Sl 72 – Il regno pacifico del re messia (ND*)

* Nella Nuova Diodati le parole scritte in corsivo indicano parole che il traduttore ha aggiunto al testo ebraico; la parola “Eterno” traduce il tetragramma (יהוה) e la parola “DIO” in tutto MAIUSCOLO traduce l’ebraico elohìm.

1 [Salmo di Salomone.] 1, 2 O DIO, dai tuoi giudizi 3 al re e la tua giustizia al figlio del re,

2 ed egli giudicherà il tuo popolo con giustizia e i tuoi afflitti con rettitudine. 4

3 I monti porteranno pace al popolo e i colli giustizia. 5

4 Egli farà giustizia agli afflitti del popolo, salverà i figli del bisognoso e schiaccerà l’oppressore. 6

5 7 Essi ti temeranno 8 finché dureranno il sole e la luna, per tutte le generazioni.

6 Egli scenderà come pioggia 9 sull’erba falciata, come un acquazzone che annaffia la terra.

7 Nei suoi giorni il giusto fiorirà e vi sarà abbondanza di pace finché non vi sia più luna. 10

8 11 Egli regnerà da un mare all’altro e dal fiume fino alle estremità della terra. 12

9 Gli abitanti del deserto 13 s’inchineranno davanti a lui, e i suoi nemici leccheranno la polvere.

10 I re di Tarshish 14 e delle isole 15 gli pagheranno il tributo, i re di Sceba 16 e di Saba 17 gli offriranno doni.

11 Sì, tutti i re lo adoreranno e tutte le nazioni lo serviranno.

12 18 Poiché egli libererà il bisognoso che grida, e il misero che non ha chi lo aiuti.

13 Egli avrà compassione del debole e del bisognoso e salverà la vita 19 dei bisognosi.

14 Egli riscatterà la loro vita dall’oppressione e dalla violenza, e il loro sangue sarà prezioso davanti a lui.

15 Ed egli vivrà; e gli sarà dato l’oro di Sceba, 20 si pregherà per lui 21 del continuo, e sarà benedetto tutto il giorno.

16 22 Vi sarà abbondanza di grano sulla terra, sulla sommità dei monti; le sue spighe ondeggeranno come gli alberi del Libano, e gli abitanti delle città fioriranno come l’erba della terra. 23

17 Il suo nome durerà in eterno, il suo nome sarà propagato finché vi sarà il sole; e tutte le nazioni 24 saranno benedette in lui e lo proclameranno beato.

18 Benedetto sia l’Eterno DIO, il DIO d’Israele; egli solo fa meraviglie.

19 Sia benedetto in eterno il suo nome glorioso, e tutta la terra sia ripiena della sua gloria, Amen, amen.

Salmi 72:20 Qui finiscono le preghiere di Davide, figlio d’Isai.

 

Note:

Si tratta di un salmo d’intronizzazione del re, trasformato poi in un salmo messianico il cui orizzonte travalica i confini della Palestina.

