{"id":404,"date":"2013-04-20T11:04:45","date_gmt":"2013-04-20T09:04:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=404"},"modified":"2016-11-17T09:08:12","modified_gmt":"2016-11-17T08:08:12","slug":"la-psicologia-dellispirazione-mentalita-semitica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=404","title":{"rendered":"La psicologia dell&#8217;ispirazione &#8211; Mentalit\u00e0 semitica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gli orientali, cui appartengono gli ebrei, hanno dei <em>gusti ben diversi da quelli occidentali<\/em>, e questi si rivelano nei loro scritti nonostante l&#8217;ispirazione divina:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 \u00a0Descrizione <em>concrete<\/em><\/strong> (talora <em>urtanti la nostra mentalit\u00e0<\/em>), spesso falsate. Se non si comprende questa differenza, non \u00e8 possibile capire bene la Bibbia. Occorre accettare che la mentalit\u00e0 semitica \u00e8 alquanto diversa da quella occidentale. Ci\u00f2 che per noi risulta scandaloso, per gli ebrei era solo un modo concreto di parlare. Dio, ad esempio, \u00e8 paragonato ad un ubriaco che si risveglia dal vino: \u201cGeova si svegliava come dal sonno, come un potente che torna in s\u00e9 dal vino\u201d (<em>Sl<\/em> 78:65, <em>TNM<\/em>). Le donne ricche di Gerusalemme sono paragonate alle vacche di Basan, le migliori del paese: \u201cUdite questa parola, vacche di Basan, che siete sul monte di Samaria, che frodate i miseri, che schiacciate i poveri\u201d (<em>Am<\/em> 4:1, <em>TNM<\/em>). Israele \u00e8 paragonata agli assorbenti sporchi di una donna durante le sue mestruazioni: \u201cDiveniamo come qualcosa d\u2019impuro, noi tutti, e tutti i nostri atti di giustizia sono simili a una veste per periodi di mestruazione\u201d (<em>Is<\/em> 64:6, <em>TNM<\/em>; nel <em>Testo Masoretico <\/em>\u00e8 al v. 5); qui non si tratta di \u201cveste\u201d, come pretende <em>TNM<\/em>: \u00e8 vero che il termine ebraico \u05d1\u05b6\u05d2\u05b6\u05d3 (<em>v\u00e8ghed<\/em>) usato da Isaia pu\u00f2 significare \u201cveste\u201d (anche in italiano si dice \u201clavare i <em>panni<\/em>\u201d intendendo ogni sorta di stoffa), ma tradurre \u201cveste per periodi di mestruazione\u201d non ha senso (lascia intendere che ci fosse una speciale veste femminile da indossare durante il ciclo mensile, cosa non vera); <em>Did <\/em>ha \u201cpanno lordato\u201d, <em>CEI <\/em>ha<em>\u201c<\/em>panno immondo\u201d. Israele \u00e8 paragonata anche ad una procace prostituta: \u201cTu confidavi nella tua bellezza e divenisti una prostituta\u201d (<em>Ez<\/em> 16:15, <em>TNM<\/em>); le due nazioni separate (Regno di Giuda e Regno di Israele) assomigliano a due sorelle adultere: \u201cC\u2019era una volta due sorelle, figlie della stessa madre. Quando erano ancora ragazze incominciarono a prostituirsi in Egitto dove persero la loro verginit\u00e0\u201d (<em>Ez<\/em> 23:2,3, <em>TILC<\/em>); <em>CEI <\/em>ha: \u201cDove venne profanato il loro petto e oppresso il loro seno verginale\u201d, <em>TNM <\/em>\u2013 con una bruttissima espressione \u2013 ha: \u201cL\u00e0 furono premute le loro mammelle, e l\u00e0 compressero i seni della loro verginit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 \u00a0Esagerazioni iperboliche<\/strong>. Per rafforzare un&#8217;idea, gli ebrei presentano dei confronti per noi esagerati o di scarso buon gusto. Nel <em>Cantico dei Cantici<\/em> il collo dell&#8217;amato \u00e8 paragonato a una torre d&#8217;avorio, dalla quale pendono degli scudi; i denti sono paragonati a greggi di pecore ciascuna delle quali ha il suo compagno. Un ragazzo d\u2019oggi si beccherebbe di certo un sonoro ceffone se rivolgesse ad una ragazza il complimento che il giovane ebreo rivolgeva pieno d\u2019amore alla sua innamorata: \u201cAmica mia, io ti assomiglio alla mia cavalla che si attacca ai carri\u201d, \u201cI tuoi capelli sono