La tentazione sessuale

La sessualità è vista, secondo le diverse prospettive, come tabù, colpa, gioia, passione, stimolo irresistibile, felice intimità matrimoniale. In fondo, le prospettive sono due: la sessualità con il potere di farci perdere l’autocontrollo oppure la sessualità come gioia in una vita auto-controllata.

Pr 22:3

“L’uomo accorto vede venire il male, e si nasconde; ma gli ingenui tirano avanti e ne subiscono le conseguenze”. – NR.

Gli astuti vedono il pericolo e si nascondono, gli inesperti vanno avanti e ci rimettono”. – PdS.

“Accorto è chi ha visto la calamità e va a nascondersi, ma gli inesperti son passati oltre e devono subire la pena”. – TNM.

   Ci sono tante cose nella vita che possono dare gioia ma che possono trasformarsi in tragedia. Chi ama le escursioni in montagna deve prestare attenzione ai precipizi; chi ama sciare, alla segnaletica; chi ama nuotare in un fiume deve tenersi lontano dalle rapide e dalla cascate. Solo gli sciocchi proseguono nel loro cammino nonostante gli avvisi di pericolo.

    Nel comportamento sessuale è la stessa cosa. La sessualità è dono meraviglioso di Dio. È Dio che ha creato l’essere umano differenziandolo in maschio e femmina. È Dio che ha progettato l’apparato sessuale maschile e femminile, che ci ha dotato di istinto sessuale e di attrazione tra uomo e donna, con lo scopo della riproduzione (Gn 1:27,28), che reso piacevolissimo. Il primo matrimonio della storia fu celebrato da Dio stesso (Gn 2:22-24). L’amore fisico tra uomo e donna non è qualcosa di riservato unicamente alla riproduzione; gli esseri umani non sono animali che hanno periodi di accoppiamento. Dio ha voluto farne motivo di gioia costante. La Bibbia, in Ec 9:9 , esorta: “Godi la vita con la donna che ami” (PdS). E Pr 5:18 inneggia alle mogli: “Benedetta la tua sorgente, la donna che hai sposato nella tua gioventù! Con lei sii felice” (PdS). Il Cantico dei Cantici è tutto un poema che esalta l’amore tra l’uomo e la donna innamorati, ed è parola di Dio ispirata che fa parte delle Sacre Scritture. Nella sua santa Legge, Dio predispose perfino una norma per salvaguardare quella che noi oggi chiameremmo “luna di miele”, con la differenza che per Dio doveva durare nientemeno che un anno: “Se un uomo ha appena preso moglie, non andrà in guerra e non sarà obbligato ad altri servizi. Per un anno potrà dedicarsi liberamente alla sua casa e rendere felice la donna che ha sposata” (Dt 24:4, PdS). I coniugi che si amano conoscono bene la gioia dell’unione fisica e della sessualità.

    Il problema è che per egoismo si può venir meno alla fedeltà. È più che evidente che nel progetto di Dio ci fosse la monogamia: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gn 2:24). Contro la pratica del divorzio, Yeshùa ricordò: “Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: ‘Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne’? Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi” (Mt 19:4-6). “Io odio il divorzio, – dice il Signore, Dio d’Israele” (Mal 2:16, PdS). Con il linguaggio concreto semitico, La Bibbia ammonisce:

“Bevi l’acqua della tua cisterna,

l’acqua viva del tuo pozzo.

Le tue fonti devono forse spargersi al di fuori?

I tuoi ruscelli devono forse scorrere per le strade?

Siano per te solo,

e non per gli stranieri con te.

Sia benedetta la tua fonte,

e trova gioia nella sposa della tua gioventù.

Cerva d’amore, capriola di grazia,

le sue carezze t’inebrino in ogni tempo,

e sii sempre rapito nell’affetto suo.

Perché, figlio mio, ti innamoreresti di un’estranea,

e abbracceresti il seno della donna altrui?

Infatti le vie dell’uomo stanno davanti agli occhi del Signore,

egli osserva tutti i suoi sentieri.

L’empio sarà preso nelle proprie iniquità,

tenuto stretto dalle funi del suo peccato”. – Pr 5:15-22.

