Excursus – La storia della scrittura

L’essere umano, intelligente e raziocinante, ha il desiderio di comunicare il suo pensiero e i suoi sentimenti ad altri. Mezzi di comunicazione sono: il canto, la musica, il gesto, la danza, la raffigurazione e la scrittura.

   Sin da piccolo il bambino emette suoni vocalici per comunicare. Per imitazione imparerà presto la lingua materna, capendo che una parola è associata ad un certo elemento e imparando poi che più parole accostate formano un concetto completo. In età scolare imparerà che il concetto si esprime anche mediante la scrittura.

   Nella scrittura il concetto è espresso utilizzando elementi primari, ognuno dei quali è rappresentato da un segno grafico. È l’accostamento di questi segni che forma l’espressione grafica, il testo, che esprime il concetto.

   I segni grafici più ovvi e naturali sono le figure naturalistiche. È così che presero forma le prime scritture: il disegno di un uccello, ad esempio, è eloquente di per sé. Indipendentemente dalla lingua parlata, un disegno è comprensibile a tutti. Il passo successivo fu un segno astratto, intrinsecamente privo di significato, comprensibile però a chi adottava quel codice. Così, mentre disegnando una casa, tutti capiscono, tracciando una X questo segno assume un certo significato secondo chi lo adotta. I numeri rientrano in questa categoria. I segni grafici si suddividono in pittogrammi (raffigurazioni naturalistiche di uomini, animali o cose), ideogrammi (segni grafici che riproducono l’idea, come i geroglifici egizi e i segni cuneiformi assiro-babilonesi) e fonogrammi (segni astratti che possono indicare più suoni, oltre che uno solo; essi si distinguono in policonsonantici, polisillabici, monosillabici e alfabetici).

   Tutta la vita umana è stata ed è un continuo progresso. Dal 4000 circa fino al 3000 circa a. E. V. si ebbe una rapidissima successione di innovazioni: con l’agricoltura e l’allevamento si formarono comunità relativamente stabili, economicamente autosufficienti, e iniziò la difesa della proprietà. Tali comunità, prima sparse, vennero facendosi più numerose e consistenti nella Valle del Nilo e nella Mesopotamia. Sorse la divisione del lavoro in gruppi impegnati in attività diverse. Di conseguenza, iniziò lo scambio dei prodotti e l’istituzione di un potere centrale che organizzasse le attività dei gruppi. La ricerca delle materie prime si spinse in regioni anche lontane e le spedizioni presto si stabilizzarono, colonizzando. Nella Valle del Nilo e nella Mesopotamia lo sfruttamento più razionale delle acque per un miglior rendimento dei campi portò le comunità, una volta autosufficienti, a unirsi fra loro in distretti e poi in nazioni; ciò avveniva non sempre pacificamente, più spesso con la guerra. Nacque così lo stato come struttura amministrativa con un capo, dei ministri e dei funzionari a vari livelli. Per mantenere tutto questo apparato statale s’istituì la tassazione. Attraverso il potere economico, lo stato rafforzò il proprio potere politico; sorse allora la divisione in classi, a capo delle quali vi era un’aristocrazia che iniziò a occuparsi sempre più delle proprie necessità voluttuarie (e, per certi versi, spirituali) anziché di quelle vitali. Nacque così l’architettura dei templi, delle tombe e dei palazzi, con le loro sculture e pitture. Nacquero le scienze (la matematica, la chimica dei colori, l’astronomia, la medicina) e perfino la poesia.

   Con tutto questo progresso, il parlare e il sapere tramandato – basato solo sulla memoria – non bastava più. C’era ora l’esigenza della scrittura, di qualcosa che fissato su materiale durevole permanesse. Ci fu allora l’adozione di una serie di figure che, tracciate su un supporto duraturo, rappresentavano i concetti: nasceva la scrittura! Le figure si usarono poi non più per indicare cose ma nomi e suoni (fonografia). Successivo progresso ci fu riducendo la fonografia (troppo carica di segni) a elementi indicanti un solo suono. Eccoci allora arrivati all’alfabeto!

   Scrittura egiziana. In Egitto fu adottata come scrittura (verso il 3500 a. E. V.) una serie di figure dette geroglifici. Queste figure furono impiegate sia come ideogrammi (rappresentanti idee) sia come fonogrammi (rappresentanti suoni). I fonogrammi potevano indicare più consonanti o una sola consonante. In seguito, la scrittura egiziana si sviluppò in tre tipi: geroglifica (scolpita su pietra e poi usata anche su papiro per testi religiosi, disposta in colonna o in linee), ieratica (forma corsiva della scrittura geroglifica, usata esclusivamente sul papiro; sia le colonne sia le linee vanno da destra verso sinistra), demotica (un corsivo particolare usato nella bassa epoca; i segni sono disposti in linee da destra verso sinistra).