come un gregge di capre\u201d, \u201cI tuoi denti sono come un branco di pecore, che tornano dal lavatoio\u201d (<em>Cant <\/em>1:9;4:1;6:6); \u201cIl tuo naso \u00e8 come la torre del Libano, che guarda verso Damasco. La tua testa su di te \u00e8 come il Carmelo, e la chioma della tua testa \u00e8 come lana tinta di porpora rossiccia\u201d (<em>Cant <\/em>7:4,5, <em>TNM<\/em>). Eppure, queste espressioni mandavano in visibilio la giovane ragazza ebrea. Era il linguaggio <em>concreto <\/em>ebraico. A ragione, il <em>Cantico <\/em>\u00e8 annoverato tra le pi\u00f9 belle pagine di poesia di tutti i tempi e di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 Per indicare gli umili inizi della congregazione dei discepoli in confronto al suo futuro sviluppo, Yesh\u00f9a la paragona al \u201cgranello di senape\u201d, \u201cil pi\u00f9 piccolo delle sementi\u201d, in rapporto all&#8217;\u201calbero futuro\u201d (<em>Mt<\/em> 13:31,32); si potrebbe osservare che un granello di senape non \u00e8 \u201cil pi\u00f9 piccolo di tutti i semi\u201d (i semi dell\u2019orchidea sono infatti pi\u00f9 piccoli) e che non diventa proprio \u201cun albero\u201d, in quanto la senape rimane pur sempre un arbusto; ma bisogna tenere presente che Yesh\u00f9a usava termini comprensibili e che gli ebrei non sottilizzavano come farebbe una mente occidentale: per loro un granello di senape era senz\u2019altro uno dei semi pi\u00f9 piccoli, e \u2013 tra l\u2019altro &#8211; gli arabi (semiti anche loro) chiamano \u201calberi\u201d anche piante pi\u00f9 piccole della senape. Altra esagerazione (che nel linguaggio semitico dava enfasi) era la pianta vista da Nabucodonosor in sogno: era tanto alta da giungere fino al cielo ed era visibile da tutta la terra, cosa ovviamente impossibile data la curvatura del nostro pianeta (<em>Dn<\/em> 4:17). La torre di Babele doveva arrivare sino al cielo (<em>Gn<\/em> 11:4). Per il salmista i flutti s&#8217;innalzano al cielo e scendono negli abissi (<em>Sl<\/em> 106:26). Si tratta di espressioni iperboliche, da non prendersi alla lettera: \u201cPropose loro un\u2019altra <em>illustrazione<\/em>, dicendo: [\u2026]\u201d (<em>Mt<\/em> 13:31, <em>TNM<\/em>). Anche quando Saul paragona la trib\u00f9 di Beniamino alla pi\u00f9 insignificante delle trib\u00f9 di Giacobbe, non fa una statistica, ma usa l&#8217;iperbole orientale: \u201cNon sono io un beniaminita della <em>pi\u00f9 piccola<\/em> delle trib\u00f9 d\u2019Israele\u201d? (<em>1Sam <\/em>9:21, <em>TNM<\/em>), tanto che <em>NR <\/em>adatta il passo, forse per la probabile obiezione di una mente occidentale (che avrebbe stupito un ebreo): \u201cNon sono io un beniaminita, di <em>una delle pi\u00f9 piccole<\/em> trib\u00f9 d&#8217;Israele?\u201d. Altra esagerazione: alla battaglia di Merom partecip\u00f2 una quantit\u00e0 sterminata di soldati <em>pari alla rena del lido marino<\/em> con cavalli e carri numerosissimi (<em>Gs<\/em> 11:4). La sabbia e la pietra pesano meno del fastidio procurato da uno stolto (<em>Pr<\/em> 27:3). Dio promette ad Abraamo una posterit\u00e0 innumerevole come la sabbia del mare (<em>Gn<\/em> 22:17). Quando lo scrittore parla di un argomento divenuto comune come le pietre, usa un&#8217;iperbole (<em>1Re<\/em> 10:27). Anche Yesh\u00f9a, ebreo, usa delle esagerazioni: \u201c\u00c8 pi\u00f9 facile a un cammello passare per la cruna di un ago che a un ricco entrare nel regno di Dio\u201d (<em>Mr<\/em> 10:25, <em>TNM<\/em>); qui, tuttavia, non si tratta di \u201ccammello\u201d, ma di \u201cfune\u201d (evidente errore di un copista); si veda la somiglianza delle due parole:<\/p>\n<p style=\"text-align: center; padding-left: 60px;\">\u03ba\u1f71\u03bc\u03b7\u03bb\u03bf\u03bd (<em>k\u00e0melon<\/em>), \u201ccammello\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center; padding-left: 60px;\">\u03ba\u1f71\u03bc\u03b9\u03bb\u03bf\u03bd (<em>k\u00e0milon<\/em>), \u201cfune\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0\u00a0 In queste che sono per gli occidentali esagerazioni (ma per i semiti solo enfasi) rientrano i suggerimenti di Yesh\u00f9a a mozzarsi una mano, a tagliarsi un piede o a cavarsi un occhio: \u201cSe dunque la tua mano o il tuo piede ti fa inciampare, taglialo e gettalo via da te\u201d (<em>Mt <\/em>18:8, <em>TNM<\/em>), \u201cSe ora il tuo occhio destro ti fa inciampare, cavalo e gettalo via da te\u201d (<em>Mt<\/em> 5:29, <em>TNM<\/em>). Allo stesso modo, non bisogna osservare \u201cla pagliuzza che \u00e8 nell\u2019occhio\u201d del fratello e non badare alla \u201ctrave\u201d che \u00e8 nel proprio occhio (<em>Mt<\/em> 7:3, <em>TNM<\/em>). Per Giovanni il mondo intero, addirittura, non potrebbe contenere tutti i libri che si potrebbero scrivere su quello che Yesh\u00f9a ha compiuto durante la sua vita terrena (<em>Gv<\/em> 21:25). Bisogna pregare <em>senza interruzione<\/em> (<em>1Ts<\/em> 5:17, <em>TNM<\/em>: \u201cincessantemente\u201d) e leggere la <em>Tor\u00e0h<\/em> di Dio meditandola \u201cgiorno e notte\u201d (<em>Sl<\/em> 1:2); e, forse, il lettore <em>occidentale <\/em>si domanda come si possa mai fare una cosa simile; Agostino connette questo versetto con la preghiera interiore che fa l&#8217;uomo virtuoso, la cui vita si trasforma cos\u00ec in preghiera continua. &#8211; \u00a0<em>Tract. in Ps. 1, 2<\/em>, A Zingerle CSEL 22, 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 \u00c8 sempre per <em>iperbole<\/em> che Yesh\u00f9a dice che chi prega Dio con fede pu\u00f2 perfino trasportare un monte: \u201cVeramente vi dico: Se avete fede e non dubitate [\u2026] se anche direte a questo monte: \u00abSollevati e gettati nel mare\u00bb, ci\u00f2 avverr\u00e0\u201d (<em>Mt<\/em> 21:21, <em>TNM<\/em>), e il senso \u00e8 quello dato da Giovanni: \u201cQuesta \u00e8 la fiducia che abbiamo verso di lui, che qualunque cosa chiediamo secondo la sua volont\u00e0, egli ci ascolta\u201d. &#8211; <em>1Gv<\/em> 5:14, <em>TNM<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 Orig\u00e8ne, facendosi evirare, non cap\u00ec che con tali iperbole Yesh\u00f9a non intendeva insegnarci l&#8217;autolesionismo, bens\u00ec la superiorit\u00e0 del regno dei cieli su tutto il resto: \u201cVi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da s\u00e9 a motivo del regno dei cieli. Chi pu\u00f2 capire, capisca\u201d (<em>Mt<\/em> 19:12). E Orig\u00e8ne non cap\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">\u00a0\u00a0 Allo stesso modo di esprimersi semita, <em>proprio della lingua ebraica<\/em>, si rif\u00e0 l&#8217;assenza di certe sfumature di contrasto, per questo &#8211; secondo la Bibbia &#8211; o si ama o si odia, o si fa o non si fa, <em>non esistendo in ebraico le sfumature di \u201camare meno\u201d e di \u201cpermettere\u201d<\/em>. Si spiegano cos\u00ec le espressioni di Paolo: \u201cCome \u00e8 scritto: \u00abHo amato Giacobbe, ma ho odiato Esa\u00f9\u00bb\u201d (<em>Rm<\/em> 9:13, <em>TNM<\/em>); di Yesh\u00f9a: \u201cSe qualcuno viene a me e non odia suo padre e la madre e la moglie e i figli e i fratelli e le sorelle, s\u00ec, e perfino la sua propria anima, non pu\u00f2 essere mio discepolo\u201d (<em>Lc<\/em> 14:26, <em>TNM<\/em>). Forse che Dio o Yesh\u00f9a o la Scrittura insegnino l&#8217;odio? Ma no. \u00c8 il profeta che si esprime <em>secondo le categorie mentali dell&#8217;epoca<\/em>, secondo le quali \u201codiare\u201d pu\u00f2 anche semplicemente indicare \u201camare di meno\u201d: \u201c[Giacobbe] ebbe relazione anche con Rachele e anche <em>espresse amore a Rachele pi\u00f9 che a Lea<\/em>, e lo serv\u00ec per altri sette anni. Quando Geova vide che <em>Lea era odiata <\/em>[\u2026]\u201d (<em>Gn<\/em> 29:30,31, <em>TNM<\/em>). Matteo, riportando il medesimo testo di Luca, ne presenta il senso quando scrive (con pi\u00f9 chiarezza per noi