La visione della donna nei sapienti di Israele

Mentre i profeti lottavano con la durezza del popolo per ristabilire l’ubbidienza a Dio, i sapienti (gli autori dei libri biblici sapienziali) furono uomini di mente aperta, di ampia cultura e attenti ai valori umani. Le sentenze, le massime e le favole da loro scritte hanno lo scopo di comunicare i princìpi tratti dalla loro esperienza. Non sono dei mistici, ma dei saggi. La loro visione della donna è dunque la visione di persone un po’ scettiche proprio per la loro esperienza. (Per ciò che riguarda i libri sapienziali della Scrittura si vedano lo studio I libri sapienziali e poetici della Bibbia, nella categoria I generi letterari della Bibbia, nella sezione La Bibbia, e la categoria La sapienza biblica, nella stessa sezione).

   Tra i libri sapienziali spicca quello di Proverbi (abbiamo dedicato ad esso tre studi intitolati Proverbi, nella categoria Scritture Ebraiche della sezione Esegesi biblica). Leggendo il libro biblico di Pr si ha l’impressione di una sapienza pratica e realistica che suggerisce di evitare rischi e avventure.

   Vi compaiono delle massime sulle donne composte da una donna, il che è una rarità. Tali massime sono alla fine raccolte e firmate da un uomo: “Parole del re Lemuel. Massime che sua madre gli insegnò” (Pr 31:1). Il tocco femminile di queste massime si rinviene nella tenerezza di cui sono pregnanti: “Che ti dirò, figlio mio? Che ti dirò, figlio del mio grembo?” (Pr 1:2). Il  resto del materiale di Pr, a firma maschile, è preponderante; per ciò che riguarda la donna, sebbene non sia lusinghiero, certamente non è misogino. L’uomo ha necessità della donna e il sapiente a volte la idealizza: “Chi ha trovato moglie ha trovato un bene e ha ottenuto un favore dal Signore”. – Pr 18:22.

   Il trovare “un bene” e “un favore dal Signore” si accorda con il concetto di donna come “soccorso” (èser, עֵזֶר) e “sostegno” (èser, עֵזֶר) voluto da Dio in Gn 2:18 (si veda il primo studio di questa stessa sezione, La creazione della donna). La donna è il rifugio dell’uomo che senza di lei sarebbe un vagabondo. Ciò è sottolineato anche dalla letteratura sapienziale non biblica ma pur sempre ebraica:

 

“Chi si procura una sposa, possiede il primo dei beni,

un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio.

Dove non esiste siepe, la proprietà è saccheggiata,

dove non c’è moglie, l’uomo geme randagio.

Chi si fida di un ladro armato

che corre di città in città?

Così dell’uomo che non ha un nido

e che si corica là dove lo coglie la notte”. – Siracide 36:24-27, CEI.

   Per il sapiente, la donna può essere grazia personificata. Mentre l’uomo forte ottiene al massimo la ricchezza, la donna può ottenere l’onore: “La donna che ha grazia riceve onore, e gli uomini forti ottengono la ricchezza” (Pr 11:16). Una moglie di carattere e coraggiosa è per il marito un gran tesoro: “La donna di carattere è l’orgoglio si suo marito” (Pr 12:4, PdS). Eccone l’elogio, fatto da una donna stessa e accolto da un re (Pr 31:1):

 

“Una donna virtuosa chi la troverà?

Il suo pregio sorpassa di molto quello delle perle.

Il cuore di suo marito confida in lei,

ed egli non mancherà mai di provviste.

Lei gli fa del bene, e non del male,

tutti i giorni della sua vita.

Si procura lana e lino,

e lavora gioiosa con le proprie mani.

È simile alle navi dei mercanti:

fa venire il suo cibo da lontano.

Si alza quando ancora è notte,

distribuisce il cibo alla famiglia

e il compito alle sue serve.

Posa gli occhi sopra un campo,

e l’acquista;

con il guadagno delle sue mani pianta una vigna.

Si cinge di forza i fianchi

e fa robuste le sue braccia.

Sente che il suo lavoro rende bene;

la sua lucerna non si spegne la notte.

Mette la mano alla rocca,

e le sue dita maneggiano il fuso.

Tende le palme al misero,

e porge le mani al bisognoso.

Non teme la neve per la sua famiglia,

perché tutta la sua famiglia è vestita di lana rossa.

Si fa dei tappeti,

ha vesti di lino finissimo e di porpora.