   Scrittura sumerica o cuneiforme. Originariamente in Mesopotamia esistevano due scritture: la sumerica e la proto-elamita, entrambe geroglifiche. Dalla scrittura sumerica derivò la sumero-accadica o babilonese, formata da segmenti rettilinei a forma cuneo, da cui il nome di “cuneiforme”. Gli accadi, stanziandosi in Elam, accettarono tale scrittura, poi adattata alla lingua locale e modificata progressivamente sino a che, sotto la dominazione persiana, divenne autonoma, pur rimanendo cuneiforme; questa scrittura risultante prende il nome di neo-elamita o susiana (Susa era la capitale dell’Elam). Dalla scrittura sumero-accadica derivò anche, sotto Dario I, la scrittura persiana, sempre cuneiforme.

   L’uso dei pittogrammi per indicare una parola omofona fu alla base della creazione della scrittura fonetica. La scrittura divenne così un sistema misto, ideografico e fonografico. In seguito, per la necessità di esprimere la lingua accadica con la propria scrittura, i sumeri complicarono notevolmente la loro scrittura: all’ideogramma spesso si aggiungeva un fonogramma per precisare il significato voluto fra i molti indicati dall’ideogramma. Questo sistema, anche se complesso e poco chiaro, fu adottato in tutto l’oriente, compreso l’Egitto. In Siria il cuneiforme venne adottato adattandolo alla lingua neo-semitica locale, riducendolo a 32 segni alfabetici consonantici.

   Scrittura ittita. Gli ittiti usarono due sistemi di scrittura: il cuneiforme e un sistema di geroglifici indigeni. Questi geroglifici ittiti sono costituiti da una trentina di caratteri alfabetici, un centinaio di caratteri sillabici, altri per parole, usati sia come ideogrammi sia come fonogrammi.

   La scrittura in India. Nella Valle dell’Indo si sono trovate delle tracce di una civiltà fiorita attorno al 2500 a. E. V., i cui reperti, sigilli e amuleti, si presentano con geroglifici, di cui alcuni erano forse fonetici (la lingua, ancora ignota, è allo studio). Nel 3° secolo a. E. V. fu adottata una scrittura sillabica, derivata dall’aramaico.

   La scrittura a Creta. Ne sono state scoperte di quattro tipi, forse stadi successivi, tracciati su tavolette di argilla: geroglifico arcaico, geroglifico recente, lineare arcaico e lineare recente (80 caratteri fonetici quasi di certo sillabici e con scrittura da sinistra a destra; l’unica decifrata).

   La scrittura a Cipro. Prima dell’arrivo dei greci, nel 5° e 6° secolo a. E. V., Cipro aveva una scrittura sillabica perfetta, che corre da destra a sinistra e consta di 54 segni (5 vocalici e 49 sillabici).  Fu usata per scrivere una lingua indigena e il greco.

   La scrittura in Cina. I primi documenti (1800 a. E. V.) sono incisi con scalpello o stilo su ossi di tartaruga, bronzo e pietra; nel 2° secolo a. E. V. con pennello e inchiostro; nel 1° secolo della nostra èra sulla carta. Il complesso delle figure naturalistiche (essenzialmente pittogrammi) è definito in un sistema di ben 40.000 caratteri che sono usati ancora oggigiorno. La scrittura è scritta in colonne dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra. La scrittura cinese venne adottata dalla Corea e dal Giappone (che la usa tuttora come ideografica-fonetica) nel 4° secolo della nostra èra. Pur parlando lingue diverse, cinesi e giapponesi possono leggere gli stessi libri e le stesse riviste.

   La scrittura a Festo. Il cosiddetto “disco di Festo” (probabilmente del 1700 a. E. V.) è l’unica testimonianza della scrittura a Festo, con i suoi 45 caratteri impressi su argilla.

   La scrittura in America. Maya e Aztechi, nel 2° secolo della nostra èra, adottarono una scrittura puramente pittografica. Tale scrittura non poté evolversi perché questi popoli vennero annientati dagli spagnoli nel 16° secolo.

 

Gli alfabeti

   L’idea dell’alfabeto nacque certamente in Egitto e si precisò fra i semiti occidentali. Possiamo quindi parlare di proto-alfabeti. La scrittura proto-sinaitica potrebbe essere stato un ponte tra l’egizio e il fenicio. Un proto-alfabeto è quello cananeo della Palestina nel 14° secolo a. E. V.. La lingua ugaritica (dal 14° al 12° secolo a. E. V.) adottò il cuneiforme, riducendolo a un alfabeto di 32 consonanti, che si estinse assieme alla città di Ugarit.

