Calendari e calendario biblico

Calendari

La parola “calendario” corrisponde all’antica parola latina calendàrium, derivata da calendae. Il calendàrium era il libro che conteneva le notizie astronomiche, agrarie e religiose di ciascun mese; indicava il numero dei giorni, la durata del dì e della notte, il segno dello zodiaco attraverso cui passava il sole, la deità sotto la cui protezione era posto il mese e le varie feste religiose. La parola latina calendae indicava il primo giorno del mese. La parola calendae deriva a sua volta dal verbo latino calare (greco καλεῖν, kalèin) che significa “chiamare”, “convocare”. Nel primo giorno del mese (calendae) il popolo era convocato e si bandivano le feste, i giochi, i giorni fasti e nefasti del mese. I greci non avevano le calendae, per cui il detto in uso presso i latini “ad calenda graecas” (“alle calende greche”) significava mai.

   In astronomia il calendario misura le unità di tempo fondamentali basate sull’osservazione del sole e della luna:

  • La durata di una fase lunare corrisponde alla settimana (precisamente a circa 7.3826 giorni).
  • La durata del ciclo completo delle quattro fasi lunari corrisponde al mese.
  • La durata della rivoluzione del nostro pianeta attorno al sole corrisponde a un anno, ma non esattamente perché c’è la precessione degli equinozi (il movimento della terra che fa cambiare in modo lento ma continuo l’orientamento dell’asse terrestre di rotazione).

   L’anno solare non corrisponde a un numero preciso di mesi lunari (il rapporto è di circa 12.3683), per cui ci sono diversi calendari, a seconda che seguano il ciclo lunale o solare. Così si hanno:

  • Calendario solare. Si basa sulla durata dell’anno solare (anno tropico), di circa 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. In questo calendario i mesi non seguono esattamente il ciclo delle fasi lunari. Sono solari il calendario gregoriano (che si usa nella maggior parte del mondo, Italia compresa) e quello giuliano.
  • Calendario lunare. Si basa sulla durata del mese lunare che è di circa 29 giorni e mezzo. In questo calendario il mese inizia sempre con il novilunio o luna nuova. È lunare il calendario islamico.
  • Calendario lunisolare. È sincronizzato sia con la durata dell’anno tropico o solare sia con quella dei mesi lunari. Tale sincronia è mantenuta alternando anni di 12 e di 13 mesi (ciclo metonico). È lunisolare il calendario ebraico.

   Per dare un’idea di quanti calendari ci siano, elenchiamo i principali: babilonese, balinese, berbero, bulgaro antico, celtico, cinese, copto, curdo, C&T (Common-Civil-Calendar-and-Time), ebraico, egizio, etiopico, giapponese, giuliano, gregoriano, hindu, nazionale indiano, islamico, maya, mongolo, olocenico, persiano, rivoluzionario francese, rivoluzionario sovietico, romano, somalo, tuareg.

Il calendario biblico

   “Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno” (Es 12:2). Quest’affermazione fu fatta da Dio a Mosè e a Aaronne (v. 1). Il calendario biblico dato a Israele è dunque il calendario di Dio.

   La Mekilta (la raccolta di regole d’interpretazione e di esegesi di Esodo) nella sua notazione a Es 12:2  dice: “Le nazioni fanno i conteggi con il sole, ma Israele con la luna”. In Sl 104:19 si legge: “Egli [Dio] ha fatto la luna per stabilire le stagioni; il sole conosce l’ora del suo tramonto”. Si noti che mentre il sole si limita a tramontare, è la luna che stabilisce … non le stagioni, come tradotto da NR, ma i מֹועֲדִים (moadìm), come si legge nel testo biblico. Che cosa sono i moadìm (מֹועֲדִים)? In Lv 23:4 leggiamo: “Queste sono le solennità [מֹועֲדִים (moadìm)] del Signore, le sante convocazioni che proclamerete”. Si tratta dunque delle Festività bibliche annuali comandate da Dio. Ecco che allora Sl 104:19 dice che “Egli ha fatto la luna per le Festività”, ovvero che le Festività comandate da Dio vanno osservate secondo la luna.

   Non si deve, comunque, confondere il calendario biblico con quello ebraico attuale. Il calendario ebraico attuale è successivo a quello biblico e comporta delle modifiche. Vediamo come accadde, stabilendo intanto com’era l’antico calendario lunisolare ebraico.

“I mesi ebraici hanno sempre continuato a essere quello che i mesi di tutte le nazioni civilizzate erano in origine, vale a dire i naturali mesi lunari. Siccome la durata del mese astronomico è 29 giorni, 12 ore, 44’, 3’’, i mesi di 29 giorni devono alternarsi regolarmente coi mesi di 30 giorni. Ma 12 mesi lunari ammontano solo a 354 giorni, 8 ore, 48’ 38’’ mentre l’anno solare è composto da 365 giorni 5 ore 48’ 48″. La differenza tra l’anno lunare di dodici mesi e l’anno solare ammonta perciò a 10 giorni e 21 ore. Per compensare questa differenza, come minimo una volta ogni tre anni, e qualche volta due, un mese deve essere intercalato. Fu osservato molto tempo fa che una compensazione sufficientemente accurata si otteneva intercalando un mese tre volte ogni otto anni (durante il quale periodo, la differenza è di 87 giorni). I giochi quadriennali greci dipendevano già dal riconoscere questo ciclo di otto anni (octaeteris) e il ciclo di quattro anni risultò semplicemente dividendo a metà questa cifra.

