Le lingue della Bibbia – Ebraico

Forse sarà una sorpresa per molti apprendere che il termine “lingua ebraica” non è mai usato nelle Scritture Ebraiche. Non ci si faccia ingannare dalle traduzioni. In 2Re 18:26, ad esempio, si legge: “Non parlarci in ebraico” (ND), ma il testo biblico ha יְהוּדִית (yehudyìt), “giudaico”. L’ebraico era chiamato nella Bibbia “lingua di Canaan” (Is 19:18) e “lingua giudaica” (Is 36:13). È in tarda epoca che si menziona l’“ebraico”, e ciò si trova non nella Bibbia ma nell’apocrifo Siracide (Ecclesiastico), in 1:1, in cui compare la parola greca Εβραιστὶ (ebraistì), “ebraico”.

   L’ebraico appartiene alle lingue semitiche ovvero parlate dai popoli discendenti da Sem (figlio di Noè), “padre di tutti i figli di Eber” (Gn 10:21); da Eber discesero gli ebrei. La zona di diffusione delle lingue semitiche andava dal Tigri al Mediterraneo, dall’Armenia all’Arabia settentrionale, e, in seguito, fino alle regioni settentrionali dell’Africa.

   Il nome di Eber, antenato di Abraamo, è nella Bibbia עֵבֶר (Èver). Dalla stessa radice proviene il nome “ebreo” che compare per la prima volta nella Bibbia applicato ad “Abramo, l’Ebreo [עִבְרִי (yvrìy)]” (Gn 14:13). Oggi l’ebraico, dalla stessa radice, si chiama עברית (yvrìt) “ebraico”.

   Sebbene non si conosca del tutto la lingua originaria semitica, conosciamo le lingue da essa derivate, alcune delle quali sono ancora vive.

   Le lingue semitiche. Le lingue semitiche si dividono i tre grandi famiglie o gruppi principali:

  1. Gruppo orientale. Si tratta dell’accadico, la più antica lingua semitica conosciuta. Questa lingua comprende i dialetti assiso e babilonese.
  2. Gruppo nord-occidentale. Comprende il cananeo, il fenicio, l’ebraico e l’aramaico.
  • Il cananeo era parlato in Canaan prima che vi entrassero gli israeliti. L’ugaritico è quasi parallelo al cananeo e al fenicio.
  • Il fenicio era la lingua del popolo insediatosi sulle coste orientali del Mediterraneo, vicino all’attuale Libano, popolo che inventò l’alfabeto.
  • L’ebraico è la continuazione della lingua cananea. Il dialetto moabita è affine all’ebraico.
  • L’aramaico era la lingua parlata dapprima dai nomadi dislocati nelle valli del Tigri e dell’Eufrate e nelle maremme caldee. Si veda al riguardo lo studio Le lingue della Bibbia – Aramaico, in questa stessa categoria.
  1. Gruppo sud-occidentale. Vi appartengono l’arabo e l’etiopico.

L’ebraico biblico

   L’ebraico, biblicamente inteso, è la lingua parlata degli ebrei dalla conquista della Terra Promessa fino al primo secolo prima della nostra èra. È in questa lingua che sono stati redatti i libri sacri che compomgono le Scritture Ebraiche, eccezion fatta per alcune brevi sezioni in aramaico, che si trovano in Esdra 4:8–6:18;7:12-26; Geremia 10:11 e Daniele 2:4b–7:28.

   Ogni lingua si evolve in continuazione. Ovviamente, anche l’ebraico non è sfuggito a questa naturale evoluzione lungo il tempo. Tuttavia, i libri sacri presentano un aspetto pressoché uniforme nel lessico, nel frasario e nella sintassi. Le ragioni di tale uniformità possono essere così riassunte.

  • Volontà degli scrittori biblici di attenersi alla tipicità classica dei libri antichi piuttosto che seguire l’evoluzione della lingua parlata contemporanea. È per questo che possiamo ammirare la somiglianza linguistica tra i libri biblici più antichi e gli ultimi. Raffrontandone la lingua con gli scritti rabbinici del tempo si avverte un netto contrasto.
  • Il lavoro degli scribi posteriori, data la loro grande considerazione per il testo sacro, impedì qualsiasi alterazione. Già verso il 2° secolo della nostra èra il testo sacro consonantico era fissato.

   Nonostante questa caratteristica fissa e costante dell’ebraico biblico, si possono distinguere nella sua storia linguistica due grandi periodi: preesilico e postesilico. Prima dell’esilio si ha il periodo aureo, quello dell’ebraico classico; nella lingua c’è armonia, vivacità, concisione, freschezza, parallelismo poetico regolare, assenza di parole straniere. Dopo l’esilio inizia la decadenza della lingua: l’aramaico diventa la lingua più comune e l’ebraico diventa lingua dei letterati, pur accusando inevitabili influenze della nuova lingua che s’impone (aramaicismi, prolissità di stile; cfr. Esd, Nee, Ez).

   Sorprendentemente, unico caso nella storia umana, l’ebraico è tornato a vivere oggigiorno. Non s’era mai visto che una lingua morta resuscitasse. Eppure, oggi, nello stato d’Israele si parla ebraico. Una storiella narra che, poco tempo prima del Primo Congresso Sionista, in un salotto borghese del Centroeuropea, Theodor Herlz (fondatore del Sionismo), incontrò il linguista Eliezer Ben Yehuda, un ebreo lituano, che sperava di far rinascere l’antica lingua ebraica. Ognuno dei due, sentendo l’altro parlare del suo sogno, fece finta di coglierne il fascino, ma, appena lasciato l’interlocutore, si lasciò andare a riconoscere realisticamente quanto assurdo e inattuabile fosse quel sogno. A dispetto dei detrattori, entrambi i sogni (uno stato israeliano e il ripristino dell’ebraico) furono realizzati. Sebbene gli ebrei ortodossi non accettassero inizialmente l’idea di usare la “lingua santa” ebraica per la vita quotidiana e per “andare al supermercato”, oggi in Israele l’ebraico è la lingua ufficiale; alcuni gruppi di ebrei ultra-ortodossi continuano invece a usare l’yiddish per la vita di ogni giorno.

La fisionomia dell’ebraico

   L’ebraico è una lingua del tutto diversa dalle nostre occidentali. A chi l’affronta si presenta quindi sia con lati alquanto duri sia con lati alquanto attraenti. La sua caratteristica di essere scritto e letto da destra a sinistra è una difficoltà solo iniziale cui presto ci si abitua. Rispetto alla pronuncia, l’ebraico presenta alcuni suoni che in italiano non esistono: ci riferiamo alla lettera ח (kh) che si pronuncia molto forte e che assomiglia al j spagnolo. I nomi ebraici non hanno declinazioni e quindi neppure le desinenze dei casi. L’articolo è uno solo per tutti i generi e i numeri: ha (ה) e viene premesso alle parole come prefisso; esempio: “il libro”, הספר (hasèfer), in cui sèfer è “libro” e ha l’articolo. Il verbo ha solo due tempi, contrariamente al greco è che è ricco di modi e di tempi. Il vocabolario ebraico è alquanto povero. La sintassi della lingua è semplice e piana, niente a che fare con il periodare latino e greco. L’accento tonico in ebraico cade sull’ultima e la penultima sillaba, più spesso l’ultima.