Il sarcasmo biblico

Nella Bibbia c’è perfino un umorismo sarcastico che potemmo definire tragicomico. L’arca era una cassa sacra, contenente oggetti sacri (Es 25:16; Eb 9:4), collocata nel Santuario. In un’occasione i filistei attaccarono Israele e “l’arca di Dio fu presa” (1Sam 4:11); “i Filistei, quindi, presero l’arca di Dio” (1Sam 5:1), ponendola accanto alla statua del loro dio Dagon (5:2). Al che, furono puniti da Dio. E qui inizia il sarcasmo. “Il giorno dopo, quando si alzarono, gli abitanti di Asdod trovarono la statua di Dagon con la faccia a terra davanti all’arca del Signore. Rimisero subito in piedi la statua al suo posto. Il mattino dopo, però, la statua era di nuovo caduta con la faccia a terra davanti all’arca del Signore” (5:3,4, TILC). E non finisce qui. “In seguito il Signore intervenne ancor più duramente nei confronti degli abitanti di Asdod e dintorni: li colpì con un’epidemia che provocava bubboni. Visto come andavano le cose, gli abitanti di Asdod dissero: «Non vogliamo che l’arca del Dio d’Israele rimanga presso di noi, perché egli ha colpito troppo duramente noi e il nostro dio Dagon». Convocarono dunque tutti i capi dei Filistei e chiesero loro: «Che cosa dobbiamo fare dell’arca del Dio d’Israele?». «Bisogna trasportarla a Gat», essi risposero. Così l’arca fu trasportata nella città di Gat. Ma anche qui, dopo l’arrivo dell’arca, il Signore provocò un enorme panico: tutti gli abitanti, dal più piccolo al più grande, furono colpiti dai bubboni. Allora mandarono l’arca di Dio ad Accaron, ma al suo arrivo i cittadini di Accaron gridarono: «Hanno portato qui l’arca del Dio d’Israele per farci morire tutti!». Convocarono a loro volta i capi dei Filistei e dissero loro: «Rimandate l’arca del dio d’Israele al suo popolo, altrimenti moriremo tutti». Infatti un’atmosfera di panico gravava sulla città, perché il Signore l’aveva così duramente colpita” (5:6-11, TILC). In verità, il tutto è ancor più esilarante, perché i “bubboni” sono nella Bibbia le emorroidi: עֳפָלִים (afolìym). I masoreti, che poi aggiunsero i punti vocalici al testo ebraico solo consonantico ebbero pudicizia nel vocalizzare “emorroidi” perché ciò ha a che fare con l’ano, per cui vocalizzarono la parola con le vocali di טְּחֹרִים (tekhorìm), “bubboni”. Il v. 12 chiude in un apice di sarcasmo che suscita risa nel lettore: “Quelli che non morivano erano colpiti d’emorroidi e le grida della città salivano fino al cielo”.

   “Alla fine essi chiesero ai loro sacerdoti e indovini: «Che cosa dobbiamo fare dell’arca del Signore? Diteci in che modo dobbiamo comportarci per rimandarla nel suo paese». Essi risposero: «Se volete restituire l’arca del dio d’Israele, dovete senz’altro accompagnarla con un dono in riparazione del vostro peccato. Allora guarirete e saprete per quale motivo Dio ha voluto colpirvi così duramente». «Che genere di dono dobbiamo offrirgli?», essi chiesero” (1Sam 6:2-4). La comicità continua. “Quelli risposero: «Cinque emorroidi d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei prìncipi dei Filistei; perché unico è stato il flagello che ha colpito voi e i vostri prìncipi. Fate dunque delle riproduzioni delle vostre emorroidi e delle sculture dei topi che vi devastano il paese»” (6:4,5). Quei sacerdoti e indovini filistei di certo parlavano seriamente e nessuno si mise a ridere. Ben diversa la reazione di chi legge questo resoconto.

   Nella risposta che Dio dà al lamentevole Giobbe, non c’è solo riprovazione e una lezione di modestia ma anche sarcasmo: “Dov’eri tu quando gettavo le fondamenta della terra? Rispondi, se hai abbastanza conoscenza” (Gb 38:4). Dio sembra dirgli: Tu vuoi dire a me, creatore del mondo, come devo farlo funzionare?

   Paolo, alludendo a chi insiste sulla necessità della circoncisione: “Quelli che provocano questi disordini in mezzo a voi vadano pure a farsi castrare”. – Gal 5:12, TILC.

   “Supponiamo che qualcuno dei vostri, un uomo o una donna, non abbia vestiti e non abbia da mangiare a sufficienza. Se voi gli dite: «Arrivederci, stammi bene. Scàldati e mangia quanto vuoi», ma poi non gli date quel che gli serve per vivere, a che valgono le vostre parole?”. – Gc 2:15,16, TILC.