   Alfabeto semitico settentrionale. Più antico di quello meridionale, i suoi primi documenti sono in lingua fenicia (semitica), poi ebraica e quindi moabitica. È formato da 22 caratteri lineari consonantici. L’alfabeto semitico settentrionale è conosciuto in varietà diverse: forma fenicia (gli ebrei adottarono il fenicio arcaico con alcune modifiche, costituendo così il paleo-ebraico), forma aramaica (soppiantata dal greco nell’uso ufficiale dopo Alessandro Magno), forma pahlavi (o pehlevi; creata in Persia nel 2° secolo della nostra èra e formata da caratteri aramaici e indigeni), alfabeto ebraico recente o quadrato (derivato dall’aramaico, con influenze del paleo-ebraico).

   Alfabeto semitico meridionale. L’alfabeto semitico meridionale è conosciuto nelle due forme dell’Arabia meridionale e dello Yemen, nel 1000 a. E. V.. Da questo deriva l’alfabeto etiopico. Altra sua forma è l’alfabeto arabo, d’ignota origine, di cui il primo documento è un’iscrizione trilingue (greco, siriaco e arabo) del 512 della nostra èra.

   Alfabeti in India. Dapprima geroglifico, nel 3° secolo a. E. V. ebbe una scrittura in due tipi: una derivata dall’aramaico attraverso la Persia; l’altra di origine ignota, con 32 consonanti e che si scrive da destra verso sinistra.

   Alfabeto in Libia. La scrittura libica usata dai predecessori dei berberi nel 2° secolo a. E. V. era composta da 24 consonanti, scritta in colonna o in linea, da destra verso sinistra. Di origine in parte semitica e in parte indigena, è tuttora viva, sebbene modificata, nella lingua Tuareg.

   Alfabeto in Spagna. Nel 5° secolo a. E. V. furono usati l’alfabeto fenicio e quello greco, oltre a uno che si scriveva da sinistra verso destra.

   Alfabeto greco. Intermediario tra l’alfabeto semitico e quello latino, la sua origine è di sicuro fenicia; fu adattato verso il 1000 a. E. V.. Le prime iscrizioni sono spesso da destra verso sinistra, oppure bustrofediche; dal 500 a. E. V. divennero da sinistra verso destra. Tutti gli alfabeti che poi seguiranno, deriveranno dal greco e verranno propagati per via delle colonie greche sparse dovunque.

   Alfabeto copto. Il nome “copto” deriva da kuft, nome dato dagli arabi ai cristiani di Egitto e alla loro lingua. Questo alfabeto è composto da 24 lettere tolte dal greco e da 7 tolte dal demotico (antica scrittura egizia).

   Alfabeto gotico. Fu inventato nel 4° secolo da un vescovo per scrivere la lingua germanica dei goti e per diffondere fra loro il Vangelo. È composto da 20 lettere tolte dal greco e 6 dal latino.

   Alfabeto armeno. Comparso nel 5° secolo. È costituito in parte da derivazione greca e in parte da derivazione pahlavi persiana.

   Alfabeti slavi. L’alfabeto glagolitico è formato da 40 segni, alfabetici e sillabici, e fu inventato da Cirillo nel 9° secolo per evangelizzare i bulgari. Quello cirillico è più recente; è chiamato così perché la tradizione l’attribuisce a Cirillo (sembra però che sia di Clemente, 10° secolo). Consta di 43 segni quasi tutti alfabetici, dei quali 24 caratteri greci più 19 per i suoni slavi; da esso deriva l’attuale alfabeto russo, semplificato una prima volta da Pietro il Grande e una seconda volta dal regime sovietico e ridotto a 30 lettere. Oggi è usato in Russia, Bulgaria e Serbia, mentre la Croazia usa l’alfabeto latino.

   Alfabeto runico. Si tratta dell’antica scrittura germanica (3°-4° secolo) con 24 lettere semplici e spigolose, forse ispirate ai caratteri greci. Scomparve quando i sassoni si convertirono al cristianesimo (8° secolo); sopravvisse in Scandinavia con i vichinghi.

   Alfabeto ogamico. Prende nome dal mitico Ogam. Si tratta di un alfabeto celtico d’Irlanda e del Galles, del 5°-6° secolo.

   Alfabeto etrusco. Nella sua prima fase adottò un alfabeto greco molto arcaico, ancora formato da molti segni fenici. Con esso si costituì poi l’alfabeto etrusco arcaico, di 26 segni. A questo si affiancano alcuni altri alfabeti nord-etruschi (il subalpino dei territori oggi di Lugano, Sondrio, Bolzano; il felsineo di Bologna; il veneto di Este).  Gli etruschi preferirono poi scrivere la loro lingua nell’alfabeto latino; negli anni di Augusto, essi rinunciarono anche alla loro stessa lingua, che cadde completamente nell’oblio.

