{"id":416,"date":"2013-04-21T05:35:25","date_gmt":"2013-04-21T03:35:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=416"},"modified":"2016-11-17T09:15:14","modified_gmt":"2016-11-17T08:15:14","slug":"lispirazione-biblica-e-la-morale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.biblistica.it\/?page_id=416","title":{"rendered":"L&#8217;ispirazione biblica e la morale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, dopo il progresso morale insegnato e praticato da Yesh\u00f9a, \u00e8 facile dare giudizi negativi su qualche parte delle Scritture Ebraiche. Si dimentica per\u00f2 che la morale biblica \u00e8 un continuo progresso verso la morale insegnata da Yesh\u00f9a. Dio si adegu\u00f2 alla capacit\u00e0 del grado culturale raggiunto dal popolo, per elevarlo gradatamente ad una morale superiore. Non si pu\u00f2 accogliere l&#8217;idea di Marcione che condanna tutto il cosiddetto Antico Testamento quale frutto di un Dio malvagio per salvare poi solo le lettere paoline. Nella morale delle Scritture Ebraiche siamo nel campo del <em>relativo<\/em>. La rivelazione di Dio and\u00f2 migliorando sempre pi\u00f9 quell\u2019antica concezione primitiva umana, cercando di regolamentare certi abusi provenienti dal mondo culturale assai basso del tempo. \u2013 Cfr. Tommaso, <em>S. Th.<\/em> 1-11, q. 107 a. 1,2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Basti l&#8217;esempio della poligamia, che ci riesce assai sorprendente. L&#8217;unione con schiave, concubine e prigioniere di guerra era ritenuto permesso in epoca antica (<em>Gn<\/em> 4:19;16:3; <em>Es<\/em> 21:10; <em>Dt<\/em> 21:10-17; <em>1Sam<\/em> 1:2; <em>2Sam<\/em> 5:13). D\u2019altra parte, se Dio avesse dovuto applicare la <em>sua <\/em>legge morale, avrebbe dovuto sterminare tutti. Per\u00f2 si cerca di salvaguardare la dignit\u00e0 della persona: \u201cSe poi non ti piace pi\u00f9, <em>la lascerai andare dove vorr\u00e0<\/em>, ma non la potrai in alcun modo vendere per denaro n\u00e9 trattare da schiava, perch\u00e9 l&#8217;hai <em>umiliata<\/em>\u201d (<em>Dt<\/em> 21:14). \u00c8 ammesso il divorzio, ma se ne regola l&#8217;uso in modo da renderlo meno facile e in modo da salvaguardare la dignit\u00e0 della donna: \u201cQuando un uomo sposa una donna che poi non vuole pi\u00f9, perch\u00e9 ha scoperto qualcosa di indecente a suo riguardo, le scriva un atto di ripudio, glielo metta in mano e la mandi via. Se lei, uscita dalla casa di quell&#8217;uomo, diviene moglie di un altro e se quest&#8217;altro marito la prende in odio, scrive per lei un atto di divorzio, glielo mette in mano e la manda via di casa sua, o se quest&#8217;altro marito, che l&#8217;aveva presa in moglie, muore, il primo marito, che l&#8217;aveva mandata via, non potr\u00e0 riprenderla in moglie, dopo che lei \u00e8 stata contaminata, poich\u00e9 sarebbe cosa abominevole agli occhi del Signore. Tu non macchierai di peccato il paese che il Signore, il tuo Dio, ti d\u00e0 come eredit\u00e0\u201d (<em>Dt<\/em> 24:1-4). Pur nella societ\u00e0 maschilista dell\u2019epoca, la donna non doveva essere trattata come merce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Mentre dei re come Saul, Davide e Salomone avevano grandi <em>harem<\/em>, presso la gente semplice vigeva la monogamia, come appare nel caso di Uria (<em>2Sam<\/em> 12:1-4). In tal modo si elev\u00f2 sempre pi\u00f9 la dignit\u00e0 della donna: nella letteratura sapienziale l&#8217;uomo e la donna, padre e madre, appaiono uniti e in parit\u00e0 di rango. Il <em>Cantico dei Cantici<\/em> che esalta l&#8217;amore dello sposo verso la sposa e della sposa verso lo sposo, si presenta strettamente <em>monogamico<\/em> e preannuncia il messaggio di Yesh\u00f9a che, riferendosi a <em>Gn<\/em> 2, parla di due che formeranno un essere solo, per cui ci\u00f2 che Dio ha congiunto l&#8217;uomo non lo doveva separare. &#8211; <em>Mt<\/em> 19:4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Certe