Il calendario biblico – Il giorno

I primi esseri umani non erano stati ancora creati quando Dio ideò e realizzò, miliardi e miliardi di anni di anni prima, il sistema che sarebbe servito per misurare il trascorrere della temporalità.

   “Dio disse: ‘Vi siano delle luci [מְאֹרֹת (meoròt), “luminari”] nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra’. E così fu. Dio fece le due grandi luci: la luce maggiore [il sole] per presiedere al giorno e la luce minore [la luna] per presiedere alla notte; e fece pure le stelle. Dio le mise nella distesa dei cieli per illuminare la terra, per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. Dio vide che questo era buono”. – Gn 1:14-18.

   La parola ebraica meòr (מְאֹר), di cui meoròt (מְאֹרֹת) è plurale, indica un luminare, qualcosa che fa luce. Così è detto anche del luminare del santuario (Es 25:6) e delle sue lampade (Es 27:30;35:14). Le luci celesti servono quindi alla divisione del giorno in notte e dì, e da “segni” “per i giorni e per gli anni”. Così è a tutt’oggi.

   La sequenza del calendario stabilito da Dio durante la creazione è determinata quindi dai corpi celesti. Il loro movimento e la loro posizione determinano il calendario. In questo, il fattore decisivo è la luna: “Egli ha fatto la luna per i tempi fissati”. – Sl 104:19, TNM.

   Il giorno. Come abbiamo esaminato in uno studio precedente (Il giorno biblico e il suo inizio), in questa stessa categoria, la notte è seguita dal dì, formando il giorno. La sera è fase iniziale della notte e la mattina è la fase iniziale del dì: “Fu sera, poi fu mattina” (Gn 1:5,8,13,19,23,31). Il giorno allora si determina, biblicamente, dall’inizio dell’oscurità dopo il tramonto fino al successivo inizio dell’oscurità. La Mishnàh (compilazione della tradizione orale giudaica), redatta verso il 200 della nostra èra, mostra che gli ebrei osservavano l’inizio del giorno alla sera (cfr. Besah 2,1;2,2; Sukah 5,7; Shabbat 15,3). In tutti i testi biblici è così. Anche dopo il rientro dall’esilio babilonese e dopo la restaurazione, tale pratica continuò a essere osservata. Sotto Neemia, il riposo del sabato era protetto chiudendo i cancelli della città da sera a sera:

“Non appena le porte di Gerusalemme cominciarono a essere nell’ombra, prima del sabato, ordinai che queste fossero chiuse, e che non si riaprissero fino a dopo il sabato; e collocai alcuni dei miei servi alle porte, affinché nessun carico entrasse in città durante il sabato”. – Nee 13:19.

   Pressoché tutte le nazioni contavano il giorno da sera a sera, come Israele:

“Differenti nazioni hanno differenze e ancora non sono d’accordo sul periodo d’inizio della computazione diurna. I turchi e i maomettani calcolano il crepuscolo; mentre gli italiani, non soltanto cominciano la prima ora al tramonto, ma contano le 24 ore senza nessuna remissione, e non due volte 12, come è usanza in Europa in generale, ed è accettato in alcune parti della Germania, dove contano in 24 ore che chiamano ‘ore Italiane’. . .  Anche se il giorno ecclesiastico in Italia comincia a mezzanotte e i riti della Chiesa Romana in tutti i casi sono regolati da quest’usanza, è molto straordinario che il giorno civile possa essere differente nel periodo dell’inizio, e quindi è in disaccordo con l’usanza non soltanto col resto dell’Europa, ma anche dei loro antenati; specialmente a proposito delle variazioni del tramonto, che governa il giorno civile . . . Allora vediamo che nel 1812, al tempo di Napoleone e del ritiro da Mosca, il giorno ancora cominciava e finiva al crepuscolo in Islam e in altri posti, e al tramonto per gli italiani. Il principio del giorno a mezzanotte nel 1812 era un’aberrazione della Chiesa Cattolica Romana e fu da quelle origini che si diffuse in Europa e in Occidente. Fu un espediente ecclesiastico senza approvazione biblica. In più, Cristo parla di dodici ore per giorno e per notte che sono poi misurate come 24 ore, come era per gli italiani e gli astronomi. Nessuno aveva mai cominciato il giorno di mattino, eccetto che per il periodo delle seconde 12 ore. Il giorno di 24 ore iniziando a mezzanotte è una standardizzazione successiva dell’orologio per essere d’accordo col tempo delle tradizioni ecclesiastiche romane”. – Brady, Brady’s Clavis Calendaria I-II, Londra, 1812, pag. 98.