1 Non si capisce perché i revisori della versione di Giovanni Diodati mettano tra parentesi quadre: “[Salmo di Salomone.]”. Casomai dovrebbe essere solo la parola “salmo” ad essere messa tra quadre, non appartenendo al testo. L’ebraico ha semplicemente לִשְׁלֹמֹה (lishlomò), “li Salomone”, che sta ad indicare che il salmo è di Salomone. Anche il Sl 127 è riferito al re Salomone, sempre con la formula lishlomò. Quel li iniziale, premesso al nome, sta ad indicare l’autore. Si tratta del cosiddetto làmed auctoris (il làmed dell’autore); il làmed è la lettera ebraica ל, che viene tradotta con “l”. Qualche sprovveduto potrebbe tradurre “per Salomone”, perché il làmed iniziale generalmente significa “per”; qualche altro sprovveduto potrebbe tradurre “circa/relativamente a Salomone”, perché il làmed iniziale può anche significare “riguardo a”; ma non si tratta qui di nessuno dei due casi. TNM non comprende che si tratta di un làmed auctoris e traduce: “Riguardo a Salomone”, come se l’autore non fosse Salomone, ma un altro che nel salmo parla di Salomone. Anzi, il direttivo transoceanico di Brooklyn saprebbe perfino di chi si tratta: “Il salmo fu scritto dal padre di Salomone, il re Davide. La soprascritta legge: ‘Riguardo a Salomone’. Evidentemente fu scritto dall’anziano re Davide riguardo a Colui che avrebbe ereditato il suo trono” (La Torre di Guardia del 1° novembre 1996, pag. 5). In pratica il direttivo se la canta e se la suona da solo, perché prima afferma come si dovrebbe leggere la soprascritta e poi decide pure chi è l’autore. Non si capisce allora perché la soprascritta di questo salmo dovrebbe leggersi “riguardo a Salomone”, mentre quella del Sl 14 dovrebbe leggersi “di Davide” (TNM), dato che tutte e due hanno come iniziale il làmed auctoris. Anzi, a questo punto, vogliamo approfondire di più esaminando tutte le soprascritte, indicando quelle tradotte correttamente da TNM , quelle errate e quelle in cui c’è incongruenza perché di fronte alla stessa identica soprascritta ci sono due diverse traduzioni:

Salmi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 34, 35, 36, 37, 37, 38, 39, 40, 41, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 68, 69, 70, 86, 101, 108, 109, 110, 131, 133, 138, 139, 140, 141, 142, 143, 144, 145

 

Soprascritta

nel testo ebraico

לְדָוִד

ledavìd

TNM: “Di Davide”

 

Salmi 42, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 84, 85, 87, 88

Soprascritta

nel testo ebraico

לִבְנֵי־קֹרַח

livne-qòrakh

TNM: “Per i figli di Cora”, “Dei figli di Cora”

 

Salmi 50, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 83

Soprascritta nel testo ebraico

לְאָסָף

leasàf

TNM: “Di Asaf”

 

Salmo 72

Soprascritta nel testo ebraico

לִשְׁלֹמֹה

lishlomò

TNM: Riguardo a Salomone”

Salmo 127

Soprascritta nel testo ebraico

לִשְׁלֹמֹה

lishlomò

TNM: “Di Salomone”

 

Salmo 89

Soprascritta nel testo ebraico

לְאֵיתָן

leetàn

TNM: “Di Etan”

 

Salmo 90

Soprascritta nel testo ebraico

לְמֹשֶׁה

lemoshè

TNM: “Di Mosè”

 

Salmo 102

Soprascritta nel testo ebraico

לְעָנִי

leonì

TNM: “Di [un] afflitto”

 

   Si notino i due pesi e le due misure pur di fronte alla stessa identica espressione ebraica. Si noti anche che l’autore del salmo è sempre indicato premettendo al nome il suffisso ל (l), il famoso làmed auctoris o elle ebraico dell’autore.

2 Inizia qui, fino al v. 4, la prima parte del salmo. Tratta della giustizia e della pace indefettibile del re.

3 “Tuoi giudizi”: meglio la versione al singolare, “il tuo giudizio”. In ebraico c’è il plurale, ma in italiano – dato che è Dio a dover donare il giudizio – sta meglio il singolare. TNM trasforma nel pomposo “le tue proprie decisioni giudiziarie” (la sola parola ebraica מִשְׁפָּטֶיךָ, mishpatècha, viene trasformata in ben cinque parole: “le tue proprie decisioni giudiziarie”; è un’inutile complicazione). Ma il punto è che in questa traduzione non è stato capito il vocabolo ebraico. Infatti, si chiede a Dio non di giudicare il re ma di donargli di essere giudizioso. Il duplice dono chiesto a Dio per il re è la capacità di giudizio e la capacità di essere giusto. Noi diremmo: giusto e giudizioso.

4 “Con rettitudine” o “con giustizia” (TNM). Letteralmente, l’ebraico ha la stessa identica parola di prima: מִשְׁפָּט (mishpàt). Ecco il v. 2 in due versioni confrontate con l’originale ebraico:

   Ebraico (letterale): “Giudicherà popolo di te con giustizia e umili di te con giudizio”.