mancanze sono poi gi\u00e0 rigidamente condannate dalle Scritture Ebraiche, come l&#8217;adulterio (su cui oggi molta gente ormai sorvola con tanta facilit\u00e0). L\u2019adulterio (che riguarda solo l&#8217;unione di un uomo con la moglie di un altro) era rigidamente proibito perch\u00e9 era violazione del diritto altrui, perch\u00e9 la donna sposata apparteneva gi\u00e0 a un uomo (<em>Es<\/em> 20:14; <em>Lv<\/em> 20:10; <em>Dt<\/em> 5:21). Esso, secondo Giovanni (8:5; cfr. <em>Ez<\/em> 16:40), veniva punito con la morte per lapidazione. Erano pure proibiti in modo assai rigido l&#8217;incesto e le perversioni sessuali (<em>Lv<\/em> 18:6-30;20:10-21). La morale sessuale in Israele era indubbiamente superiore a quella dei cananei, i quali con la prostituzione sacra costituirono una perenne tentazione per gli israeliti. I culti della fertilit\u00e0 legittimavano presso i cananei le ierodule e gli ieroduli con i quali sia gli uomini sia le donne potevano unirsi sessualmente per onorare i loro d\u00e8i (Baal e Astarte) e cos\u00ec ottenere la pioggia benefica per i loro campi ed eliminare la sterilit\u00e0 dalla propria famiglia o dai propri animali. Contro tale perenne pericolo elevarono spesso la voce i profeti biblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Azioni disoneste. La Bibbia, secondo il metodo semitico, si esprime senza eufemismo; non ha il tab\u00f9 del sesso come fu esasperato nel medioevo per influsso d\u2019idee gnostiche ed ascetiche, fatte proprie, almeno parzialmente, dal cattolicesimo. Essa riferisce, senza alcuna reticenza, gli atti immorali dei suoi eroi (salvo che nel libro delle <em>Cronache<\/em>): si pensi all&#8217;adulterio di Davide con Batsheba (<em>2Sam<\/em> 11), all&#8217;incesto di Ammon con Tamar e conseguente fratricidio di Ammon per opera di Absalom (<em>2Sam<\/em> 12). Non tace la debolezza dei patriarchi, anzi tramite i loro difetti mostra come Dio si serva di uomini come noi, con tutte le nostre debolezze, per attuare i suoi piani di salvezza. Si ricordi la giusta osservazione di Agostino: Tali racconti sono \u201cnarrati ma non approvati\u201d, oppure \u201csono riferiti per ammonimento nostro, non perch\u00e9 fossero imitati\u201d (\u201c<em>Narrata non laudata . . . Cavenda admonnit, non imitanda proposuit<\/em>\u201d. &#8211; Agostino, <em>Contra Faustum<\/em> 22,45 per la poligamia di Lamec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 L&#8217;ispirazione biblica non ha nulla a che vedere con la condotta dei personaggi biblici, ma solo con il giudizio che si d\u00e0 della loro condotta. Dio, infatti, non pu\u00f2 approvare il male, n\u00e9 biasimare il bene: questo \u00e8 quanto conta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 \u00a0Talora le azioni malvagie sono espressamente biasimate<\/strong>: cos\u00ec l&#8217;atto sconveniente di Cam verso il padre No\u00e8 ubriaco (<em>Gn<\/em> 9:25,26); cos\u00ec l&#8217;adulterio di Davide (<em>2Sam<\/em> 12:7); cos\u00ec Caino che dice di ignorare dove sia Abele da lui ucciso (<em>Gn<\/em> 4:9); e casi simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 \u00a0Altre volte le azioni sono narrate senza alcun giudizio lasciandone la valutazione al lettore, secondo le norme morali espresse altrove nella Bibbia<\/strong>. Cos\u00ec la poligamia di Lamec (<em>Gn<\/em> 4:19); la bugia dei fratelli di Giuseppe i quali fanno capire al padre che il loro fratello (da essi venduto) era stato ucciso da una belva. &#8211; <em>Gn<\/em> 37:31-36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 \u00a0La lode di una persona non implica l&#8217;approvazione di tutto quanto lei compie<\/strong>. Cos\u00ec l&#8217;elogio delle levatrici che salvano i maschi degli ebrei contro l&#8217;ordine di uccisione da parte del faraone, per s\u00e9 non implica che se ne scusi la bugia (<em>Es<\/em> 1:15-21). Ad ogni modo, va ricordato che in quel tempo rozzo l\u2019astuzia e la menzogna erano ritenute lecite, se attuate a fin di bene (<em>Gdc<\/em> 1:6;3:15 e sgg.;4:18 e sgg.; \u201cmachiavellismo\u201d). I patriarchi sono elogiati, ma non se ne scusano le bugie, come quella con cui Isacco presenta sua moglie per sorella (<em>Gn<\/em> 26:7,9), e con la quale Giacobbe inganna Isacco. &#8211; <em>Gn<\/em> 27:11-29.