   Quando gli ufficiali giudei chiedono al luogotenente assiro di non parlare in ebraico (per non far sentire al popolo) ma in aramaico, lui non solo li ignora ma dice in ebraico: “Tu credi che il mio Signore mi abbia mandato a dire queste cose soltanto a te e al tuo re? Riguardano anche la gente seduta sulle mura che sarà costretta, con voi, a mangiare i propri escrementi e a bere la propria orina”. – 2Re 18:27, TILC.

   Dio stesso fa del sarcasmo dicendo agli israeliti: “In passato, quando gli Egiziani, gli Amorrei, gli Ammoniti, i Filistei, gli abitanti di Sidone, gli Amaleciti e i Madianiti vi hanno oppresso e voi avete invocato il mio aiuto, io, non vi ho forse liberati? Eppure voi mi avete abbandonato per adorare altri dèi. Perciò io non vi libererò più. Chiamate in aiuto gli dèi che vi siete scelti. Fatevi liberare da loro, ora che siete nella disperazione”. – Gdc 10:11-14, TILC.

   Il sarcasmo è usato in Salmi per ridicolizzare gli idolatri. “I loro idoli sono d’argento e d’oro, fabbricati da mani d’uomo. Hanno la bocca, e non parlano, gli occhi e non vedono. Hanno orecchi, e non ascoltano, naso e non sentono odori. Le loro mani non toccano, i loro piedi non camminano, la loro gola è senza voce. Così diventi chi li fabbrica,
e chiunque ha fede in loro”. – Sl 115:4-8, TILC.

   È davvero divertente e ricca di sarcasmo la descrizione che la Bibbia fa degli idolatri:

“Il falegname prende le misure, disegna l’immagine con il gesso, misura il pezzo con il compasso e lo lavora con lo scalpello.  Gli dà una forma umana, una bella figura d’uomo, che metterà in casa. Tiene d’occhio un cedro da tagliare, sceglie un cipresso o una quercia e li fa crescere robusti tra gli alberi della foresta. Oppure pianta un pino che la pioggia farà crescere, usa una parte dell’albero per accendere il fuoco, e una parte per costruire un idolo. Mette la prima in un braciere per riscaldarsi e cuocere il pane; con l’altra invece fa la statua di un dio e la adora con grande rispetto. Con un po’ di legna fa fuoco; arrostisce la carne, se la mangia ed è sazio. Poi si riscalda e dice: Che bel calduccio! Che bel fuocherello! Poi con il resto si costruisce un dio, il suo idolo, lo adora, si inchina e lo prega così: Tu sei il mio Dio, salvami! Questa gente è troppo stupida per capire che cosa sta facendo: hanno gli occhi e l’intelligenza chiusi alla verità. Nessuno di loro riflette, nessuno ha il buon senso o l’intelligenza di dire: Ho bruciato metà di un albero; sulla brace ho cotto il pane e arrostito la carne che mangio. Dell’altra metà ho fatto un idolo inutile. Mi prostro davanti a un pezzo di legno! Niente affatto! La loro mente si nutre di cenere; il loro cuore è sviato, li fa sragionare. Il loro idolo non li può salvare, ma essi non riescono a pensare: È evidente che quello che ho in mano è un falso dio”. – Is 44:13-20, TILC.

   “Gettate via, ognuno di voi, le abominazioni che attirano i vostri sguardi e non vi contaminate con gli idoli [גִלּוּלֵי (ghilulè), stato costrutto di םילִוּלּגּ (ghilulìym), al singolare גִּלּוּל (ghilùl)] d’Egitto; io sono il Signore, il vostro Dio!” (Ez 20:7). Qui, in questa traduzione, il lettore italiano non troverà nulla di sarcastico. Eppure, la parola ebraica גִלּוּלֵי (ghilulè) è assonante a ghelelè (גֶלְלֵי), che significa “escrementi”. Se dovessimo dirla con il linguaggio concreto usato dagli ebrei, qui l’ammonimento è di non contaminarsi con gli idoli, sottintendendo “gli idoli di merda d’Egitto”. Forse ora assume più senso l’avvertimento di non contaminarsi. E assume più senso tutto il disgusto che la Bibbia ha per l’idolatria.

 

Situazioni tragicomiche

   “Tutta la comunità d’Israele si mise a gridare, e per tutta la notte continuarono a piangere. Criticarono Mosè e Aronne e dissero loro: «Meglio se fossimo morti in Egitto o in questo deserto! Perché il Signore ci vuol condurre in una terra simile? Moriremo tutti sul campo di battaglia! Le nostre donne e i nostri bambini cadranno nelle mani dei nemici. È meglio tornare in Egitto!»”. – Nm 14:1-3, TILC.