   TNM: “Perori egli la causa del tuo popolo con giustizia e dei tuoi afflitti con decisione giudiziaria”.

   PdS: “Governi il tuo popolo con giustizia e difendi i tuoi poveri con giuste sentenze”.

5 Immagine molto bella in cui la natura si associa alla gioia della gente. In genere le versioni si attengono al Testo Masoretico che ha “con giustizia”: “Per questa giustizia anche monti e colline diano al popolo la pace” (PdS), “I monti rechino pace al popolo, anche i colli, mediante giustizia”. Ma il testo è corrotto. Meglio tradurre “giustizia” come complemento oggetto, come fa ND: “I monti porteranno pace al popolo e i colli giustizia”. Il binomio mette in risalto che non vi è pace dove manca la giustizia ed il popolo è oppresso.

6 “Schiaccerà l’oppressore” (che diventa, chissà perché, il “frodatore” per TNM). Qualche studioso ritiene che si tratti di un’aggiunta marginale di qualche copista che, non contento del bene fatto ai poveri, sente il bisogno di aggiungervi delle minacce agli oppressori. Questa ipotesi è sostenuta adducendo il fatto che manca il parallelismo. La teoria non è strampalata, perché tutti i versi sono composti di due emistichi, mentre solo qui al v. 4 si anno tre emistichi.

7 Inizia qui la seconda parte, fino al v. 7.

8 “Ti temeranno”. Il v. 5 viene reso: “Essi ti temeranno finché dureranno il sole e la luna, per tutte le generazioni”, ma il testo ebraico è corrotto e ha letteralmente: “Te temeranno quanto [il] sole e come [la] luna”. Con tutta probabilità la parola יִירָאוּךָ (yyraùcha), “ti temeranno” è una corruzione della parola יאריך (yaarìch), “durerà”. Si noti come sono simili:

 

יִירָאוּךָ

yyraùcha

“ti temeranno”

 

יאריך

yaarìch

“durerà”

 

  “Ti temeranno con il sole e davanti alla luna” (TNM, nota in calce) non ha molto senso ed è in ogni caso fuori contesto. La nuova frase – accettando “durerà” – si innesta bene nel contesto e suona: “[Il re] giudicherà gli umili del popolo, salverà i figli del povero, (schiaccerà l’oppressore), durerà quanto il sole e come la luna”. La LXX, infatti, intende così:

 

συμπαραμενεῖ τῷ ἡλίῳ καὶ πρὸ τῆς σελήνης

sümparamenèi to elìo kài pro tes selènes

rimarrà insieme al sole e davanti alla luna

   Anche la Vulgata accetta la stessa lezione: “Permanebit cum sole et ante lunam” (“Permarrà con il sole e davanti alla luna”). L’augurio di durata eterna rivolto al re s’intende riferito al suo regno che passerà di padre un figlio: i suoi discendenti si succederanno senza che la sua dinastia si interrompa.

9 I benefici di questo re sono paragonati a quelli della pioggia che, inondando il suolo arido del Medio Oriente, lo fa prosperare. Meno bene alcuni studiosi vi vedono un’allusione al messia, come se dovesse scendere dal cielo.  In Os 6:3 si legge riguardo a Dio: “Egli verrà a noi come la pioggia, come la pioggia di primavera che annaffia la terra”, ma questa è solo un’immagine per dire che verrà sicuramente e che occorre attenderlo, proprio come si fa con la pioggia. “La sua venuta è certa, come quella dell’aurora”, dice lo stesso versetto. E riguardo alla parola divina dice Is 55:10,11: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”. Si tratta di immagini concrete che l’ebreo sostituisce alle astrazioni che proprio non digerisce. Leggere all’occidentale (alla lettera) è quindi da sciocchi.