   C’è quindi un uso della sessualità che non è conforme al disegno di Dio ma è solo il risultato dell’egoismo umano e della concupiscenza. Sappiamo cosa è male, e la nostra stessa coscienza può avvertirci che stiamo entrando in zona vietata. “Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne”. – Gal 5:16.

“Questa è la sua volontà: vivete in modo degno di Dio! e quindi state lontani da ogni immoralità. Ognuno sappia vivere con la propria moglie con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare da indegne passioni, come fanno invece i pagani che non conoscono Dio. In queste cose nessuno deve offendere o ingannare gli altri. Ve l’ho già detto e vi ho già avvertiti seriamente: il Signore punisce chi commette questi peccati. Dio non ci ha chiamati a vivere nell’immoralità, ma nella santità. Perciò, chi disprezza queste istruzioni, non disprezza l’uomo, ma Dio che vi ha dato il suo Spirito Santo”. – 1Ts 4:3-8, PdS.

   Queste parole le rivolse Paolo ai credenti della città portuale di Tessalonica (oggi Salonicco, in Grecia). Quei credenti avevano sentimenti e stimoli proprio come noi oggi, per cui quelle parole riguardano anche noi. Oggi il mondo è immorale come allora. Di certo ha più mezzi di allora, più occasioni e perfino una diffusa mentalità molto permissiva. Riviste pornografiche che fino a pochi decenni fa circolavano clandestinamente, si trovano oggi in ogni edicola e sono disponibili in Internet con un semplice click. L’omosessualità, condannata fino a pochi decenni or sono, è oggi sbandierata e dopo il ’68 è perfino scomparsa dai trattati di psicologia e di psichiatria dove era catalogata tra i gravi disordini della personalità. Ci si domanda cosa mai ci sia di sbagliato, come ad esempio nel fatto che una donna con un matrimonio infelice possa godere l’intima compagnia di un uomo che con lei è premuroso. Circola perfino l’idea che le avventure extraconiugali ravvivino l’amore di coppia. Che un uomo e una donna convivano senza essere sposati non fa più notizia. C’è una serie spaventosa di menzogne che circola, e ciascuna di queste menzogne è accolta come una conquista di libertà per il benessere personale.

   Menzogne:

  • I princìpi morali sono sorpassati.     
  • Devo fare ciò che è meglio per me. 
  • Dio è buono e non giudica.              
  • Basta che ci sia amore e tutto è permesso.     
  • Lo fanno tutti.    
  • Fare sesso prima del matrimonio aiuta poi a essere una buona coppia. 
  • Soffocare il sesso libero è contro natura.    
  • A Dio non interessa ciò che facciamo.

   Le verità sui principi che regolano il sesso sono contenute nel brano di 1Ts 4:3-8. Vediamole.