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 \u00a0Talora non bisogna ritenere malvagio ci\u00f2 che era conforme al diritto del tempo<\/strong>. Nel caso di Tamar che si unisce al suocero Giuda per avere un figlio, il patriarca afferma: \u201c\u00c8 pi\u00f9 giusta di me\u201d (<em>Gn<\/em> 38:26). Secondo la legge del tempo la vedova priva di figli poteva essere data dal suocero al fratello del morto per suscitare al defunto una posterit\u00e0, oppure il suocero la poteva tenere per s\u00e9. Giacch\u00e9 Giuda mai si decideva ad attuare il suo obbligo, Tamar con uno stratagemma lo costringe a compiere il suo dovere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0<strong>Imprecazioni<\/strong>. Molti salmi sono propriamente <em>imprecatori<\/em> perch\u00e9 augurano il male ai loro nemici. Come possono tali brani essere ispirati e fare parte della Bibbia? Il <em>Salmo<\/em> 35, ad esempio, prega perch\u00e9 il male compiuto dai persecutori ricada su loro (v. 3 e sgg.). Lo stesso \u00e8 ripetuto in <em>Sl<\/em> 79:6; <em>Ger<\/em> 11:20; <em>Sl<\/em> 59; <em>Sl<\/em> 94:1 e sgg.; <em>Sl<\/em> 140:9. Altri <em>Salmi<\/em> auspicano la morte ai nemici: cos\u00ec il <em>Salmo<\/em> 109:8 e sgg. (il v. 7 \u00e8 rivolto al giudice perch\u00e9 lo condanni, e non a Dio). Qualcuno vorrebbe vedere in questi versetti la citazione di un\u2019imprecazione detta dal nemico contro il salmista (v. 21), ma \u00e8 poco probabile (cfr. v. 20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il <em>Salmo<\/em> 55:16 auspica una morte violenta degli avversari: \u201cLi sorprenda la morte! Scendano vivi nel soggiorno dei morti!\u201d. Si tratta di un\u2019espressione tipica per indicare una morte violenta. &#8211; Cfr. <em>Nm<\/em> 16:33.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il <em>Salmo<\/em> 69:23-29 (cfr. v. 28): \u201cSiano cancellati dal libro della vita\u201d, ossia muoiano repentinamente; qui non si tratta di vita eterna, un cielo dal quale devono essere espulsi, perch\u00e9 tale concetto di premio ultraterreno non era ancora sviluppato presso gli ebrei. Si tratta del libro che contiene la lista dei viventi <em>sopra questa terra<\/em>: \u201cNon siano iscritti fra i giusti\u201d. &#8211; V. 28.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il <em>Salmo<\/em> 59:13: \u201cDistruggili nel tuo furore \u201c. Il <em>Salmo<\/em> 83:9,10: \u201cFa&#8217; a loro come facesti a [\u2026] i quali furono distrutti a Endor, servirono da concime alla terra\u201d. Il <em>Salmo<\/em> 137:8,9 riguarda l\u2019uccisione di innocenti; parlando di Babilonia il salmista grida: \u201cBeato chi ti dar\u00e0 la retribuzione del male che ci hai fatto! Beato chi afferrer\u00e0 i tuoi bambini e li sbatter\u00e0 contro la roccia!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Come si possono conciliare queste espressioni con il senso del perdono? Come si possono, questi salmi, recitare tuttora come preghiera? Non \u00e8 sufficiente spiegarli come \u201cprofezia\u201d di quanto si sarebbe attuato, per esempio, nel caso del traditore Giuda, come fa Pietro applicando a lui un versetto del <em>Salmo<\/em> 109 (v. 8): \u201cPrenda qualcun altro il suo incarico di sorveglianza\u201d (<em>At<\/em> 1:20, <em>TNM<\/em>). Si pu\u00f2 invece cercare di comprenderli mettendoli nell&#8217;ambiente in cui sorsero. Tali espressioni sono piuttosto una preghiera a Dio; <strong><em>il salmista anzich\u00e9 attuare personalmente la vendetta, la lascia a Dio<\/em><\/strong>. In mancanza di un vero tribunale giusto, dinanzi alla propria