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L'indemoniato di Gadara - Critica testuale

Esame critico del testo
L’indemoniato di Gadara
 
   Qui prenderemo in esame un miracolo specifico: quello relativo all’indemoniato di Gadara (Gerasa), presente in Mr 5:1-10, Mt 8:28-34 e Lc 8:26-39. Prima di commentare questo miracolo è il caso di prendere in considerazione due problemi critici: 1. Dove avvenne? 2. Quanti erano gli indemoniati?
   Dove avvenne. Ciascun vangelo dei tre sinottici ci presenta un nome diverso secondo i manoscritti migliori:
Mr 5:1 (TNM)
Mt 8:28 (TNM)
Lc 8:26 *
“Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei geraseni”
“Quando fu giunto all’altra riva, nel paese dei gadareni”
“Approdarono nella regione dei gergeseni”
* lezione dotta imposta da Origène nel 233.
  I tre nomi diversi della stessa località risultano dunque:
Vangelo
Città
Manoscritti
Mr
Gerasa
א* B D Vg Tavn BS* 
Gadara
A C Syh,p
Gergesa
Sc 33s Δ (W) Θ-28 1r 1424s U 4s 251 syshm ar gg bo Ωρ
Mt
Gadara
BS* C* 33 Δs Θ 399s 174 1010r MΣ 713s 4s 489 Λs Ωρc sysp
Gerasa
Vg syhm sa
Gergesa
Tac rel. A gg
Lc
Gergesa
S 33s 579 Θs 1r 990 Χs 157 1093ss al. Ξ syi ar bo א
Gerasa
B D syhm sa Tert P75 It Vg
Gadara
Ta rel. syvph* gg A Syp,s
   Il racconto narra il fatto che Yeshùa espulse dei demòni mandandoli in un branco di maiali che a sua volta si gettò nel lago suicidandosi.
   Origène (nel 233), dal fatto che il branco di porci si gettò nel lago dedusse che questo non poteva accadere a Gadara (separata dal lago da un fiume), né a Cerasa (lontana circa 45 km dal lago). Nel 233, vedendo le rovine di Gergesa (antica capitale del gergeseni), sostituì i due nomi precedenti con quello di Gergesa, imponendo così la sua lezione, seguita poi da Eusebio e da Girolamo. Gergesa è menzionata in Gn 10:16: “I Gebusei, gli Amorei, i Ghirgasei”, dove la traduzione “ghirgasei” (presente anche in TNM con il singolare “ghirgaseo”) è un altro modo di italianizzare l’ebraico גִּרְגָּשִׁי (ghirgashèy) presente appunto in Gn 10:16: “ghrirgasei” o, più italianizzato, “gergeseni” (usato anche da TNM nella nota in calce a Lc 8:26 relativamente alla lezione alternativa di “geraseni”; contrariamente al “ghirgaseo” di Gn 10:16).
   Nel 1928 il Lagrange e il Tonneau identificarono il luogo del precipizio a Mogà Adla, con una riva assai scarsa (circa 30 m o anche meno), con una costa ripida e con tombe nelle grotte vicine (che dal 5° secolo erano meta di pellegrinaggi per commemorare la guarigione dell’indemoniato). Lì accanto vi sono i monti di Gamala e, vicinissimo (a circa 2 km) le rovine di Kursi (un luogo che prima era abitato). Questa località di Kursi spiegherebbe la lezione di Gerasa, per l’affinità delle lettere:
Γ
Ρ
Σ
G
R
S
Κ
Ρ
Σ
K
R
S
   Il nome “Gadara” si spiega con il fatto che era il luogo più importante della Decapoli, ovvero la capitale, per cui Matteo avrebbe indicato la regione con il suo capoluogo. La lezione “Gergesa”, come abbiamo visto, fu solo un errore imposto da Origène.