  • “Sapete quali istruzioni vi abbiamo date nel nome del Signore Gesù” (v. 2). Le istruzioni date da Paolo non sono sua opinione personale, ma hanno l’autorità di Yeshùa e sono date in suo nome.
  • “Perché questa è la volontà di Dio” (v. 3). Tali istruzioni rispecchiamo la volontà di Dio.
  • “Che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione” (v. 3). Nel testo biblico la parola tradotta “fornicazione” è πορνεία (pornèia). B. F. Westcott, coeditore del noto testo critico greco di Westcott e Hort, su sui si basano le traduzioni bibliche del cosiddetto Nuovo Testamento, spiega: “Questo è un termine generale per tutti i rapporti illeciti, (1) adulterio: Os. ii. 2, 4 (LXX.); Matt. v. 32; xix. 9; (2) matrimonio illecito, I Cor. v. I; (3) fornicazione, nel significato comune” (Saint Paul’s Epistle to the Ephesians, Londra e New York, 1906, pag. 76). La pornèia comprende non solo tutte le relazioni sessuali al di fuori del matrimonio, ma anche i rapporti sessuali prematrimoniali, i rapporti omosessuali, la prostituzione, l’incesto, lo stupro, la pedofilia, la libidine e perfino il linguaggio osceno. In Lv 20 c’è un lungo elenco di pratiche sessuali illecite.
  • “Ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore” (v. 4). Si tratta qui di rispetto. Il corpo e gli organi sessuali non vanno ridotti a strumento di piacere egoistico. Il piacere della sessualità fa parte dell’intimo scambio d’amore tra i coniugi, nella passione e nella tenerezza; non è fine a se stesso.
  • “Senza abbandonarsi a passioni disordinate” (v. 5). “Non in concupiscenza di appetito sessuale” (TNM), “Senza lasciarsi dominare da indegne passioni” (PdS), “Non con passione di desiderio” (testo greco originale). L’amore sessuale tra coniugi non deve essere accecato da passioni disordinate ricercando piaceri depravati, “come fanno invece i pagani che non conoscono Dio”. – V. 5, PdS.
  • “In queste cose nessuno deve offendere o ingannare gli altri” (v. 6, Pds). Si tratta dei precedenti appetiti sessuali depravati. La traduzione che NR fa di questo versetto non è corretta: “Che nessuno opprima il fratello né lo sfrutti negli affari”. Che cosa mai c’entrano gli affari in questo contesto? La Bibbia dice ἐν τῷ πράγματι (en tò pràgmati), “nell’affare/questione”; si tratta della questione accennata subito prima. Paolo sta dicendo che i coniugi non devono offendersi e ingannarsi l’un l’altra abbandonandosi a pratiche depravate; infatti, aggiunge: “Come già vi abbiamo detto e dichiarato prima”.
  • “Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione” (v. 7). “Impurità” è nel testo biblico ἀκαθαρσία (akatharsìa): “sporcizia/sozzura/depravazione”.
  • “Chi dunque disprezza questi precetti, non disprezza un uomo, ma quel Dio che vi fa anche dono del suo Santo Spirito”. – V. 8.

   È perciò un errore credere che il nostro comportamento sessuale non abbia nulla a che fare con la nostra fede il Dio. Non è possibile immaginare di continuare ad amare Dio e praticare nel contempo attività sessuali che sappiamo benissimo essere non conformi al rispetto della persona, rispetto che Dio richiede da noi. La santa Legge di Dio è data per il nostro benessere completo, dettata dall’amore che Dio ha per il suo popolo. Se cerchiamo di tenere separata la sfera sessuale dalla fede, imbocchiamo una strada chiusa.

   “Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione” (1Ts 4:7). “Io sono il Signore, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo” (Lv 11:44). “Come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta” (1Pt 1:15). Non è facile tendere alla santità. Il bene non è attraente e appetibile come il male, non suscita desiderio come la concupiscenza. Per la nostra natura carnale tendiamo a ciò che è egoistico e che soddisfa i piaceri carnali, e ciò accade sin da quando il peccato entrò nel mondo affliggendo l’umanità (Rm 1:18-32). Possiamo essere mentalmente convinti di ciò che è bene ma poi scivolare nella pratica del male. La lotta interiore che avviene in ciascuno di noi è spiegata in modo perfetto da Paolo:

“Se faccio quel che non voglio, riconosco che la Legge è buona. Allora non sono più io che agisco, è invece il peccato che abita in me. So infatti che in me, in quanto uomo peccatore, non abita il bene. In me c’è il desiderio del bene, ma non c’è la capacità di compierlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio. Ora, se faccio quel che non voglio, non sono più io ad agire, ma il peccato che è in me. Io scopro allora questa contraddizione: ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare il male. Nel mio intimo io sono d’accordo con la legge di Dio, ma vedo in me un’altra Legge: quella che contrasta fortemente la Legge che la mia mente approva, e che mi rende schiavo della legge del peccato che abita in me. Eccomi dunque, con la mente, pronto a servire la legge di Dio, mentre, di fatto, servo la legge del peccato. Me infelice! La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte: chi mi libererà? Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. – Rm 7:16-25, PdS.

   Paolo ringrazia Dio che ci libera per mezzo di Yeshùa. Il fatto che, come si dice, “la carne è debole”, non ci giustifica. Infatti, in 1Ts 4:3 Paolo afferma: “Questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione”. Ci è quindi richiesto l’autocontrollo.