Suo marito è rispettato alle porte della città,

quando si siede tra gli anziani del paese.

Fa delle tuniche e le vende

e delle cinture che dà al mercante.

Forza e dignità sono il suo manto,

e lei non teme l’avvenire.

Apre la bocca con saggezza,

e ha sulla lingua insegnamenti di bontà.

Sorveglia l’andamento della sua casa,

e non mangia il pane di pigrizia.

I suoi figli si alzano e la proclamano beata,

e suo marito la loda, dicendo:

‘Molte donne si sono comportate da virtuose,

ma tu le superi tutte!’

La grazia è ingannevole e la bellezza è cosa vana;

ma la donna che teme il Signore è quella che sarà lodata.

Datele del frutto delle sue mani,

e le opere sue la lodino alle porte della città”. – Pr 31:10-31.

   Abbiamo visto finora il lato positivo, e ci piace che il libro biblico di Pr si chiuda con questo quadro della donna forte e perfetta. Per contrasto, c’è però anche il quadro negativo in cui si rispecchia il timore maschile della fragilità della sua compagna. La bellezza da sola non basta, ci dice il sapiente. “Una donna bella, ma senza giudizio, è un anello d’oro nel grifo di un porco” (Pr 11:22). Lo sottolinea una donna stessa: “La grazia è ingannevole e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme il Signore è quella che sarà lodata” (Pr 31:30). La letteratura sapienziale non biblica mette in guardia l’uomo sempliciotto dal pericolo d’essere attratto solamente dalla bellezza femminile:

“Non essere geloso della sposa amata, per non inculcarle malizia a tuo danno. Non dare l’anima tua alla tua donna, sì che essa s’imponga sulla tua forza. Non incontrarti con una donna cortigiana, che non abbia a cadere nei suoi lacci. Non frequentare una cantante, per non esser preso dalle sue moine. Non fissare il tuo sguardo su una vergine, per non essere coinvolto nei suoi castighi. Non dare l’anima tua alle prostitute, per non perderci il patrimonio. Non curiosare nelle vie della città, non aggirarti nei suoi luoghi solitari. Distogli l’occhio da una donna bella, non fissare una bellezza che non ti appartiene. Per la bellezza di una donna molti sono periti; per essa l’amore brucia come fuoco. Non sederti mai accanto a una donna sposata, non frequentarla per bere insieme con lei perché il tuo cuore non si innamori di lei e per la tua passione tu non scivoli nella rovina”. – Siracide 9:1-9, CEI.

   Questo saggio – sebbene non ispirato – avverte l’uomo che se si concederà delle libertà al di fuori del matrimonio, che dovrà patire non solo la volubilità femminile ma l’inclinazione della donna all’adulterio (Pr 9:13-17), oltre alle sue pazzie (Pr 19:13;21:9,19;27:15) e alla sua gelosia: “Ogni malizia è nulla, di fronte alla malizia di una donna”, “Crepacuore e lutto è una donna gelosa di un’altra e il flagello della sua lingua si lega con tutti . . . La scostumatezza di una donna è nell’eccitazione degli sguardi, si riconosce dalle sue occhiate . . . La grazia di una donna allieta il marito, la sua scienza gli rinvigorisce le ossa . . . Grazia su grazia è una donna pudica, non si può valutare il peso di un’anima modesta”. – Siracide 25:18;26:6,9,13,15 CEI.

   Non si faccia l’errore di limitare al precedente quadro così fosco la visione che i sapienti d’Israele hanno della donna. Essi sanno lodare la donna buona che adempie la sua missione di sposa e di madre. E non solo la lodano, ma vanno ben oltre: ne fanno un’immagine della sapienza divina. In ebraico “sapienza” è femminile: חָכְמָה (khachmàh). In Pr 8 la sapienza viene personificata e assume le fattezze di una donna. Il contrasto della donna saggia (la khachmàh, חָכְמָה, “sapienza”) con la donna stolta è subito evidente.

   La stupida “siede alla porta di casa, sopra una sedia, nei luoghi elevati della città, per chiamare quelli che passano per la via, che vanno diritti per la loro strada, dicendo: ‘Chi è sciocco venga qua!’”. – Pr 9:14-16.

   La saggia “sta in piedi in cima ai luoghi più elevati, sulla strada, agli incroci; grida presso le porte della città, all’ingresso, negli androni: ‘Chiamo voi, o uomini nobili, la mia voce si rivolge ai figli del popolo. Imparate, o semplici, l’accorgimento, e voi, stolti, diventate intelligenti!”. – Pr 8:2-5.