   Quanti indemoniati? Due, secondo Matteo; uno, secondo Marco e Luca:
Mt 8:28
Mr 5:2
Lc 8:27
“Gli vennero incontro due indemoniati”
“Gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo”
“Gli venne incontro un uomo della città: era posseduto da demòni”
   Non si può asserire che Matteo abbia usato il plurale per ingrandire il miracolo: contro questa ipotesi c’è il fatto che Matteo non menziona la “legione” dei demòni. È anche banale asserire che Marco si sarebbe concentrato su uno solo, ma che in effetti erano due. E Luca? Anche lui si sarebbe concentrato su uno solo? Ipotesi troppo traballante.
   Probabilmente il plurale di Mt è frutto di una combinazione. Nelle sue fonti Matteo trova che Yeshùa aveva guarito un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao; per evitare la ripetizione degli episodi, egli però non ne parla e ne mette due nell’unico caso che tratta. Se si esaminano attentamente i capp. 8 e 9 di Mt si nota, infatti, che Matteo raccoglie un solo caso per ogni specie di miracoli. Tuttavia, per ricordare che Yeshùa aveva guarito due indemoniati (in due casi diversi), parla di due indemoniati a Gadara. La stessa cosa fa anche con i due ciechi di Gerico. Come in altre parti del suo vangelo, Matteo riunisce assieme discorsi pronunciati da Yeshùa in luoghi e tempi diversi. Così qui cerca di raggruppare anche i fatti. Come al solito, un occidentale ne rimane urtato e trova difficile accettarlo. Ma questo procedimento era lecito presso gli orientali (che meno di noi guardavano ai particolari).
     Un problema interessante è dato dal numero dei maiali in cui i demòni chiedono di entrare:
Mr 5:11,13
Mt 8:30
Lc 8:32
“C’era là, presso il monte, una grande mandria di porci”, “La mandria si lanciò dal precipizio nel mare, circa duemila d’essi, e annegarono”
“C’era una numerosa mandria di porci”
“C’era una mandria di un considerevole numero di porci”
(TNM)
   Duemila maiali? Duemila?! Il numero appare assolutamente incredibile. Questo numero oltrepassa ogni plausibile dimensione di un branco di porci. Oltretutto, il maiale non è un animale che vive in branco (meno che meno nella “mandria” di TNM). Matteo parla di “molti porci” (χορων πολλν, chòiron pollòn, “porci molti”) e Luca di “numerosi porci” (χορων κανν, chòiron ikanòn, “porci numerosi”); ma tutti e due ne tacciono il numero.
   Ma quanti erano? Duemila davvero? Va ricordato che i vangeli che noi possediamo non sono i manoscritti originali, ma solo copie tradotte in greco. L’originale era in ebraico. Proviamo a riscoprire questo ebraico soggiacente. Il procedimento è interessante: si tratta di ritradurre il greco in ebraico e poi ritradurlo in greco. Scoperte se ne fanno. E il problema si risolve. Le parole oggetto di indagine sono le parole greche:
ς δισχλιοι
os dischìloi
circa duemila
   Se le traduciamo in ebraico si ha:
 כְּאַלְפַּיִם
kalpàim
circa duemila
   Si tratta della stessa identica parola che si trova in Gs 3:4: “Ci sia fra voi ed essa una distanza della misura di circa duemila [כְּאַלְפַּיִם (kalpàim)] cubiti” (TNM); e in Gs 7:3: “Salgano circa duemila [כְּאַלְפַּיִם (kalpàim)] uomini”. - TNM.