occidentali, ma per gli ebrei era chiarissimo anche Luca): \u201cChi ha pi\u00f9 affetto per padre o madre che per me non \u00e8 degno di me; e chi ha pi\u00f9 affetto per figlio o figlia che per me non \u00e8 degno di me\u201d (<em>Mt<\/em> 10:37, <em>TNM<\/em>). A questo modo di esprimersi semitico si ricollega <em>il gusto degli schemi fissi<\/em>, <em>retorici<\/em>, che non si possono affatto prendere alla lettera (come fanno gli occidentali, prendendo cos\u00ec delle cantonate). Babilonia fu conquistata nottetempo: \u201cIn quella medesima notte Baldassarre il re caldeo fu ucciso\u201d (<em>Dn<\/em> 5:30, <em>TNM<\/em>), eppure Isaia ne profetizza la distruzione e la caduta parlando non solo di stelle, ma di sole oscurato, e di terremoto: \u201cLe medesime stelle dei cieli e le loro costellazioni di Chesil non irradieranno la loro luce; il sole realmente si oscurer\u00e0 al suo spuntare, e la luna stessa non far\u00e0 risplendere la sua luce\u201d, \u201cfar\u00f2 agitare lo stesso cielo, e la terra sobbalzer\u00e0 dal suo luogo\u201d (<em>Is<\/em> 13:10,13, <em>TNM<\/em>). Si tratta di <em>un formulario fisso<\/em>, che pu\u00f2 servirci a chiarire espressioni simili del discorso escatologico di Yesh\u00f9a, che anzich\u00e9 essere applicato alla fine del mondo, pu\u00f2 riguardare anche semplicemente la rovina di Gerusalemme: \u201cImmediatamente dopo la tribolazione di quei giorni il sole sar\u00e0 oscurato, e la luna non dar\u00e0 la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scrollate\u201d. &#8211; <em>Mt<\/em> 24:29, <em>TNM<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0 \u00a0<strong>Carenza di sintesi<\/strong>. Il gusto di mettere a fuoco i singoli particolari del problema crea delle <em>presunte <\/em>contraddizioni secondo il nostro gusto occidentale, amante di sintesi panoramiche. Cos\u00ec, nel presentare la giustizia divina, gli scrittori sacri sembrano dimenticare l&#8217;amore, ma quando parlano dell&#8217;amore di Dio, sembrano affermare che in lui non vi sia giustizia alcuna. Talora Dio \u00e8 presentato come padrone assoluto di tutti, cosicch\u00e9 nessuno gli pu\u00f2 dire: Che cosa fai? Secondo questo schema <em>semitico<\/em>, per un occidentale l&#8217;uomo sembra perdere tutta la sua libert\u00e0. Altrove, poi, sembra che tutto dipenda dall&#8217;uomo e che Dio possa ricevere da lui addirittura uno scacco matto. La fede ci giustifica senza le opere, dice Paolo (<em>Rm<\/em> 4:1-12); ma la fede, senza le opere dettate dalla Legge, \u00e8 sterile e vana, afferma Giacomo (2:14-19). I due autori si <em>accordano<\/em> quando si pensa che trattano due aspetti dello stesso problema: a chi esaltava troppo le opere (in una maniera <em>legalistica<\/em>) Paolo presenta la fede come se tutto dipendesse da essa; a chi invece insiste sulla pura fede, Giacomo presenta la necessit\u00e0 delle opere come le uniche realt\u00e0 necessarie. Per dirla secondo le categorie mentali occidentali: praticare le opere della Legge (le <em>mitzv\u00f2t<\/em>, i precetti) con l\u2019intento di avere la salvezza \u00e8 inutile, esse vanno praticarle come <em>risposta <\/em>a Dio, ubbidendo con gratitudine per la salvezza che ci reca con Yesh\u00f9a.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0 \u00a0<strong>Antropomorfismi biblici<\/strong>. Senofane di Colofone criticava nel 4\u00b0 secolo a. E. V. i miti pagani perch\u00e9 gli uomini supponevano che gli \u201cd\u00e8i abbiano voce e corpo simili a loro\u201d, che \u201cgli etiopi dicono che i loro d\u00e8i sono neri e camusi, e i traci che hanno occhi azzurri e capelli rossi\u201d, che \u201cse i buoi, i cavalli e i leoni avessero mani e sapessero disegnare e compiere sculture come gli uomini, i cavalli farebbero i loro d\u00e8i simili ai cavalli, i buoi simili ai buoi e ne rappresenterebbero il corpo simile al loro\u201d. &#8211; Senofane, <em>Frammenti<\/em> 14. 