La creazione, problemi aperti

La Bibbia esclude l’evoluzione oppure no? La Bibbia esclude l’evoluzione casuale, senza scopo finale, senza l’intervento direttivo di una mente ordinatrice divina, perché ciò andrebbe contro il suo insegnamento che fa venire tutto l’universo da Dio. Ma che dire di un’evoluzione teista, finalista, che non farebbe altro che esprimere la successione degli esseri da Dio secondo le leggi da lui create? Molti cattolici non credono che essa sia per forza esclusa dal racconto biblico. La successione delle opere della creazione varia nei vari racconti biblici, per cui non sarebbe quindi in contrasto con un’eventuale successione diversa presentata dalla scienza. Vero, ma improbabile. Va detto che nemmeno la creazione immediata da Dio delle singole specie è asserita dalla Bibbia. Essa anzi mostra un collegamento sempre meno sotto la direzione di Dio secondo la minore importanza delle singole opere. Gli esseri che i popoli orientali avevano divinizzato, come gli astri e il firmamento, sono fatti sorgere direttamente da Dio. Il verbo barà indica per sé non la creazione dal nulla, ma un’azione che Dio solo può compiere. Si noti il parallelismo tra barà e asà in Gn 2:3;1:26,27:

 

Gn 2:3

“Tutta la sua opera che Dio ha creato allo scopo di fare

בָּרָא (barà), “creò”

עֲשֹׂות (asòt), “fare”

Gn 1:26,27

“Dio proseguì, dicendo: ‘Facciamo l’uomo […]’. E Dio creava l’uomo”

נַעֲשֶׂה (naashè), “facciamo”

יִּבְרָא (yivrà), “creava”

(TNM)

   L’uomo, quale re del creato, viene fatto a sua immagine e dietro uno speciale consiglio divino (Gn 1:26,27). Gli animali, gli uccelli, i pesci (anche i grandi mostri marini) sono fatti da Dio, ma dietro comando dato alla terra o alle acque e, sembra, con la loro collaborazione (v. 24, “produca la terra anime viventi”, TNM). Le piante provengono direttamente e chiaramente dalla terra (v.11; cfr. per le zanzare dalla polvere Es 8:16). La cosiddetta “generazione spontanea”, ossia la possibilità che il vivo potesse svilupparsi dalla materia inanimata, nonostante che il fisiologo inglese Harrey aveva già sostenuto il principio: “Omne vivum ex ovo”, fu ammessa fino al 19° secolo. Il grande embriologo Karl Ernst von Baer insegnava ancora nel 1826 la trasformazione del muco intestinale in vermi sulla base di osservazioni proprie. Allo stesso tempo Goethe scrisse al suo principe Carlo Augusto che da trucioli intrisi di orina si svilupperebbero delle pulci entro 24 ore. Questa derivazione degli esseri viventi da materia inorganica è invece dalla Bibbia attribuita a potere divino. Pertanto, in nome del racconto della creazione non possiamo condannare la teoria dell’evoluzione che sembrerebbe, addirittura, anzi raccomandata, almeno in qualche punto del racconto genesiaco (cap. 1: pesci e piante e animali – Gn 1:11,20,24). Significa questo che l’evoluzionismo è un fatto e che la Bibbia lo sostiene? Ma no. Significa solo che la Bibbia non lo smentisce e che non possiamo argomentare con la Bibbia che la teoria non sia applicabile. Solo questo. In quanto all’evoluzionismo, questo si smentisce da solo. Fa più parte della fantascienza che della scienza.

   Ai collegamenti biblici ora la scienza presenta altri collegamenti che potremo sostituire ai primi. Soltanto occorre stare bene attenti a non presentare come certo ciò che è tuttora discutibile. Nessuno nega oggi una certa “evoluzione” (cosa ben diversa dall’accettare la fantasiosa teoria evoluzionistica), il problema sta nei limiti entro cui confinarla. Teillard de Chardin la ritiene una norma generale per tutto l’universo, altri la restringono entro certi gradi. Non sta a noi fissarne i limiti con la Bibbia in mano, ma occorre lasciare alla scienza lo studio di questi problemi. A noi basta dire che la Bibbia non è contraria per il semplice fatto che una certa evoluzione (sia pure concepita secondo la mentalità del tempo) l’ammette anch’essa. Tocca alla scienza – se vi riesce – sostituire all’evoluzione popolare quella che scientificamente si possa documentare. Non tocca all’esegeta intralciare, per non incorrere nel medesimo sbaglio dei teologi al tempo di Galileo.

   Circa l’evoluzione, negli Stati Uniti si è piuttosto contrari (almeno da parte dei credenti) e molte Università la stanno escludendo del tutto dai loro programmi didattici; in Europa la si ammette con maggiore facilità. Gli esegeti non devono sostituirsi agli scienziati, ma da teologi dovranno introdurre nelle conclusioni scientifiche il lievito biblico della volontà divina.