   Il conteggio del giorno dalla mezzanotte è quindi un’innovazione della Chiesa Cattolica Romana, dovuta alle sue necessità liturgiche (cfr. Dn 7:25). I babilonesi invece calcolavano il giorno da un’alba all’altra; mentre per gli egizi e i romani andava da una mezzanotte all’altra, come oggi si usa.

   Nella Bibbia il giorno è suddiviso in periodi naturali: il crepuscolo del mattino chiamato anche tenebre del mattino, poco prima che inizi il dì (Sl 119:147; 1Sam 30:17); il levare del sole, con l’alba che diventa aurora (Gb 3:9); la mattina (Gn 24:54); mezzogiorno (Dt 28:29; 1Re 18:27; Is 16:3; At 22:6); il tramonto, che contrassegna la fine della giornata (Gn 15:12; Gs 8:29), seguito dal crepuscolo chiamato anche tenebre della sera. – 2Re 7:5,7.

   C’è durante il pomeriggio un periodo che la Bibbia definisce “fra le due sere” (Es 12:6, TNM), tradotto anche “fra i due vespri” (Did). In ebraico è בֵּין הָעַרְבָּיִם (ben haarbàym), in cui la terminazione –àym (ָיִם-), tipica del duale, indica due: “Fra le due sere”. La prima delle due sere si ha al “tramontar del sole” (Dt 16:6), espressione questa che occorre capire bene. È, infatti, del tutto sbagliata la traduzione che ne fa TNM: “Appena sarà tramontato il sole”. L’ebraico ha כְּבֹוא הַשֶּׁמֶשׁ (kevò hashèmesh). Il prefisso כְּ (ke) significa “quando”; בֹוא (vo) significa letteralmente “va giù”; הַשֶּׁמֶשׁ (hashèmesh), “il sole” (in ebraico l’articolo – הַ, ha – viene premesso al nome). La frase suona quindi, letteralmente: “Quando il sole va giù”. Ciò accade dal momento in cui il sole inizia a calare (a Pasqua, intorno alle ore 15). La seconda delle due sere si ha quando il sole è calato del tutto sotto l’orizzonte. Che il periodo “fra le due sere” appartenga alla stessa giornata (e non alla successiva come molti erroneamente intendono) è dimostrato da Nm 28:3,4: “Questa è l’offerta . . . ogni giorno due agnelli sani di un anno come olocausto, di continuo. Un agnello lo offrirai la mattina, e l’altro agnello lo offrirai fra le due sere [בֵּין הָעַרְבָּיִם (ben haarbàym)]” (TNM). “Ogni giorno”: uno al mattino e uno “fra le due sere”, nello stesso giorno.

   I singoli giorni della settimana sono elencati nella Bibbia con i numeri ordinali: “Primo giorno” (Gn 1:5), “secondo giorno”, (Gn 1:8), “terzo giorno” (Gn 1:13), “quarto giorno” (Gn 1:19), “quinto giorno” (Gn 1:23), “sesto giorno” (Gn 1:31). Il “settimo giorno” è indicato con un nome speciale: “Sabato” (שַׁבָּת, shabàt). – Gn 2:2; Lv 23:3.

   La parola “sabato” (שַׁבָּת, shabàt) indica il riposo settimanale, derivando dalla radice shbt (שבת) che significa “finire (il) lavoro”. Oltre alla parola shabàt (שַׁבָּת), “sabato”, l’ebraico ha la parola שַׁבָּתֹון (shabatòn), che indica un sabato di particolare importanza, come in Es 31:15, tradotto “sabato di solenne riposo”.

   Oltre al settimo giorno, la parola “sabato” è applicata nella Bibbia alle Festività comandate da Dio, indipendentemente dal giorno della settimana in cui cadono: la Pasqua il 15 nissàn (Es 23:14-17), il 21 nissàn che chiude la Festa dei Pani Azzimi (Es 23:14-17), la Pentecoste nel mese di sivàn (Es 23:14-17), la Festa delle Trombe il 1° tishrì (Lv 23:23-25), il Giorno delle Espiazioni il 10 tishrì (Lv 23:26,27,31,32; chiamato שַׁבַּת שַׁבָּתֹון, shabàt shabatòn), la Festa delle Capanne che inizia il 15 tishrì e termina il 21 tishrì con l’Ultimo Gran Giorno il 22 tishrì. – Es 23:14-17.