16.15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0\u00a0 Anche la Bibbia presenta Dio come un uomo: egli ha mani e dita; pianta un giardino nell&#8217;Eden, modella un uomo di creta; chiude la porta dell&#8217;arca dove stavano No\u00e8 e gli animali; scende a vedere la torre di Babele. Egli vede, fiuta, parla, grida, fischia, soffia; \u00e8 soggetto all&#8217;ira, ama e odia, gioisce e si addolora. Queste espressioni hanno lo scopo di <em>rendere Dio un essere vivo e concreto<\/em>, che s\u2019interessa al mondo da lui creato e partecipa alla vita. Tali espressioni mostrano la bont\u00e0 di Dio, il pentimento, la misericordia, la gelosia, l&#8217;unicit\u00e0 divina, l&#8217;ira, l&#8217;odio, la punizione, la giustizia sia pure a scopo salvifico. Ma, altrove, nonostante tali espressioni umane, Dio \u00e8 presentato come un essere totalmente diverso dall&#8217;uomo: \u201cSono Dio, e non un uomo\u201d (<em>Os<\/em> 11:9); \u201cHai tu occhi di carne? Vedi tu come vede l&#8217;uomo?\u201d (<em>Gb<\/em> 10, 4), \u201cColui che \u00e8 la gloria d&#8217;Israele non mentir\u00e0 e non si pentir\u00e0; egli infatti non \u00e8 un uomo perch\u00e9 debba pentirsi\u201d (<em>1Sam<\/em> 15:29). Riguardo a questo argomento si veda lo studio <em>La categoria ebraica del pathos<\/em>, in questa stessa sezione e categoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0 \u00a0<strong>Cultura dell&#8217;epoca<\/strong>. Gli scrittori sacri danno suggerimenti pratici tratti dall&#8217;esperienza e dagli usi del tempo. Paolo suggerisce a Timoteo di bere un po&#8217; di vino \u2013 il medicinale del tempo \u2013 per il suo stomaco (<em>1Tim<\/em> 5:23); Giacomo ricorda agli anziani \u2013 i conduttori della famiglia dei discepoli, la congregazione \u2013 di non dimenticare le unzioni con olio (il corroborante del tempo) per gli ammalati (<em>Gc<\/em> 5:14; <em>Mr<\/em> 6:13; <em>Lc<\/em> 10:34). L\u2019uso dell\u2019olio per tale scopo \u00e8 chiarito da una citazione da <em>Is<\/em>: \u201cDalla pianta del piede fino alla testa non c&#8217;\u00e8 nulla di sano in esso: non ci sono che ferite, contusioni, piaghe aperte, che non sono state ripulite, n\u00e9 fasciate, n\u00e9 lenite con olio\u201d (<em>Is<\/em> 1:6). E pensare che (con il solito errato intendimento <em>occidentale <\/em>che prende la Bibbia alla lettera) ci sono ministri della Chiesa di Dio Unita che vanno in giro con in tasca un vasetto d\u2019olio per assistere i loro confratelli malati!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0\u00a0 Paolo non contesta il regime sociale dell&#8217;epoca, compresa la schiavit\u00f9 (<em>1Cor<\/em> 7:20,24), ma v\u2019introduce solo uno spirito nuovo: quello della fraternit\u00e0, almeno tra i discepoli; cos\u00ec prega Filemone di riprendere Onesimo (lo schiavo che era scappato da lui) e di trattarlo ora come fratello, pur rimanendo schiavo: \u201cPreferisco fare appello al tuo amore [\u2026]. Te lo rimando [\u2026] non pi\u00f9 come schiavo, ma molto pi\u00f9 che schiavo, come un fratello caro\u201d (<em>Flm <\/em>9-16). \u00a0Lo stesso apostolo Paolo presenta i capelli delle donne quasi fossero un velo e ne deduce l&#8217;obbligo di portare i capelli lunghi se pregano o profetizzano nelle assemblee (<em>1Cor<\/em> 11:6; <em>1Tim<\/em> 2:11-14). La cultura dell&#8217;epoca appare anche dall&#8217;uso di scritti allora noti e chiamati con i nomi delle persone cui si attribuivano. Non fa meraviglia quindi che Giuda parli della profezia di Enoc, anche se costui non ne fu l&#8217;autore (<em>Gda<\/em> 14), che siano citati brani di scritti sacri con il nome di Mos\u00e8, o di Davide, anche se forse quel preciso brano non era stato composto proprio da Mos\u00e8 o da Davide, ma il nome fu introdotto posteriormente nei lori scritti. Per indicare tali testi si dovevano ben adoperare i nomi <em>con cui essi erano noti<\/em>, alla stessa maniera con