   L’evoluzione e l’uomo. Anche qui dominano tre soluzioni:

  1. L’uomo fu creato direttamente da Dio.
  2. L’uomo per il corpo proverrebbe da animali inferiori, ma la sua anima sarebbe creata da Dio.
  3. L’uomo nella sua totalità verrebbe indirettamente da Dio, in quanto con il graduale sviluppo del corpo, l’animale avrebbe acquistato l’intelligenza che lo avrebbe trasformato in uomo. Appena il cervello si sarebbe evoluto a sufficienza, sarebbe sorto l’uomo intelligente e cosciente. Anche qui la scienza (la scienza, non la fantascienza) deve poter dire l’ultima parola, non la Bibbia. Secondo Genesi 2:7 lo “spirito” indica l’alito vitale (concesso pure agli animali) che, venendo da Dio, a lui ritorna con la morte, e “anima” non significa anima in senso filosofico, ma la persona umana fisica. Se evoluzione vi fu per l’uomo (tocca agli scienziati provarlo, e a tuttora non ci sono riusciti), la Bibbia insegnerà comunque che se si vuole essere credenti si deve introdurre il valore divino, per cui l’uomo corrisponde al disegno voluto da Dio e quindi fu creato da lui. Occorre stare bene attenti e non prendere alla lettera un racconto popolare come il capitolo 2 della Genesi, dove l’autore ispirato intende esprimersi in modo semplice e non scientifico per insegnare che tutto quanto esiste proviene da Dio, e che anche l’uomo, nella sua totalità, viene dal Signore. Si veda la differenza tra i capitoli genesiaci 1 e 2, dove il primo capitolo è meno popolare (proviene dai saggi) del secondo, pur essendo ispirati entrambi. Ma esistette un primo uomo chiamato Adamo? Certo che sì.

   Poligenismo e monogenismo. Vi è discussione tra gli stessi scienziati e anche tra i teologi. L’ominizzazione sarebbe avvenuta contemporaneamente in più luoghi (si pensa oggi in Africa). Adamo ed Eva sarebbero solo dei simboli dell’umanità in genere. Alcuni teologi accolgono questa idea (cfr. De Fraine), altri no, come ad esempio Pio XII nell’enciclica Humani generis (1950, AAS p. 576). È difficile accogliere l’idea di poligenismo per le molte difficoltà teologiche che suscita. Lasciamo che la scienza progredisca; ma che sia vera scienza. Dall’opposizione tra il vecchio e il nuovo Adamo (in 1Cor 15:45) pare più logica la presenza di due individui iniziali. Dal momento che il nuovo Adamo (Yeshùa) è una persona vera e unica, è logico pensare che tale sia stato pure il primo Adamo. La scienza non ha nulla da opporvi. È così.

   Eva dalla costola. Per alcuni esegeti la spiegazione di tale fatto starebbe nel simbolismo sumero dove Nin-ti è contemporaneamente dea della costola e della vita. Il racconto biblico intenderebbe dire che Eva provenne da Adamo; il simbolismo della costola sarebbe stato tratto dal sumero dove il vocabolo “costa” (til) indica pure “vita”, per cui Eva, “madre di tutti i viventi” (Gn 3:30), era bene presentata come lo sviluppo della “costa” (vita) di Adamo. Fuori simbolismo si vorrebbe dire che Eva proviene in qualche modo dalla “vita” di Adamo, simboleggiata dalla sua costola. D’altra parte, nei due racconti della creazione si hanno descrizioni diverse:

 

Gn 1:27

“Dio creava l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”

Gn 2:22

“E Geova Dio edificava dalla costola che aveva preso dall’uomo una donna”

(TNM)

   Riguardo alla presunta “costola” d’Adamo si veda lo studio Eva da una costola di Adamo? nella sezione La donna nella Bibbia.

   Miracoli. Non si può discutere con chi confonde problemi scientifici con problemi di fede. La fede è una confessione spirituale, la scienza naturale è una conoscenza scientifica. Questa conoscenza è verificabile da chiunque possegga i metodi adeguati e non ha assolutamente niente a che fare con la fede. Si possono conseguire dei risultati scientifici solo se si usano metodi scientifici. La scienza naturale è una scienza profana. La fede in questo campo non può svolgere nessuna indagine. Anche uno scienziato che ha fede, come scienziato può dire qualcosa soltanto sulla origine del mondo, ma mai sulla creazione. Se cerca di farlo, egli oltrepassa i limiti della sua competenza e delle sue possibilità di scienziato. E allora la fede (anche la sua propria fede!) dovrebbe richiamarlo all’ordine.