10 Ai suoi giorni fiorirà giustizia e pace. L’era messianica durerà finché gli astri si estingueranno in cielo.

11 La terza parte inizia qui, al v. 8, e prosegue fino a tutto il v. 11. Vi si parla del dominio sui nemici.

12 “Da un mare all’altro”: dal Mar Rosso al Mar Mediterraneo. Il “fiume” è l’Eufrate. Sono indicati qui i confini ideali del regno unito di Israele, attesi specialmente nella visione messianica. “Vagando da un mare all’altro, dal settentrione al levante, correranno qua e là in cerca della parola del Signore” (Am 8:12). “Quel giorno si verrà a te, dall’Assiria fino alle città d’Egitto, dall’Egitto sino al fiume, da mare a mare e da monte a monte”. – Mic 7:12.

13 “Gli abitanti del deserto”: espressione resa fin troppo gentile da ND. La parola ebraica è צִיִּים (tzyìym), parola da cui TNM, che ama complicare la vita con strane pomposità, ne ricava ben sei!, traducendo tzyìym con: “Gli abitanti delle regioni senz’acqua”, per poi indicare nella nota in calce: “I demoni”. Tuttavia, queste traduzioni mostrano il tentativo di dare un senso a questa parola che è fuori contesto. Si veda anche la traduzione della Luzzi: “Davanti a lui s’inchineranno gli abitanti del deserto”. Il fatto è che צִיִּים (tzyìym) indica le “bestie del deserto”: “Vi riposeranno le bestie del deserto [צִיִּים (tzyìym); “i frequentatori delle regioni aride” per TNM]” (Is 13:21). Lo ricordiamo ancora: il testo è corrotto. Probabilmente va corretto in צרים (tzarìm), “avversari”. Anche qui si noti la somiglianza tra le due parole:

 

ציים

tzyìym

“bestie del deserto”

 

צרים

tzarìm

“avversari”

   Si noti come le lettere ר e י si possano confondere, specialmente in testi antichi scritti a mano e mal conservati. Si aggiunga il fatto che l’ebraico è scritto senza vocali.

   Accettando in צרים (tzarìm), “avversari”, tutto fila e il parallelismo riappare:

“Gli avversari s’inchineranno davanti a lui,

e i suoi nemici leccheranno la polvere”.

14 “Tarshish”. Probabilmente si tratta di Tartesso, a sud della Spagna.

15 Le “isole” sono quelle del Mediterraneo.

16 “Sceba” indica la parte sud-ovest dell’Arabia.

17 “Saba” va ricercata a sud-ovest del Mar Rosso, In Is 43:3 è citata insieme all’Etiopia: “L’Etiopia e Seba”. – TNM.

18 La sezione dei vv. 12-15 parlano dell’attenzione che il re ha per i miseri.

19 “Salverà la vita”: traduzione interpretativa. Meglio TNM: “Salverà le anime [נַפְשֹׁות (nafshòt)] dei poveri”. In ebraico נפש (nèfesh), “anima”, indica la persona. Nulla a che fare con l’anima platonica del paganesimo ripresa poi dal cattolicesimo e conservata nel protestantesimo. Nella Bibbia l’anima è la persona stessa: “Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”. – Gn 2:7.

20 “Egli vivrà; e gli sarà dato l’oro di Sceba”: si tratta di una glossa esplicativa (un’annotazione a margine del testo) che è stata spostata dal v. 10. Va eliminata. Il v. 15, infatti, a tre emistichi anziché i soliti due.

21 “Si pregherà per lui”. La traduzione falsa il senso del testo ebraico. Anche TNM ha “In suo favore si faccia preghiera di continuo”, facendo intendere che si stia pregando per il re. Di certo i traduttori sono influenzati dal loro pensiero occidentale. L’idea del povero che prega per il suo benefattore e lo benedice è naturale per noi occidentali. Non così per gli ebrei. Per gli ebrei era più ovvio che fosse un potente (qui nel salmo il re messianico) a intercedere in favore del povero con la sua preghiera. Una buona traduzione del passo è quindi: “Egli [il re messia] pregherà per lui [il povero] continuamente, ogni giorno lo benedirà”. Si vedano, a conferma, i seguenti passi:

“Abraamo pregò Dio e Dio guarì Abimelec, la moglie e le serve di lui”. – Gn 20:17.

“Il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò il Signore”. – Nm 11:2.

“Samuele disse: ‘Radunate tutto Israele a Mispa, e io pregherò il Signore’”. – 1Sam 7:5.