   Ora si esamini attentamente questa parola ebraica (כְּאַלְפַּיִם, kalpàim), che significa “circa duemila”, confrontata con una parola simile (ricordando che l’ebraico si scrive senza vocali):
 
כאלפים
באלפים
   Si noti la somiglianza tra la prima lettera della prima parola e la prima lettera della seconda parola (la prima lettera, in ebraico, è la prima a destra):
 
כ
ב
   Si immagini ora di leggere la prima parola in un rotolo usato di frequente e quindi usurato (quale doveva essere il manoscritto originale ebraico andato perso): non è facile distinguere, ma è facile confondere. Ed ecco la sorpresa:
כאלפים
kalpàim
“circa duemila”
באלפים
baalafìm
“in gruppo”
   Il trascrittore greco ha letto kalpàim (כאלפים) anziché baalafìm (באלפים); e i traduttori, tutti dietro. Così, quello che nel testo ebraico era:
“Il branco si lanciò dal precipizio nel mare, in gruppo [באלפים (baalafìm)], e annegarono nel mare”
divenne: “Il branco si lanciò dal precipizio nel mare, circa duemila כאלפים (kalpàim)], e annegarono nel mare”.
   Analisi strutturale del brano. L’analisi letteraria della struttura offre un’esegesi che può dare spunti di riflessione spirituale e farci evitare le allegorie del passato, rendendoci attuale l’insegnamento. Si tratta di esaminare il brano in se stesso, lasciandolo parlare nella sua stessa composizione. È un procedimento che si dovrebbe imparare ad attuare sempre nella lectio divina (la lettura pregata della Scrittura). Vediamolo, questo procedimento. Ma leggiamo prima il brano:
“Poi arrivarono sull’altra riva del lago di Galilea, nella regione dei geraseni. Gesù era appena sceso dalla barca, quando improvvisamente un uomo uscì da un cimitero e gli venne incontro. Costui era tormentato da uno spirito maligno e stava sempre in mezzo alle tombe dei morti. Nessuno riusciva più a tenerlo legato, neppure con una catena: diverse volte avevano provato a mettergli ferri ai piedi e catene alle mani, ma egli aveva sempre spezzato i ferri e rotti le catene. Nessuno era capace di domarlo. Se ne andava di qua e di là, in mezzo alle tombe e sui monti, di giorno e di notte, urlando e picchiandosi con le pietre. Quando vide Gesù da lontano, si avvicinò di corsa e si buttò in ginocchio davanti a lui. Allora Gesù disse allo spirito maligno di uscire da quell’uomo; ma quello si mise a gridare più forte:
- Che vuoi da me, Gesù, figlio del Dio Onnipotente? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!
     Allora Gesù domandò:
- Come ti chiami?
     E quello rispose:
- Il mio nome è Moltitudine, perché siamo in molti.
     E continuava a chiedergli di non cacciarli fuori da quella regione.
     In quel luogo c’era un grosso branco di maiali che pascolava vicino alla montagna. Gli spiriti maligni chiesero con insistenza a Gesù:
- Mandaci in quei maiali! Lascia che entriamo dentro di loro!
     Gesù lo permise. Gli spiriti maligni uscirono da quell’uomo ed entrarono nei maiali. Allora tutti quegli animali in gruppo si misero a correre giù per la discesa, precipitarono nel lago e affogarono. I guardiani dei maiali fuggirono e andarono a raccontare il fatto in città e in campagna. Perciò la gente venne a vedere che cosa era accaduto. Quando arrivarono vicino a Gesù, videro anche l’uomo che aveva avuto molti spiriti maligni: ora egli se ne stava seduto, era vestito e ragionava bene. Ed essi si spaventarono.
     Quelli che avevano visto il fatto raccontarono agli altri ciò che era successo all’indemoniato e poi ai maiali. Alla fine la gente supplicò Gesù d andarsene via dal loro territorio.
     Gesù salì sulla barca. L’uomo guarito continuava a chiedergli di poter stare con lui, ma Gesù non glielo permise.
- Torna a casa tua – gli disse, - dalla tua famiglia, e racconta agli altri quanto ha fatto per te il Signore che ha avuto pietà di te.
     L’uomo allora se ne andò via e cominciò ad annunziare in tutta la regione delle Dieci Città quel che Gesù aveva fatto per lui. E tutti quelli che lo ascoltavano erano pieni di meraviglia”. - Mr 5:1-20, PdS; con correzione del v. 13.