Il Dio d’Israele – La storia biblica

Oggi il concetto di storia è quello sviluppatosi con l’illuminismo e definito nel 19° secolo. In ambito religioso si parla di storia della salvezza, che è una storia opposta e diversa da quella profana dei libri scolastici. Nella Bibbia che tipo di storia c’è? Né l’una né l’altra. Se si valuta tra le due alternative (storia profana o storia della salvezza), si commette lo stesso errore che commettono le persone che appartengono a una religione quando dicono: “Sono cattolico” oppure “sono protestante” oppure “sono Testimone di Geova”. In questa visuale, tipicamente religiosa, una persona è quello che è (ha una nazionalità, un’occupazione e diverse caratteristiche comuni a tante altre persone), in più è poi appartenente a una certa religione. Un ebreo biblico, invece, non avrebbe mai detto di essere un israelita di religione ebraica. La parola “religione” non compare mai nella Bibbia, e non esiste neppure nel vocabolario ebraico antico. Per l’ebreo dei tempi biblici tutto, tutta la sua vita, ogni cosa che faceva era ciò che noi oggi chiameremmo religione. Alzarsi al mattino, mangiare, perfino andare al gabinetto, era una pratica vissuta nell’ubbidienza alle norme divine. Gli ebrei biblici non avevano una vita loro e poi dei momenti riservati alla “religione”, come avviene oggi. Tutta la loro vita era “religione”. Così è per la storia biblica. Tutto ciò che avviene nella storia del popolo ebraico avviene perché c’è un’iniziativa di Dio e il popolo risponde ubbidendo o disubbidendo. Gli eventi successivi, che costellano la storia, ne sono le conseguenze. In Israele non esiste un avvenimento dovuto semplicemente ad un ciclo storico. Quando l’Impero Romano subì le invasioni barbariche, ci furono certe cause che possiamo studiare nei libri scolastici di storia. Ciò vale per tutte le guerre e per tutti i capovolgimenti storici. Quando però il Regno di Giuda fu invaso e conquistato dai babilonesi, fu perché Dio aveva abbandonato il suo popolo a se stesso per la loro disubbidienza.

   La storia di Dio con il suo popolo inizia all’Esodo. Non perché si trattò di una delle tante migrazioni in cerca di una vita migliore, ma perché Dio liberò Israele. Oggi noi possiamo leggere un sommario della nostra storia, quella italiana, in un qualsiasi libro di storia. Il sommario della storia di Israele era invece fatto dal genitore ebreo ai suoi figli in questi termini:

“Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: «Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che il Signore, il nostro Dio, vi ha date?» Tu risponderai a tuo figlio: «Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi miracoli e prodigi grandi e disastrosi contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa, e ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi e di temere il Signore, il nostro Dio, affinché venisse a noi del bene sempre ed egli ci conservasse in vita, come ha fatto finora. Questa sarà la nostra giustizia: l’aver cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti al Signore nostro Dio, come egli ci ha ordinato»”. – Dt 6:20-25.

   La liberazione dall’Egitto segna l’inizio della storia di Dio con Israele. Questo è il cardine su cui poggia tutta Israele ed è sempre al centro della sua storia (cfr. Gdc 6:13). Anche i Comandamenti si basano su ciò, iniziando con questa dichiarazione solenne: “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (Es 20:2). Escludendo i soli libri sapienziali, in tutta la Bibbia ebraica perdura la memoria dell’incontro con il Dio che libera e che salva all’inizio della storia ebraica. Non si tratta di semplice ricordo di un evento ormai relegato all’antico passato. Quando nel Tanàch si legge: “Il terzo mese da che i figli d’Israele erano usciti dal paese d’Egitto, lo stesso giorno, giunsero nel deserto del Sinai” (Es 19:1, TNM), la Bibbia in verità dice: בַּיֹּום הַזֶּה (bayòm hazèh), “nel giorno il questo”. Il passo dice, effettivamente: “Nel terzo mese dall’uscita dei figli di Israele dalla terra d’Egitto, in questo giorno arrivarono al deserto del Sinày”. Perché la Scrittura dice: “In questo giorno”, e non in ‘quel giorno’, come apparirebbe più logico? Per l’uomo avvenne in quella data. Nel tempo Dio accade sempre: il suo popolo esce anche oggi, ogni giorno, dall’Egitto e oggi riceve la sua Toràh.

Il Dio d’Israele, Salvatore permanente del suo popolo

   La liberazione degli ebrei, operata da Dio e di cui essi fecero esperienza, non solo dà inizio alla storia del popolo ebraico, ma significa anche che Dio è destinato a rimanere il Salvatore del popolo ebraico, che è suo. Yhvh è il Dio che salva. Di ciò gli ebrei continueranno a fare esperienza, sia collettivamente sia come individui.