    “Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri” (Eb 13:4). Dio non ci priva di nulla e non intende certo rovinarci il piacere. Abbiamo già visto come il sesso fu concepito da Dio come una bellissima componente del rapporto coniugale. “Possedere il proprio corpo in santità e onore” (1Ts 4:4) non significa affatto rinunciare al piacere. Lo stesso Paolo consiglia così i credenti:

“Per non rischiare di cadere nell’immoralità, ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.
L’uomo sappia donarsi alla propria moglie, e così pure la moglie si doni al proprio marito. La moglie non deve considerarsi padrona di se stessa: lei è del marito. E neppure il marito deve considerarsi padrone di se stesso: egli è della moglie. Non rifiutatevi l’un l’altro, a meno che non vi siate messi d’accordo di agire così per un tempo limitato, per dedicarvi alla preghiera. Ritornate però subito dopo a stare insieme, per evitare che Satana vi tenti facendo leva sui vostri istinti. Quel che vi sto dicendo è solo un suggerimento, non è un ordine. Io vorrei che tutti fossero celibi, come me; ma Dio dà a ognuno un dono particolare: agli uni dà questo dono, ad altri uno diverso. Ai celibi e alle vedove dico che sarebbe bene per essi continuare a essere soli, come lo sono io. Se però non possono dominare i loro istinti, contraggano matrimonio. È meglio sposarsi che ardere di desiderio”. – 1Cor 7:2-9, PdS.

   La scelta non è affatto tra attività sessuale e astensione dalla vita sessuale, ma tra attività sessuali lecite e illecite.  È un chiaro errore guardare alle pratiche sessuali del mondo per trarne delle norme: si tratta, infatti, di persone “che non conoscono Dio” (1Ts 4:5). Tali persone chiamano “fare l’amore” ciò che nulla c’entra con l’amore ma è solo atto sessuale fine a se stesso. Tutta la questione sta, alla fine, nella libidine.

    Che il desiderio sessuale tra uomo e donna faccia parte delle caratteristiche con cui siamo stati creati è una realtà, e anche molto bella, certamente voluta dal nostro Creatore. L’attrazione tra un uomo e una donna che si innamorano e che desiderano fondere le loro vite, è parte integrante della gioia coniugale. Ciò che non ci è lecito è di desiderare, di concupire, di bramare un rapporto sessuale immorale. Tutto nasce da un pensiero illecito che, se è coltivato, porta al peccato. Che alla nostra mente si affaccino pensieri immorali può accadere, soprattutto se non viviamo una piena spiritualità. Ma è quello il momento di cambiare pensiero volgendo la mentre altrove. La Bibbia contiene un principio psicologico che scava nella profondità della nostra mente:

 

Vigila sui tuoi pensieri: la tua vita dipende da come pensi. – Pr 4:23, PdS.

 

   Nel linguaggio biblico suona così: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita”. Nell’antropologia biblica il cuore è la sede dei pensieri, ecco perché si parla di ἐνθυμήσεων καὶ ἐννοιῶν καρδίας (enthymèseon kài ennoiòn kardìas), “pensieri e inclinazioni mentali del cuore” (Eb 4:12; cfr. Mt 5:19). Ogni azione inizia con un pensiero. Lo sapeva bene Yeshùa che, riguardo al decimo Comandamento (“Non desiderare la moglie del tuo prossimo” – Es 20:17), precisò: “Voi avete udito che fu detto: ‘Non commettere adulterio’. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5:27,28). Non si tratta qui di uno sfuggevole sguardo. Yeshùa parla di ὁ βλέπων (o blèpon), “il guardante”; il verbo greco βλέπω (blèpo) indica qualcosa in più che il vedere: indica proprio il guardare per esaminare; inoltre, il presente indica in greco un’azione continuata: “continua a guardare” (TNM); le intenzioni di tale guardare prolungato e insistente sono poi evidenti dal seguito delle parole di Yeshùa: “Chiunque continua a guardare una donna in modo da provare passione per lei” (TNM). Avviene in pratica quel processo psicologico che Giacomo spiega molto bene: “Ciascuno è provato essendo attirato e adescato dal proprio desiderio. Quindi il desiderio, quando è divenuto fertile, partorisce il peccato; a sua volta il peccato, quando è stato compiuto, produce la morte” (Gc 1:14,15 TNM). Per dirla con la bella e libera traduzione di PdS: “In realtà ognuno è tentato dal proprio desiderio cattivo, che prima lo attira e poi lo prende in trappola”. Tutto nasce nella mente, da un pensiero. Spetta a noi respingerlo o coltivarlo.