cui oggi noi parliamo di Omero o di Shakespeare, senza per questo voler decidere se tali brani siano proprio di questo o di quell&#8217;autore. Con allusioni al noto dramma pirandelliano, Mac Kenzie dice argutamente che per la Bibbia si potrebbe parlare di sessantasei libri \u201cin cerca di autore\u201d (Mc Kenzie, <em>Some Problems in the Field of Inspiration<\/em>, in <em>Cath. Bibl. Quart<\/em> 20 (1958) 2). \u00c8 infatti molto lontana dalla verit\u00e0 l&#8217;opinione talmudica che assegna i trentanove libri protocanonici a Mos\u00e8, Giosu\u00e8, Samuele, Davide, Geremia, Esdra, Neemia, oltre agli uomini del re Ezechia e della grande sinagoga (<em>Talmud B.,<\/em> Baba Bathra 14d). Perci\u00f2, quando la Bibbia parla di questi autori non fa che adattarsi alla concezione comune. Non ci si pu\u00f2 comprendere se non chiamando un libro con il nome con cui era solitamente nominato e conosciuto. Cos\u00ec non fa meraviglia che, secondo il pensiero generale, si possa attribuire il libro di Daniele a questo profeta, anche se esso <em>parla<\/em> di Daniele (anzich\u00e9 presentarsi come uno scritto composto da lui). E non dovrebbe fare meraviglia che si possa ritenere come storia reale ci\u00f2 che probabilmente era solo una parabola (<em>Giona<\/em>), senza nulla togliervi in quanto alle implicazioni profetiche. Anche noi, per esempio, parliamo del buon samaritano, del figlio prodigo, del ricco crapulone, di Lazzaro il mendico finito nel \u201cseno di Abraamo\u201d, <em>come se fossero delle realt\u00e0<\/em>, mentre essi <em>sono solo persone fittizie<\/em>. Gli scrittori non fanno della critica biblica, ma <em>si esprimono secondo le convinzioni generali dei contemporanei<\/em>, per farsi comprendere e accogliere da loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0 \u00a0<strong>Progresso delle idee secondo la situazione sociologica del momento<\/strong>. L&#8217;ambiente nel quale il singolo libro biblico fu scritto, lascia le sue impronte anche nel modo con cui una dottrina vi \u00e8 presentata. Basti esaminare la concezione messianica. Essa, di volta in volta, \u00e8 descritta ora come un nuovo esodo (<em>Is<\/em> 40 e 41), ora come una nuova attraversata del deserto (<em>Ez<\/em> 20:35), ora come un nuovo patto (<em>Ger<\/em> 31:31-34), ora come una nuova divisione palestinese (<em>Ez<\/em> 48) la cui capitale Gerusalemme sar\u00e0 chiamata con un nome nuovo. &#8211; <em>Is<\/em> 62:4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\u00a0\u00a0 Tre figure dominano nella storia di Israele: il re, il profeta e il sacerdote. E tutt\u2019e tre servono nel corso dei secoli per presentare il messia:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong><em>Re<\/em><\/strong>. Il messia \u00e8 il re davidico (<em>Is<\/em> 7:14;9:1-6;11:1-5), il \u201cgermoglio di Davide\u201d (<em>Ger<\/em> 23:5). Anzi, \u00e8 lo stesso Davide redivivo: \u201cCertamente susciter\u00f2 su di loro un solo pastore, ed egli le dovr\u00e0 pascere, s\u00ec, il mio servitore Davide. Egli stesso le pascer\u00e0, ed egli stesso diverr\u00e0 il loro pastore. E io stesso, Geova, diverr\u00f2 certamente il loro Dio, e il mio servitore Davide un capo principale in mezzo a loro. Io stesso, Geova, ho parlato\u201d, \u201cE il mio servitore Davide sar\u00e0 re su di loro, e un solo pastore \u00e8 ci\u00f2 che tutti avranno [\u2026]. Davide mio servitore sar\u00e0 il loro capo principale a tempo indefinito\u201d. &#8211; <em>Ez<\/em> 34:23,24;37:24,25, <em>TNM<\/em>.<\/li>\n<li><strong><em>Profeta<\/em><\/strong>. Al tempo dell&#8217;esilio i profeti stanno in primo piano per cui anche il messia viene presentato come un profeta nei carmi di Yhvh.