG 6,906.908). Ippolito (2\u00b0-3\u00b0 secolo): \u201cI profeti, preparati dallo spirito profetico, avevano il Verbo come plettro ed essi erano gli strumenti [<em>org\u00e0n\u00f4n d\u00ecken<\/em>]; in tal modo sollecitati annunciavano ci\u00f2 che Dio voleva\u201d. &#8211; Ippolito, <em>De Christo et Antichristo<\/em> 2 PG 10,728s &#8211; Sch\u00f6ckel pag. 50.<\/li>\n<li><strong><em>Organo corporale<\/em><\/strong>. Gli autori ispirati sono la lingua e la bocca di Dio. Girolamo, commentando l&#8217;espressione di <em>Sl<\/em> 44:2 (\u201cLa mia lingua \u00e8 stilo di scriba veloce\u201d; in <em>TNM <\/em>corrisponde a 45:1, \u201cSia la mia lingua lo stilo di un esperto copista\u201d), cos\u00ec afferma: \u201cIo debbo preparare la mia lingua come uno stilo o una penna perch\u00e9 con essa lo Spirito Santo scriva nel cuore e negli orecchi degli uditori. A me aspetta offrire la lingua come strumento, a Lui far risuonare la sua dottrina come se io fossi uno strumento [<em>quasi organum sonare<\/em>]. Se la legge fu scritta dal dito di Dio, con la mano di un mediatore, quanto maggiormente il Vangelo sar\u00e0 scritto con la mia lingua dallo Spirito Santo\u201d. &#8211; Girolamo, in <em>Ps<\/em> 45,2 PL 22,627 &#8211; Sch\u00f6ckel 50s.<\/li>\n<\/ul>\n<blockquote style=\"margin: 0 0 0 40px; border: none; padding: 0px;\"><p>\u00a0\u00a0 Da qui potrebbe risultare che Mos\u00e8 fu il dito di Dio per scrivere la <em>Tor\u00e0h<\/em>: \u201cLe due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio\u201d (<em>Es<\/em> 31:18); altrove appare l&#8217;intercessione angelica: \u201cAvete ricevuto la legge per mano degli angeli\u201d (<em>At<\/em> 7:53); \u201cFu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore\u201d (<em>Gal<\/em> 3:19); \u201cLa parola trasmessa per mezzo degli angeli\u201d (<em>Eb<\/em> 2:2). In un altro passo ripete: \u201cSono parole del Signore e non degli scrittori; ci\u00f2 che dice per bocca loro, il Signore le ha pronunciate come attraverso un organo o uno strumento\u201d. &#8211; Girolamo, <em>Tract. de Ps 88<\/em> in <em>Anecdota Maredsolana<\/em> III 3 pag. 53.<\/p><\/blockquote>\n<ul>\n<li><strong><em>Penna divina<\/em><\/strong>. Questa raffigurazione, meno suggestiva, non \u00e8 tanto usata dai padri ecclesiastici. Vi ricorre tuttavia Gregorio Magno (6\u00b0 secolo): \u201c\u00c8 superfluo domandarsi chi sia la persona che ha scritto queste cose. Se si crede con fede che lo Spirito Santo \u00e8 autore del libro, egli ha scritto queste cose, che dett\u00f2 perch\u00e9 fossero scritte. Supponiamo di ricevere e leggere la lettera di un personaggio importante, sarebbe certamente ridicolo che, conoscendo l&#8217;autore e il senso, ci ostinassimo a indagare con quale penna sono state vergate le parole. Quando conosciamo l&#8217;argomento e siamo convinti che l&#8217;autore ne \u00e8 lo Spirito Santo, se ci preoccupiamo dello scrittore in realt\u00e0 non facciamo altro che leggere una lettera e intanto informarci della penna che l&#8217;ha scritto\u201d. &#8211; Gregorio Magno, <em>Praefutio in Job<\/em> 1 n. 2 PL 75, 517.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<li><strong>Dettatura divina.<\/strong> Tra i padri latini si trova pure la formula \u201c<em>dictare<\/em>\u201d. Ecco alcune testimonianze. Girolamo (morto nel 420): \u201cTutta la lettera ai Romani deve essere interpretata; essa infatti \u00e8 avvolta da tante oscurit\u00e0, che per capirle ci occorre la grazia dello Spirito Santo, che dett\u00f2 [<em>dictavit<\/em>] tali concetti per mezzo dell&#8217;apostolo\u201d (Girolamo, in PL 22,997). Agostino (4\u00b0-5\u00b0 secolo): \u201cLe membra eseguirono quanto conobbero per la dettatura del capo\u201d (Agostino, <em>Membra dictante capite cognoverunt<\/em> PL 34,1070). Gregorio Magno: \u201cLo scrisse colui che dett\u00f2 [<em>dictavit<\/em>] tali cose\u201d (Gregorio Magno, PL 75,515). Isidoro (6\u00b0-7\u00b0 secolo): \u201cQuesti sono gli scrittori dei libri sacri . . . Per\u00f2 noi professiamo che l&#8217;autore delle stesse Scritture \u00e8 lo Spirito Santo. Egli medesimo infatti scrisse quando ne dett\u00f2 [il contenuto] ai suoi profeti perch\u00e9 scrivessero\u201d (Isidoro, <em>De ecclesiasticis officialis<\/em> 1,12 PL 83,750). Va per\u00f2 osservato che quando i padri parlano di \u201cdettatura divina\u201d, usano il verbo latino \u201c<em>dictare<\/em>\u201d nel senso di allora, che era assai pi\u00f9 largo del nostro \u201cdettare\u201d, potendo anche semplicemente equivalere a \u201cdire\/insegnare\/prescrivere\u201d (cfr. Forcellini, <em>Lexicon totius latinitatis s. a distare<\/em>). Ma anche supposto tale valore pi\u00f9 largo, si ha sempre la sensazione che questi padri, per esaltare l&#8217;influsso divino, abbiano trascurato l&#8217;attivit\u00e0 dello scrittore umano. L\u2019agiografo (scrittore sacro) non pu\u00f2 essere ridotto a un semplice automa, quasi fosse un moderno <em>robot<\/em>.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa trattazione riguarda la considerazione che i discepoli di Yesh\u00f9a avevano della Scrittura. 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