    Il sesso non è tutto. La sessualità è un valore importante, ma non il più importante. Oltre alle menzogne che vengono spacciate sul libertinaggio sessuale, vi sono le menzogne sulle sue conseguenze.

   Menzogne:

  • Fare sesso tra adulti consenzienti non fa male a nessuno.     
  • “Non ci spingeremo oltre” . 
  • Un’avventura ravviva il matrimonio.  
  • “Le mie pratiche sessuali non influiscono sulla mia fede”.     
  • “Posso interrompere questa relazione quando voglio”.  
  • Dio sa capire e perdonare.   
  • “Facciamo attenzione ed eviteremo una gravidanza”.    
  • Se la cosa non si sa, nessuno soffre.

   Le verità vere sulle conseguenze di un comportamento sessuale illecito sono però ben altre. In 1Ts 4:6 Paolo dice: “Nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose” (CEI). Dal che deduciamo:

  • L’immoralità fa vittime. Altro che “non fa male a nessuno”!
  • L’immoralità ci attira il giudizio di Dio.

   Tutte le persone coinvolte nell’immoralità sono vittime e soffrono, non esclusi i due immorali che la praticano. Al di là del piacere fisico temporaneo che possono provare clandestinamente e di nascosto, la loro coscienza non li fa stare sereni. Ciò si percuote nel loro atteggiamento e comportamento con il coniuge che tradiscono, con gli amici e con i figli, se ne hanno. Se poi la cosa verrà a galla, come probabilmente prima o poi accade, le conseguenze possono essere tragiche: matrimoni infranti, figli sballottati, vite rovinate, forse perfino una malattia o una gravidanza indesiderata che potrebbe trasformarsi in omicidio ricorrendo all’aborto. “A me non accadrà” è una bigia che si dice a se stessi e che la realtà spazza via improvvisamente.

“Se scegliamo di peccare, ci saranno conseguenze negative. Non potremo evitarle. Potremo anche essere perdonati, ma ciò non cambierà le conseguenze”. – Ray Stedman.

“Si può portare del fuoco sul petto senza bruciarsi il vestito?”. – Pr 6:27, PdS.

   Perfino se l’adulterio viene perdonato dal coniuge innocente, lascia dietro di sé sofferenze, avendo distrutto l’intimità coniugale e minato gravemente la fiducia.

   Più ampiamente, la persona che si fa dominare da pensieri immorali subisce danni e ne provoca. Se, ad esempio, un uomo ha l’abitudine viziosa di guardare materiale pornografico, la sua idea della donna viene distorta e tende a considerare le donne come facili oggetti di piacere. Se poi è sposato, priverà se stesso e la sua compagna di un’esperienza sessuale soddisfacente, paragonando la moglie con le protagoniste del materiale pornografico che guarda. Se non è sposato, pregiudicherà la possibilità di un rapporto sano con una donna, tendendo a maltrattare le donne perché ha la mente piena di concupiscenza in cui predomina la donna-oggetto. Il solitario che si dà alla masturbazione si priva di una coscienza serena, diviene incapace di vivere nel mondo reale, vede le donne in modo distorto e svaluta il godimento vero del sesso lecito. L’omosessualità sviluppa un senso perverso del piacere sessuale, oltre a far vergogna allo stesso Creatore: “Che cosa! Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non siate sviati. Né fornicatori … né adulteri, né uomini tenuti per scopi non naturali, né uomini che giacciono con uomini” (1Cor 6:9, TNM); “Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento”. – Rm 1:26,27.

    Le conseguenze dell’immoralità sono davvero pesanti. La peggiore è però il giudizio di Dio. “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà. Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne”. – Gal 6:7,8.

   Il comportamento corretto è illustrato dal caso dal giovane ebreo Giuseppe:

“Giuseppe era un giovane ben fatto e affascinante. Dopo qualche tempo la moglie del suo padrone mise gli occhi su di lui e gli disse:

– Vieni, vieni con me!