   Così anticamente, nel quinto secolo a.C., l’astronomo Metone di Atene disegnò un sistema di compensazione più esatto nella forma di un ciclo di 19 anni, nel quale un mese doveva essere intercalato sette volte. Questo sistema superò in esattezza il ciclo di otto anni, perché ogni 19 anni la differenza era solo di due ore mentre in otto anni era di un giorno e mezzo. Tra gli astronomi seguenti che fornirono calcoli ancora più accurati, Ipparco di Nicea (c. 180-120 a.C.) merita di essere nominato. Il fatto che dopo ogni 19 anni, il corso del sole e della luna coincide ancora quasi esattamente, era saputo dai babilonesi. Infatti, si crede che iscrizioni cuneiformi dimostrino che questi usarono regolarmente il ciclo intercalante fin dal tempo di Nabonassar, quindi, molto prima di Metone. Anche se questo fatto non è ancora provato, l’uso del ciclo intercalante di 19 anni nell’èra persiana e seleucide può tuttavia essere accettato come verificato, sebbene non si sia assolutamente certi se la priorità appartenga ai greci o (come probabile) ai babilonesi.

   . . . che il ciclo di 19 anni era in uso durante il regno degli Arsacidi nel primo secolo a.C. e d. C., è dimostrato da Th. Reinach per via di monete in cui gli anni 287, 317, e 390 dell’èra seleucide erano anni bisestili. Quanto hanno progredito gli Ebrei dell’era inter-testamentaria in questa faccenda? Di certo avevano delle nozioni su quest’argomento ma, a meno che non ci siamo ingannati, al tempo di Gesù, loro non avevano ancora un calendario fisso, però basandoci su basi di osservazione puramente empirica, ogni mese cominciava con l’arrivo della luna nuova, e ugualmente basandosi sull’osservazione, intercalavano un mese nella primavera del terzo o secondo anno in conformità con le regole che in ogni circostanza la Pasqua ebraica deve cadere dopo l’equinozio invernale”. – Emil Schürer, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ Vol. 1; il grassetto è aggiunto per enfasi.

   Il calendario stabilito da Dio trova la sua origine nella creazione stessa. Il passaggio dal puro originale calendario biblico a quello rabbinico avvenne per opera del Rabbino Hillel nel 358 della nostra èra, subendo modifiche successive sino all’11° secolo. Tuttavia, già prima erano state effettuate delle modifiche. La Mishnàh (la compilazione della legge orale della tradizione ebraica) già verso il 200 della nostra èra mostra che le festività bibliche erano spostate a prima o a dopo il sabato in diverse occasioni (cfr. Talmud,  Shabbat 114b, Menachoth 100b; Mishnah Besah 2,1; Shabbat 15,3; Sukkah 5,7; Arakhin 2,2; Hagigah 2,4). Ciò era stato ideato dai farisei per proteggere le loro tradizioni.

   Aspetto interessante, nella Mishnàh le date che riguardano Esdra e Neemia ovvero quelle dei tempi biblici sono accordate al 1° di nissàn (primo giorno del calendario biblico) e non al 1° di tishrì (capodanno del calendario ebraico), sebbene già fosse in uso il conteggio dell’anno nuovo dal 1° di tishrì. Il concetto di tishrì come inizio dell’anno, proveniente dalla Babilonia, è documentato per la prima volta nella Mishnàh.  È solamente nel terzo secolo E. V. che vediamo tishrì stabilito come inizio dell’anno dai rabbini. – Cfr. Enciclopedia Giudaica, Fixing Rosh HaShanah.

   L‘attuale calendario ebraico (fissato nell’11° secolo), che non è biblico, ha un sistema di posticipazioni che era già stato introdotto dai farisei. Quale esempio, facciano riferimento al calendario ebraico attuale dell’anno 2030 (corrispondente al 5791 ebraico): in tale calendario il 1° di tishrì è fissato a sabato 28 settembre 2030, che in base alla norma biblica dovrebbe essere un novilunio; invece il novilunio si verifica venerdì 27 settembre alle ore 18.22 di Gerusalemme (dato astronomico). Già da questo esempio è evidente che le Festività bibliche comandate da Dio non vengono rispettate nella data giusta, se ci si appoggia al calendario ebraico oggi in uso.

   A noi interessa il vero calendario biblico, quello stabilito da Dio. È di questo che ci occuperemo nei prossimi studi.