<\/li>\n<li>Il <strong><em>sommo sacerdote<\/em><\/strong> della restaurazione serve per presentare il messia in quel tempo (<em>Sl<\/em> 110:4). Il culto messianico riproduce il pensiero del tempo: Yhvh torner\u00e0 sul monte Sion (<em>Ez<\/em> 43:1-9; <em>Is<\/em> 52:8), nel Tempio che non sar\u00e0 mai distrutto (<em>Ez<\/em> 37:26), con i sacerdoti presi tra i discendenti di Aronne, per offrire sacrifici di animali (<em>Ger<\/em> 33:19) e durante le usuali feste israelitiche (<em>Is<\/em> 66:23; <em>Zc<\/em> 14:16-19). In un ambiente con strutture politiche, civili e culturali diverse, ben diversa sarebbe risultata anche la presentazione del messianismo. Attenzione, per\u00f2: Dio ha utilizzato <em>quella <\/em>cultura, <em>quel <\/em>popolo<em>, quella <\/em>lingua: questo implica che Dio ha voluto parlarci cos\u00ec, indicandoci <em>realt\u00e0 vere e profetiche<\/em>. Se da una parte non si deve fare l\u2019errore di prendere tutto letteralmente (errore tipico degli occidentali), dall\u2019altra non si deve fare l\u2019errore opposto (sempre tipico degli occidentali) di buttare tutto su un modo di dire solo descrittivo, buttando con l\u2019acqua sporca anche il bambino. La Scrittura va presa molto sul serio. \u00c8 per questo che occorre <em>entrare nella mentalit\u00e0 semitica per capire a fondo il messaggio vero<\/em> che la Bibbia ci reca.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Membri di una societ\u00e0 che concepisce la natura come inseparabilmente legata alla vita dei suoi abitanti e insozzata dai peccati degli uomini, gli scrittori ispirati la fanno punire o premiare insieme con i suoi abitanti. Perci\u00f2 anche per Paolo il peccato di Adamo e la redenzione di Yesh\u00f9a hanno risonanze cosmiche: \u201cLa creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; perch\u00e9 la creazione \u00e8 stata sottoposta alla vanit\u00e0, non di sua propria volont\u00e0, ma a motivo di colui che ve l&#8217;ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sar\u00e0 liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione per entrare nella gloriosa libert\u00e0 dei figli di Dio. Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed \u00e8 in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l&#8217;adozione, la redenzione del nostro corpo\u201d (<em>Rm<\/em> 8:19-23). Attenzione ancora una volta, per\u00f2. Compreso il concetto, nulla dobbiamo togliere alle implicazioni: i credenti aspettano <em>davvero <\/em>la redenzione del corpo. La natura prende parte attiva alla punizione degli empi, come Sisera (<em>Gdc<\/em> 5:20; cfr. <em>Ab<\/em> 2:11; <em>Gb<\/em> 20:27; <em>Ez <\/em>36:16), alla gioiosa liberazione di Israele (<em>Is<\/em> 44:23) e all&#8217;inizio dell&#8217;era messianica: \u201cRisuoni il mare e quanto contiene, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme i monti davanti al Signore. Poich&#8217;egli viene a governare la terra\u201d. &#8211; <em>Sl<\/em> 98:7,8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0<strong>Cognizioni personali dell&#8217;agiografo<\/strong>. I sentimenti, i dubbi, le opinioni e l&#8217;ignoranza che esistevano nella mente dello scrittore sacro sono presenti anche nella Bibbia. Lo scrittore ispirato ignora il futuro, per cui se non ne riceve una speciale rivelazione, deve solo mostrare la sua ignoranza. Paolo non sa se mander\u00e0 Timoteo o no (<em>Flp<\/em> 2:19), se sar\u00e0 salvo o perir\u00e0 in carcere (<em>Flp<\/em> 1:23-25); afferma che non avr\u00e0 pi\u00f9 occasione di vedere quelli di Mileto, mentre invece li rivedr\u00e0 ancora (<em>At<\/em> 20:25; cfr. <em>2Tim<\/em> 4:20: \u201cTrofimo l&#8217;ho lasciato ammalato a Mileto\u201d). Paolo non si ricorda se, oltre alla famiglia di Stefana, abbia battezzato qualcun altro a Corinto (<em>1Cor<\/em> 1:14-16); se sia stato rapito al terzo cielo \u201ccon il corpo o senza corpo\u201d non lo sa (<em>2Cor<\/em> 12:2,3). Giovanni ignora se le idre per le abluzioni contenessero \u201cdue o tre misure [greco \u03bc\u03b5\u03c4\u03c1\u03b7\u03c4\u1f70\u03c2, <em>metret\u00e0s<\/em>]\u201d (<em>Gv<\/em> 2:6; ogni \u201cmetreta\u201d misurava 38-40 litri, e un\u2019idra conteneva circa 100 litri). Gli apostoli non sapevano se i km che avevano remato prima di incontrarsi con Yesh\u00f9a che camminava sulle acque erano 5 o 6 (<em>Gv<\/em> 6:19; letteralmente: \u201cCirca venticinque o trenta stadi\u201d, uno stadio era pari a un ottavo di miglio romano, ovvero a 185 m). Gli apostoli riferiscono con imprecisione i detti di Yesh\u00f9a, il quale secondo Matteo proibisce l&#8217;uso dei calzari e del bastone, mentre secondo Marco, li permette: \u201cNon vi procurate oro n\u00e9 argento n\u00e9 rame per le borse delle vostre cinture, n\u00e9 bisaccia da cibo per il viaggio, n\u00e9 due vesti, n\u00e9 sandali n\u00e9 bastone\u201d (<em>Mt<\/em> 10:9,10, <em>TNM<\/em>); \u201cDiede loro ordine di non portare nulla per il viaggio eccetto un solo bastone, non pane, non bisaccia da cibo, non denaro di rame nella borsa della loro cintura, ma di calzare i sandali e di non indossare due vesti\u201d (<em>Mr<\/em> 6:8,9, <em>TNM<\/em>). Forse Matteo scrivendo per semiti accentua con tale espressione la fiducia che si deve avere in Dio quando si predica l&#8217;evangelo; Marco permette ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile (sandali, bastone, tunica di ricambio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Talora l&#8217;autore umano pu\u00f2 anche esprimere alcune sue opinioni, come quando credeva che fosse vicino il ritorno di Yesh\u00f9a prima della sua morte: \u201cPoich\u00e9 sappiamo che se la nostra casa terrestre, questa tenda [il corpo], \u00e8 dissolta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta con mani, eterna nei cieli. Poich\u00e9 in questa casa in cui dimoriamo, in realt\u00e0 gemiamo, desiderando ardentemente rivestire quella [che \u00e8] dal cielo per noi, cos\u00ec che, avendola realmente rivestita, non siamo trovati nudi. Infatti, noi che siamo in questa tenda, gemiamo, essendo aggravati; perch\u00e9 vogliamo non svestircene, ma rivestire l\u2019altra, affinch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 mortale sia inghiottito dalla vita\u201d (<em>2Cor<\/em> 5:1-4, <em>TNM<\/em>). Negli scritti posteriori tale convinzione va scomparendo. Dio non comunica ai suoi profeti tutto in una sola volta, ma secondo le circostanze realizza un progresso sotto la guida del suo spirito santo, anima della congregazione, specialmente primitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Gli autori sacri sapevano di essere ispirati? S\u00ec e no. Tutti sapevano di avere un&#8217;esperienza, un&#8217;idea da comunicare. I profeti certo erano consci di parlare a nome di Dio: \u201cCos\u00ec dice il Signore\u201d, era la loro espressione. Lo sapeva anche Giovanni scrivendo la sua <em>Apocalisse<\/em>, che viene da lui presentata come una profezia alla quale nulla si pu\u00f2 aggiungere e nulla si pu\u00f2 togliere (<em>Ap<\/em> 1:1-3;22:16-20). Non sembra invece che lo sapesse l&#8217;evangelista Luca il quale dice di aver fatto studi e ricerche (come li facciamo noi) per rendere pi\u00f9 sicura la fede del suo amico Teofilo (<em>Lc<\/em> 1:1-4). Non lo sapeva l&#8217;autore dell&#8217;<em>Ecclesiaste<\/em> (<em>Qoh\u00e8let<\/em>) e quelli dei <em>Proverbi<\/em>, che presentano semplicemente la loro esperienza di saggi. Ma in tale lavoro questi scrittori erano pur sempre aiutati da Dio che intimamente li guidava senza eliminare affatto la loro personale libert\u00e0 d&#8217;espressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli orientali, cui appartengono gli ebrei, hanno dei gusti ben diversi da quelli occidentali, e questi si rivelano nei loro scritti nonostante l&#8217;ispirazione divina: \u00a0 \u00a0Descrizione concrete (talora urtanti la nostra mentalit\u00e0), spesso falsate. Se non si comprende questa differenza, non \u00e8 possibile capire bene la Bibbia. 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