 – No! – rispose Giuseppe. – Il mio padrone mi ha affidato tutto quel che possiede e non mi chiede mai conto di quel che amministro. Addirittura lui stesso non ha maggiore autorità di me in questa casa. Non mi ha proibito nulla, salvo te, perché sei sua moglie. Non posso commettere un’azione tanto malvagia e peccare contro Dio stesso! Sebbene glielo chiedesse ogni giorno, Giuseppe non accettò mai di andare con lei”. – Gn 39:6-10, PdS.

   “Non posso commettere un’azione tanto malvagia e peccare contro Dio stesso!”. Paolo ci dice come esercitava l’autocontrollo: “Mi sottopongo a dura disciplina e cerco di dominarmi per non essere squalificato proprio io che ho predicato agli altri” (1Cor 9:27, PdS). “Se uno si purifica da tutti i mali che ho detto, sarà come un vaso prezioso, santificato, utile al suo padrone, pronto per ogni opera buona”. – 2Tm 2:21, PdS.

   Oltre alle menzogne sul sesso illecito e sulle sue conseguenze, ci sono anche le menzogne sulle soluzioni.

   Menzogne:

  • “È solo Dio che deve guarirmi dalla fissa per il sesso, tocca a lui farlo”.
  • “La soluzione è sforzarmi di essere santo”.   
  • “Devo fingere che ciò che provo sessualmente non esista”.
  • La tentazione è troppo forte, per cui è impossibile e inutile resistere. 
  • “Sono troppo debole e la carne ha la meglio”. 
  • “Dio non potrà mai perdonarmi”.
  • “Sono fatto così”.     
  • “È il Diavolo a farmi fare queste brutte cose”.
  • “So quando è ora di fermarsi e posso farlo quando voglio”.   
  • “Per superere i miei problemi basto io”.  
  • “È colpa del mio vissuto, non colpa mia”.

   Queste presunte soluzioni sono menzognere, e spesso deludenti. La soluzione vera, quella giusta, è ancora una volta indicata nel brano biblico di 1Ts 4:3-8: “Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque disprezza questi precetti, non disprezza un uomo, ma quel Dio che vi fa anche dono del suo Santo Spirito” (vv. 7,8). Si tratta quindi di:

  • Non dimenticare qual è lo scopo della nostra vita.
  • Non dimenticare che nel credente c’è lo spirito santo di Dio.

   Sarebbe semplicemente assurdo pensare che dopo essere stati purificati dal sangue di Yeshùa, si possa continuare a peccare.

“Quale sarà la conclusione? Che dobbiamo restare nel peccato affinché sia più abbondante la grazia di Dio? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come potremmo ancora vivere in esso? Vi siete dimenticati che il nostro battesimo, unendoci a Cristo, ci ha uniti alla sua morte? Per mezzo del battesimo che ci ha uniti alla sua morte, siamo dunque stati sepolti con lui, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la potenza gloriosa del Padre, così anche noi vivessimo una nuova vita. Infatti, se siamo stati totalmente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con una risurrezione simile alla sua. Una cosa sappiamo di certo: l’uomo vecchio che è in noi ora è stato crocifisso con Cristo, per distruggere la nostra natura peccaminosa e liberarci dal peccato. Colui che è morto è libero dal dominio del peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo con lui, perché sappiamo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più: la morte non ha più potere su di lui. Quando egli morì, morì nei confronti del peccato una volta per sempre, ma ora vive, e vive per Dio. Così, anche voi, consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, con Cristo Gesù. Il peccato non abbia dunque più potere su di voi. Anche se dovete ancora morire non ubbidite più ai suoi desideri perversi. Non trasformatevi in strumenti di male al servizio del peccato. Offritevi invece come strumenti di bene al servizio di Dio, perché siete come uomini che sono tornati dalla morte alla vita. Il peccato non avrà più potere su di voi”. – Rm 6:1-14, PdS.

   Perché mai dovremmo abbandonarci a un comportamento autodistruttivo? “Anche noi, dunque … deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Eb 12:1,2). Come Paolo, possiamo nutrire i giusti pensieri nella giusta prospettiva: “A dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Flp 3:8). Quando si ha e si nutre il desiderio di conoscere Yeshùa, non c’è spazio per desideri illeciti. Se poi abbiamo in mente la radiosa meta finale, non ci fermeremo lungo la strada per essere sviati dal nostro percorso. “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”. – 1Cor 6:19,20.