   La salvezza dall’Egitto è seguita da molte altre azioni salvifiche sperimentate dagli ebrei lungo il loro camino verso la Terra Promessa. Anche dopo, al tempo dei Giudici, quando Dio faceva “sorgere dei giudici, che li liberavano dalle mani di quelli che li spogliavano” (Gdc 2:16). L’esperienza del Dio salvatore è così continua che al culmine della desolazione, il lamento collettivo si alza verso Dio implorando la sua liberazione (cfr. Lam). Nel Sl 80 il salmista non solo prega veementemente “vieni a salvarci!” (v. 2) ma rammenta gli atti salvifici di Dio: “Portasti fuori dall’Egitto una vite; scacciasti le nazioni per piantarla; tu sgombrasti il terreno ed essa mise radici e riempì la terra”. – Vv. 8,9.

   Durante l’esilio babilonese dei giudei, la liberazione di Dio è annunciata con i toni di un nuovo esodo: “Io li condurrò sul mio monte santo” (Is 56:7), “Chi si rifugia in me possederà il paese, erediterà il mio monte santo. Si dirà: «Aggiustate, aggiustate, preparate la via, togliete gli ostacoli dalla via del mio popolo!»”. – Is 57:13,14.

   Il Dio salvatore è presente, di fatto, in tutto il Tanàch, nei libri storici, nei Profeti e nei Salmi.

   Dio salva anche gli individui, l’umanità e tutte le creature. Nel salmi individuali si parla spesso dell’azione salvifica di Dio. “Egli rialza il misero dalla polvere” (Sl 113:7), si prende cura di un ragazzo che sta morendo per la sete (Gn 21:15-20). Sono tanti di atti salvifici di Dio rivolti a singole persone. Perfino al Diluvio, in cui l’umanità peccatrice è distrutta, c’è Dio che salva, preservando un resto dell’umanità e degli animali. L’azione salvifica di Dio non ha limiti: si verifica nel popolo di Dio, nella vita dei singoli, a favore di tutta l’umanità e anche degli animali. Riconoscendo questa verità, Paolo dirà che Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2:4), e Pietro gli farà eco dicendo pure che Dio “non desidera che alcuno sia distrutto” (2Pt 3:9, TNM). La massima salvezza, per tutta l’umanità, Dio la attua tramite Yeshùa.

Gli elementi dell’atto salvifico

   Nelle Scritture Ebraiche si parla di Dio Salvatore e della salvezza in un modo che potrebbe apparire strano. Infatti, più che della salvezza in sé si parla del processo del salvare. Più che una storia della salvezza, la Bibbia ebraica contiene la storia delle gesta salvifiche operate da Dio. Leggiamo così di una serie di eventi in cui la salvezza è attuata in modi diversi e molteplici. La struttura rimane però sempre la stessa: necessità nel bisogno, invocazione e richiesta di aiuto, ascolto da parte di Dio, azione salvifica di Dio, risposta dei salvati. Si noti come questa struttura, composta da cinque elementi, sia presente e risalti con evidenza in quello che è il credo di Israele:

 

 

Elemento

Vv.

Dt 26

Storia precedente

5

“Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come straniero con poca gente e vi diventò una nazione grande, potente e numerosa”.
1

Bisogno

6

“Gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitù”.

2

Invocazione

7a

“Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri”.

3

Ascolto

7b

“Il Signore udì la nostra voce, vide la nostra oppressione, il nostro travaglio e la nostra afflizione”.

4

Salvezza

8,9

“Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con potente mano e con braccio steso, con grandi e tremendi miracoli e prodigi, ci ha condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorrono il latte e il miele”.

5

Risposta

10,11

“E ora io porto le primizie dei frutti della terra che tu, o Signore, mi hai data! Le deporrai davanti al Signore Dio tuo, e adorerai il Signore, il tuo Dio; ti rallegrerai”.

 

   In questo credo non sono riportati semplicemente degli eventi storici avvenuti in quella occasione, ma è elencato un processo o procedimento continuo nella storia di Israele.

   Si noti poi che si sono tre elementi particolari (invocazione, ascolto e risposta) che fanno dell’evento salvifico un evento dialogico (dialogo tra Dio e chi necessita di salvezza). Gli altri due elementi (bisogno e salvezza) sono comuni a qualsiasi altra circostanza in cui una persona è salvata. Ad esempio, quando una nave affonda, i soccorritori salvano i naviganti in pericolo; oppure, in una casa che brucia, i vigili del fuoco salvano le persone che vi sono all’interno. Solo negli atti salvezza operati da Dio c’è un dialogo: lo si invoca, lui ascolta e chi è salvato risponde.