“Il re Sedechia mandò Ieucal . . . dal profeta Geremia, per dirgli: ‘Prega per noi il Signore, nostro Dio’”. – Ger 37:3.

“Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi”. – Rm 8:34.

“[Yeshùa] vive sempre per intercedere”. – Eb 7:25.

“[Yeshùa è entrato] nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi”. – Eb 9:24.

“Abbiamo un soccorritore presso il Padre, Gesù Cristo, il giusto”. –  1Gv 2:1, TNM.

22 La sezione occupata dai vv. 16 e 17 parla della fertilità della terra e della gloria del re.

23 Il v. 16, come si trova ora nel Testo Masoretico, è intraducibile. Vediamone il testo e poi come tentano di renderlo alcune versioni.

יְהִי פִסַּת־בַּר ׀ בָּאָרֶץ בְּרֹאשׁ הָרִים יִרְעַשׁ כַּלְּבָנֹון פִּרְיֹו וְיָצִיצוּ מֵעִיר כְּעֵשֶׂב הָאָרֶץ׃

beròsh harìym yràsh kalvanòn firiò veyatzìtzu meìyr keèsev haàretz

su cima monti ondeggerà come Libano frutto di lui e fioriranno da città come erba la terra

CEI (in 71:16)

“Abbonderà il frumento nel paese, ondeggerà sulle cime dei monti; il suo frutto fiorirà come il Libano, la sua messe come l’erba della terra”.

Luzzi

“Vi sarà abbondanza di grano nel paese, sulla sommità dei monti.

Ondeggeranno le spighe come fanno gli alberi del Libano, e gli abitanti delle città fioriranno come l’erba della terra!”

TNM

“Ci sarà abbondanza di grano sulla terra; in cima ai monti ci sarà sovrabbondanza.

Il suo frutto sarà come il Libano, e quelli della città fioriranno come la vegetazione della terra”.

NR

“Vi sarà abbondanza di grano nel paese, sulle cime dei monti.

Ondeggeranno le spighe come fanno gli alberi del Libano

e gli abitanti delle città fioriranno come l’erba della terra”.

 

   Per dare un senso, i traduttori hanno compiuto una correzione lecita. Hanno corretto l’incomprensibile פִסַּת (pisàt) in shèpa (שפע), “abbondanza”. Inoltre, i traduttori hanno dovuto correggere מֵעִיר (meìyr), “da città”, in עיר (yr), “città”. Il versetto associa la natura alla gioia generale e la prosperità accompagna l’intronizzazione del nuovo re. Prima viene contemplata la fecondità della pianura e delle montagne, poi si contempla lo sviluppo delle città.

24 “Tutte le nazioni”. In origine il testo, ora corrotto, doveva avere “in lui saranno benedette tutte le famiglie della terra e si feliciteranno tutte le nazioni”. Il testo, infatti, appare monco, avendo letteralmente: “In lui saranno benedette, tutte le nazioni si feliciteranno”. Manca il soggetto della frase “in lui saranno benedette”; e non si può far dipendere la frase da “tutte le nazioni” perché manca la congiunzione “e”. Infine, manca il parallelismo. La ricostruzione che abbiamo proposto si basa su Gn 28:14 dove la frase è completa: “Tutte le famiglie della terra saranno benedette in te” (cfr. anche 18:18 e 22:18). A conferma che la ricostruzione è giusta abbiamo la testimonianza della LXX che ha sia “tutte le famiglie della terra” (πᾶσαι αἱ φυλαὶ τῆς γῆς, pàsai ai fülài tes ghes) che “tutte la nazioni” (πάντα τὰ ἔθνη, pànta ta èthne). Così anche la Vulgata: “Benedicentur in ipso omnes tribus terrae omnes gentes beatificabunt eum”. Evidentemente, la parte mancante nel Testo Masoretico è caduta.

Altre note:

   Anche in questo salmo il senso messianico è solo tipico. Direttamente il salmo tratta della dinastia davidica, ma in senso più profondo e pieno tratta del Messia, il re ideale, il re per eccellenza.