   Come opera il santo spirito di Dio in noi? È sufficiente una preghiera per acquisire la santità? Possono sparire magicamente di colpo i pensieri e i desideri immorali che possono coglierci? La verità, la triste realtà, è che noi tutti viviamo nel mondo corrotto dal peccato e il nostro stesso corpo carnale prova desideri carnali. Tale verità include il fatto che il credente è impegnato in una battaglia spirituale contro le malefiche forze sataniche, “il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti” (Ef 6:12). Vincere nella lotta contro la tentazione implica che collaboriamo con lo spirito di Dio, non che ce ne stiamo passivi. Ciò è chiaramente espresso da Paolo:

“Voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù. Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d’iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio”. – Rm 6:11-13.

   In altre parole, dobbiamo dimostrare di essere dalla parte di Dio e di voler fare ciò che è giusto. Lo spirito divino inizia a dare i suoi effetti quando ci troviamo nella condizione di averne bisogno. “Siete così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?”, “Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne” (Gal 3:3;5:16). La fede sta proprio nell’aver fiducia in Dio e nel contare sulla forza del nostro onnipotente Dio.

   “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri” (Rm 13:14). In questo passo non viene negato che nel credente possano sorgere desideri malsani, ma è detto come non prestare attenzione a essi. La battaglia continua; non sempre si vincerà, a volte si cadrà. Tuttavia si tratta di un processo in divenire: più assomiglieremo a Yeshùa, più ci rivestiremo di lui, più impareremo a essere maggiormente vincitori.

    Occorre essere realistici. Dio ha creato l’essere umano sessuato. Il desiderio sessuale è in sé un attributo meraviglioso che Dio ci ha donato, provvedendo il modo di trarne grande piacere nella gioia dell’intimità coniugale. Con l’ingresso del peccato nel mondo ci fu una degradazione, così che ora il nostro modo di comportarci sessualmente rivela se scegliamo di seguire la via di Dio oppure quella egoistica, “perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste”. – Gal 5:17.

   Occorre essere realistici, sapendo che se si rifiutavo le direttive di Dio in campo sessuale, si rifiuta Dio stesso per aver in cambio un piacere immediato ma molto temporaneo. Se ci capita malauguratamente di cadere in tentazione, sappiano che “se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi” e che “se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1Gv 1:8,9). “Avviciniamoci [a Dio] con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura”. – Eb 10:22.

   Occorre essere realistici. Se occupiamo la nostra mente con i pensieri di Dio, siamo sulla strada giusta: “Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te” (Sl 119:11). Yeshùa stesso fu sottoposto a tentazioni, ma la sua mente era impregnata della parola di Dio, così che le respinse citando le parole della Scrittura (Mt 4:1-11). La Sacra Scrittura è “la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Ef 6:17), nostra arma nel combattimento spirituale.

   Occorre essere realistici. Da soli non ce la facciamo. Abbiamo bisogno di rivolgerci a Dio e di confidare nel suo aiuto. “Pregate di non entrare in tentazione” (Lc 22:40). “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio”. – Rm 8:26,27.

   Occorre essere realistici, non contando sulla nostra sola capacità di resistere alla tentazione. L’autocontrollo ci è richiesto, ma ciò è possibile solo quando permettiamo allo spirito di Dio di avere controllo su di noi. “Siate ricolmi di Spirito”. – Ef 5:18.

   Occorre essere realistici e sapere che praticare la fede può significare a volte essere disposti a subire dei disagi per qualche tempo invece di abbandonarsi a un piacere immediato che in ogni caso è solo di breve durata e ci lascia il disagio ben più fastidioso di una coscienza turbata. Mosè preferì “essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato”. – Eb 11:25.

    Dio ci ha dato il modo per fuggire qualunque tentazione: “Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate sopportare”. – 1Cor 10:13.

   “Chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere” (1Cor 10:12). Non è davvero il caso di sentirci così forti da cacciarci in situazioni in cui dovremo far fronte a una tentazione. Occorre stare sempre in guardia.