“Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti”.

Lc 21:24, TNM.


 

“Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti” (Lc 21:24, TNM). A che cosa si riferiva Yeshùa? Il contesto in cui Yeshùa fece questa previsione profetica ci mostra chiaramente che egli stava descrivendo ciò che sarebbe accaduto a Gerusalemme.

   Al v. 20 Yeshùa avverte: “Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti accampati, allora sappiate che la sua desolazione si è avvicinata”. La città santa avrebbe vissuto giorni terribili (vv. 21 e 22). La ragione di tutto ciò è indicata da Yeshùa stesso: “Poiché ci sarà grande necessità nel paese e ira su questo popolo” (v. 23). I giudei avrebbero avuto una sorte tremenda: “Cadranno sotto il taglio della spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni” (v. 24). È a questo punto che Yeshùa precisa, al v. 24: “E Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti”. – TNM.

   Piangendo su Gerusalemme, Yeshùa aveva già detto sconsolatamente: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, . . . quante volte ho voluto radunare i tuoi figli come la gallina raduna la sua covata di pulcini sotto le ali, ma voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi è abbandonata” (Lc 13:34,35, TNM). Al cap. 24 di Lc Yeshùa spiega poi ciò che sarebbe avvenuto alla capitale d’Israele.

   Le sue profetiche parole trovarono tragico adempimento alcuni decenni dopo, nell’anno 70. Nel 66, al comando di Cestio Gallo, i romani risposero militarmente all’insurrezione giudaica contro il loro dominio, circondando Gerusalemme e attaccandone le mura e il Tempio. Una loro momentanea e inspiegabile ritirata permise ai discepoli di Yeshùa di fuggire, come aveva consigliato il loro Maestro (Lc 21:20-22; cfr. Eusebio, Storia ecclesiastica, III, V, 3). Il sollievo per Gerusalemme durò poco. Al comando di Tito, i romani ripresero l’attacco, più numerosi e più agguerriti.   Elevarono dei terrapieni ed eressero delle palizzate tutto intorno alla città santa, impedendo la fuga. Yeshùa aveva profetizzato perfino questa strategia dei romani: “Verranno su di te i giorni nei quali i tuoi nemici edificheranno attorno a te una fortificazione con pali appuntiti e ti circonderanno e ti affliggeranno da ogni parte” (Lc 19:43, TNM). Lo scrittore storico Giuseppe Flavio, contemporaneo degli eventi, riferisce che dentro la città ci fu una carestia tale che i gerosolimitani si ridussero a mangiar fieno, cuoio e perfino i propri figli. Alla fine le mura di Gerusalemme furono completamente abbattute, la città fu invasa e il Tempio fu incendiato e distrutto. Tutto ciò è documentato da Giuseppe Flavio nella sua opera Guerra giudaica. Tutto accadde tra il 3 aprile e il 30 agosto dell’anno 70 della nostra èra, in soli 4 mesi e 25 giorni. Giuseppe Flavio riferisce di 1.100.000 morti e di 97.000 prigionieri, di cui molti venduti poi schiavi in Egitto oppure uccisi dai gladiatori e dalle belve nelle arene delle province romane.

   Gerusalemme fu completamente rasa al suolo; furono risparmiate solo le torri del palazzo di Erode. I romani lasciarono in piedi anche un solo tratto del muro occidentale perché servisse da testimonianza e monito alle future generazioni, così che sapessero che nulla poteva ostacolare il dominio romano. Quel muro è ancora lì oggigiorno ed è chiamato Muro del Pianto: appoggiati ad esso vanno a piangere e a pregare gli ebrei di tutto il mondo. “Tutto il resto della cinta muraria fu abbattuto e distrutto in maniera così radicale, che chiunque fosse arrivato in quel luogo non avrebbe mai creduto che vi sorgeva una città”. – Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, VII, 3, 4.

“Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti accampati, allora sappiate che la sua desolazione si è avvicinata … Poiché ci sarà grande necessità nel paese e ira su questo popolo, e cadranno sotto il taglio della spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni, e Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti”. – Lc 24:20-44, TNM, passim.

   Questa terribile fine di Gerusalemme fu solo l’inizio del suo calpestamento. Da quel momento la città santa doveva essere “calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti”.

   Nel 130 l’imperatore Adriano vi fondò una nuova città chiamata Aelia Capitolina; i giudei sopravvissuti tentarono una nuova rivolta negli anni 132-135, soffocata dai romani nel sangue. Per circa due secoli non fu consentito l’accesso di alcun ebreo a Gerusalemme.

   “Sarà calpestata dalle nazioni”, aveva detto Yeshùa. Ecco come fu calpestata:

  • Nel 614 Gerusalemme fu conquistata dai persiani sasanidi che fecero strage della popolazione.
  • Nel 629 Gerusalemme fu riconquistata da Eraclio I di Bisanzio.
  • Venne quindi il tempo della conquista musulmana e la città si arrese nel 637 a un califfo, rimanendo poi amministrata da califfi di Damasco e di Bagdad. Verso la fine del 7° secolo vi fu edificata una moschea nei pressi dell’antica area del Tempio, chiamata Cupola della Roccia.
  • Nel 972 Gerusalemme fu presa da califfi/Imàm.
  • Nel 1076 passò ai turchi.
  • Nel 1099, dopo l’occupazione dei crociati, divenne capitale del Regno Latino di Gerusalemme.
  • Nel 1187 fu conquistata di nuovo dai musulmani con Saladino; da allora fu sotto la dominazione musulmana fino a quella dei mamelucchi. Gerusalemme rimase mamelucca fino al 1517, quando l’Egitto e la Siria vennero occupati dal sultano ottomano Selim I. Il dominio ottomano durò fino al novembre del 1917.
  • Nel 1917 Gerusalemme fu occupata dai britannici comandati dal generale E. Allenby. Gerusalemme fu quindi dichiarata capitale del Mandato Britannico della Palestina, con il trattato di Versailles.
  • Nel 1948 ci fu la guerra arabo-israeliana, che i giudei chiamano “guerra d’indipendenza” e gli arabi “catastrofe”. L’intento islamico era di impedire la nascita dell’autoproclamato Stato di Israele. Fino al ritiro britannico, che avvenne il 14 maggio 1948, si trattò essenzialmente di una guerra civile tra ebrei e arabi di Palestina: il conflitto rimase a livello di guerriglia (anche perché erano presenti le forze inglesi). Alla partenza dei britannici, gli ebrei proclamarono la nascita di Israele mentre truppe provenienti da Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq, insieme a corpi di spedizione minori provenienti da altri paesi arabi, penetrarono nella Palestina cisgiordana. Fu davvero guerra; gli scontri terminarono nei primi mesi del 1949.
  • Nel 1949, l’Assemblea Generale dell’O.N.U. proclamò l’internazionalizzazione di Gerusalemme, sotto il controllo della stessa O.N.U., per favorire la convivenza di cristiani, musulmani e ebrei. Mentre gli ebrei accettarono il piano di ripartizione della Palestina in due stati (ebraico uno e arabo l’altro), i palestinesi e il resto del mondo arabo e islamico lo respinsero. Nessuno voleva rinunciare alla città santa, così le forze ebraiche e quelle arabe giordane occuparono Gerusalemme: le prime occuparono il settore occidentale della città e le seconde la sua parte orientale.
  • Dal 1950 Gerusalemme rimane una città contesa.

   Le nazioni non hanno ancora finito di calpestare Gerusalemme. “I tempi fissati delle nazioni” non si sono ancora compiuti. Quando si compiranno? Dopo aver profetizzato che “Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi fissati delle nazioni non siano compiuti” (Lc 21:24, TNM), Yeshùa aggiunse:

“E ci saranno segni nel sole e nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia delle nazioni, che non sapranno come uscirne a causa del muggito del mare e del [suo] agitarsi, mentre gli uomini verranno meno per il timore e per l’aspettazione delle cose che staranno per venire sulla terra abitata; poiché le potenze dei cieli saranno scrollate. E vedranno quindi il Figlio dell’uomo venire in una nube con potenza e gran gloria”. – Lc 21:25-27, TNM.

   “I tempi fissati delle nazioni” si compiranno con il ritorno di Yeshùa. Prima di essere arrestato, ingiustamente processato e ucciso, aveva detto rivolto a Gerusalemme: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore!’”. – Mt 23:37-39.

   Si noti: i giudei non lo avrebbero visto più finché non lo avessero benedetto riconoscendolo come “colui che viene nel nome del Signore” ovvero come loro Messia. Giacché Yeshùa da lì a poco fu ucciso, e per loro volontà, non colsero allora l’opportunità di riconoscerlo come loro Messia, anzi. Ciò significa che la profezia (e la promessa) di Yeshùa riguarda ancora il futuro. È, infatti, alla sua seconda venuta (At 1:11), quando tornerà sulla terra con il suo corpo glorioso, che i giudei lo riconosceranno come loro Messia, accogliendolo, tributandogli onore e dichiarandogli: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.

   A chi appartiene Gerusalemme? Intanto continua a essere calpestata. Al di là delle giuste rivendicazioni giudaiche sulla città e al di là delle assurde pretese palestinesi e islamiche su di essa, Gerusalemme è nelle mani di Dio, che ne farà un modello per tutte le nazioni della terra restaurata. – Is 2:1-4.

   Yeshùa tornerà a Gerusalemme come re immortale di tutta la terra (Zc 14:4). Prima, però, dovrà accadere ciò che profetizza Zc 12:2,3:

“Ecco, io farò di Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti; questo concernerà anche Giuda, quando Gerusalemme sarà assediata. In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei”.

   Si prospettano ancora tempi più che tragici per Gerusalemme: la città santa diverrà il centro del prossimo conflitto mondiale. Sarà attaccata da molte nazioni e distrutta. Tuttavia, il suo destino, decretato da Dio, è di diventare centro di pace per tutta la terra: “Io torno a Sion e abiterò in mezzo a Gerusalemme; Gerusalemme si chiamerà la Città della fedeltà, il monte del Signore degli eserciti, Monte santo”. – Zc 8:3.

   “Così parla il Signore degli eserciti: ‘Ci saranno ancora vecchi e vecchie che si sederanno nelle piazze di Gerusalemme, ognuno avrà il bastone in mano a motivo della loro età molto avanzata. Le piazze della città saranno piene di ragazzi e di ragazze che si divertiranno”. – Zc 8:4,5.

   Gerusalemme è molto più di una città: essa ha un valore altamente spirituale, è la Città di Dio. Nonostante i vili attacchi terroristici, gli assalti e le provocazioni, e perfino la prossima guerra mondiale che l’avrà per obiettivo, Gerusalemme ha un futuro solenne senza pari e unico. Il destino che Dio le ha riservato.