   La stupida “a chi è privo di senno dice: ‘Le acque rubate sono dolci, il pane mangiato di nascosto è delizioso’”. – Pr 9:16,17.

   La saggia, anche lei dice: “Chi è sciocco venga qua!” (Pr 9:4); anche lei “a quelli che sono privi di senno dice: ‘Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho preparato!’”  (Pr 9:5), ma non si tratta del “pane mangiato di nascosto” offerto dalla stupida, e non offre le “acque rubate”, ma ‘il vino che ha preparato’; il suo invito è: “Lasciate, sciocchi, la stoltezza e vivrete; camminate per la via dell’intelligenza!” (Pr 9:6). La saggia dice: “Ricevete la mia istruzione anziché l’argento, e la scienza anziché l’oro scelto; poiché la saggezza vale più delle perle, tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono”. – Pr 8:10,11.

   La stupida “è una donna turbolenta, sciocca, che non sa nulla”. – Pr 9:13.

   La saggia, la khachmàh, חָכְמָה, “la saggezza ha fabbricato la sua casa . . . ha preparato il suo vino, e ha anche apparecchiato la sua mensa”. – Pr 9:1,2.

   Questa personificazione della “sapienza”, impersonata da una donna, ha il suo culmine ricollegandosi alla sapienza di Dio:

 

“Il Signore mi ebbe con sé al principio dei suoi atti,

prima di fare alcuna delle sue opere più antiche.

Fui stabilita fin dall’eternità,

dal principio, prima che la terra fosse.

Fui generata quando non c’erano ancora abissi,

quando ancora non c’erano sorgenti rigurgitanti d’acqua.

Fui generata prima che i monti fossero fondati,

prima che esistessero le colline,

quand’egli ancora non aveva fatto né la terra né i campi

né le prime zolle della terra coltivabile.

Quand’egli disponeva i cieli io ero là;

quando tracciava un circolo sulla superficie dell’abisso,

quando condensava le nuvole in alto,

quando rafforzava le fonti dell’abisso,

quando assegnava al mare il suo limite

perché le acque non oltrepassassero il loro confine,

quando poneva le fondamenta della terra,

io ero presso di lui come un artefice;

ero sempre esuberante di gioia giorno dopo giorno,

mi rallegravo in ogni tempo in sua presenza;

mi rallegravo nella parte abitabile della sua terra,

trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini.

Ora, figlioli, ascoltatemi;

beati quelli che osservano le mie vie!

Ascoltate l’istruzione, siate saggi,

e non la rifiutate!”. – Pr 8:22-33.

 

   La khachmàh, חָכְמָה, “la sapienza”, conclude così il suo invito: “Beato l’uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alle mie porte, che vigila alla soglia della mia casa! Chi mi trova infatti trova la vita e ottiene il favore del Signore”. – Pr 8:34,35.

   Mentre la donna stolta invita a peccare con lei (Pr 9:17) e il commento del sapiente è che il malcapitato “non sa che là sono i defunti, che i suoi convitati giacciono in fondo al soggiorno dei morti” (Pr 9:17), la khachmàh afferma: “chi pecca contro di me, fa torto a se stesso; tutti quelli che mi odiano, amano la morte”. – Pr 8:36.

   Presso i sapienti c’è un’idealizzazione della donna da parte maschile. Non mancano però espressioni dure e perfino denigratorie: “Ho trovato una cosa più amara della morte: la donna tutta tranelli, il cui cuore non è altro che reti, e le cui mani sono catene; chi è gradito a Dio le sfugge, ma il peccatore rimane preso da lei. ‘Ecco, questo ho trovato’, dice l’Ecclesiaste, ‘dopo aver esaminato le cose una ad una per afferrarne la ragione; ecco quello che io cerco ancora, senza averlo trovato: un uomo fra mille, l’ho trovato; ma una donna fra tutte, non l’ho trovata’” (Ec 7:26-28). Questa immagine negativa è data dalla delusione maschile che proietta sulla figura femminile la sua pretesa idealizzata. Si mostra così la difficoltà dell’uomo a capire davvero la donna. Di fatto, non conosce le donne. Lui steso dice di “aver esaminato le cose una ad una per afferrarne la ragione”, e conclude: “ecco quello che io cerco ancora, senza averlo trovato”. Cercava “una donna fra tutte” e non la trovava. Forse cercava una donna idealizzata secondo lo stereotipo maschile? Crediamo di sì.