impotenza il salmista si rivolge a Dio. Mancando il concetto di una giustizia ultraterrena, la giustizia doveva attuarsi <em>sulla terra<\/em>, per cui l&#8217;orante chiede a Dio che <em>qui<\/em> si attui la giustizia da lui voluta e la realizzi mediante la legge del taglione: ci\u00f2 che altri fecero ai devoti ricevano pure essi da Dio: dolori, sofferenze, morti, stragi che essi hanno inflitto a chi si affidava a Dio (cfr. <em>Ap<\/em> 13:10: \u201cSe uno deve andare in prigionia, andr\u00e0 in prigionia; se uno dev&#8217;essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi\u201d). In parte ci\u00f2 si spiega con il fatto che la situazione inflitta ai giusti era un&#8217;offesa a Dio stesso e la \u201crivendicazione\u201d dei diritti dell&#8217;oppresso era una rivendicazione dei diritti divini. In <em>Salmo<\/em> 83:9-18 il popolo di Israele si identifica con Dio; la sua vittoria sui nemici mostrer\u00e0 la potenza divina:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201cFa&#8217; a loro come facesti a Madian,<br \/>\na Sisera, a Iabin presso il torrente di Chison,<br \/>\ni quali furono distrutti a Endor,<br \/>\nservirono da concime alla terra.<br \/>\nRendi i loro capi come Oreb e Zeeb,<br \/>\ntutti i loro pr\u00ecncipi come Zeba e Salmunna;<br \/>\npoich\u00e9 hanno detto: \u00abImpossessiamoci delle dimore di Dio!\u00bb<br \/>\nDio mio, rendili simile al turbine,<br \/>\na stoppia portata via dal vento.<br \/>\nCome il fuoco brucia la foresta<br \/>\ne come la fiamma incendia i monti,<br \/>\ncos\u00ec inseguili con la tua tempesta<br \/>\ne spaventali con il tuo uragano.<br \/>\nCopri la loro faccia di vergogna<br \/>\nperch\u00e9 cerchino il tuo nome, o Signore!<br \/>\nSiano delusi e confusi per sempre,<br \/>\nsiano svergognati e periscano!<br \/>\nE conoscano che tu, il cui nome \u00e8 il Signore,<br \/>\ntu solo sei l&#8217;Altissimo su tutta la terra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il <em>Salmo<\/em> 137 non fa altro che descrivere la situazione barbara delle stragi che allora si compivano usualmente da parte dei vincitori contro i nemici vinti (ai bimbi si sfracellava il capo contro la roccia). Per\u00f2, gi\u00e0 gradatamente penetra il senso morale della benevolenza anche nelle Scritture Ebraiche (<em>Lv <\/em>19:18 verso il prossimo), e anzi si raccomanda di ricondurre il bue smarrito persino al proprio nemico. &#8211; <em>Es<\/em> 23:4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Naturalmente oggi non possiamo pi\u00f9 ripetere (nemmeno in senso simbolico) espressioni imprecative di tal genere, perch\u00e9 siamo stati istruiti da Yesh\u00f9a a perdonare i nemici (<em>Mt<\/em> 5:43-48). I discepoli di Yesh\u00f9a non possono pi\u00f9 maledire, ma devono vincere il male con il bene (<em>1Pt<\/em> 3:9; <em>Rm<\/em> 12:14; <em>Lc<\/em> 6:28). Dio, che si era adeguato alla mentalit\u00e0 del tempo, ha lavorato di continuo per purificarne ed elevarne la moralit\u00e0 sino al messaggio definitivo di Yesh\u00f9a vissuto nella pienezza dei tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0<strong>Una crudelt\u00e0 di Davide?<\/strong> Stando al testo biblico di <em>2Sam<\/em> 12:31b del manoscritto <em>M <\/em>(<em>Testo Masoretico<\/em>), Davide avrebbe fatto \u201cpassare\u201d (ebraico <em>heeb\u00ecr<\/em>) per le fornaci di mattoni, ossia avrebbe fatto bruciare gli ammoniti di Rabba, appena espugnata, e di altre citt\u00e0. Il passo parallelo di <em>1Cron<\/em> ha \u201cli seg\u00f2\u201d (ebraico <em>vayyas\u00e0r<\/em>). I <em>LXX<\/em> e la <em>Vg <\/em>(<em>Volgata<\/em>) danno al v. 31 di <em>2Sam<\/em> 12 la seguente interpretazione: \u201cDavide, vinti gli ammoniti, li avrebbe fatti segare, li avrebbe uccisi facendo passare sui loro corpi degli erpici armati di punte di ferro, li avrebbe tagliati a pezzi con scuri e gettati in fornaci di mattoni\u201d. Il Mangenot, sotto la voce \u201cDavid\u201d, scrive: \u201cCrudelt\u00e0 di tal genere, che ci fanno orrore e non c&#8217;\u00e8 bisogno di attenuare . . . si spiegano sufficientemente, senza poterle scusare, con i barbari costumi del tempo\u201d (<em>Dict. Bibl.,<\/em> Vol II, col. 1316). La nota in calce di <em>TNM <\/em>spiega: \u201c\u2019Servire\u2019, con la correzione di una lettera; M, \u2018passare [attraverso]\u2019\u201d, ovvero si ammette che per ottenere \u201cservire\u201d occorre modificare una lettera del testo ebraico che ha proprio \u201cpassare [attraverso]\u201d. Nel passo parallelo di <em>1Cron <\/em>20:3 <em>TNM <\/em>traduce: \u201cE fece uscire il popolo che era in essa, e lo tenne occupato a segar pietre e ad affilati strumenti di ferro e a scuri\u201d, e nella relativa nota in calce spiega: \u201c\u2019A scuri\u2019, con una lieve correzione per concordare con 2Sa 12:31; M, \u2018a seghe di pietra\u2019\u201d, ammettendo ancora una <em>correzione <\/em>\u201cper concordare con 2Sa 12:31\u201d (<em>Ibidem<\/em>). <em>Diodati<\/em>, senza timore di riprodurre il testo originale del <em>Masoretico<\/em>, traduce: \u201cEgli trasse parimente fuori il popolo ch&#8217;era in essa, e lo pose sotto delle seghe, e sotto delle trebbie di ferro, e sotto delle scuri di ferro, e lo fece passare per fornaci da mattoni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Ma \u00e8 proprio vero che fu cos\u00ec? Il Condamin in un articolo apparso sulla <em>Revue Biblique<\/em> (1898 pagg. 253-258) si domandava nel titolo: \u201c<em>David cruel par la faute d&#8217;un copiste?<\/em>\u201d [\u201cDavide crudele per l\u2019errore di un copista?\u201d]. Egli osservava che il verbo \u201cfar passare\u201d (<em>ab\u00e0r<\/em>) \u00e8 molto simile per forma in ebraico a <em>bd<\/em> che significa \u201clavorare\u201d. Nella forma <em>hif\u00ecl<\/em> (o causativa) qui usata ha il senso non di \u201cfar passare\u201d (<em>heeb\u00ecr<\/em>), ma di \u201cusare\/impiegare\u201d (<em>heeb\u00ecd<\/em>). In ebraico \u201cr\u201d e \u201cd\u201d sono assai simili:<\/p>\n<pre style=\"text-align: center;\">\u05e8\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u05d3\r\n<em>d\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 r<\/em><\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">e anche in altri passi si confusero tra loro, specialmente nei nomi propri. In tal caso non vi sarebbe alcuna crudelt\u00e0 in Davide, che avrebbe usato i popoli vinti per lavori gravosi: \u201cLi fece lavorare con seghe di ferro e scuri di ferro\u201d (31a); \u201ce li mise a fabbricare mattoni\u201d (31b). Il passo parallelo <em>1Cron<\/em> 20:3 ha <em>vayyas\u00e0r<\/em> (\u201cli seg\u00f2\u201d), che se ben si adatta alle seghe che seguono subito dopo, non si accorda con gli \u201cerpici e le scuri\u201d che vengono dopo (non si parla di fornaci per mattoni). Anche qui vi deve essere un errore di copista, e occorre modificare il \u201cli seg\u00f2\u201d (<em>vayyas\u00e0r<\/em>) in <em>vayyas\u00e8m<\/em> (\u201cli impieg\u00f2\u201d) ovvero li applic\u00f2 alle seghe, agli erpici ferrati e alle scuri. Tale, infatti, \u00e8 il verbo che si usa nel passo parallelo di <em>2Sam<\/em> 12:31a (<em>vayyas\u00e8m<\/em>) che serve a correggere il verbo in <em>Cronache<\/em>. La crudelt\u00e0 davidica \u00e8 dunque un puro errore di copista. Cos\u00ec molti critici odierni. &#8211; A. Fernandez, <em>Verbum Domini<\/em> 3,1923, pag. 226; K. Budde, <em>Die B\u00fccher Samuel<\/em>, Leipzig, 1920, pag. 259; H. Smith (Driver), <em>The Books of Samuel<\/em>, Edimburgh, 1904, pag. 327.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, dopo il progresso morale insegnato e praticato da Yesh\u00f9a, \u00e8 facile dare giudizi negativi su qualche parte delle Scritture Ebraiche. Si dimentica per\u00f2 che la morale biblica \u00e8 un continuo progresso verso la morale insegnata da Yesh\u00f9a. 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