   Alfabeti italici. Questi alfabeti compaiono tra il 6° e 5° secolo a. E. V.. Sono classificati in tre gruppi: messapico (dalla Puglia o dalla Calabria) e siculo (derivato dal greco occidentale); piceno (della regione fra Rimini e il Gargano; derivato dal greco occidentale, ma forse in parte tramite l’etrusco); osco (Campania), umbro, falisco (a nord di Roma, predecessore del latino) e latino, derivati dall’etrusco.

   Alfabeto latino. È ancora oggetto di discussione se l’alfabeto latino derivi dall’alfabeto greco occidentale, dall’etrusco o da entrambi.

La scrittura e la Bibbia

   Molti studiosi del 19° secolo pensavano che la scrittura fosse sorta solo dopo la monarchia ebraica, nel 9° secolo a. E. V., quindi almeno cinquecento anni dopo Mosè che visse nel 16° secolo a. E. V.. Si sosteneva perciò che Mosè non aveva potuto scrivere nulla. Ci fu poi la scoperta della biblioteca di Amenofis IV a Tell el-Amarna in Egitto dalla quale risultò che i re cananei si rivolgevano al faraone egizio già prima del 14° secolo, e lo facevano in assiro babilonese con caratteri cuneiformi.

   Successive scoperte mostrarono che a quel tempo i fenici avevano già ideato l’alfabeto: a Ugarit (centro commerciale sulla costa siriana) furono scoperte nel 1929 delle tavolette d’argilla che erano scritte in caratteri cuneiformi però con scrittura alfabetica. – C. H. Gordon, Ugaritic Manual, Roma, 1955; Ugaritic Literature, Roma, 1949; R. Dussaud, Les découvertes de Ras Shamra et l’Ancien Testament, Paris, Gembloux, 1945.

   La scrittura aveva avuto inizio in Egitto con la pittografia. Gli egizi raffiguravano con un disegno le parole: occhio, naso, bocca, sole, luna e così via. I semiti introdussero un sostanziale capovolgimento in questo metodo: usarono quegli stessi segni per indicare la lettera con cui iniziava il nome di un oggetto. Ad esempio, il bue è chiamato in ebraico ‘alùf, così il primo suono della parola (una leggera aspirazione) fu chiamato àlef e divenne la prima lettera dell’alfabeto, raffigurata con il disegno di una testa di bue. Se capovolgiamo la nostra A, ritroviamo il muso e le corna del bue. Anche nell’alfabeto greco, derivato dal semitico, si ritrova questa stessa immagine: α (alfa; si noti anche la somiglianza del nome “alfa” con l’ebraico àlef). La seconda lettera dell’alfabeto ebraico si chiama bet, che in ebraico significa “casa” (bàyt; traccia di questo nome è rimasta nella nostra parola “baita”); così la raffigurazione di una casa divenne il segno alfabetico con cui iniziava la parola bet: ב. Il pesce si chiamava in ebraico dag e la sua raffigurazione fu presa a prestito per simboleggiare nell’alfabeto ebraico la lettera d con cui inizia la parola: oggi ד ma anticamente come l’attuale Δ (delta greco) ma con la punta che dà a sinistra. Il segno di una serpe, detta in ebraico nacàsh, venne a indicare la lettera iniziale n della parola: oggi נ ma anticamente simile alla lettera greca Ν che noi pure abbiamo. “Bocca” in ebraico si dice pe, per cui il disegno di una bocca aperta indicò il suono iniziale p: oggi פ ma anticamente come una C con la gobba in alto a destra (greco Π). Il disegno dell’occhio fu usato per indicare la gutturale (colpo di glottide) con cui inizia la parola ‘àyn (“occhio” in ebraico): oggi ע ma anticamente O, come nel greco. Il profilo di una testa umana assunse il valore di r, iniziale dell’ebraico rosh che significa “capo” (testa): oggi ר ma anticamente simile all’attuale r greca (P) ma con la gobba a sinistra, che riproduce il collo e il naso in maniera assai stilizzata.

   L’origine dell’alfabeto vero e proprio (da cui tutti gli altri poi derivarono) si ebbe per merito di schiavi semiti nelle miniere sinaitiche. Gli scavi di Serabit e el-Hadim (iniziati nel 1904) lo provano con sicurezza. Segni affini sono stati trovati anche in Palestina a Sichem, Ghezer e nei pressi di Betlemme. Si tratta di alfabeto paleo-ebraico.

   Tutti gli alfabeti provengono, attraverso una particolare evoluzione, da quest’alfabeto antico, tramite i fenici, gran navigatori e celebri commercianti. I greci pure adottarono tale alfabeto. Il capovolgimento di certe lettere nell’alfabeto greco è dovuto al fatto che i greci scrivevano da sinistra a destra e non viceversa come facevano i semiti. In più, siccome i greci non avevano le gutturali semitiche, usarono tali lettere – per loro superflue – per indicare le vocali che i semiti non scrivevano.